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Marco Malabarba, 39 anni, operaio, padre. Uccide la moglie con tre coltellate. Condannato a 16 anni

Landriano (Pavia), 9 Luglio 2022


Titoli & Articoli

Sgozza la moglie dopo la lite: “Mi picchiava, ho reagito” (il Giorno – 10 luglio 2013)
Pavia Landriano, in casa anche il figlio di due anni
«Mi ha detto che mi avrebbe lasciato. Me lo diceva da tempo. Mi ha insultato. Mi ha tirato uno schiaffo. Non ci ho visto più. L’ho uccisa». La ribellione di un uomo debole, fragile, dominato per anni dalla personalità ben più forte della moglie. Per la prima volta Marco Malabarba, 39 anni, da compiere il mese prossimo, si ribella e lo fa nel modo più sanguinoso, quando ancora è notte. Balzato dal letto, si precipita in cucina, afferra un coltello con una lunga lama seghettata. Un colpo al ventre di Tiziana Rizzi, 36 anni, altri due alla gola, vibrati di taglio, prima da una parte e poi dall’altra. La donna si accascia nel piccolo corridoio di casa, all’altezza della cucina. Muore quasi subito, sgozzata.
Landriano, un centro del Pavese, poco più di seimila abitanti, sulla strada per Milano. Il motivo del litigio fatale è futile. Verso le 4 del mattino l’uomo si sveglia, sente freddo perché nell’alloggio al primo piano di una palazzina al numero 6 di via della Resistenza è in funzione l’aria condizionata. Tira il lenzuolo dalla sua parte, scoprendo la moglie. Tiziana protesta, la discussione divampa. Gli insulti. Lo schiaffo. Quel «ti lascio», gettato ancora una volta in faccia al marito. Per la prima volta, dopo avere subito per tanto tempo, Marco Malabrba non regge. E uccide.
Il figlio della coppia, due anni e mezzo, dorme in una stanzetta vicina. Il padre lo strappa dal sonno. Con il piccolo in braccio scende le scale macchiandole di sangue. Lo carica sulla sua Bmw serie 1, poche centinaia di metri ed è in casa dei genitori, Giuseppe e Valeria Tornielli, in via Matteotti. «Ho ucciso la Tiziana», annuncia. L’allarme raggiunge i genitori della donna Francesco Rizzi e Anna Valentini, che abitano in via Amendila, a un passo dalla casa dell’omicidio. Sono i primi ad accorrere. Tiziana è immersa nel suo sangue, a terra il coltello che l’ha uccisa. Sapevano dei dissidi fra la figlia e il genero. La sera prima, verso le sei, il padre di Tiziana ha fatto una delle sue frequenti telefonate per avere il polso della situazione.
Una coppia dove è la donna a essere leader, personaggio dominante. Marco Malabarba è stato barista a Milano, poi ha trovato lavoro nella legatoria Lem di Landriano. Un uomo descritto come mite, fragile, una grande passione per il motociclismo condivisa per qualche tempo dalla moglie, entrambi sono iscritti al gruppo Ctbk di Torrevecchia Pia. È Tiziana, impiegata a Milano, a guidare la vita di coppia fin dal tempo del fidanzamento, prima ancora del matrimonio celebrato otto anni fa. Lo fa, secondo il racconto del marito, ricorrendo agli schiaffi. Anni fa i primi gravi dissapori. «La crisi – dice il sindaco di Landriano Roberto Aguzzi – è stata circa tre anni fa, superata con la nascita del bambino». Il rapporto è deteriorato. Tiziana non regge, minaccia a più riprese il marito di andarsene. Marco china la testa, subisce. Fino all’altra notte. Quando qualcosa si rompe.
È un uomo stranito, maglietta bianca, bermuda, mocassini, quello che entra in mezzo ai carabinieri
negli uffici della Procura di Pavia. Le indagini sono coordinate dal pm Roberto Valli, coordinate dal procuratore Gustavo Cioppa. Per quasi tre ore Marco Malabarba risponde alle domande del pm, assistito da difensori Simone Marconi e Gianluca Barbieri. È in stato di fermo. «Ho sempre sopportato», si prova a dire. Con voce bassa, tono umile, racconta il suo ménage familiare, finito nel dramma, nel sangue, in un torrida notte dell’estate pavese. (di Gabriele Moroni)

