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Chiara Matalone, 19 anni. Uccisa, insieme al fidanzato, dall’ex compagno della madre, che ha già ammazzato anche la donna (strage di Brescia)

Brescia , 4 Marzo 2012

Uccisa insieme al suo fidanzato dall’ex compagno della madre

 


Titoli & Articoli

Il matrimonio e un lavoro al Nord, infranto il sogno di Domenico e Chiara (Corriere della Sera – 4 marzo 2012)
La giovane e il suo fidanzato uccisi dall’ex compagno della madre
Domenico Tortorici e Chiara Matalone dormivano l’uno accanto all’altra, la notte tra sabato e domenica, quando l’ex compagno della madre di lei, li ha uccisi.
LE REAZIONI – Erano entrambe originarie di Reggio Calabria le due vittime più giovani della strage di Brescia. Lui era cresciuto a Salice, quartiere periferico che conta mille anime. Si conoscono un po’ tutti da queste parti. Non distante da qui c’è la casa dove nacque Mino Reitano. Lei, invece, era di Catona, zona più residenziale dove ha casa il governatore calabrese Peppe Scopelliti. Due quartieri sconvolti, oggi. A Salice nessuno ha voglia di parlare. Solo incredulità e dolore. La notizia è giunta in mattinata, ed ha fatto il giro di ogni casa in pochi minuti.
LA COPPIA – I due ragazzi s’erano conosciuti qualche anno fa, poco più che adolescenti. Un amore quasi totalizzante, che sembrava andare al di là dei loro vent’anni, come racconta chi li conosceva. Domenico amava le due ruote e giocava a calcio. Era un buon difensore, oltre che il capitano della Polisportiva Salice. Ma lasciò la sua squadra quando incontrò Chiara. Pensava che un lavoro potesse accelerare i tempi per realizzare il sogno di sposarsi. Quando lei si trasferì a Brescia dalla madre, per lui spostarsi in Lombardia divenne l’obiettivo principale. Era pronto a emigrare al Nord, trovare un lavoro e costruirsi un futuro lontano da casa. Proprio ultimamente le cose si stavano mettendo a posto: Domenico aveva inviato un curriculum ad un noto negozio di elettronica e per sei mesi avrebbe lavorato in Lombardia vicino a Chiara.

Strage di Brescia: a Reggio in tantissimi ai funerali di Domenico Tortorici e Chiara Matalone (Strettoweb – 8 marzo 2012)

Tantissimi giovani hanno partecipato stamane ai funerali di Chiara Matalone e Domenico Tortorici, i fidanzatini di 19 anni reggini uccisi nella strage di Brescia. Il rito funebre si e’ svolto nella piccola chiesa di Salice Calabro dove gia’ ieri sera erano giunte le due salme. I familiari dei due giovani hanno chiesto ai numerosi giornalisti presenti di evitare ogni forma di ”spettacolarizzazione del nostro dolore”. Nel corso della cerimonia i genitori dei due ragazzi erano stretti nel loro dolore. Tanti gli amici di Chiara e Domenico che hanno raggiunto la piccola chiesa per rendere il loro ultimo saluto. Tra i visi rigati dalle lacrime in tanti continuavano a ripetere che ”ci sembra tutto un brutto sogno”. E’ toccato poi a mons. Antonino Denisi, vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria e prozio di Chiara Matalone, a pronunciare l’omelia nel corso della quale ha sottolineato ”l’assurdita’ del momento e la profondita’ di questo dolore”. A conclusione della cerimonia funebre, Domenico Tortorici e Chiara Matalone sono stati tumulati nei cimiteri di Salice Calabro e di Catona a Reggio Calabria.

