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Roberto Colombo, 58 anni, primario oculista, padre. Già denunciato per stalking, massacra l’ex moglie davanti al figlio, con un mattarello. Ottiene gli arresti domicilari e si fa ricoverare in una struttura privata. Chiesti 20 anni con rito abbreviato viene condannato a 17.

Legnano (Milano), 27 Giugno 2012


Titoli & Articoli

Uccide la moglie con il mattarellodopo il litigio per la separazione (La Stampa – 28 giugno 2012)
Legnano, colpita sulle scaledel condominio muore a 39 anniLascia tre figli, uno ha solo 2 anni
L’ha colpita con un mattarello con una forza animalesca: alla testa, al corpo, mentre alcuni condomini assistevano impotenti. Roberto Colombo, 58 anni, fino a ieri rispettabile primario del reparto di oculistica dell’ ospedale di Gravedona, nel Comasco, è da oggi l’assassino della moglie, Stefania Cancelliere, 39 anni, con la quale si era separato ed era in attesa di divorzio e che ha ucciso sfondandole la testa con un mattarello preso in cucina, nell’atrio del condominio in cui entrambi vivevano, in due diversi appartamenti al centro di Legnano, nel Milanese. L’uomo in passato era stato denunciato per stalking ed era anche stato interrogato dal pm, forse per i suoi tentativi di riavvicinarsi alla moglie, ma la situazione non era sembrata così degenerata da lasciare immaginare atti violenti. Violenza che invece è esplosa ieri pomeriggio: la donna, con in braccio il figlio di due anni ha anche cercato di fuggire, mentre i due bambini di poco più grandi fuggivano risalendo per le scale, ma una vicina di casa, attirata dalle urla, ha raccontato che Colombo, con lo sguardo allucinato, continuava a infierire.
Stefania Cancelliere è morta dopo alcune ore, in ospedale: troppo gravi le fratture al cranio. I due litigavano spesso, il loro matrimonio era finito ed erano arrivate le controversie per il mancato rispetto delle disposizioni del giudice, anche riguardo all’affidamento dei figli che comunque il medico poteva vedere, dal momento che vivevano nello stesso palazzo. In passato, gli agenti del commissariato di Legnano avevano sequestrato delle armi a Colombo (armi comuni da sparo), come avviene spesso quando si teme che in una famiglia ci possano essere delle liti o una persona potrebbe creare problemi. Un provvedimento quasi di prassi di fronte a una situazione critica ma ricorrente tra genitori separati. Non è servito per evitare una tragedia che ai più è sembrata inimmaginabile. «Una persona mite, aperta al dialogo, nelle discussioni cercava sempre una mediazione», racconta Antonino Cusumano, responsabile legnanese dell’Idv per la quale il medico si era candidato, senza essere eletto, alle amministrative della primavera scorsa. Anche Cusumano parla di «tragedia incomprensibile».
Nell’ospedale in cui Colombo lavorava la direzione sanitaria assicura che non aveva mai creato problemi. La sua situazione famigliare all’ospedale di Gravedona non era nota. Ieri pomeriggio il medico, che viveva al pianterreno, ha incrociato la moglie che scendeva dal suo appartamento con i bambini, o forse l’ha attesa. Probabilmente hanno litigato e Colombo ha cominciato a picchiarla, sempre più selvaggiamente, fino a ridurla in fin di vita. Poi è rimasto lì e quando sono arrivati gli agenti e i soccorritori si è lasciato portar via, con lo sguardo inebetito. I figli della coppia saranno probabilmente affidati ai nonni.

 

Il marito le sfonda il cranio con un mattarello: è morta la vittima del raptus (Quotidiano Nazionale – 28 giugno 2012)
Legnano, Stefania non ce l’ha fatta
Un terribile raptus di follia che ora purtroppo è finito in tragedia. E’ morta poco dopo le 10 di questa mattina Stefania Cancelliere, la donna di 39 anni che ieri alle 18 era stata colpita violentemente dal marito col matterello. Le sue condizioni erano apparse subito disperate. Aveva il cranio sfondato e c’era stata della perdita di sostanze cerebrali. Da ieri era ricoverata in Rianimazione all’ospedale di Legnano. L’ aggressione era avvenuta nell’atrio una palazzina al numero civico 6 di via Marconi a Legnano di fronte agli occhi atterriti di alcuni vicini di casa. Lui, Roberto Colombo, 52 anni, oculista che esercita la professione nella provincia di Como, si trova ora in stato di fermo con l’accusa di omicidio.
A lanciare l’sos sono stati i vicini di casa, allertati dalle grida disperate della donna. Sul posto sono giunti immediatamente gli agenti della Polizia di Stato. “E’ stato agghiacciante – raccontano i residenti -. Abbiamo visto Roberto con il mattarello in mano che rincorreva Stefania, già sanguinante. Lui continuava a colpirla in testa, fino a quando lei è stramazzata al suolo, nell’atrio, in una pozza di sangue. Noi abbiamo cercato di fermarlo ma lui era una furia”. Sul posto sono giunti immediatamente gli agenti della poilizia di Legnano e i soccorritori. Da quanto appreso dagli stessi vicini di casa, i due coniugi erano qualcosa di più di una coppia in crisi. Erano di fatto separati.
Vivevano da febbraio in due appartamenti diversi, seppur della stessa palazzina. Lei all’ultimo piano, nell’attico, insieme ai tre figli. Lui invece al pian terreno, dove inizialmente sarebbe dovuta venire ad abitare la madre. “Litigavano sempre, anche se lui di recente aveva tentato un’ultima riconciliazione. Vedevamo infatti dei mazzi di fiori davanti alla porta di ingresso, ma lei non li ritirava. Roberto era già stato sposato con un’altra donna e anche con lei aveva avuto dei figli. Sia lui che Stefania sono due bravissime persone, ma ultimamente non andavano proprio d’accordo. E’ davvero terribile quanto è successo”. (di Davide Gervasi)

