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Rosy Bonanno, 26 anni, mamma. Uccisa con 17 coltellate al petto dall’ex, denunciato 6 volte, davanti al figlio di due anni

Palermo , 10 Luglio 2013


Titoli & Articoli

Rosy Bonanno morta: uccisa dall’ex convivente davanti al figlio in casa a Palermo (Huffington Post – 10 luglio 2013)
L’avrebbe finita a coltellata davanti a loro figlio. Benedetto Conti, l’uomo che stamattina avrebbe ucciso a coltellate la convivente, Rosy Bonanno, a Palermo, è stato fermato a Villabate in un’abitazione dove è residente. Non si ferma dunque la scia di sangue che ha come vittime le donne. Solo ieri un analogo delitto si è consumato nel pavese.
Conti è stato portato negli uffici della squadra mobile palermitana per essere interrogato. L’uomo sarebbe stato denunciato sei volte dalla vittima, la Bonanno, per stalking. L’uomo avrebbe dovuto vedere il figlio avuto con la vittima due volte a settimana ma sarebbe andato nella casa degli ex “suoceri” quotidianamente disturbando e assillando la donna.
La polizia sta cercando di ricostruire la dinamica dell’omicidio e il contesto in cui sarebbe maturato. Secondo alcune indiscrezioni l’uomo avrebbe accoltellato la ex compagna davanti al loro figlio di due anni: il bimbo avrebbe quindi assistito al delitto. La donna viveva in casa dei genitori a Palermo mentre Conti a Villabate. Stamattina l’uomo avrebbe approfittato dell’assenza dei genitori della ex – che erano andati a trovare una congiunta in ospedale – per raggiungere Bonanno, cominciando l’ennesima discussione e il litigio sarebbe sfociato nell’omicidio. Conti poi sarebbe andato verso Villabate, dove vive, e dopo il fermo avrebbe detto ai poliziotti di aver ingerito del veleno per topi per suicidarsi. La polizia ha accompagnato l’uomo in ospedale per una lavanda gastrica. Il cadavere della donna sarebbe stato scoperto dal padre dopo il rientro in casa.

 

Femminicidio, uccisa davanti al figlio da ex compagno. “Denunciato 6 volte” (il Fatto Quotidiano – 10 luglio 2013)
Rosy Bonanno aveva lasciato Benedetto Conti e si era trasferita a casa dei genitori a Palermo. L’uomo, già segnalato come stalker, si è introdotto in casa e al termine dell’ennesimo litigio ha ucciso la ex. La madre della vittima: “Sapevamo che sarebbe finita così”
Una donna di 26 anni, Rosy Bonanno, è stata uccisa dall’ex convivente, Benedetto Conti, 36 anni con una coltellata, durante un litigio nella loro abitazione in via Orecchiuta a Palermo. La coppia aveva un figlio di due anni, che, secondo indiscrezioni, era presente al momento del delitto. L’assassino è stato fermato a Villabate, in provincia di Palermo, nell’abitazione in cui risulta residente e portato negli uffici della squadra mobile per essere interrogato.
Da quanto si apprende, a seguito di numerosi litigi la donna aveva lasciato l’abitazione in cui viveva con il convivente e si era trasferita nell’appartamento dei genitori insieme al figlio. Quando il padre di Rosy è tornato a casa ha incrociato il genero. Ma una volta entrato nell’appartamento ha trovato la figlia morta e il bimbo accanto al corpo senza vita della mamma. Conti ha infatti approfittato dell’assenza dei genitori della ex – che erano andati a trovare una parente in ospedale – per raggiungere Rosy con la quale ha cominciato l’ennesima discussione sfociata nella morte della donna. Conti poi, recatosi verso Villabate, dopo il fermo ha raccontato ai poliziotti di aver ingerito veleno per topi per suicidarsi. In passato Benedetto Conti era già stato denunciato sei volte per stalking dalla sua vittima. L’uomo doveva vedere il figlio avuto con la vittima due volte a settimana ma sarebbe andato nella casa degli ex “suoceri” quotidianamente disturbando e assillando la donna.
”E’ un delitto annunciato. Si sapeva che finiva così. L’assistente sociale, la polizia sapevano tutto, abbiamo fatto le denunce, da due anni denunciamo violenze, minacce, intimidazioni”, ha detto la madre della vittima, Teresa Matassa. L’Associazione vittime femminicidio” (Avf) ha annunciato che offrirà la propria assistenza gratuita alla famiglia di Rosy Bonanno.

