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Gabriela Serrano, 48 anni, commessa, mamma. Uccisa con un colpo di pistola dall’ex, già denunciato per violenze e minacce (strage di Vicenza)

Vicenza, 8 Giugno 2022


Titoli & Articoli

“Vieni con la tua auto”: tutte le trappole del killer di Vicenza (il Giornale – 10 giugno 2022)
Le vittime, Gabriela Serrano e Lidija Milikovic, avevano denunciato entrambe Zlatan Vasiljevic per violenze. Il killer aveva a disposizione un arsenale.
C’è un filo rosso che unisce il tragico destino diGabriela Serrano e Lidija Milikovic, uccise a colpi di pistola dall’ex. Entrambe avevano denunciato Zlatan Vasiljevic per le ripetute botte e violenze, ignare del fatto che il 42enne si sarebbe tramutato in uno spietato killer. A due giorni dal massacro emergono nuovi, inquietanti dettagli sulla dinamica del duplice omicidio: l’assassino possedeva un vero e proprio arsenale di guerra. Due delle granate che aveva a disposizione le ha lanciate sull’autostrada A4; gli altri ordigni e proiettili sarebbero serviti – ipotizzano gli inquirenti – per mettere a segno una strage familiare che, forse, non avrebbe risparmiato neanche i suoi figli, un ragazzo di 16 anni e la secondogenita di 13.
Lidija e Gabriela. Alle 9 di mercoledì mattina Vasiljevic ha freddato con 7 colpi d’arma da fuoco l’ex moglie, Lidija Milikovic, dopo averla raggiunta al quartiere Gogna di Vicenza. Quel che non è chiaro, invece, è la dinamica dell’omicidio di Gabriela Serrano, commessa venezuelana di 36 anni, con la quale il killer aveva intrattenuto una relazione sentimentale durata circa 9 mesi. Poi la donna aveva deciso di troncare definitivamente il rapporto denunciando il 42enne per violenze, proprio come aveva fatto Lidja: due destini drammaticamente incrociati. Anche la 36enne, prima di conoscere Vasiljevic, era stata sposata con un connazionale, tal Alezandro Falet Naja, con cui aveva avuto due figlie. Il matrimonio avrebbe poi imboccato un tunnel senza via d’uscita, tra presunti maltrattamenti e vessazioni. Era stato proprio il 42enne bosniaco a suggerire alla nuova compagna di tutelarsi dall’ex marito proponendole di rivolgersi al suo legale, l’avvocato Alessandra Neri, per avviare l’iter della separazione. “Non riesco a capire perché i due si trovassero insieme su quell’auto – spiega l’avvocato Neri a Repubblica – la loro relazione era finita e non si frequentavano più. Alezandro Falet Naja, interrogato dagli inquirenti, conferma la pericolosità di Vasiljevic: “È un’esecuzione annunciata, io stesso avevo telefonato a Zlatan intimandogli di lasciare in pace Gabriela“.
Il “giallo” dell’omicidio di Gabriela. Se c’è un aspetto da chiarire in questa storia drammatica di sangue e vendetta è proprio quello relativo all’omicidio di Gabriela. Non è chiaro, infatti, se il killer abbia ucciso dapprima la 36enne venezuelana e poi Lidija o viceversa. Per certo, mercoledì mattina, ha convinto l’ex fidanzata a raggiungerlo con la propria auto – una Madza di colore grigio – a Dueville, dove viveva. Forse ha accampato una scusa qualunque oppure l’ha costretta con minacce insistenti. Sicuramente Vasiljevic, al quale qualche mese fa era stata ritirata la patente per guida in stato di ebbrezza, aveva bisogno di un mezzo per la fuga dopo l’omicidio. Potrebbe averla dovuta uccidere subito – dice il questore Paolo Sartori – per agevolare l’agguato contro l’ex moglie. Oppure subito dopo, per neutralizzare la sua reazione, o per eliminarla in quanto testimone“. Gabriela è stata giustiziata con un solo proiettile, i carabinieri l’hanno trovata accasciata dietro il sedile del guidatore, con il suo assassino, suicida, accanto.
L’arsenale di Vasiljevic. Che la strage fosse stata pianificata nei dettagli non c’è dubbio di alcuna sorta. Vasiljevic aveva preparato i bagagli per la fuga e si sarebbe persino premurato di sbrigare le ultime questioni relative al rogito della casa che, in tempi non sospetti, aveva acquistato con Lidija. Forse è stata quella – ipotizzano gli inquirenti – la goccia che ha fatto traboccare: il momento in cui il killer ha realizzato di aver perso tutto. Dopo aver ucciso Lidija, il 42enne ha lanciato due granate sull’autostrada A4 per Vicenza. Difficile, se non impossibile, spiegare le ragioni del folle gesto. Per Certo Vasiljevic aveva a disposizione un arsenale: due pistole calibro 22, numerosi proiettili e tre vecchie bombe a mano anti-uomo M52, di fabbricazione slava. Per gli artificieri sono reperti bellici dell’ex Jugoslavia, l’assissino se li sarebbe procurati nel Paese natale meditando, forse, una strage familiare.

