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Vittorio Ciccolini, 45 anni, avvocato. Uccide l’ex fidanzata a coltellate e nasconde il corpo nel bagagliaio dell’auto che parcheggia nel garage della mamma. Condannato a 30 anni, in carcere si laurea in Filosofia

Pinzolo (Trento), 9 Agosto 2013


Titoli & Articoli

Il corpo dell’ex fidanzata nell’auto L’avvocato fermato a Verona confessa (Zappadu – 12 agosto 2013)
La giovane era scomparsa dopo una cena insieme. La vittima aveva già denunciato il suo assassino per stalking
VERONA – È stata uccisa con due coltellate Lucia Bellucci, il cui corpo è stato trovato nell’auto dell’ex fidanzato a Verona, nel garage della madre di questi. L’uomo, Vittorio Ciccolini, un noto avvocato veronese di 45 anni, ha lasciato alcuni messaggi, anche nello studio legale, con la parola «perdonatemi». Alla vista dei carabinieri che lo cercavano Vittorio Ciccolini si è messo a correre – da qui la prima versione, secondo la quale pareva stesse facendo jogging –, poi ha indicato dove trovare il cadavere e, dopo un lungo interrogatorio nel quale avrebbe confessato, è stato sottoposto a fermo. La vittima aveva fatto recentemente una denuncia per stalking alla procura di Trento, dopo la fine della relazione con l’avvocato, durata due anni.
Il cadavere di Lucia, 31 anni, marchigiana, originaria di Pergola, in provincia di Pesaro-Urbino, è stato trovato nel sedile passeggero dell’auto di Ciccolini. L’uomo avrebbe tentato in un primo momento di spostarlo nel bagagliaio, ma non ci sarebbe riuscito e allora avrebbe viaggiato dal Trentino a Verona, col cadavere accanto. La donna era scomparsa da Pinzolo, in provincia di Trento venerdì, dopo aver cenato con l’ex fidanzato. Secondo quanto accertato finora dai carabinieri la vittima si sarebbe incontrata con l’ex fidanzato, con il quale avrebbe trascorso la serata di venerdì cenando in un ristorante di Spiazzo Rendena bevendo un paio di bottiglie di Marzemino, secondo la versione del maitre del ristorante. La coppia è stata attivamente ricercata dai carabinieri, finché l’auto dell’uomo, una Bmw serie 1 grigia, non è stata ritrovata nel garage della mamma di lui. A quel punto i carabinieri e i vigili del fuoco l’hanno aperta e si sono trovati di fronte alla macabra scoperta.
Vittorio Maria Ciccolini, 45 anni, è un avvocato veronese che lavora in un noto studio legale della città. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Modena si occupa di affari penali, anche in qualità di difensore d’ufficio. Laureato col punteggio di 110/110 e una tesi sui «Problemi in tema di colpevolezza», Ciccolini nel sito internet dello studio dove lavora, racconta che oltre alla passione per il diritto ama la lettura di testi filosofici di Kant (e cita in tedesco il famoso epitaffio del filosofo: «Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me»), la pratica del tennis «a buon livello, dello sci e la ricerca di funghi, in particolare Boletus edulis e Cantharellus cibarius». Nel tennis, in particolare, Ciccolini, iscritto al circolo «A.T. Verona», ha fatto parte della squadra degli avvocati veronesi che ha vinto il titolo italiano di categoria.
Lucia, invece, oltre che addetta al centro benessere dell’hotel Chalet del Brenta vicino a Madonna di Campiglio, era titolare di un centro dimagrimento nel suo paese, Pergola. Il sindaco del paesino marchigiano, Francesco Baldelli, è commosso al ricordo: «Conoscevamo bene Lucia, una ragazza che qui era amata da tutti. È una tragedia che ha colpito al cuore la città». La vittima era appena arrivata in Trentino per lavoro. Alla fine della scorsa settimana aveva preso alloggio in un paese della val Rendena e si sarebbe dovuta presentare all’hotel Chalet del Brenta. All’appuntamento, però, non è mai arrivata. E nell’hotel, tra il personale che l’aspettava, ci sono grande dolore e e incredulità.
La svolta nelle indagini sarebbe arrivata dalla descrizione dell’auto sportiva dell’ex fidanzato fatta dalla famiglia di Lucia. Altro elemento che ha aiutato, il ritrovamento dell’Iphone della vittima, nei pressi della ferrovia, come se qualcuno l’avesse lanciato per disfarsene.
Il 9 agosto, la Bellucci e Ciccolini erano stati a cena insieme al ristorante “Mezzo Soldo” di Spiazzo Rendena (Trento), e i testimoni avevano visto la coppia allontanarsi a bordo della vettura sportiva del legale, la stessa descritta dai familiari della trentunenne ai carabinieri che dalle Marche hanno collaborato alle ricerche. A dare l’allarme sulla scomparsa della giovane era stato il direttore dello Chalet del Brenta, titolare di un ristorante molto noto dei dintorni di Pergola, “Il Giardino” di San Lorenzo in Campo. (Ansa)