 

 

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In memoria di

Domenico e Chiara, il ricordo di un giovane amore che la strage di San Polo ha cancellato (Brescia Today – 21 marzo 2013)
Alla Casa delle Associazioni di San Polo, la presentazione del libro “Domenico e Chiara, amore e dolore di padre”, in cui il papà di Domenico, Benedetto Tortorici, racconta la vita di un padre sopravvissuto al proprio figlio
Un abbraccio mancato, e adesso recuperato, quello che la comunità di Brescia ha riservato a Benedetto (Nuccio) Tortorici che, nella città lombarda, ha perso suo figlio nella tragedia di San Polo lo scorso anno. Il papà di Domenico, la giovane vittima insieme alla fidanzata Chiara, alla madre di lei, Francesca e a Vito, torna a Brescia dopo quei momenti drammatici in cui vi si era recato per il riconoscimento del corpo del figlio e la prima udienza del processo a carico dell’ex marito di Francesca, Mario Albanese, accusato di omicidio volontario plurimo. Un ritorno difficile e doloroso: ma questa volta c’è una comunità ad attenderlo per ricordare anche il suo Domenico.
Una uova tappa della memoria,
dopo quella di Reggio Calabria, dei due giovani, della loro storia di amore e della loro morte atroce. L’occasione è stata quella della presentazione del libro “Domenico e Chiara, amore e dolore di padre. Brescia, 4/3/2012” (Città del Sole Edizioni), promossa presso la Casa delle Associazioni, sita proprio nel quartiere in cui il dramma si è consumato. Una ferita che lacera ma, nel segno della luce dei sorrisi e del loro giovane amore, può generare anche un seme di cambiamento.  Una speranza testimoniata dal grande coinvolgimento dei ragazzi dell’Istituto comprensivo Est 2 di San Polo, che hanno raccontato il loro lavoro di approfondimento sul femminicidio.
Il progetto editoriale è nato dal bisogno del papà di Domenico, Benedetto Tortorici, di raccontare il dolore di un padre sopravvissuto al più giovane dei suoi figli. A questo memoriale, cuore della pubblicazione, si affiancano i contributi dei curatori Anna Foti e Domenico Malara, la testimonianza di Dino Matalone, papà di Chiara, e altri contributi in ricordo dei due giovani. Il volume si chiude con un fumetto che racconta la storia del loro amore  – “I Girasoli non appassiscono” – realizzato da Umberto Giampà. Un progetto cui ha aderito anche il circolo culturale Rhegium Julii,  l’Associazione “Nuova Solidarietà” e l’Avis di Reggio Calabria e Villa San Giovanni.
Il volume si propone di tenere viva la memoria di quelle vittime innocenti, di quella maledetta notte del 4 marzo 2012, quando Mario Albanese, un camionista di 34 anni, sparò alla ex moglie, Francesca Alleruzzo, e al suo nuovo compagno, Vito Macadino, uccidendoli. Poi, salito in casa, sparò e uccise nel sonno anche Chiara, figlia 19enne della ex compagna, nata da una precedente relazione della donna, e il suo fidanzato Domenico. Un evento che sconvolse Brescia e tutta la comunità reggina. Due città che adesso hanno condiviso questo dolore. Lo hanno condiviso anche con i familiari di Vito Macadino: presenti, infatti, la sorella Rosa Anna e l’ex moglie Vita Prestia.  Collocato nell’ambito del progetto “Quartiere Bene Comune” e patrocinato dall’assessorato comunale alle Politiche Giovanili, l’incontro è stato introdotto dalla responsabile Adriana Mostarda e si è aperto sulle immagini dell’amore di Domenico e Chiara, seguite dalle riflessioni degli studenti dell’istituto comprensivo Est 2 di San Polo a Brescia.
Enrico, Elisa, Laura, Andrea, Lara, Simone, Valentina, Giovanni: ecco i ragazzi che hanno vinto la loro timidezza e, sollecitati dalla loro insegnante Erminia Caruso, dinnanzi al papà di Domenico hanno testimoniato la speranza di un cambiamento possibile, la speranza di un futuro di rispetto dell’altro e senza più violenza. Una tappa della memoria cui hanno aderito con grande senso di responsabilità, declinando la loro attività sul tema del femminicidio, all’interno di un progetto sulla Legalità che ha coinvolto anche le loro famiglie.
Nuccio Tortorici ha dichiarato di rivedere nell’impegno dei ragazzi il suo Domenico e la vita felice che aveva immaginato per lui prima della tragedia. Da qui la decisione di istituire un’altra borsa di studio, da unire a quelle che il prossimo anno l’associazione “Amici di Domenico e Chiara” (cui sono interamente devoluti gli introiti del libro) destinerà a due giovani in difficoltà degli istituti in cui i due ragazzi si erano diplomati a Reggio (ITIS “Panella Vallauri” – ITC “Piria” Reggio Calabria). Tale borsa di studio sarà destinata anche ad un ragazzo dell’Istituto Comprensivo Est 2 di San Polo, che così intensamente ha risposto all’invito della Casa delle Associazioni per ricordare i due giovani amanti.      L’incontro bresciano è stato occasione di confronto ed informazione, con l’intervento della sociologa Elisabetta Donati, sui servizi che la Casa delle Donne (diretta da Piera Stretti) pone a disposizione per prevenire e supportare le vittime della violenza. Operativa dal 1989, ha già accolto 5000 donne, quasi 400 lo scorso anno e già 140 quest’anno.
Nuccio, infine, sottolinea come la parola – carica di storia e di ricordo – sia l’unico modo per poter superare una tragedia che ha colpito due intere città: Brescia e Reggio Calabria. Il suo libro vuole essere occasione di incontro di due diverse comunità, che hanno vissuto e condiviso quello stesso dolore che ora, coraggiosamente, familiari ed amici delle vittime hanno trasformato in impegno civico.