Femminicidi Vicenza, la figlia di Gabriela: «Non ti ho mai detto quanto ti amassi, ora non soffri più» (Corriere del Veneto – 10 giugno 2022)
L’ex compagna di Zlatan Vasiljevic aveva due figlie di 11 e 20 anni, la più grande da Maiorca scrive: «Mai avrei pensato di perderti, mi lasci qui da sola con mia sorella»
Nessuno può sapere a cosa pensava Gabriela mercoledì mattina, quando è partita da casa sua a Rubano per raggiungere Zlatan Vasiljevic, l’uomo con cui aveva avuto una relazione che però entrambi sembravano voler chiudere. Probabilmente lui, senza macchina e senza patente dopo l’ennesimo incidente da ubriaco, le aveva chiesto un ultimo favore, e lei, pur spaventata da quell’uomo violento, aveva deciso di assecondarlo per l’ultima volta. E invece Gabriela non è più tornata a casa.
«Mai avrei pensato di perderti» Resta il dolore di due figlie, di 11 e 20 anni, che hanno perso la mamma, e le parole scritte su Facebook della più grande, Nicoll, che ora si trova a Maiorca. «Mai avrei pensato di perderti, mi lasci qui da sola con mia sorella che ti ama tanto, non ti ho mai detto quanto ti amassi, quanto eri importante per me. Spero che tu ora smetta di soffrire, e che possa vivere senza preoccupazioni e felice».
La figlia di Gabriela, che un anno fa aveva perso il fidanzato Davide in un drammatico incidente stradale, sapeva quanto la mamma meritasse un po’ di serenità. La sua vita era stata difficile, soprattutto negli ultimi tempi. Eppure una svolta, in positivo, sembrava profilarsi all’orizzonte. Gabriela Serrano aveva 48 anni, era arrivata in Italia dal Venezuela quando aveva circa vent’anni. Ad accompagnarla Falet Alezandro Naja, detto «Fale», l’uomo che diventerà suo marito e che le darà le due figlie. La famiglia abita in un appartamento a Sarmeola di Rubano, la figlia più piccola frequenta la scuola elementare del quartiere e oggi la grande, Nicoll, è lontana a Maiorca. Parte della famiglia d’origine di Gabriela è in Spagna, altri sono negli Stati Uniti mentre i suoi genitori sono rimasti in Venezuela.
Situazione complicata Negli ultimi anni le cose in famiglia si erano complicate. I litigi con Alezandro erano diventati sempre più frequenti e poi Gabriela ha conosciuto Zlatan Vasiljevic, quel bosniaco che alla figlia Nicoll non piaceva per niente. La ragazza aveva capito che la madre era manipolata da lui. A quanto pare Gabriela si era fatta convincere da Zlatan a fingere di essere stata violentata dal marito, per entrare in possesso dell’appartamento. E così l’aveva denunciato, con tanto di referto medico. La donna si era affidata alla stessa avvocata che aveva seguito tutti i guai di Zlatan, Alessandra Neri di Valdagno, era stato proprio il bosniaco e mettere le due donne in contatto. Alezandro è stato allontanato da casa, poteva vedere la figlia piccola solo sotto la sorveglianza dei servizi sociali di Rubano. «Ma ultimamente era cambiata, aveva deciso di riprendere la relazione con il marito» dicono le persone che la conoscevano bene, i due si stavano riavvicinando, gli ultimi incontri con i servizi sociali erano stati positivi.