Silenzio e dolore per Rosy che ha visto la sua morte in faccia (Live Sicilia – 13 luglio 2013)
Questa mattina l’ultimo saluto alla giovane, vittima dell’ex convivente. Il silenzio assordante nella chiesa, i palloncini bianchi, le lacrime della madre. E un parroco che si augura che tutto questo non accada mai più.
Circa sessanta persone si sono riunite questa mattina all’interno della chiesa di S. Maria delle Grazie a Villagrazia per celebrare i funerali di Rosy Bonanno, la giovane uccisa dall’ex convivente, alla presenza del figlio di due anni. La donna aveva denunciato per ben sei volte il suo assassino, Benedetto Conti. Non ci sono lacrime per Rosy. Il parroco celebra la messa nel silenzio di una famiglia sconvolta al punto da non poter salire all’altare per salutare con un ultimo pensiero la ventiseienne vittima della meschinità di un uomo violento. Qualcuno dei presenti cerca il fresco dei ventagli, in questa rovente mattina di luglio, e mentre un ragazzo colto da un malore viene portato via dagli amici, la funzione prosegue in un clima di calma rispettosa. Non un singhiozzo, non un lamento, solo scambi di sguardi di comprensione tra la gente.
Rosy era seguita con amore dalla comunità ed era assidua frequentatrice della piccola chiesetta di quartiere, dove oggi, coloro che sapevano, senza potere fare niente, si sono riuniti per onorare la sua breve vita. Alcuni dei presenti discutono a bassa voce sul perché di questa morte, fanno ipotesi, si raccontano aneddoti che avrebbero potuto essere sintomi e segnali ma che sono stati ignorati. Un di gruppo uomini fuori dalla parrocchia si lascia scappare un ‘si sapeva’.
Vengono spese, dopo il Vangelo, nell’omelia, parole rassicuranti come ‘anima salva’ e ‘vita eterna’ . Però, non bastano a placare la rabbia e l’incredulità della madre di Rosy che al momento della comunione , una volta in piedi, si lascia andare in un sommesso pianto sulla bara chiara. Le dà un bacio sulla tempia, una donna che la porta di nuovo al suo posto, in prima fila, a sedersi con gli occhi fissi sul feretro che contiene sua figlia.
Lapidarie le parole del parroco: “Le autorità devono partecipare alla vita dei cittadini e prevenire eventi come questo”. Si attendono invano i rappresentanti di queste autorità, che nonostante avessero comunicato la loro partecipazione non accennano ad arrivare. La gente sembra accorgersi di questo vuoto. Sembra che percepisca di vivere in una condizione di confine, fuori dall’ufficialità, probabilmente troppo lontano per essere raggiunti dalle cariche statali, dalla giustizia, dalla prevenzione.
La funzione si conclude nel silenzio che l’ha accompagnata fin dal suo inizio, quando appena fuori dalla parrocchia, davanti un altare allestito dai familiari, in un grido di dolore,  la madre della donna libera decine di colombe bianche e un piccolo pappagallo rosa. Un uomo chiede gentilmente di applaudire.  Mentre i genitori di Rosy tentano di darsi forza a vicenda, il feretro viene sistemato nel carro funebre adornato da palloncini bianchi con gli ultimi pensieri dedicati alla ventiseienne madre, che si è trovata da sola, due giorni fa, a guardare negli occhi il suo assassino. (di Eugenia Nicolosi)