 

Ricco, sportivo ed elegante «Ma era perso per Lucia» (Corriere del Veneto – 13 agosto 2013)
Un tennista che amava Kant. L’ultimo biglietto: «Perdonatemi». Dopo la fine della storia era diventato ombroso. Tribunale sotto choc: pazzesco
Da avvocato a imputato. Da difensore ad accusato. E’ una parabola che, se non ci fosse di mezzo la tragica fine di una giovane e bellissima donna, parrebbe quasi degna di un legal thriller quella che ha investito nel giro di appena cinque giorni la vita personale e professionale di Vittorio Ciccolini.
Perché il legale veronese che è stato arrestato per l’omicidio premeditato di quella sua ex compagna di cui «non riusciva proprio a fare a meno», è lo stesso avvocato che ha difeso nel palazzo di giustizia scaligero, durante il processo con rito direttissimo che si è tenuto davanti al giudice Giorgio Piziali, un ventenne finito in manette per aver rubato alcuni zainetti all’interno del parco divertimenti di Gardaland.
«Non ci posso credere, è così mostruoso che sembra proprio incredibile», reagiscono i suoi stessi colleghi del Foro scaligero: invece, quello stesso avvocato Ciccolini che poco meno di un mese fa (precisamente il 20 luglio) ha tagliato il traguardo dei 45 anni d’età, che si è laureato a pieni voti all’Università di Modena con una tesi sui «Problemi in tema di colpevolezza» e che, oltre al diritto penale, si è specializzato anche nei contenziosi inerenti la responsabilità contrattuale, adesso si trova rinchiuso in cella a Trento con l’agghiacciante accusa di aver strangolato e accoltellato l’ex fidanzata trentunenne, Lucia Bellucci.
«Ma non ha senso, Vittorio è sempre stato una persona affabile, tranquilla, tutt’altro che incline a scatti d’ira o a esplosioni di violenza – non riusciva ancora a capacitarsene Fabio Porta, collega di studio e amico, prima di diventarne, qualche ora dopo, l’avvocato di fiducia insieme al collega Guariente Guarienti -. Ha sempre avuto un carattere riservato, certo, ma una cosa del genere… Proprio lui, non ci posso credere…».
Anche tra i corridoi dell’ex caserma Mastino, oggi sede del tribunale scaligero, la voce si è rincorsa tutta la mattina del 12 agosto. Per quanto in questi giorni il personale sia decimato dalle vacanze, man mano che ieri iniziavano a uscire i lanci della «pazzesca notizia» su internet la notizia rimbalzava da un uffucio all’altro: «L’avvocato Ciccolini? Impossibile – è stato il primo commento di un paio di cancellieri della sezione penale – . E dire che era pronto alla battuta di spirito, sorridente, sembrava sempre contento, era la classica persona che dalla vita pareva aver avuto tutto quello che si può desiderare…».
Dai testi filosofici di Immanuel Kant allo sport in montagna, come lo sci e le escursioni per cercare funghi, «l’amico Vittorio – lo descrive un collega che lo conosce «molto bene » – è un vero e proprio vulcano, una persona che non riesce mai a stare ferma».
Gli piacciono «anche le belle auto» e nel parcheggio dell’ex Mastino «non passava mai inosservata» quella stessa Bmw coupé dov’è stato trovato ieri il corpo martoriato della «sua» Lucia. «Nella sua vita ha raggiunto tutto», l’avvocato Ciccolini, successi sportivi compresi: la sua vera passione, da sempre, si chiama tennis. Attualmente quinto nella graduatoria dei praticanti «al top» in provincia e diciassettesimo in regione, nel 2006 si è aggiudicato la vittoria al campionato italiano degli avvocati. Una carriera brillante, la sua, che lo ha portato in vetta dopo essersi «portato a casa» dodici tornei giovanili di fila e vantava ancora una classifica 2.7.
«Ogni volta che veniva qui in tribunale mi aggiornava sempre sui suoi allenamenti e le gare che disputava, un giorno sono anche andato a vederlo in campo – lo descrive un cancelliere della sezione gip che pratica tennis amatoriale -. A Verona era il migliore, se era in forma sbaragliava tutti…».
Quel che è certo, però, è che l’avvocato Ciccolini, da un po’ di tempo, «in forma» non lo era più. «Stava soffrendo per la fine di quella relazione così tormentata, sempre costellata da alti e bassi – rivela infatti un collega a lui molto vicino -. Non ne parlava apertamente, però chi lo conosceva bene aveva capito che non si rassegnava a perdere quella donna… Ci teneva troppo, era perso per lei…». Ciccolini non si era «mai del tutto ripreso» dal fatto che lei lo avesse lasciato e questa separazione forzata, negli ultimi tempi, «lo aveva fatto cambiare, inducendolo a chiudersi in stesso, a diventare ombroso, a parlare sempre meno…». L’ultima parola, l’avvocato Ciccolini, l’ha messa nero su bianco su un foglietto lasciato nello studio che condivide con tre colleghi: «Perdonatemi». Non una parola in più.

