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Tiziana Rizzi, 37 anni, impiegata, mamma. Accoltellata dal marito.

Landriano (Pavia), 9 Luglio 2013

Una coppia dove è la donna a essere leader, personaggio dominante. È lei, impiegata a Milano, a guidare la vita di coppia fin dal tempo del fidanzamento, prima ancora del matrimonio celebrato otto anni fa. Lo fa, secondo il racconto del marito, ricorrendo agli schiaffi. Ma non è vero niente. Lei era un tesoro.

 

 

marcoMarco Malabarba, 39 anni, operaio, padre. Quell’uomo un po’ sovrappeso, con gli occhiali da nerd, un uomo descritto come mite, fragile, una grande passione per il motociclismo. China la testa, subisce. Fino all’altra notte. Quando qualcosa si rompe.

 

 

 


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Tiziana Rizzi: la donna accoltellata perché voleva lasciare il marito. Si chiamava Tiziana Rizzi, aveva 37 anni, abitava a Landriano in provincia di Pavia ed è stata accoltellata perché voleva lasciare il marito. La sua storia la racconta il Corriere: Un lenzuolo strappato nel cuore della notte basta a motivare un uxoricidio? «Sì, signor giudice, io e mia moglie abbiamo litigato per quello. Però lei diceva di continuo che voleva lasciarmi e mi ha anche mollato uno schiaffo. E io non ci ho visto più dalla rabbia…». Più che un interrogatorio, le tre ore di faccia a faccia tra Marco Mezzabarba e gli inquirenti sono state uno sfogo. Quell’uomo di 39 anni un po’ sovrappeso, con gli occhiali da nerd e al quale è stato necessario somministrare una dose di sedativo per affrontare l’interrogatorio, nel cuore della notte ha squarciato la gola a coltellate alla moglie Tiziana Rizzi, due anni più giovane di lui; il loro bimbo di due anni e mezzo dormiva nella stanza accanto e non si è accorto di nulla. Compiuto il delitto, Marco ha raccolto il piccolo dai lettino, ha bussato nel cuore della notte alla porta dei genitori e ha mormorato, «ho ammazzato la Tiziana… chiamate i carabinieri»
La ricostruzione della notte: lunedì sera, dopo l’ennesimo scontro, entrambi vanno a letto con i nervi a fior di pelle dopo aver messo a dormire il piccolo. Poco dopo le quattro, ecco la banale scintilla che innesca l’esplosione. «Mi sono mosso nel sonno e ho tirato il lenzuolo dalla mia parte — è stata la confessione dell’uomo — e lei si è svegliata di colpo insultandomi; mi ha anche mollato uno schiaffo e non ci ho visto più». Marco va in cucina, afferra un grosso coltello seghettato e travolto dalla rabbia colpisce Tiziana, che nel frattempo si è alzata ed è in un piccolo corridoio, prima al ventre e poi due volte alla gola. Uno squarcio che provoca la morte istantanea. Marco a quel punto si rivolge alle uniche persone che possono aiutarlo, i genitori; si presenta col figlio in braccio e confessa.