Palermo, il figlio di Rosi Bonanno finirà in adozione: “Nonni troppo poveri” (Blitz Quotidiano – 13 luglio 2013)
Una tragedia nella tragedia: il figlio di Rosi Bonanno, la giovane donna di Palermo uccisa dal suo ex convivente, non solo ha assistito all’assassinio della madre, ma adesso rischia anche di finire in adozione. I nonni materni sono “troppo vecchi e troppo poveri” per i limiti di età e di reddito stabiliti dalla legge italiana. Il piccolo, che avrebbe compiuto due anni il 12 luglio, ora non mangia, non beve, non parla, racconta Laura Anello sulla Stampa. Solo due giorni fa ha vegliato sul corpo della madre massacrato da quindici coltellate. Poi è arrivato il nonno, da cui lui e Rosi si erano rifugiati per sfuggire alle minacce di Benedetto Conti, ex compagno di Rosi. Ha trovato il nipotino seduto sul divano, immobile e in silenzio, ma con gli occhi pieni di lacrime.
Conti poi ha confessato. “Volevo soltanto parlare, poi ho afferrato un coltello dalla cucina e ho colpito”, ha provato a giustificarsi. Anche se di colpi non ne ha dato certo solo uno. “Se Rosi non voleva avere rapporti con lui, Benedetto l’afferrava, la legava e la violentava, ha raccontato una zia della giovane alla Stampa. Rosi però si difendeva e se le davano a vicenda”.
Adesso il piccolo figlio di Rosi è stato affidato ai servizi sociali. E per lui potrebbe iniziare un altro periodo difficilissimo, quasi quanto le continue violenze sopportate negli anni dalla madre. Anello sulla Stampa, infatti, scrive che “Il bambino dovrà abbandonare presto l’appartamento dei nonni dove da gennaio scorso si era trasferito con la madre, il teatro della tragedia. Sarà affidato a una casa famiglia, nell’attesa di essere dato in adozione. Troppo vecchi e troppo poveri i genitori di Rosi per potere diventare mamma e papà. La legge stabilisce un limite di età e un reddito minimo. Un’altra ragione di disperazione per la nonna, Teresa Matassa, che dopo avere perso la figlia, perderà anche il suo nipotino. “Sei volte l’aveva denunciato per stalking, non è servito a niente”, ripete come una litania. E poco conta che la Procura di esposti ne abbia in mano due e che gli altri quattro fossero stati probabilmente ritirati da Rosi come segno di fiducia verso quell’uomo di 15 anni più anziano di lei, con precedenti per rapina, eternamente disoccupato. Sgomente anche le assistenti sociali del Comune di Palermo. “Abbiamo fatto tutto il possibile, abbiamo persino chiesto il trasferimento della donna e del figlio in una casa protetta”, spiega la dirigente dei Servizi sociali, Cinzia Mantegna. Appelli ai quali non era ancora seguito un provvedimento del Tribunale dei minorenni. Adesso è troppo tardi. Restano il pianto e l’indignazione per una strage che non sembra fermarsi. Quattro delitti contro donne a Palermo negli ultimi nove mesi. “Non contate sul nostro silenzio, ma solo sulla nostra rabbia. Rosi vive nelle nostre lotte”, si legge negli striscioni piazzati al centro e in periferia dal collettivo Anillo de Fuego.” (di Maria Elena Perrero)