Omicidio Lucia Bellucci, chi è l’ex fidanzato Vittorio Ciccolini (Blitz – 13 agosto 2013)
“Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”, Vittorio Ciccolini ama Kant e lo ha citato nel suo curriculum. Tennis, macchine sportive e bella vita. Vittorio Ciccolini, 44 anni, avvocato di Verona ha accoltellato e ucciso Lucia Bellucci, poi ha caricato il suo cadavere nella Bmw per poi tentare la fuga a piedi non lontano dal box della casa di sua madre, dove aveva nascosto la macchina con il corpo della donna.
Alla vista dei Carabinieri Vittorio Ciccolini si è messo a correre (da qui la prima versione, secondo la quale stava facendo jogging), ma è stato fermato sul posto per accertamenti ed è stato portato in caserma in stato di fermo: in quel momento però non sapeva ancora che il corpo della giovane era già stato rinvenuto.
Chi è Vittorio Ciccolini? Laureato in Giurisprudenza all’Università di Modena si occupa di affari penali, anche in qualità di difensore d’ufficio. Su Facebook Ciccolini racconta che oltre alla passione per il diritto, ama la lettura di testi filosofici di Kant, la pratica del tennis “a buon livello, dello sci e la ricerca di funghi, in particolare Boletus edulis e Cantharellus cibarius”. Nel tennis, in particolare, Ciccolini, iscritto al circolo “A T Verona”, ha fatto parte della squadra degli avvocati veronesi che ha vinto il titolo italiano di categoria.
Ha ucciso Lucia Bellucci venerdì scorso dopo una cena al ristorante «Mezzo Soldo» di Spiazzo Rendena, vicino a Madonna di Campiglio. Vittorio Ciccolini ha raccontato in lacrime durante l’interrogatorio alla procura di Trento, che negli ultimi due giorni ha vagato lungo le rive dell’Adige cercando il coraggio di tentare il suicidio.
Perché ha ucciso Lucia Bellucci? Aveva paura di essere denunciato per stalking secondo le prime indiscrezioni filtrate dalla procura. “Non sopportava di essere stato lasciato, di vedersi rifiutato da ormai due anni: un insulto al suo orgoglio di 45enne di successo.”
“Erano entrambi molto eleganti, sono arrivati verso le 19 e la cosa che più mi ha colpito erano le premure che lui usava verso lei.” Racconta Rino Lorenzi, il titolare del ristorante: “La loro è stata una cena normalissima. Lui aveva chiamato per prenotare un tavolo – spiega Lorenzi – e sembrava la volesse riconquistare.”
Lucia Bellucci, originaria di Pergola (Pesaro-Urbino), alla fine della scorsa settimana aveva preso alloggio in un paese della val Rendena e oggi (13 agosto) si sarebbe dovuta presentare all’hotel Chalet del Brenta a Pinzolo, non lontano da Madonna di Campiglio, dove era stata assunta come addetta al centro benessere.