Ora il marito assassino vuole giocare la carta dell’infermità mentale (il Giornale – 30 giugno 2012)
Dopo la tragedia, lo sbigottimento e il dolore restano tre bambini orfani di 7, 5 e 2 anni. Uno di loro, il maggiore, è sconvolto dopo essere stato testimone oculare dell’omicidio della sua mamma, una scena che non dimenticherà mai più. Nato dal primo matrimonio della 39enne Stefania Cancelliere e ora affidato al padre naturale, mercoledì pomeriggio il bimbo ha visto il papà dei suoi due fratellini, il 58enne Roberto Colombo, primario di oculista dell’ospedale di Gravedona, uccidere l’ex moglie a colpi di mattarello.
L’uomo ha infierito ottanta volte sulla testa della donna nell’atrio dello stabile dove entrambi abitavano, seppur ormai in due appartamenti differenti, in via Guglielmo Oberdan 6, a Legnano. Le condizioni della poveretta erano apparse da subito disperate. Entrata in coma la donna è morta la mattina seguente all’ospedale di Legnano e il marito è stato arrestato per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. I figli piccoli della coppia, una bimba e un maschietto, sono stati affidati alla nonna materna.
In un primo tempo gli investigatori del commissariato di Legnano erano convinti che Colombo avesse agito in preda alla gelosia perché la ex si vedeva ormai con un altro uomo. Ora però sta prendendo piede un movente di tipo economico. Secondo indiscrezioni, infatti, Colombo, seppur non avaro, sarebbe piuttosto attaccato al denaro e temeva una causa di divorzio che si stava prospettando piuttosto dispendiosa. Inoltre l’uomo si sarebbe lamentato più volte del fatto che l’ormai ex moglie non gli permetteva di vedere i figli quanto lui avrebbe desiderato. E così le telefonava talmente spesso da costringerla, qualche tempo fa, a denunciarlo per stalking.
L’uomo, che è nato a Bergamo nel 1958 e, anagraficamente, risulta ancora residente lì dove si era sposato la prima volta, ha nominato un penalista di quella città. Un legale che, secondo la polizia, vorrebbe tentare di far dichiarare il suo assistito infermo di mente. «Si tratterebbe comunque di un’infermità momentanea, un po’ difficile da dimostrare» precisa la polizia.
All’ospedale Moriggia Pelascini di Gravedona (Como), dove Colombo era primario di oculistica, l’uomo viene definito «un grande manager» da tutti i suoi colleghi, increduli dinnanzi all’omicidio.
Tra le persone che hanno conosciuto l’uxoricida c’è però anche chi non pare stupito della crudeltà con cui ha ucciso la moglie. «Io ho avuto la nefasta occasione di conoscere il dottor Colombo e frequentarlo per un certo periodo di tempo, circa dieci anni fa, e non lo stimo di certo per le sue capacità mediche e chirurgiche» confida Giorgio Giannitti, 66enne oculista bergamasco, che ha lavorato per 24 anni agli Ospedali Riuniti e ora svolge la libera professione. «Stimatissimo? – conclude Giannitti – Ma da chi?». (di Paola Fucilieri)