“Domenico e Chiara, amore e dolore di padre. Brescia, 4/3/2012”

Il volume, curato dai giornalisti Domenico Malara e Anna Foti, si propone di tenere viva la memoria dei giovani reggini, Domenico Tortorici e Chiara Matalone, vittime della strage di San Polo di Brescia. La notte del 4 marzo 2012, Mario Albanese, un camionista di 34 anni, sparò alla ex moglie, Francesca Alleruzzo, e al suo nuovo compagno, Vito Macadino, uccidendoli. Poi, salito in casa, sparo e uccise nel sonno anche Chiara, figlia 19enne della ex moglie, nata da una precedente relazione della donna, e il suo fidanzato Domenico.

 

A Reggio il ricordo di Domenico e Chiara, uccisi a Brescia dieci anni fa: «Sempre vivi, sempre con noi» (DiemmeCom – 5 marzo 2022)
 Giunti al Nord per costruirsi un futuro, furono due delle quattro vittime della furia omicida dell’ex marito della mamma di lei. Sul lungomare di Catona, dove si erano conosciuti e innamorati, i familiari curano due aiuole in loro memoria e chiedono l’intitolazione della piazzetta
Vent’anni in un soffio adesso fluttuante nell’eternità, come un lungo bacio nel vento. Chiara e Domenico, uniti da un amore già grande e profondo, nella tenerezza di un sentimento cresciuto con loro, erano insieme anche in quella buia notte di fine inverno di dieci anni fa quando la violenza di un uomo ha spezzato le loro esistenze, non intaccando la forza dell’intreccio meraviglioso delle loro vite.
Conoscendo la storia di Domenico e Chiara si impara a distinguere i legami imprigionati nel buio dell’ignoranza e dell’egoismo, quelli lontani da ogni stato di grazia, i sentimenti di possesso che nulla centrano con l’amore perché soffocano e attanagliano sempre, dagli amori che elevano lo spirito, moltiplicano l’amore stesso e si nutrono di sogni capaci di germogliare ovunque e nonostante tutto. Amori che restano splendenti anche al di là della morte.
Quel sogno di una vita insieme.
Nati e cresciuti a Reggio Calabria, Domenico e Chiara camminavano insieme incontro al loro futuro, come si fa quando la fedeltà non è un vincolo che incatena ma il dono di essere e restare, nel bene e nel male, accanto alla persona amata, sempre e fino in fondo.
Il sogno di una vita insieme, che coltivavano con gioia e semplicità, li aveva condotti fuori dalla Calabria, alla ricerca di maggiori opportunità lavorative. In particolare nel febbraio del 2012 si erano recati insieme a Brescia, con l’obiettivo di restarvi. Domenico aveva già fatto un colloquio di lavoro, che si era rivelato molto promettente, e inizialmente avrebbero vissuto a casa della mamma di Chiara, Francesca Alleruzzo, maestra di origini reggine, separata dal padre di Chiara Dino Matalone, con cui la giovane viveva a Reggio, ed anche dal suo secondo marito Mario Albanese con cui aveva avuto tre figlie.
«Avevano già le idee chiare. Avrebbero voluto restare insieme per sempre ed essere felici ma un destino avverso li ha travolti», racconta Benedetto, conosciuto come Nuccio, Tortorici, papà di Domenico.
Ritrovare in fondo al dolore e alla nostalgia, amore, tenerezza e coraggio, ricordando una notte di fine inverno di dieci anni fa in cui, lontano da casa, due giovani, sono morti insieme per mano di un uomo, significa che la loro storia non è finita quel 4 marzo del 2012 nel quartiere San Polo di Brescia e che il loro legame non si è spezzato.
Non si è spezzato neppure nel ricordo di chi li ha conosciuti; ricordo che quella morte assurda, prematura, inconcepibile, non offusca come non stempera la magia dell’incontro tra le esistenze né la bellezza con cui sono stati capaci di rivestire le vite loro e di tutti coloro che li hanno circondati. Ad un passo dai vent’anni, avevano già scelto di trascorrere insieme tutta la loro vita. Quella vita è stata, però, breve. Troppo breve.
