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Benedetto Conti, 36 anni, venditore ambulante, padre. Uccide con 17 coltellate la ex, che lo aveva denunciato sei volte, davanti al figlio di due anni. Condannato a 30 anni in via definitiva

Palermo, 10 Luglio 2013


Titoli & Articoli

Uccide convivente durante litigio, ricercato a Palermo (Ansa – 10 luglio 2013)
Omicidio nella loro abitazione, la coppia ha un bimbo di 2 anni
(ANSA) – PALERMO, 10 LUG – Una donna di 26 anni, Rosy Bonanno, e’ stata uccisa dal convivente di 36 anni, con una coltellata, durante un litigio nella loro abitazione in via Orecchiuta a Palermo. La coppia ha un bambino di due anni. L’uomo e’ fuggito e la polizia lo sta cercando.

Il delitto di Rosy Bonanno. Chiesta la condanna per Conti (Live Sicilia – 13 maggio 2014)
“E’ stata colpa dei parenti di Rosy. E’ colpa loro se l’ho uccisa”. E’ questa la giustificazione di Benedetto Conti, che il 10 luglio scorso uccise con oltre dieci coltellate l’ex convivente Rosy Bonanno. Le poche parole di Conti, che ha reso dichiarazioni spontanee, precedono la requisitoria del pm Rita Fulantelli che ha chiesto la condanna a trent’anni di carcere. Più pesante la richiesta delle parti civili, gli avvocati Paola Rubino per la famiglia della vittima e Giovanni Airò Farulla per il Comune di Palermo, che vogliono la condanna all’ergastolo. Il processo si svolge con il rito abbreviato davanti al gup Marina petruzzella.
La donna di 26 anni fu accoltellata dall’uomo che aveva lasciato un anno e mezzo prima e che per due volte aveva denunciato per stalking. Rosy Bonanno viveva a casa dei suoi genitori, nella borgata di Villagrazia, assieme al figlio che aveva avuto con Conti. Lì l’ha trovata il padre, distesa in cucina con oltre dieci coltellate tra il petto e le spalle. Nella casa, in quel momento c’era anche il bambino che però dormiva in un’altra stanza. Benedetto Conti fu arrestato a Villabate (Pa) poco dopo l’omicidio che ha confessato dicendo di avere “perso la testa”. Il processo è stato rinviato all’8 luglio.

 

Palermo, uccise l’ex a coltellate: condanna definitiva a 30 anni (Giornale di Sicilia – 5 aprile 2017)
La Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di carcere, per omicidio, per Benedetto Conti. Nel 2013 uccise a coltellate l’ex convivente, Rosy Bonanno, mentre il figlio di appena due anni dormiva nella stanza accanto. La Suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della procura generale che aveva appellato l’esclusione della aggravante della premeditazione. Non sarebbe comunque cambiata la pena.
La vittima, di 26 anni, aveva denunciato l’uomo per maltrattamenti due volte, una nel 2010, l’altra nel 2011. Entrambe le denunce furono archiviate dal gip su richiesta della Procura di Palermo perché la Bonanno, sentita dagli inquirenti, minimizzò i fatti e in un caso ritirò la querela sostenendo che i dissidi erano cessati. Il processo si è svolto in abbreviato. La famiglia Bonanno si è costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Paola Rubino.
Dopo l’omicidio la madre di Rosy Bonanno, Teresa Matassa, parlò di “delitto annunciato”. La giovane fu uccisa dopo un ennesimo litigio a colpi di coltello dall’ex convivente. Botte, insulti e minacce, raccontarono, dal canto loro, i familiari della ragazza parlando dei rapporti con l’ex. Conti dopo il delitto è fuggito. La polizia lo ha fermato a Villabate. Agli agenti che lo hanno ammanettato ha detto di aver ingerito del veleno per topi per suicidarsi: è stato allora accompagnato in ospedale per una lavanda gastrica. A scoprire il cadavere è stato il padre della donna assassinata. Lei abitava infatti con i genitori da alcuni mesi dopo la separazione. Ma era un continuo calvario. Conti non accettava questa situazione e andava quotidianamente dai suoceri. (di Simona Licandro)

 

L’omicidio di Rosy Bonanno, ex convivente condannato a 30 anni in via definitiva (Palermo Today – 5 aprile 2017)
La Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni per Benedetto Conti, imputato dell’omicidio dell’ex convivente Rosy Bonanno, 27 anni, uccisa con dieci coltellate il 10 luglio del 2013 davanti al figlioletto di due anni. L’omicidio avvenne nella casa dei genitori di lei, in via Orecchiuta, dove si era trasferita a seguito della fine della relazione. A trovare il corpo di Rosy fu il padre.
Il processo si è svolto con il rito abbreviato e lo stesso pm di primo grado aveva chiesto la condanna a 30 anni. In appello era caduta l’aggravante della premeditazione, ma la pena era rimasta uguale. La Procura generale aveva chiesto il ripristino e aveva fatto ricorso contro la decisione di secondo grado: la Suprema Corte ha però ritenuto inammissibile la richiesta.
La donna aveva denunciato l’uomo per maltrattamenti in due occasioni – nel 2010 e nel 2011 – ma poi aveva ridimensionato le accuse. Per questo, entrambe le denunce furono archiviate dal gip. Dopo l’omicidio, Conti fuggì a bordo di un’auto in direzione di Villabate, dove fu poi fermato dalla polizia. Bloccato dagli agenti disse di avere “perso la testa”. Rimane aperta la questione dei risarcimenti riconosciuti alla famiglia della vittima, costituita parte civile nel processo. Conti è nullatenente e non possiede il mezzo milione che dovrebbe dare al bambino, oggi di 7 anni. I parenti di Rosy Bonanno si appellano al Fondo per i parenti e gli orfani delle vittime di femminicidio, ancora non istituito nel nostro Paese.
LE IMMAGINI DAL LUOGO DEL DELITTO | VIDEO


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