Uccise la moglie con un mattarello, dopo un mese è già fuori dal carcere (Fan Page – 24 settembre 2012)
Lo scorso 27 giugno Roberto Colombo, un medico oculista di Legnano, uccise a colpi di mattarello, dinanzi ai figli, la moglie 39enne Stefania Cancelliere. Dal 1° agosto l’assassino ha lasciato il carcere per essere trasferito in una clinica “per motivi di salute”.
L’omicidio di Legnano ai danni della 39enne Stefania Cancelliere fu tale da scuotere tutta una città che, in una giornata d’estate, si trovò ad assistere all’ennesima, terribile, tragedia in ambito familiare. Era il 27 giugno quando Roberto Colombo, un medico oculista, rincorse la moglie lungo le scale del palazzo nel quale vivevano fino a raggiungerla nell’atrio e a infierire su di lei con un mattarello che avevo preso in cucina. Le ferite furono tali che Stefania Cancelliere, madre di tre figli, morì il giorno successivo in ospedale. Il medico (i due erano in attesa del divorzio) fu ritrovato sotto choc, con l’accusa di omicidio finì nel carcere di San Vittore.
Ma dopo poco più di un mese quel carcere l’ha già lasciato, una notizia che ha naturalmente indignato i familiari della donna uccisa e l’intera città del milanese. Roberto Colombo dallo scorso 1° agosto è, infatti, agli arresti domiciliari in una clinica privata “per motivi di salute”. I giudici hanno accolto l’istanza della difesa stabilendo che per il medico non c’era più l’esigenza della custodia cautelare in carcere per cui, in attesa del processo, potrà trascorrere le sue giornate in una clinica. E ora sono in tanti, soprattutto i familiari di Stefania, a dirsi delusi dalla giustizia dopo aver appreso la notizia dei domiciliari per Colombo. Quella dei giudici, secondo troppi, è stata una decisione “scandalosa” perché un assassino dovrebbe restare in carcere e non uscirci dopo poco più di un mese da un terribile delitto.
Già in passato Colombo era stato denunciato dalla moglie – Il fratello della donna, come riporta Repubblica.it, si chiede per esempio perché il magistrato non abbia disposto almeno una perizia sulle condizioni di salute dell’uomo, fidandosi solo della documentazione dei suoi legali? E se anche avesse avuto bisogno di cure perché non dargli assistenza in carcere? E perché nessuno ha pensato prima a tutelare Stefania che da tempo aveva denunciato quello che sarebbe diventato il suo omicida? In passato, infatti, Colombo era stato anche interrogato per le denunce di stalking rimediate da sua moglie, ma la situazione non era apparsa poi così grave. (di Susanna Picone)

 

Uccise la moglie col mattarello. Chiesti vent’anni per l’oculista (L’Eco di Bergamo – 9 marzo 2013)
Una richiesta di condanna non certo leggera, ma che poteva essere ben più pesante. Si possono riassumere così i 20 anni di carcere che la Procura ha chiesto per Roberto Colombo, il medico oculista a processo per aver ammazzato la ex moglie a colpi di mattarello.
Una richiesta di condanna non certo leggera, ma che poteva essere ben più pesante sulla carta e che per questo non è stata ben accolta dai parenti della vittima. Si possono riassumere così i 20 anni di carcere che la Procura di Milano ha chiesto per Roberto Colombo, il medico oculista che ha lavorato al Policlinico di Zingonia e al poliambulatorio San Marco, e che ora è a processo per aver ammazzato la ex moglie a colpi di mattarello.
Il 27 giugno dello scorso anno, Colombo, bergamasco di 58 anni all’epoca primario all’ospedale di Gravedona, nel Comasco, uccise la ex moglie Stefania Cancelliere – 39 anni – in modo brutale sul pianerottolo del condominio dove lei viveva, a Legnano.
L’autopsia sul cadavere della donna riscontrò sette colpi alla testa con un mattarello da cucina. Colombo, che nell’ultimo periodo era andato a vivere nell’hinterland milanese dopo aver lavorato fino al 2009 al San Marco, ottenne quasi subito gli arresti domiciliari: dopo poco più di un mese di carcere, infatti, venne trasferito in una casa di cura nel Comasco, dove si trova tuttora. Il medico, difeso dagli avvocati Adriano Bazzoni e Norberto Argento, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena.

“UNA RICHIESTA DI PERDONO CHE FA SCHIFO!” (Legnano News – 18 aprile 2013)
E la sentenza, commenta Livio Cancelliere, fratello di Stefania, fa male, toglie fiducia, serenità e non fa giustizia a tutte le vittime di femminicidio…
“Una sentenza che fa male, che toglie fiducia, serenità e speranza, che spalanca le porte ad ulteriori sofferenze”. Così Livio Cancelliere, il fratello di Stefania massacrata e uccisa con un mattarello dall’ex marito Roberto Colombo, commenta la condanna in primo grado, emessa lunedì scorso.
Livio contesta, in una lunga lettera inviata alla nostra redazione, la decisione presa dal gup Roberta Nunnari, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Milano che ha condannato il medico assassino a  17 anni di reclusione.
Di seguito le considerazioni dell’avvocato Livio Cancelleire, sulla vicenda.