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In memoria di

Il delitto di Rosy Bonanno (Cultura biografie online – 15 febbraio 2015)
Il delitto di Rosy Bonanno. Le ha inflitto 17 coltellate senza pietà, l’ha uccisa mentre nell’altra stanza dormiva il loro bambino di due anni. Stiamo parlando di Rosy Bonanno, una donna di 26 anni, uccisa dall’ex compagno il 10 luglio 2013. I due erano separati da gennaio quando, approfittando del fatto che la ragazza si trovasse in casa da sola con il bambino, Benedetto Conti si è presentato nell’appartamento e ha ucciso la donna senza pietà, con 17 coltellate. L’omicidio è avvenuto in Via Orecchiuta a Palermo.
L’inizio della relazione
Era il 2009 quando i due si sono conosciuti, è stato un colpo di fulmine, al punto che Rosi, che aveva un’altra relazione, decide di interromperla per frequentare Benedetto, nonostante il parere contrario dei suoi genitori, per la differenza d’età tra i due, dieci anni. Un amore che è destinato a trasformarsi in una tortura per la donna, che ha solo 22 anni. I due organizzano la classica “fuitina”, pur di vivere il loro amore. Benedetto non ha soldi, è senza un lavoro, ma questo non serve a scoraggiarli. Per qualche settimana decidono di vivere in macchina. Sino a quando i genitori di lei gli affittano un appartamento vicino casa loro.
Inizia la convivenza, nel corso della quale Rosi scopre la vera indole del suo compagno. L’uomo è svogliato, non ha voglia di lavorare e di occuparsi della famiglia e quando Rosi Bonanno gli parla di questo, lui reagisce con violenza. Da qui iniziano periodi di separazione, che si alternano a momenti di avvicinamento. I litigi sono frequenti e aumentano dopo la nascita del figlio; l’uomo a questo punto tenta di ottenere l’affidamento del piccolo. Ma nessuno dei due genitori ha la possibilità di provvedere al figlio, così il Tribunale lo affida un po’ ai genitori di lei, un po’ ai genitori di lui. Arriva la separazione definitiva tra i due: è il mese di gennaio del 2013. L’uomo non si rassegna e inizia a torturare lei e la sua famiglia.
Il giorno dell’omicidio di Rosy Bonanno
È il 10 luglio 2013. Rosy Bonanno è in casa da sola. Apre la porta, fa entrare Benedetto, hanno una lite, poi lui afferra il coltello e la massacra con 17 coltellate. Quindi fugge, se ne va a Villabate, paese in provincia di Palermo, qui viene arrestato sotto casa dei genitori. Viene condannato a 30 anni per omicidio.
Il delitto annunciato
Rosi aveva presentato sei denunce per maltrattamenti: “E’ un delitto annunciato. Si sapeva che finiva così”, dice Teresa Matassa, madre della giovane vittima. “Da controlli nel registro generale delle notizie di reato abbiamo accertato che la signora Rosi Bonanno aveva denunciato due volte, una nel 2010, l’altra nel 2011, Benedetto Conti. Le accuse erano di maltrattamenti in famiglia e non di stalking. Entrambe le denunce furono archiviate dal gip su richiesta della Procura perché la signora, risentita dagli inquirenti, minimizzò i fatti e in un caso ritirò la querela sostenendo che i dissidi erano cessati e che si era riconciliata con Conti”, hanno detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo e l’aggiunto Maurizio Scalia, che coordinano l’inchiesta. La Polizia sapeva tutto: “L’assistente sociale, la Polizia sapevano tutto. Da tempo denunciamo violenze, minacce, intimidazioni. Ora che mia figlia è morta venite tutti ma l’avete sulla coscienza, questa non è giustizia, dov’era la legge?”, aggiunge la madre di Rosi. La replica dei servizi sociali del Comune di Palermo: “Conti e la donna hanno rifiutato l’assistenza offerta, che prevedeva il ricovero protetto per la madre e il figlio e, in una struttura separata, per il compagno”.