Il Giorno
Landriano, uccide la moglie “Ma quali schiaffi e insulti? Tiziana era un tesoro”. L’uomo durante l’interrogatorio ha dichiarato di essere stato picchiato dalla consorte e di aver reagito uccidendola. La replica dei parenti di lei: “Lei teneva tanto al suo matrimonio” «Non è vero che fra di loro c’erano continui litigi e non è vero che lei avrebbe voluto lasciarlo. Tiziana teneva moltissimo al suo matrimonio perché credeva in determinati valori, gli stessi nei quali crede la sua famiglia». A parlare sulla soglia di casa, il giorno dopo la tragedia, è Maria Pia Scarone, cognata di Tiziana Rizzi, 36 anni, vittima della furia omicida del marito Marco Malabarba, 39 anni, che martedì prima dell’alba l’ha uccisa con tre coltellate mentre era ancora nel letto: «Ho sempre sopportato, mi ha detto che mi avrebbe lasciato, me lo diceva da tempo, e mi ha tirato uno schiaffo. Non ci ho visto più» avrebbe detto l’uomo al momento dell’arresto. Un delitto inspiegabile per i genitori della donna, che si sono chiusi in un impenetrabile silenzio chiedendo soltanto rispetto per il proprio dolore. «Pace, amore e bene. È l’unico messaggio che possiamo mandare», ripeteva ieri Damiano Rizzi, 40 anni, fratello della vittima. Lui è presidente e fondatore di “Soleterre Onlus”, un’organizzazione laica che opera in mezzo mondo a difesa dei diritti «degli individui nelle terre sole» e che ha in programma anche di cominciare un progetto in Sud America a tutela delle donne, in particolare contro i femminicidi. Invece la vita l’ha posto di fronte a una tragedia vissuta nella sua stessa famiglia. «Bisogna far capire che esistono moltissimi casi nel mondo simili, se non peggiori a quello di mia sorella», ha spiegato Rizzi. «Ora ci aspettiamo solo che sia fatta giustizia e che la pena che sarà stabilità dai giudici sia commisurata alla gravità del fatto che è stato compiuto — ha continuato Maria Pia Scarone, la cognata della vittima —. Non proviamo odio nei confronti di Marco perché i valori nei quali crediamo sono altri, ma non riusciamo proprio a spiegarci come sia potuto accadere». Martedì mattina Marco Malabarba, probabilmente dopo una lite nata per futili motivi, si è alzato dal letto nel quale dormiva insieme alla moglie Tiziana, è andato in cucina, ha preso un coltello con la lama seghettata ed è tornato in camera da letto. Tre colpi implacabili: un primo all’addome, altri due al collo. Per Tiziana non c’è stato nulla da fare: è morta dissanguata poco dopo. Ieri l’assassino ha trascorso la sua seconda notte nel carcere di Torre del Gallo, mentre per questa mattina è prevista la convalida del suo arresto da parte del magistrato Roberto Valli della Procura di Pavia. «È sconvolto e disperato — ha commentato l’avvocato Simone Marconi, suo difensore insieme al collega Gianluca Barbieri —. Il rapporto con la moglie era problematico, ma ora valuteremo se sarà necessario chiedere per lui una perizia psichiatrica». Intanto la comunità di Landriano, sconvolta per quanto accaduto nella palazzina di via Resistenza, si prepara a dare l’addio a Tiziana. I suoi funerali sono stati fissati per sabato alle 10 nella chiesa di San Vittore. (di Matteo Miglietta)

il Giorno
Sgozza la moglie dopo la lite: “Mi picchiava, ho reagito”
«Mi ha detto che mi avrebbe lasciato. Me lo diceva da tempo. Mi ha insultato. Mi ha tirato uno schiaffo. Non ci ho visto più. L’ho uccisa». La ribellione di un uomo debole, fragile, dominato per anni dalla personalità ben più forte della moglie. Per la prima volta Marco Malabarba, 39 anni, da compiere il mese prossimo, si ribella e lo fa nel modo più sanguinoso, quando ancora è notte. Balzato dal letto, si precipita in cucina, afferra un coltello con una lunga lama seghettata. Un colpo al ventre di Tiziana Rizzi, 36 anni, altri due alla gola, vibrati di taglio, prima da una parte e poi dall’altra. La donna si accascia nel piccolo corridoio di casa, all’altezza della cucina. Muore quasi subito, sgozzata. «Mi ha detto che mi avrebbe lasciato. Me lo diceva da tempo. Mi ha insultato. Mi ha tirato uno schiaffo. Non ci ho visto più. L’ho uccisa». La ribellione di un uomo debole, fragile, dominato per anni dalla personalità ben più forte della moglie. Per la prima volta Marco Malabarba, 39 anni, da compiere il mese prossimo, si ribella e lo fa nel modo più sanguinoso, quando ancora è notte. Balzato dal letto, si precipita in cucina, afferra un coltello con una lunga lama seghettata. Un colpo al ventre di Tiziana Rizzi, 36 anni, altri due alla gola, vibrati di taglio, prima da una parte e poi dall’altra. La donna si accascia nel piccolo corridoio di casa, all’altezza della cucina. Muore quasi subito, sgozzata.
Landriano, un centro del Pavese, poco più di seimila abitanti, sulla strada per Milano. Il motivo del litigio fatale è futile. Verso le 4 del mattino l’uomo si sveglia, sente freddo perché nell’alloggio al primo piano di una palazzina al numero 6 di via della Resistenza è in funzione l’aria condizionata. Tira il lenzuolo dalla sua parte, scoprendo la moglie. Tiziana protesta, la discussione divampa. Gli insulti. Lo schiaffo. Quel «ti lascio», gettato ancora una volta in faccia al marito. Per la prima volta, dopo avere subito per tanto tempo, Marco Malabrba non regge. E uccide. Il figlio della coppia, due anni e mezzo, dorme in una stanzetta vicina. Il padre lo strappa dal sonno. Con il piccolo in braccio scende le scale macchiandole di sangue. Lo carica sulla sua Bmw serie 1, poche centinaia di metri ed è in casa dei genitori, Giuseppe e Valeria Tornielli, in via Matteotti. «Ho ucciso la Tiziana», annuncia. L’allarme raggiunge i genitori della donna Francesco Rizzi e Anna Valentini, che abitano in via Amendila, a un passo dalla casa dell’omicidio. Sono i primi ad accorrere. Tiziana è immersa nel suo sangue, a terra il coltello che l’ha uccisa. Sapevano dei dissidi fra la figlia e il genero. La sera prima, verso le sei, il padre di Tiziana ha fatto una delle sue frequenti telefonate per avere il polso della situazione.
Una coppia dove è la donna a essere leader, personaggio dominante. Marco Malabarba è stato barista a Milano, poi ha trovato lavoro nella legatoria Lem di Landriano. Un uomo descritto come mite, fragile, una grande passione per il motociclismo condivisa per qualche tempo dalla moglie, entrambi sono iscritti al gruppo Ctbk di Torrevecchia Pia. È Tiziana, impiegata a Milano, a guidare la vita di coppia fin dal tempo del fidanzamento, prima ancora del matrimonio celebrato otto anni fa. Lo fa, secondo il racconto del marito, ricorrendo agli schiaffi. Anni fa i primi gravi dissapori. «La crisi – dice il sindaco di Landriano Roberto Aguzzi – è stata circa tre anni fa, superata con la nascita del bambino». Il rapporto è deteriorato. Tiziana non regge, minaccia a più riprese il marito di andarsene. Marco china la testa, subisce. Fino all’altra notte. Quando qualcosa si rompe.
È un uomo stranito, maglietta bianca, bermuda, mocassini, quello che entra in mezzo ai carabinieri negli uffici della Procura di Pavia. Le indagini sono coordinate dal pm Roberto Valli, coordinate dal procuratore Gustavo Cioppa. Per quasi tre ore Marco Malabarba risponde alle domande del pm, assistito da difensori Simone Marconi e Gianluca Barbieri. È in stato di fermo. «Ho sempre sopportato», si prova a dire. Con voce bassa, tono umile, racconta il suo ménage familiare, finito nel dramma, nel sangue, in un torrida notte dell’estate pavese. (di Gabriele Moroni)