A tre giorni dalla conclusione del processo di primo grado di mia sorella, sento la necessità di scrivere e puntualizzare quanto segue.
All’udienza del 15 aprile 2013, prima dell’arringa, i difensori dell’imputato hanno esibito al giudice n. 4 assegni a titolo risarcitorio a favore di noi familiari di Stefania (che sono stati rifiutati) e hanno prodotto al giudice una dichiarazione dell’imputato, in cui l’assassino si dice addolorato per quanto commesso e per le sofferenze arrecate ai cari di Stefania.
Una dichiarazione evidentemente sospetta, perché scritta al solo scopo di ottenere una punizione meno severa (che è poi arrivata!). I difensori dell’assassino hanno sottoposto la dichiarazione al nostro legale e poi l’hanno consegnata al Giudice, ritenendo evidentemente poco opportuno leggerla in aula, alla nostra presenza.
Io l’ho letta, e fa schifo! Non chiede PERDONO né a noi né ai bambini, ai quali non rivolge una sola parola. E’ una dichiarazione non solo tardiva, ma strumentale e insincera. I difensori hanno parlato per poco più di un’ora, chiedendo: quanto al capo a) dell’imputazione, di dichiarare insussistenti le aggravanti di cui all’art. 61 n. 4 c.p. (“aver commesso il fatto con sevizie”) e dello stalking; quanto al capo b), hanno chiesto l’assoluzione dal reato di stalking. Hanno, altresì, chiesto di riconoscere l’infermità parziale di mente dell’imputato nel momento in cui ha commesso il fatto. Alle 15.30 è arrivata la decisione del Giudice: 17 anni di reclusione (il PM ne aveva chiesti 20), escludendo l’aggravante di cui all’art. 61 n. 4 c.p. e concedendo le attenuanti generiche equivalenti alle altre aggravanti contestate.