Verona, l’avvocato pianificava da tempo l’omicidio della ex (SkyTg24 – 13 agosto 2013)
Vittorio Ciccolini è accusato di delitto volontario premeditato. Nella sua auto sono state trovate lettere nelle quali parlava dei rapporti conflittuali con Lucia Bellucci. Smentita la notizia che la 31enne lo avesse denunciato per stalking
Omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, occultamento di cadavere e porto abusivo di coltello
. Vittorio Ciccolini, l’avvocato di Verona che venerdì 9 agosto ha ucciso a Pinzolo (Trento) l’ex compagna Lucia Bellucci, avrebbe manifestato in alcune lettere l’intenzione di ammazzare la donna. I carabinieri della città scaligera, dove il corpo è stato rinvenuto, hanno infatti trovato nell’auto dell’uomo le copie di alcune raccomandate indirizzate a due persone vicine alla vittima. Le missive, datate 7 agosto (due giorni prima del delitto), non sarebbero state ancora consegnate.
Negli scritti si parla chiaramente di “rapporti conflittuali” con la 31enne, ha riferito Giuseppe Amato, il Procuratore di Trento che coordina l’inchiesta. “Le lettere sono scritte con estrema lucidità”, ha aggiunto il magistrato. In un passaggio Ciccolini evoca “l’omicidio morale” che sarebbe stato commesso dalla giovane donna nei suoi confronti. Poi l’avvocato accenna ad un secondo omicidio, senza indicare di che cosa stia parlando. Nelle lettere ci sarebbero poi delle minacce rivolte all’ex fidanzata.
Nessuna denuncia per stalking – Il questore di Trento Giorgio Iacobone ha però smentito l’indiscrezione, trapelata in un primo momento, che Lucia Bellucci avesse presentato una denuncia per stalking verso l’ex fidanzato.
Gli inquirenti, nel corso della conferenza stampa di martedì 13 agosto a Trento, hanno inoltre ricostruito alcuni punti oscuri della vicenda: Ciccolini nell’interrogatorio davanti al magistrato ha fornito “un’ampia confessione”, ha spiegato il procuratore di Trento Giuseppe Amato, che ha parlato di “circostanze obiettive che indicano nel legale veronese l’autore dell’omicidio”.
La dinamica dell’omicidio – Secondo le indagini, Lucia Bellucci sarebbe stata prima strangolata e poi accoltellata. Il fatto è avvenuto nella notte fra venerdì 9 e sabato 10 agosto nell’auto dell’uomo, in una stradina vicino al ristorante di Spiazzo Rendena, in Trentino, dove la coppia aveva cenato quella sera. Dopo l’omicidio il killer avrebbe vagato in auto con il cadavere della donna sistemato sul sedile anteriore. Poi, avrebbe trascinato il corpo dell’ex fidanzata in un prato con l’intenzione di suicidarsi. Dopo aver rinunciato a togliersi la vita, Ciccolini avrebbe caricato nuovamente la vittima sul sedile anteriore e ripreso il suo viaggio con direzione Verona. Arrivato alle porte della città veneta, ha dormito due notti in albergo. Poi nella tarda mattinata di lunedì è stato notato dai carabinieri mentre camminava nei pressi dei Bastioni. Ha quindi accennato una fuga ma è stato bloccato.