Blitz
Marco Malabarba condannato: 16 anni per omicidio moglie Tiziana Rizzi
Marco Malabarba è stato condannato a 16 anni di reclusione. Il 38enne di Landriano (Pavia) nel luglio del 2013 aveva ucciso in casa la moglie Tiziana Rizzi, 36 anni, colpendola all’addome con un coltello da cucina. Un’aggressione avvenuta durante la notte, al culmine di una discussione, mentre nella stanza a fianco riposava il figlio della coppia. Il processo si è svolto con rito abbreviato: la richiesta di una condanna a 24 anni, presentata dal pubblico ministero Roberto Valli, è stata ridotta di un terzo. L’uomo dovrà inoltre versare una provvisionale di 100mila euro a suo figlio, che oggi ha 4 anni, di 30mila euro al fratello della vittima e un risarcimento ai genitori della donna la cui entità verrà stabilita in sede civile.Maria Fiore su La Provincia Pavese aveva ripercorso quei momenti di terrore: «Marco, Marco… cosa fai?». Le ultime parole, prima delle coltellate che l’hanno l’uccisa. Tiziana Rizzi, 36 anni, madre del piccolo Filippo che in quel momento dormiva nel lettino in un’altra stanza, ha visto il mondo precipitare, in pochi istanti. Il marito, Marco Malabarba, che si avventava su di lei, con un coltello. E che ha provato a supplicare, chiamandolo per nome, per riportarlo alla ragione. Un grido disperato, che ha rotto il silenzio della notte, sentito anche dai vicini dell’appartamento di via Resistenza. Ma che non è servito. Il primo fendente, con un coltello da cucina a lama seghettata, di quelli usati per tagliare il pane, ha colpito la donna all’addome. Una ferita non mortale, secondo i primi risultati dell’autopsia, eseguita ieri mattina al Dipartimento di medicina legale di Pavia dal medico Giovanni Pierucci. L’esame conferma anche che la giovane madre ha provato a difendersi, riparandosi con le mani e con la braccia, dove sono stati trovati piccoli tagli. Pochi istanti. Un tentativo disperato di proteggersi e salvarsi la vita. Poi le due coltellate, al collo, su entrambi i lati.

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