Occorre correggere quanto dichiarato dagli organi di stampa. Il giudice ha concesso una provvisionale pari a: euro 500.000,00 a favore del primo figlio di Stefania; euro 350.000,00 per ciascuno degli altri due figli; euro 100,00 per ciascuno dei genitori; euro 40.000,00 per ciascuno dei fratelli. Per un totale di euro 1.480.000 (di cui i 280.000 spettanti ai genitori e ai fratelli saranno comunque messi a disposizione dei bambini). Sotto la supervisione del Giudice Tutelare (che ha anche potere di controllo sulla gestione svolta dal tutore relativamente alla gestione del patrimonio dei minori), le somme destinate ai minori saranno vincolate fino al raggiungimento della loro maggiore età. Occorre anche sottolineare che l’assassino, sino ad oggi, si è rifiutato di versare ai due figli minori l’assegno di mantenimento disposto dal Tribunale dei Minorenni, pari a circa 2.000,00 euro ciascuno. Gli è stato notificato il relativo precetto, ma l’assassino ha proposto opposizione!
A questo punto, scusandomi da subito per la crudezza, riporto quanto segue perché si sappia e si comprenda maggiormente la nostra indignazione. Le Forze dell’Ordine intervenute sul posto nell’immediatezza dei fatti hanno scritto: “la donna era riversa per terra con il volto coperto di sangue che fuoriusciva copiosamente dalla testa mentre l’oggetto con il quale Colombo l’aveva ripetutamente percossa, un mattarello da cucina di grosse dimensioni (65 cm e diametro di 5 cm), coperto di sangue, era posizionato dietro al portone. Il mattarello presentava una lesione di 20 cm proprio nella parte sporca di sangue.” Ha colpito mia sorella per interminabili minuti con “colpi secchi” alla testa. “Ancora cosciente urlava aiuto, basta, pietà!”. Schizzi di sangue sulle pareti “sino all’altezza di 160 centimetri circa dal pavimento. Una pozza di sangue del diametro di 1.20 metri”. Dopo tanto accanimento sul corpo esanime di mia sorella, Colombo ha cercato di “nascondersi nella propria abitazione”.
Non solo codardo, per averla colpita alle spalle mentre aspettava il figlio, pure vigliacco. Ma, evidentemente, tutto questo non è bastato ai Magistrati, che lo hanno ritenuto meritevole delle attenuanti generiche! Ricoverata in arresto cardiaco (per emorragia da vasta ferita lacerocontusa della regione occipitale, ematoma del volto e della fronte e frattura occipitale) e rianimata tre volte, Stefania è stata dichiarata morta il giorno seguente, alle ore 11.45. Il 29 giugno sono stati prelevati, per la donazione, i seguenti organi e tessuti: cuore, cresta iliaca bilaterale, tendini tibiali e peronei, polmoni, fegato, pancreas e milza, reni e vasi. Il 5 luglio 2012, alle ore 8.00, presso l’obitorio comunale di Milano, mio padre e mia madre hanno proceduto al riconoscimento del cadavere.
Nell’interrogatorio dell’11 luglio 2012, l’assassino mente al P.M., dichiarando di aver casualmente incontrato Stefania nell’androne del palazzo e di aver avuto con lei una discussione. Falso: quel pomeriggio, Stefania e il suo primogenito escono di casa. Lei prende l’ascensore e il figlio scende per le scale. Ebbene, il bambino non fa in tempo a raggiungere il secondo piano (cioè, dopo circa 10 secondi) che sente la madre urlare. Non vi è stata, dunque, alcuna discussione: Colombo si è posizionato dietro l’ascensore e, quando la vede uscire, la colpisce ripetutamente alle spalle. Lei urla e cerca di raggiungere il portone. Grida il nome del figlio, gli dice di scappare. Lui la raggiunge e prende il sopravvento. Colombo tenta, così, di giustificare il suo atto: “dopo un anno di tutte ‘ste menate qui, io a quel punto lì sono andato in … sono fuso. Stefania mi vede e mi fa “ma che cazzo fai qui”, capisce? C’è modo e modo di dire le cose no? Cioè, così, con un modo…”. Stefania gli avrebbe detto “ma che cazzo fai qui” (che non è assolutamente vero, perché lei era terrorizzata da lui e non avrebbe mai potuto provocarlo) e l’assassino, non apprezzando “il modo”, dopo tutte “’ste menate”, la massacra.
Dopo cotanta furia omicida, a soli 34 giorni dall’omicidio, Colombo esce dal carcere di S. Vittore. Il 31 luglio 2012 i difensori dell’assassino depositano l’istanza di sostituzione di misura cautelare e, nell’arco di poche ore, il P.M. esprime parere favorevole e il 1° agosto 2012 il G.I.P. ordina che l’indagato sia scarcerato e tradotto nella casa di cura, autorizzando allontanamenti “senza scorta” per necessità di ricovero (previo giudizio della direzione sanitaria della casa di cura). Il G.I.P. non ha disposto alcuna perizia sulle condizioni di salute dell’assassino, ha ritenuto sufficiente la documentazione medica proveniente dalla difesa dell’assassino stesso, da cui risulta che il Dr. Colombo è “sconvolto… ma non depresso al punto da togliersi la vita. Il trasferimento in una struttura psichiatrica esterna non può che giovargli…”.
L’assassino non è stato curato presso la stessa struttura carceraria di S. Vittore o in un ospedale psichiatrico giudiziario, ma, in un primo periodo, in un’accogliente clinica privata (con parco di 80.000 mq) ad Appiano Gentile (Co), ove lo stesso in passato aveva lavorato e, poi, in un’altra clinica a Varazze (Sv).
Adesso che il processo si è concluso, posso dire che il P.M. (di cui sopra) ha svolto una requisitoria banale, noiosa, indegna di un’aula di giustizia. Ha letto, stando seduto e in maniera confusa, alcune dichiarazioni dei testi escussi (perché lui non ha ascoltato personalmente alcun teste, neanche noi familiari). Si è fatto finanche sostituire per la lettura del dispositivo.
Per concludere, solo poche righe sulla decisione del Giudice, allontanatasi in fretta, a piccoli passi veloci, per sottrarsi ai commenti dei presenti. Una decisione offensiva! Speravo in questo giudice donna. Una speranza mal riposta, una sentenza che non fa giustizia, né a Stefania né a tutte le altre vittime di femminicidio. Una sentenza che fa male, che toglie fiducia, serenità e speranza, che spalanca le porte ad ulteriori sofferenze.
Continuano a ripetermi che “denari e amicizia rompono le braccia alla giustizia”. Io posso dire con amarezza che, in questo processo, è valso il detto: “la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è più uguale”. E non è ancora finita! Livio Cancelliere

 

 

 