Marco Malabarba condannato: 16 anni per omicidio moglie Tiziana Rizzi (Blitz Quotidiano – 22 dicembre 2014))
Marco Malabarba è stato condannato a 16 anni di reclusione. Il 38enne diLandriano (Pavia) nel luglio del 2013 aveva ucciso in casa la moglie Tiziana Rizzi, 36 anni, colpendola all’addome con un coltello da cucina. Un’aggressione avvenuta durante la notte, al culmine di una discussione, mentre nella stanza a fianco riposava il figlio della coppia. Il processo si è svolto con rito abbreviato: la richiesta di una condanna a 24 anni, presentata dal pubblico ministero Roberto Valli, è stata ridotta di un terzo. L’uomo dovrà inoltre versare una provvisionale di 100mila euro a suo figlio, che oggi ha 4 anni, di 30mila euro al fratello della vittima e un risarcimento ai genitori della donna la cui entità verrà stabilita in sede civile.
Maria Fiore su La Provincia Pavese aveva ripercorso quei momenti di terrore: «Marco, Marco… cosa fai?». Le ultime parole, prima delle coltellate che l’hanno l’uccisa. Tiziana Rizzi, 36 anni, madre del piccolo Filippo che in quel momento dormiva nel lettino in un’altra stanza, ha visto il mondo precipitare, in pochi istanti. Il marito, Marco Malabarba, che si avventava su di lei, con un coltello. E che ha provato a supplicare, chiamandolo per nome, per riportarlo alla ragione. Un grido disperato, che ha rotto il silenzio della notte, sentito anche dai vicini dell’appartamento di via Resistenza. Ma che non è servito. Il primo fendente, con un coltello da cucina a lama seghettata, di quelli usati per tagliare il pane, ha colpito la donna all’addome. Una ferita non mortale, secondo i primi risultati dell’autopsia, eseguita ieri mattina al Dipartimento di medicina legale di Pavia dal medico Giovanni Pierucci. L’esame conferma anche che la giovane madre ha provato a difendersi, riparandosi con le mani e con la braccia, dove sono stati trovati piccoli tagli. Pochi istanti. Un tentativo disperato di proteggersi e salvarsi la vita. Poi le due coltellate, al collo, su entrambi i lati.

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In memoria di

«Massacrò la moglie perché voleva lasciarlo» (la Provincia Pavese – 13 gennaio 2015)
L’omicidio di Landriano, il giudice motiva la pena a 16 anni per Marco Malabarba «Ha agito con crudeltà e privato il figlio dell’amore della madre»
Un delitto efferato, commesso con «crudeltà e sevizie» da un uomo lucido, che ha voluto «punire sua moglie perché voleva lasciarlo». È un passaggio del documento di motivazioni con cui il giudice Anna Maria Oddone spiega la sentenza di condanna a 16 anni per Marco Malabarba, l’operaio di 38 anni di Landriano che nella notte tra l’8 e il 9 luglio 2013 uccise, con un coltello da cucina, la moglie Tiziana Rizzi, 36 anni, madre del loro figlio di 4 anni.
La sentenza era arrivata poco prima di Natale con rito abbreviato. Ed è proprio questa una delle ragioni della quantificazione della pena: il giudice è partito da 24 anni, ridotti a 16 proprio per la scelta del rito. Il giudice, inoltre, ha escluso l’aggravante dei futili motivi. L’imputato, che aveva subito confessato l’omicidio, aveva, durante l’interrogatorio, indicato come motivo scatenante del litigio con la moglie lo spostamento del lenzuolo nel letto matrimoniale. Ma per il giudice si è trattato di un «fatto così lieve da costituire un pretesto più che una causa», perché in realtà l’elemento scatenante «è stata la decisione presa dalla vittima, e comunicata al marito, di abbandonarlo».
«L’imputato ha deciso di uccidere la moglie perché la donna gli aveva manifestato la volontà di lasciarlo e lui intendeva punirla, perché era la seconda volta “che gliela faceva” e non ammetteva che le sue fatiche per riconquistarla si fossero rivelate vane»
. Dall’interrogatorio era anche emerso che Malabarba «riteneva che la nascita del figlio costituisse una sorta di garanzia sulla tenuta del matrimonio», ma la decisione di lasciarlo «gli fecero comprendere che la donna si voleva veramente allontanare da lui e quel punto, memore delle sofferenze passate, decise di punirla in modo efferato». Nessun dubbio, per il giudice, sulla crudeltà dell’omicidio. L’imputato ha usato «il coltello come una sega sul collo della vittima» e questo «dimostra una volontà di infliggere alla vittima sofferenze ulteriori rispetto a quello necessarie per causarne la morte».
Malabarba, inoltre, era lucido quando commise il fatto, seppure in presenza di alcuni tratti di personalità paranoide. La “lucidità” emerge dallo stesso comportamento dell’imputato subito dopo l’omicidio. Malabarba «non ha mai perso il controllo della situazione, tanto da non desistere neppure di fronte alla tentativo di reazione della moglie» e ha «mantenuto la freddezza necessaria per gestire un evento così tragico» anche rispetto al figlio, che era stato subito portato dai genitori.
Il giudice ha anche tenuto conto della collaborazione dell’imputato, che «si è subito consegnato alle forze dell’ordine, ha confessato l’omicidio sin dal primo interrogatorio e ha messo a disposizione dei suoceri e del figlio tutto il suo patrimonio mobiliare e immobiliare». Malabarba è stato anche condannato a pagare il risarcimento ai genitori di Tiziana Rizzi, parte civile con lo’avvocato Fabrizio Gnocchi (il danno sarà quantificato in sede civile), al fratello Damiano Rizzi (30mila euro) e al figlio (100mila euro), «che ha subito il pregiudizio più rilevante, perché privato in tenera età dell’amore e della presenza della madre – scrive il giudice –, presenza che costituisce nell’infanzia e nell’adolescenza un supporto indispensabile per uno sviluppo equilibrato e armonico e nel corso di tutta la vita un costante riferimento». (di Maria Fiore)