 

IL DRAMMA – Ciccolini «ritorna» a fare l’avvocato e scrive una lettera agli ex soci (Corriere della Sera – 19 settembre 2013)
Al via la perizia psichiatrica: due esperti «indagheranno» la sua mente. Dalla cella: «Ecco che fare coi miei clienti»
VERONA – Per un giorno, dalla cella del carcere di Trento dove si trova rinchiuso ormai da due mesi, è «tornato» a indossare la toga da avvocato. Vittorio Ciccolini, il legale veronese di 45 anni reo confesso dell’omicidio a coltellate della sua ex fidanzata Lucia Bellucci, la 31enne marchigiana uccisa in Trentino il 9 agosto scorso, ha impugnato carta e penna per scrivere agli ex colleghi di studio.
Una missiva, quella posta nero su bianco da Ciccolini alcuni giorni fa, in cui è lui stesso a fornire precise e dettagliate indicazioni agli ex soci su come fronteggiare i casi dei «suoi» clienti, quelli che lui assisteva e rappresentava in tribunale fino a quel maledetto raptus omicida di due mesi fa. Erano stati i suoi ex colleghi di studio a chiedergli indicazioni su come procedere e Ciccolini, nel dare loro risposta, ha spiegato con chiarezza e lucidità come procedere con ciascun contenzioso in ballo, a cominciare da quelli su cui erano previste a settembre scadenze urgenti.
Segno che, forse, a distanza di sessanta giorni da quella sua esplosione di follia che non ha lasciato scampo alla bellissima e incolpevole Lucia, l’avvocato scaligero potrebbe aver superato l’iniziale stato di choc e confusione in cui era sprofondato dopo quell’agghiacciante delitto di cui si è macchiato. Lo si capisce, forse, anche da quell’«abbraccio» che Ciccolini ha inviato, sempre attraverso la sua recente missiva, ai due ex compagni di studio.
Queste, in ogni caso, sono per lui ore importanti: con l’affidamento ufficiale della perizia psichiatrica, domani mattina in sede di incidente probatorio davanti al giudice per le indagini preliminari di Trento Francesco Forlenza, inizierà infatti il delicato e complesso compito dei due esperti chiamati a scandagliare la sua mente. In ballo, del resto, si pone quella contestata tesi dell’infermità mentale sollecitata dalla difesa del legale scaligero. Spetterà dunque a Gabriele Rocca, del Dipartimento di Medicina legale, psicologia Medica e Criminologica dell’Università di Genova (esperto individuato dal gip) e da un criminologo scelto dagli stessi difensori, nello specifico, a dover appurare in Ciccolini l’esistenza di una «possibile sottostante personalità di tipo ossessivo-compulsivo».
Non solo, perché il giudice Forlenza venerdì solleciterà anche un approfondimento clinico- naturalistico «poiché si porrebbe un problema di incompatibilità tra premeditazione e un virtuale vizio parziale di mente (che andrà ovviamente accertato)».
Ma non è ancora finita qui, perché qualora fosse verificata in Ciccolini «una capacità grandemente scemata», il gip Forlenza chiederà al proprio perito che «venga analizzato anche il fenomeno della premeditazione, e cioè se sia o meno indipendente dall’infermità che può aver causato il vizio parziale o se sia sintomo del processo proprio della malattia».
Una «malattia» che, due mesi fa, avrebbe indotto Ciccolini ad acquistare in centro a Verona un coltello da marine e ad infierire a morte, colpendola più volte tra cui anche al cuore, sulla «sua» Lucia, la fascinosa estetista che lo aveva lasciato. Un rifiuto che Ciccolini, però, non era mai riuscito ad accettare. Tanto da diventare da avvocato a omicida.