L’omicidio di Rosy Bonanno, per la famiglia niente risarcimento (Palermo Today – 16 febbraio 2017)
La donna fu massacrata dall’ex compagno davanti al figlio di due anni. Ai familiari spetterebbero 1,2 milioni, ma Benedetto Conti – condannato a 30 anni per il delitto – non possiede nulla. E il nostro Paese non ha ancora istituito il fondo per le vittime e gli orfani di femminicidio
Hanno diritto a un milione e duecentomila euro a titolo di risarcimento del danno per la morte di Rosi Bonanno, 25 anni, uccisa con dieci coltellate, il 10 luglio del 2013, dall’ex compagno Benedetto Conti. Eppure i genitori della ragazza, suo figlio che oggi ha appena 6 anni e davanti al quale il padre massacrò la madre, il fratello e la zia della vittima quei soldi non li vedranno ancora per parecchio tempo. Fin quando non sarà istituito, come previsto da diverse direttive europee, il fondo per le vittime e gli orfani di femminicidio anche nel nostro Paese.
Benedetto Conti, che faceva il venditore ambulante, non possiede nulla infatti. Quelle provvisionali, dunque, non potrà mai pagarle. I nonni, ai quali il piccolo è stato affidato, vivono intanto con dei sussidi. La proposta di legge per istituire il fondo è approdata in Parlamento l’anno scorso ed è ancora al vaglio della Commissione Giustizia. La condanna a trent’anni di reclusione inflitta a Conti sia in primo che in secondo grado avrebbe potuto essere definitiva da tempo, visto che l’imputato non ha neppure presentato ricorso in Cassazione. Cosa che ha fatto invece la Procura generale, più per una questione di principio che di sostanza: il pg chiede che venga riconosciuta infatti anche l’aggravante della premeditazione del delitto, che era caduta in appello, senza però modificare minimamente la pena. Il ricorso è stato depositato ad aprile dell’anno scorso e, a quasi un anno di distanza, la Suprema Corte non ha ancora fissato l’udienza.
Il 10 luglio di quattro anni fa, Rosi Bonanno fece l’errore fatale di aprire la porta della casa dei suoi genitori in cui si trovava, in via Orecchiuta, a Villagrazia, al suo ex compagno. Lo aveva già denunciato due volte per maltrattamenti, ma poi aveva ritrattato, sperando forse di sistemare le cose. I fascicoli erano stati dunque archiviati. Quella mattina fece entrare Conti e scoppiò l’ennesima lite tra loro. Davanti al bambino di 2 anni e mezzo, l’uomo non esitò a prendere un coltello e ad accanirsi sul corpo della ragazza. Poi scappò, ma venne arrestato dopo poche ore: confessò, dicendo che aveva “perso la testa”.
Il processo iniziò appena sei mesi dopo i fatti e, al termine del rito abbreviato, il pm Rita Fulantelli riuscì ad ottenere la condanna a trent’anni di Conti. Sentenza confermata poi anche in appello. Come vennero confermati i risarcimenti ai parenti della ragazza, difesi dall’avvocato Paola Rubino. Soldi che, tuttavia, per il momento la famiglia non potrà percepire.

Tolto ai nonni il figlio di Rosy Bonanno.
La donna era stata uccisa dal marito. Gli assistenti sociali giudicano troppo poveri e anziani i nonni per poter badare al figlioletto di Rosy Bonanno, uccisa a coltellate dal marito nella mattinata del 10 luglio 2013. Il bambino verrà ricollocato in una casa famiglia in attesa dell’adozione.
Il tragico omicidio di Rosy Bonanno, 25 anni, per mano del marito che spesso la picchiava e costringeva ad avere rapporti sessuali con lui, rimarrà molto probabilmente per sempre impresso nella memoria del piccolo. Dopo il trauma di aver assistito all’uccisione della madre, su cui ha vegliato per diverse ore prima che giungesse il nonno sul posto, il piccolo dovrà adesso superare anche quello della separazione dai nonni, giudicati dagli assistenti sociali non idonei a prendersene cura.
La legge impone infatti un limite di età e di reddito. Data l’avanzata età dei nonni e le condizioni economiche tutt’altro che agevoli, il bambino dovrà essere ricollocato in una casa famiglia. Dopodiché si cercherà una coppia adatta all’adozione.
Un trauma che colpirà anche la nonna, Teresa Matassa, che dopo aver subito lo shock della violenta morte della figlia dovrà adesso fare i conti anche con la perdita del nipotino che le sarà sottratto nei prossimi giorni. La nonna ha affermato ai microfoni dei giornalisti di aver denunciato l’uomo per stalking ben sei volte senza che servisse a nulla.
Le assistenti sociali del comune di Palermo si sono mostrate dispiaciute per la decisione a cui sono giunte per rispetto della legge. Il dirigente dei servizi sociali Cinzia Mantegna ha dichiarato di aver fatto tutto il possibile, chiedendo pure il trasferimento della donna e del figlio in un casa protetta. Un appello che purtroppo è rimasto inascoltato.
Quello contro Rosy Bonanno è il quarto delitto contro una donna verificatosi a Palermo negli ultimi nove mesi. Una strage che sembra non volersi placare. Il collettivo Anillo de Fuego ha fissato alcuni striscioni in centro e in periferia in memoria di Rosy. Domani alle ore 19 ci sarà invece un flashmob a Piazza Politeama organizzato dal coordinamento antiviolenza.