«Ha ucciso mia sorella e invece che in carcere ora sta in una clinica» (il Giornale – 9 novembre 2013)
Hanno rispettivamente 8, 5 e 3 anni. E da 17 mesi vivono a Parma dove fanno parte della famiglia «allargata» di nonni e zii materni, i signori Cancelliere. «Da poco hanno cominciato a chiedere notizie del padre, a interrogarsi sul perché abbia fatto quel che ha fatto alla loro mamma – racconta Livio, avvocato 40enne e zio dei piccoli -. Mio cognato, invece, dal 25 giugno dell’anno scorso, quando ha ucciso mia sorella nell’androne di casa a Legnano colpendola ripetutamente alla testa con un mattarello, non ha mai voluto sapere nulla dei suoi tre figli. Sì, li ha risarciti, ma è finita lì. Avrei voluto andare a trovarlo, sa? A tratti mi sono anche convinto che avrei potuto perdonarlo perché non volevo che da tanto male scaturisse altro male, altra rabbia. Ma lui non ha mai chiesto perdono direttamente alla nostra famiglia o ai bambini per aver ammazzato mia sorella. Ha fatto consegnare dai suoi avvocati una dichiarazione al giudice che non è nemmeno stata letta in aula, in presenza mia e dei miei genitori…».
La vicenda che vede protagonisti il 59enne Roberto Colombo, nato a Bergamo ed ex primario di oculistica nel comasco, la compagna Stefania Cancelliere, 40 anni informatrice scientifica originaria di Isernia, inizia a Legnano un paio di anni fa. L’unione (per entrambi è la seconda) nonostante la nascita di due bambini è agli sgoccioli. Il rancore da parte dell’uomo e la paura della donna sono palpabili per chiunque li avvicini. Al punto che seppure all’epoca la legge sullo stalking non esista ancora, il commissariato locale, viste le denunce inoltrare da Stefania contro il compagno che abita nel suo stesso condominio, ha già provveduto a ritirare all’uomo le armi che tiene in casa. Purtroppo non basterà.
«Ancora mi tornano in mente le parole di mia sorella durante la sua prima gravidanza – spiega Livio Cancelliere -. Quando ci siamo conosciuti, Roberto sembrava un principe – ripeteva scoraggiata davanti a nostra madre -. Adesso se gli chiedo di essere più presente mi risponde: se ti senti sola vai sul ponte e buttati giù”. Le domandavamo perché non lo lasciasse. Perché lo amo ancora rispondeva lei».
Dopo la prima figlia (il figlio maggiore di Stefania Cancelliere era nato da una precedente relazione, ndr) nasce un bimbo. Tuttavia la fine del rapporto è ormai inevitabile. «Mia sorella cercò di vendere casa, per allontanarsi dall’ex compagno che temeva e che abitava proprio al piano di sopra; un sedicente avvocato (in seguito abbiamo scoperto che un legale con quel nome non esiste, ndr) scrisse una mail all’agenzia immobiliare incaricata, dichiarando che l’appartamento era sottoposto a sequestro giudiziario e qualsiasi trattativa di compravendita doveva pertanto ritenersi inopportuna e passibile d’indagine da parte della magistratura».
Dopo l’omicidio Roberto Colombo resta in carcere a San Vittore poco più di un mese. Viene descritto dai suoi legali in un «forte stato di prostrazione», anche se, rileggendo il parere dello psichiatra nominato dallo stesso Colombo e scritto in data 27 luglio 2012 si apprende che «Il dottor Colombo è sconvolto… ma non è depresso al punto da togliersi la vita». Gli avvocati richiedono comunque la revoca della misura cautelare in carcere. E la ottengono. Dal 1° agosto 2012, infatti, l’ex primario è agli arresti domiciliari prima alla clinica «Le betulle» di Appiano Gentile (Como), poi in una struttura per disturbi comportamentali a Varazze (Savona). Il 15 aprile scorso la sentenza di primo grado, al tribunale di Milano. Il pm Isidoro Palma chiede 20 anni, il gip Andrea Ghinetti condanna Roberto Colombo a 17. Una pena che l’uomo sta scontando in un’altra clinica ligure per malati psichiatrici.
«Nell’agosto 2011, Stefania scrisse il proprio testamento, che trovammo dopo la sua morte. Inizia così: “In caso di mia morte prematura” – conclude tristemente Livio Cancelliere -. Mi dica lei perché una ragazza sana, di 38 anni, avrebbe dovuto scrivere un testamento… Era terrorizzata. E se ci penso adesso, mi vengono i brividi». (di Paola Fucilieri)


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In memoria di

Presa Diretta 22 febbraio 2015

 