La notte più buia. Quella notte drammatica tra il 3 e il 4 marzo 2012 Mario Albanese, ex marito di Francesca che non aveva accettato la nuova vita dell’ex moglie, ha atteso fuori casa che lei tornasse con la persona che stava frequentando, Vito Macadino. Li ha attesi per ucciderli e poi, entrando in casa, ha ucciso anche Chiara, figlia nata dal primo matrimonio dell’ex moglie con altro uomo, e il suo fidanzato Domenico. Ha risparmiato la vita soltanto alle tre figlie, avute con l’ex moglie che aveva appena ucciso.
A Francesca non è stato consentito di iniziare una nuova vita senza l’ex marito e il progetto di annientamento messo in atto dall’uomo per ostacolare quella libertà e quella felicità, ha travolto anche i due giovani, in realtà vittime indirette di un femminicidio. Mario Albanese, arrestato subito dopo i fatti, è stato definitivamente condannato all’ergastolo nel 2014 per omicidio plurimo e volontario.
«Ricordare quello che è successo credo sia necessario per acquisire consapevolezza circa un fenomeno gravissimo e diffuso nella nostra società come la violenza contro le donne. Un male che non accenna a regredire, come ci dimostrano le cronache giornalistiche quotidiane. Sono trascorsi dieci anni ma nulla sembra cambiato in meglio, purtroppo», sottolinea Dino Matalone, papà di Chiara e ex marito di Francesca.
Sopravvivere a un figlio e a una figlia. Quando sono un figlio e una figlia a non esserci più, lo scorrere del tempo allenta, solo apparentemente, un dolore che mai sarà placato e quel distacco avvenuto allora è rivissuto in ogni istante, anche quando la vita va avanti con altri figli e altre figlie che crescono e costruiscono la loro vita.
«Sono trascorsi 10 anni ma è come se fosse successo oggi. Il ricordo è sempre vivo, indelebile. A casa la stanza di Domenico è ancora lì come lui l’aveva lasciata, prima di partire per Brescia. Non riusciamo ancora ad andare oltre. Il suo sorriso, la sua presenza mancano come l’ossigeno. È un ricordo luminoso, perché Domenico era un ragazzo sorridente e generoso ma è anche un ricordo che diventa subito doloroso, perché nel cuore la ferita non si rimargina. Non può rimarginarsi. Io e mia moglie Marisa andiamo avanti, ci facciamo forza con la gioia degli altri due figli, Antonino con la moglie Sara e il piccolo Enea, e Palmiria con il fidanzato Fortunato. Anche loro hanno perso un fratello meraviglioso, che oggi sarebbe stato uno splendido uomo di trent’anni, al quale erano molto legati. Insieme ci sosteniamo vicendevolmente e non dimentichiamo», racconta Nuccio Tortorici, papà di Domenico.
«Nonostante siano passati dieci anni da quella drammatica notte, Chiara è sempre con noi, nei nostri ricordi e nelle nostre conversazioni quotidiane. Io e mia moglie ricordiamo quel suo broncio che io prendevo sempre in giro, i nostri battibecchi e anche quei tanti momenti in cui non avevamo bisogno di troppe parole per intenderci. Non possiamo e non vogliamo dimenticare la sua voglia di vivere e di scherzareNon dimentichiamo Chiara e mai la dimenticheremo. Le mie figlie, Giulia e la più grande Enza, la ricordano con grande affetto. Adesso Enza inizia ad indossare i suoi abiti e ad usare anche i suoi accessori. Tutto era rimasto lì dove Chiara lo aveva lasciato. Nulla abbiamo toccato e adesso sono molto contento che Enza faccia, in questo modo, rivivere Chiara», racconta Dino Matalone, papà di Chiara.