Trenta anni a Ciccolini per l’omicidio di Lucia Bellucci (Corriere Adriatico – 8 ottobre 2014)
Condannato a trent’anni per l’omicidio della ex fidanzata accoltellata in Trentino e portata in auto, ormai senza vita, nel garage di casa a Verona.
Si è chiuso così a Trento, assente l’imputato, il processo con rito abbreviato per l’avvocato veronese Vittorio Ciccolini, di 46 anni, per la morte di Lucia Bellucci, 31enne, uccisa nell’agosto del 2013. Originaria di Pergola, aveva accettato un incontro chiarificatore col suo ex il 9 agosto, a Spiazzo Rendena. Era vicino alla località, Pinzolo, dove la donna avrebbe dovuto prendere servizio proprio in quei giorni in un centro benessere. Da allora era scomparsa, fino al ritrovamento a Verona, tre giorni dopo, nel garage dell’uomo che non aveva mai accettato la fine di quel rapporto sentimentale.
Per Ciccolini il Tribunale di Trento oggi ha sentenziato anche l’interdizione dai pubblici uffici e risarcimenti danni per il padre e la madre di Lucia, Giuseppe e Maria Pia, per il fratello e la sorella della donna assassinata, Carlo ed Elisa, per il marito separato della Bellucci e per il suo compagno dell’epoca dell’omicidio. Risarcimento escluso invece per l’associazione anti-femminicidio Isolina, ma solo perché ritenuto da decidere in separata sede con giudizio civile. Le motivazioni sono attese entro 40 giorni.
“Ho apprezzato la rapidità con cui è stata emessa la sentenza – ha commentato il legale della famiglia Bellucci, Giuseppe Grandi – con un dispositivo che la famiglia prende in positivo, pur nel dramma totale di un simile caso”. “Non lo odio per rispetto di mia figlia che l’ha amato, ma gli ho portato una foto di Lucia perchè lei è sotto terra e lui deve restare in carcere e pregare tutti i giorni per lei”, ha detto la mamma di Lucia Bellucci, Maria Pia, dopo la sentenza.
“Non abbiamo sentimenti di odio o di vendetta – ha aggiunto il padre Giuseppe – ma ci premeva una condanna esemplare che riabilitasse la figura di Lucia. In questi casi infatti si tenta di tutto per infangare la memoria della vittima. Il giudice è stato giusto – ha proseguito il papà – stabilendo una pena che è quella che ci aspettavamo visto il rito abbreviato e dunque l’impossibilità dell’ergastolo. In parte lenisce il dolore, che non si può descrivere, rievocato in questi momenti”.
“Credo che anche la compostezza dei familiari – ha commentato l’avvocato Giulia Bongiorno, che aveva accettato con la propria associazione ‘Doppia difesa’ l’incarico di seguire nella vicenda giudiziaria la famiglia della vittima – documenti come si tratti di una vicenda drammatica in cui non ci sono vincitori nè vinti. La condanna segna comunque un momento di giustizia e ritengo il tipo di pena adeguato, nonostante i tentativi legittimi della difesa di arrivare a una soluzione diversa, tra cui c’era stata quella dell’incapacità d’intendere e di volere per l’imputato”. “Il giudice – ha aggiunto Bongiorno – ha emesso la sentenza con grande lucidità, dando atto della gravità dei fatti. Non esultiamo, perchè in questi casi non si esulta, ma un pò di giustizia è importante: questa sentenza dice che lo Stato italiano non accetta la violenza contro le donne. E Doppia difesa è accanto alle donne in questa battaglia, in cui una pena adeguata è uno dei tanti piccoli tasselli”.

 