Uccise la ex, la versione dell’omicida su youtube (Legnano News – 2 luglio 2015)
Il medico legnanese, Roberto Colombo, attraverso un video si difende dalle accuse di premeditazione e chiede perdono…
Un video di 26minuti pubblicato su youtube il 26 giugno 2015. E’ questo il mezzo utilizzato dal medico  legnanese, Roberto Colombo, per difendersi dalle accuse di premeditazione che lo avrebbero portato ad uccidere, con un mattarello, la ex moglie, Stefania Cancellierie. L’uomo attraverso la telecamera chiede allo stesso tempo perdono per il reato commesso.L’omicidio è stato perpretato nel condominio di via Marconi, 6 il 27 giugno del 2012.  Dalla stanza della clinica in riviera ligure, in cui si trova a spendere i 17 anni di condanna, l’assassino prende le distanze dalle «menzogne calunniose, infamanti e diffamatorie» che il fratello della vittima, l’avvocato Livio Cancelliere, ha diffuso «su una persona che è stato un uomo esemplare tutta la vita ed è giunto alla tragedia dopo un anno di strazio, patimenti e tribolazioni».
Colombo è seduto davanti alla telecamera, con l’ inquadratura fissa sul suo volto. Alle spalle le pareti bianche e linde con un solo quadro a tema marittimo: «Con questa comunicazione – esordisce l’ex medico – non intendo offendere la mamoria di Stefania, alla quale sono stato legato da un amore profondo. Ma per la tutela dei minori e l’onore del mio primo figlio non posso esimermi dal ribattere alle bugie dette dal fratello della vittima».
L’assassino torna indietro al 20 aprile 2011, spiegando di essere stato lui, quel giorno, ad essere stato aggredito dalla ex moglie «spinta da gelosia e da importanti disturbi di personalità» e poi cita la denuncia per stalking presentata in seguito dalla Cancelliere definendola «un’arma impropria utilizzata dagli avvocati per influenzare il verdetto dei giudici».  «Quanto presentato qui non mi esime dal fardello della colpa e dalla pena, pienamente legittima – conclude – ma  mi è d’obbligo per evitare che i miei figli pensino che io sia un mostro come sono stato dipinto. Se mi fosse stato concesso, non avrei esitato ad utilizzare ogni mezzo diverso da questo video, ma vivendo in un mondo dove i media imperano, questa è la strada che bisogna percorrere. Ho chiesto perdono a Dio, ai miei figli, ai parenti di Stefania per ciò che ho fatto. Chiedo perdono anche a voi».
Come scritto nelle motivazioni della Sentenza di condanna a 17 anni di reclusione, depositata dal Gup milanese Roberta Nunnari, nel  luglio 2013 l’artefice del violento omicidio  è stato  trasferito in un centro terapeutico riabilitativo psichiatrico in un Comune della Riviera Ligure di Ponente.  Secondo gli inquirenti, sarebbe a rischio suicidio; tra le motivazioni anche l’inadeguatezza del carcere per affrontare terapie psichiatriche adeguate al suo stato.

 

Ritorna a casa della madre l’omicida della donna di Isernia, Stefania Cancelliere. (Matese News – 27 luglio 2015)
L’uomo stava scontando la pena in Liguria, in un centro di riabilitazione psichiatrica e non in carcere, visto che non può essere rinchiuso in carcere perché “inadeguato per affrontare terapie psichiatriche adeguate al suo stato”.
Nonostante avesse violato la misura cautelare, viene addirittura premiato il 61enne Roberto Colombo, ex primario di Oculistica condannato a 17 anni di reclusione, sia in primo grado che in Appello, per l’omicidio a colpi di mattarello dell’ex moglie, Stefania Cancelliere di Isernia. L’uomo stava scontando la pena in Liguria, in un centro di riabilitazione psichiatrica e non in carcere, visto che non può essere rinchiuso in carcere perché “inadeguato per affrontare terapie psichiatriche adeguate al suo stato”. Finora il suo ricovero in questa struttura sarebbe costato 164mila euro. L’omicida si era spinto oltre e, nonostante il regime in cui era sottoposto non prevedesse forme di comunicazione all’esterno, aveva pubblicato su internet dei video a propria discolpa in cui, senza negare l’assassinio della ex moglie, aveva rigettato una serie di accuse da parte dell’ex cognato, Livio Cancelliere. Da qui la decisione del tribunale di punirlo, e quindi il presto ritorno a casa della madre a Bergamo. Il motivo: “da un lato, è assicurato un maggior controllo dell’omicida da parte delle forze dell’ordine; dall’altro, togliendolo dalla clinica, si fa risparmiare soldi al Servizio sanitario nazionale, poiché ormai da diverso tempo l’imputato non pagava più di tasca sua la retta della clinica”. Secondo l’ex cognato, invece, Livio Cancelliere “l’assassino non sarà sorvegliato 24 ore su 24 e, pertanto, il pericolo di fuga è concretissimo”.  “Abbiamo da poco appreso che il grave comportamento posto in essere da Roberto Colombo sarà premiato a norma di legge: verrà trasferito agli arresti domiciliari presso la casa materna! Ma, alla luce degli atroci fatti di cui è accusato, della riprovevole condotta tenuta nella casa di cura e della grave violazione commessa con la realizzazione e pubblicazione del video, cosa altro occorre perché questo feroce assassino possa – una volta per tutte – entrare in un carcere, come qualsiasi altro cittadino? Eppure ha commesso quanto di più grave un essere umano possa commettere nei confronti di un suo simile. A tutti è parso chiaro, sin dall’inizio, che Colombo è un cittadino speciale, per di più assistito da avvocati abili e convincenti. Anche questa volta è riuscito a farla franca. Ma, a questo punto non riesco più a spiegare ai miei familiari questo ennesimo trattamento di favore. Non è questa la giustizia in cui credevo. Mi chiedo che volto della giustizia sia questo. Grazie all’intercessione e alla persuasione del suo avvocato, Colombo andrà ad assistere la povera vecchia madre malata, con cui non ha mai avuto alcun legame, ha interrotto da anni ogni rapporto, così come con il fratello. E anche questa volta siamo stati lasciati soli. Pare che l’unica preoccupazione sia stata non gravare sul Sistema sanitario nazionale. Una decisione presa con superficialità, che ci rende tutti più insicuri. Chi può escludere che, adesso, Colombo non pensi di evadere prima che la sentenza diventi definitiva? Chi può escludere che Colombo non pensi di reiterare l’atto scellerato (dal video trapelava odio, soprattutto nei miei confronti)? Quale prezzo ancora dobbiamo pagare perché Colombo vada in carcere? E se si dovesse nuovamente verificare l’irreparabile, a quel punto chi altri sarà responsabile? Si dovrà continuare a ripetere ‘l’avevamo detto’, si dovrà parlare di un’altra morte annunciata? Anche questa volta non saremo creduti, così come non siamo stati creduti quando chiedemmo una tutela per mia sorella. E’ la storia che si ripete. Siamo davvero sconcertati”.