I luoghi del cuore. Se i luoghi potessero parlare certamente il muretto sul lungomare di Catona, dove i due giovani hanno condiviso tanti momenti spensierati e felici e accanto al quale l’associazione Amici di Domenico e Chiara presieduta dal papà di Domenico, Nuccio Tortorici, ha adottato due aiuole che amorevolmente da quasi cinque anni cura, avrebbe tanto da raccontare. Grazie all’impegno di Nuccio Tortorici, questo luogo dal 2017 racconta questa storia ed emoziona.
«In loro memoria abbiamo adottato le aiuole che sorgono proprio nel posto in cui Domenico e Chiara sono cresciuti Insieme. Quando venivo a prenderli, erano lì ad aspettarmi, seduti su questo muretto, per loro un luogo del cuore. Così quelle aiuole, con piantine di mirto, alberelli di ulivo e al centro un cuore in pietra lavica adagiato sul pietrisco, rievocano sentimenti e destano emozioni. Teniamo così vivi, inseparabili nel loro amore come nella memoria, i nostri ragazzi, di cui siamo ancora fieri e orgogliosi. Speriamo che il comune di Reggio Calabria voglia accordarci anche la possibilità di intitolare la piazzetta dove insistono le due aiuole alla loro memoria. Al più presto avvieremo l’iter», spiega Nuccio Tortorici, papà di Domenico.
L’amore che vince la morte. “Quello che eravamo prima l’uno per l’altro, lo siamo ancora”, Da “La morte non è niente” di Henry Scott Holland, ecco la frase che rifulge sul cuore di pietra lavica, che si incastona nel tramonto sullo Stretto, mentre due giovani passeggiano teneramente mano nella mano.
Un luogo che sconfigge la morte e dove palpitano la vita e l’amore. «Nuccio ha realizzato tante iniziative per alimentare la memoria che è importante non spegnere. Tra queste anche l’adozione di queste aiuole, proprio nel luogo a Chiara e Domenico così familiare. Erano una bella coppia, genuina e affiatataAvevano scelto di vivere insieme; così sono certo vorrebbero essere ricordati», sottolinea Dino Matalone, papà di Chiara.
ricordi non possono supplire, non possono guarire un’atroce assenza, ma possono curare la nostalgia, accompagnarla in un fluire meno insostenibile. Il cammino di questa memoria è iniziato subito dopo la tragedia, proprio su impulso del padre di Domenico, Benedetto (Nuccio) Tortorici che ha fatto dono della sua storia nel libro “Domenico e Chiara, amore e dolore di padre. Brescia, 4/3/2012″ (Città del Sole Edizioni) pubblicato nel 2013, ed è stato poi scandito dalla consegna di borse di studio poste a disposizione dall’associazione Amici di Domenico e Chiara per studenti in difficoltà diplomatisi presso l’Itis Panella Vallauri e l’Ite Piria Reggio Calabria, frequentati rispettivamente da Domenico e da Chiara, e presso l’Istituto Comprensivo Est 2 di San Polo di Brescia dove il papà di Domenico si è recato incontrando i ragazzi, accolto dalla Casa delle Associazioni. Poi ancora sono state due le edizioni della Corricatona – trofeo Amici di Domenico e Chiara. Un percorso condiviso, scandito da iniziative di aggregazione e condivisione, che nel tempo ha visto accanto all’associazione Amici di Domenico e Chiara, amici, leparrocchie di Catona e Salice, quartieri natii di Chiara e Domenico, e altre associazioni come l’Avis comunale OdV e il Centro Sportivo Italiano di Reggio Calabria, l’associazione Nuova Solidarietà di Catona.
La memoria, pur non potendo cancellare il grande dolore di una perdita così incolmabile, per altro in circostanze così violente, dimostra di poter diventare scia luminosa di stelle che instancabilmente vengono giù da un cielo brillante, scrigno di una storia d’amore bellissima come i vent’anni bastati per accenderla.
Lungomare Catona, Reggio Calabria, in memoria di Domenico Tortorici e Chiara Matalone

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