Rimettere insieme la famiglia. Alezandro era pronto a tutto pur di rimettere insieme la sua famiglia. Aveva avuto guai seri con la giustizia nel 2005 ma ora la sua vita è diversa. Lui le aveva lasciato la macchina per portare a scuola la ragazzina, la stessa che la donna ha usato per raggiungere il suo assassino. E poi proprio questa settimana Alezandro era a Maiorca dalla primogenita per convincerla a riallacciare i rapporti con la mamma. La stessa Gabriela, spaventata da alcuni eccessi violenti di Zlatan, aveva chiesto ad Alezandro di chiamarlo e dirgli di starle lontano. Zlatan aveva risposto che anche per lui la storia era chiusa. E invece si è inventato quell’ultima scusa per farsi raggiungere dalla povera Gabriela mercoledì mattina.
Drappo nero. A Mestrino il ristorante «Tradizione», dove la donna aveva lavorato, ha messo all’entrata una sua foto con un drappo nero a lutto. Ma è l’ex titolare Giuseppe Corricelli, che l’aveva assunta al Lounge Bar «Hashtag» di Rubano, a raccontare una tragica fatalità. «Mercoledì mattina mi trovavo proprio sulla tangenziale in cui è accaduta la tragedia, viaggiavo nella direzione contraria, ho visto i lampeggianti della polizia, la strada bloccata, mi sono fermato e ho visto la macchina che usava sempre Gabriela – spiega – c’era una donna distesa sul sedile dietro e i vetri della macchina rotti, ho capito che era lei, quella macchina ce l’hanno in pochi – afferma – poi ho guardato sui siti on line e ho capito che avevo ragione, non conoscevo il bosniaco, so solo che Alezandro era legato a Gabriela». Le parole giuste per questo dramma potrebbe trovarle la sua omonima Marcela Serrano, l’autrice cilena che ne «L’albergo delle donne tristi» racconta la storia delle tante Gabriela dell’America latina. Donne forti, e sfortunate.

A Sarmeola l’ultimo saluto a Gabriela Serrano (Padova Oggi – 22 giugno 2022)
Erano in tanti, stretti ai famigliari, per l’ultimo saluto. Gabriela lascia due figlie
Si sono svolti, mercoledì 22 giugno, con inizio alle ore 15,30 nella chiesa di Sarmeola di Rubano, i funerali di Gabriela Serrano. Erano in tanti, stretti ai famigliari, per l’ultimo saluto. Gabriela lascia due figlie. Una morte tragica, forse annunciata la usa, che ha scosso non solo la comunità dove viveva ma tutto il Paese. Gabriela è stata ammazzata dal suo ex che poi ha scelto di suicidarsi dopo aver ucciso un’altra ex compagna, lo scorso 8 giugno, in quello che è passato agli onori delle cronache come il duplice femminicidio di Vicenza. Zlatan Vasiljevic ha infatti anche ammazzato la sua ex moglie Lidija Miljkovic, con cui aveva due figli. Alle esequie hanno presenziato anche la sindaca di Rubano, Sabrina Doni, e l’assessora alle pari opportunità del Comune di Vicenza, Valeria Porelli.


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