 

Petizione da Parma: in carcere l’omicida di Stefania Cancelliere (la Repubblica – 13 agosto 2015)
Il fratello della vittima, promotore di una raccolta firme per la revoca dei domiciliari, ha fatto sapere che Roberto Colombo è stato trasferito nel carcere di Bergamo
Roberto Colombo, l’oculista 61enne che nel giugno 2012 massacrò la compagna Stefania Cancelliere a colpi di mattarello, è stato trasferito in carcere a Bergamo. Da Parma il fratello della vittima, l’avvocato Livio Cancelliere, aveva lanciato una petizione su change.org perché all’omicida fossero revocati gli arresti domiciliari. Poche settimane dopo il delitto Colombo fu infatti trasferito in una casa di cura, da cui ha messo online dei video su YouTube in cui contestava le tesi accusatorie delle parti civili. Di fatto imputava l’atroce gesto – la madre dei suoi figli uccisa con 80 colpi di mattarello nell’androne del condominio – a un raptus, contestando di essere mai stato violento e ossessivo nei confronti di Stefania, che lo aveva denunciato per stalking e temeva per la propria incolumità tanto da aver fatto testamento.
La famiglia Cancelliere ha denunciato quella palese violazione dell’obbligo di non comunicazione con l’esterno, dichiarandosi inoltre preoccupata per l’incolumità dei parenti e dei bambini di Stefania. Colombo il mese scorso è stato trasferito agli arresti domiciliari a casa della madre, una decisione che ha fatto scattare la raccolta firme che ha ormai raccolto 2.300 sottoscrizioni.
Livio Cancelliere ha annunciato sulla pagina Facebook dell’iniziativa che l’omicida, condannato in Appello a 17 anni, è stato trasferito in carcere: “Adesso tutti noi siamo più tranquilli. Ma è stata già presentata una seconda istanza affinché Colombo torni agli arresti domiciliari e, pertanto, chiediamo di continuare a sostenere questa petizione fino a sentenza definitiva. Intanto ringraziamo di cuore tutti coloro che fin qui ci hanno aiutato”. Il 61enne nei video su YouTube ha usato parole forti nei confronti del fratello della vittima e, riferisce Cancelliere, ha fatto sapere tramite i suoi legali di averlo denunciato per calunnia e diffamazione. La sentenza definitiva è attesa per il prossimo settembre. (m.c.p.)

 

Uccise la moglie con 80 colpi di mattarello: 61enne condannato a 17 anni (Bergamo News – 30 settembre 2015)
E’ stato condannato a 17 anni di reclusione Roberto Colombo, l’oculista 61enne che nel giugno 2012 massacrò la compagna Stefania Cancelliere a colpi di mattarello. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali dell’uxoricida, confermando la sentenza d’appello. Nei mesi scorsi da Parma il fratello della vittima, l’avvocato Livio Cancelliere, aveva lanciato una petizione su change.org perché all’omicida fossero revocati gli arresti domiciliari.
Poche settimane dopo il delitto Colombo fu infatti trasferito dal carcere di Bergamo dove era rinchiuso in una casa di cura, da cui ha messo online dei video su Youtube in cui contestava le tesi accusatorie delle parti civili. Di fatto imputava l’atroce gesto – la madre dei suoi figli uccisa con 80 colpi di mattarello nell’androne del condominio – a un raptus, contestando di essere mai stato violento e ossessivo nei confronti di Stefania, che lo aveva denunciato per stalking e temeva per la propria incolumità tanto da aver fatto testamento.
La famiglia Cancelliere ha denunciato quella palese violazione dell’obbligo di non comunicazione con l’esterno, dichiarandosi inoltre preoccupata per l’incolumità dei parenti e dei bambini di Stefania. Il 61enne in alcuni suoi video su YouTube ha usato parole forti nei confronti del fratello della vittima e, riferisce Cancelliere, ha fatto sapere tramite i suoi legali di averlo denunciato per calunnia e diffamazione. Ora la sentenza definitiva nei suoi confronti: “Adesso manca l’ultimo step: – ha dichiarato Livio Cancelliere – ossia la traduzione in carcere dell’assassino”.