Uccise l’ex fidanzata, la Cassazione conferma i 30 anni a Ciccolini (Corriere del Veneto – 8 luglio 2017)
No alla riapertura del caso: definitiva la condanna all’avvocato
«La Cassazione ha confermato i 30 anni di carcere all’assassino di nostra figlia? Nessuna condanna potrà mai ridarci Lucia, nulla riuscirà un giorno a riempire l’immensità del vuoto in cui siamo precipitati quel maledetto 9 agosto del 2013». Reagisce «con tristezza e rassegnazione» Giuseppe Bellucci, alla notizia che la Suprema Corte ha deciso di rigettare anche l’ultimo ricorso presentato dalla difesa di Vittorio Ciccolini, l’avvocato penalista veronese condannato per l’omicidio volontario della ex fidanzata: secondo i giudici l’istanza di riapertura del caso «risulta inammissibile », il che rende adesso definitiva e non ulteriormente impugnabile la pena inflitta in primo e secondo grado al legale scaligero.
«In questo suo ultimo ricorso parlava di infermità mentale… ma quale follia, macché vizio di mente. É sempre stato lucidissimo e nel pieno possesso delle sue facoltà: prima di uccidere nostra figlia, mentre lo faceva e anche dopo». Maria Pia Bellucci e il marito Giuseppe, medico di base a Pergola, si sono visti strappare in Val Rendena, nel Trentino, la bellissima figlia Lucia con 4 coltellate al cuore da quell’ex fidanzato che non accettava di essere stato lasciato per un altro uomo.
Tuttora rinchiuso in cella a Trento dove si sta laureando in Filosofia, attraverso l’avvocato Emanuele Fragasso aveva depositato un ricorso di 52 pagine: nero su bianco, nell’atto di impugnazione si argomentava che l’omicidio «è stato commesso da Ciccolini in uno stato di infermità tale da comprimere la sua capacità di intendere e volere» e che quella degenerata nel sangue sarebbe stata la rabbiosa reazione dell’ex compagno alla «lacerante percezione che Lucia gli era ormai irrimediabilmente lontana: un black out non programmato». Nell’istanza alla Suprema Corte, quindi, si invocava la concessione delle attenuanti generiche «nonostante la gravità del fatto commesso »: quello perpetrato dal penalista tuttora detenuto a Trento, non sarebbe stato un delitto «frutto dell’odio bensì dell’amore, per quanto malato ».
Frasi che la famiglia di Lucia non ha mai voluto accettare: «Tanto per cominciare, ritengo che in nessun caso di femminicidio andrebbero concesse le attenuanti generiche – secondo la signora Maria Pia -. Per quanto riguarda la presunta incapacità mentale al momento del fatto lamentata dall’assassino di nostra figlia, non c’è nulla di più assurdo visto che stiamo parlando di una persona intelligentissima e lucidissima prima, durante e dopo l’omicidio». Cosciente al punto «da inviare a Lucia la foto con una lapide e il suo nome impresso sopra, quasi come un presagio di ciò che sarebbe successo».
Per non parlare della foto al cellulare della vittima che sarebbe improvvisamente comparsa sullo schermo mentre, quella maledetta sera di quasi 4 anni fa, Lucia aveva accettato un ultimo incontro chiarificatore con Ciccolini in Trentino: secondo il ricorso della difesa, «un evento dirompente toccò emotivamente l’imputato, impedendo all’adulto Ciccolini di funzionare, così innescando il black out in cui fu consumata l’azione delittuosa: la fotografia maldestramente e sventuratamente apparsa sul telefonino di Lucia con Marco Pizzarelli (il nuovo compagno di lei, ndr)ha provocato la detonazione ». Alla vista di quell’immagine sul cellulare di lei, «avvenne una repentina transizione da una conversazione rasserenante sui t r a s cor s i insieme all’orrore». Ma i Bellucci non ci stanno: «Abbiamo visto una a una le foto che Lucia aveva sul cellulare, nessuna e dico nessuna avrebbe potuto scatenare una rabbia simile. Neppure una». Ai medici, Ciccolini ha spiegato che «era la donna che ho amato di più e volevo solo provocarla, per farle capire quanto tenevo a lei». Invece l’ha assassinata. Con quattro coltellate a quel cuore che non batteva più per lui.


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In memoria di

Il commercialista e l’avvocato: amici e compagni di tennis, entrambi hanno accoltellato le ex (il Gazzettino – 14 aprile 2014)
C’è un particolare inquietante che emerge dal dramma della gelosia che l’altra notte ha portato in carcere il commercialista di Cerea,Enrico Sganzerla, dopo che ha accoltellato la sua ex fidanzata la 25enne Laura Roveri alla discoteca Victory di Vicenza: Sganzerla era molto amico dell’avvocato 45enne veronese Vittorio Ciccolini, che il 9 agosto dello scorso anno uccise in Trentino Alto Adige l’ex fidanzata 31enne Lucia Bellucci e trasportò la donna in auto fino a Verona (la ragazza venne trovata seduta al posto del passeggero in auto, coperta da un telo, dentro il garage).
I due, oltre che amici, condividevano la stessa passione per il tennis e giocavano insieme: una terribile somiglianza tra un delitto riuscito e uno tentato. Sganzerla l’altra sera è arrivato nella discoteca, si è avvicinato a Laura e le ha chiesto di uscire per parlare. Dopo un po’ lei ha iniziato ad urlare, tanto da attirare l’attenzione della security che si sono trovati davanti la ragazza sanguinante alla gola e lui in evidente stato di alterazione che brandiva un coltello. Gli uomini della sicurezza sono riusciti a disarmarlo e hanno chiamato polizia e ambulanza. La ragazza perdeva vistosamente sangue dal collo, hanno tamponato la ferita fino all’arrivo del medico. Laura se la caverà in 60 giorni, il commercialista è rinchiuso in carcere a Vicenza.

Enrico Sganzerla e Vittorio Ciccolini