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Stefania Cancelliere, 39 anni, mamma. Massacrata con 80 colpi di mattarello nell’atrio del palazzo dall’ex marito già denunciato per stalking

Legnano (Milano), 27 Giugno 2012


Titoli & Articoli

Milano, morta la donna colpita con il mattarello dal marito (il Fatto Quotidiano – 28 giugno 2012)
Madre di tre figli, è la 75esima vittima di femminicidio dall’inizio del 2012. A ucciderla il coniuge che l’ha rincorsa nell’atrio del palazzo in cui abitavano
L’ultima della serie, la 74esima donna morta per mano di un uomo era Raachida Lakhdimi, 37 anni, deceduta il 21 giugno 2012 perché soffocata e nascosta dal marito in un sacco dell’immondizia a Consandolo in provincia di Ferrara. Ora, arriva la 75esima: è Stefania Cancelliere, 39 anni, ferita a colpi di mattarello nella giornata di ieri a Legnano. L’autore? Il marito dal quale si stava separando. La donna era madre di tre figli, di cui uno di soli due anni. Nel pomeriggio di ieri, tra i coniugi, che vivevano nello stesso stabile ma in due appartamenti diversi, è scoppiata l’ennesima lite, all’interno del palazzo. La donna ha cercato di fuggire ma è stata raggiunta nell’atrio dello stabile, dove il marito l’ha colpita alla testa con un mattarello. Stefania Cancelliere è stata portata in ospedale in gravi condizioni e con numerose fratture. Stamani è morta. Il marito, Roberto Colombo, 54 anni, medico oculista, che era rimasto sul posto, è stato arrestato dagli agenti del Commissariato di Legnano. L’accusa per lui è ora di omicidio.

 

Lei aveva trovato un nuovo fidanzato. Lui non si rassegnava alla separazione (Corriere della Sera – 29 giugno 2012)
Stefania Cancelliere, madre di tre bambini, è stata massacrata dal marito, primario oculista, con un mattarello
L’ha colpita ottanta volte. Cinque minuti di follia, chiuso nell’androne del palazzo di via Marconi, 6 a Legnano, venticinque chilometri da Milano, verso l’aeroporto di Malpensa. Lo hanno bloccato due vicini di casa, uno gestisce un ristorante proprio in via Marconi, quando, finalmente, sono riusciti a trovare le chiavi per aprire il portone. Per una manciata di minuti sono stati costretti ad assistere impotenti all’assurdità di quella scena. Hanno provato a sfondare la porta, hanno tentato in tutti i modi di fermarlo: il dottor Roberto Colombo, 58 anni, primario del reparto di oculistica dell’ospedale di Gravedona, nel Comasco, con un mattarello di 80 centimetri in pugno, l’ex moglie, che lo aveva anche denunciato per stalking, Stefania Cancelliere, di 19 anni più giovane, mamma di tre bambini, sul pavimento di marmo ormai in balia della sua furia.
Lui, l’ex marito diventato assassino, ammanettato nella volante della polizia del commissariato di Legnano non ha detto una parola. A chi lo ha fermato ha chiesto solo una bottiglia d’acqua. Gli agenti sono riusciti a rianimare la 38enne, i medici del 118 hanno sperato fino all’ultimo in un miracolo. È morta ieri mattina dopo 16 ore di agonia all’ospedale di Legnano. Stefania Cancelliere era al secondo matrimonio. Il figlio più grande, sette anni, avuto dal precedente marito, ha assisto per pochi istanti al delitto. Era sceso dall’attico al quarto piano dove la donna vive con i figli, (altri due, più piccoli, avuti da Colombo erano rimasti in casa con la babysitter), la madre invece aveva preso l’ascensore. È arrivata per prima, ha trovato l’ex marito ad attenderla. Il figlio ha visto l’aggressione ed è scappato di sopra. La bambinaia è corsa giù dalle scale, ha cercato di intervenire poi, terrorizzata, è tornata nell’attico per chiamare il 113.
Il dottor Roberto Colombo: si era presentato alle elezioni. Roberto Colombo e Stefania Cancelliere erano separati, lui aveva abbandonato l’attico e s’era stabilito al piano terra, dove aveva un altro appartamento, comprato come investimento. Da qualche settimana aveva lasciato anche quella casa per trasferirsi nell’hinterland milanese. Famiglia facoltosa, quella del medico Colombo. Lui, schivo e sempre gentile, si era candidato alle amministrative della primavera scorsa a Legnano con l’Italia dei valori. Non era stato eletto. «I soldi non sono mai mancati, né a lei, nè ai bambini».
Stefania Cancelliere negli ultimi tempi aveva iniziato a frequentare un nuovo fidanzato. Lo si era visto anche nel palazzo di via Marconi. Forse questo, oltre alle liti frequenti legate ai beni del medico e al mantenimento dei bambini, potrebbe aver fatto precipitare la situazione. «Si sentiva in pericolo», ripetono la madre e il fratello della vittima. La denuncia per stalking presentata alcuni mesi fa alla Procura di Milano, non aveva prodotto effetti. Solo il sequestro di una collezione di armi del medico da parte degli agenti della polizia. Quasi una prassi. Non c’erano segnali – secondo gli investigatori – che facessero temere pericoli concreti. (di Cesare Giuzzi e Francesco Sanfilippo)

MILANO, UCCIDE CON IL MATTARELLO LA EX MOGLIE. LEI LO AVEVA DENUNCIATO (Positano News da Leggo – 29 giugno 2012)
È morta in ospedale Stefania Cancelliere, 39 anni, ferita a colpi di mattarello mercoledì sera a Legnano dal marito dal quale si stava separando. L’uomo, Robeto Colombo, 20 anni più vecchio, era stato arrestato dagli agenti del commissariato di Legnano, con ancora il mattarello in mano. La donna era madre di tre figli, di 7, 5 e l’ultimo di soli due anni. Nel pomeriggio di ieri, tra i coniugi, che vivevano nello stesso stabile ma in due appartamenti diversi, è scoppiata l’ennesima lite, all’interno del palazzo. La donna ha cercato di fuggire ma è stata raggiunta nell’atrio dello stabile, dove il marito l’ha colpito alla testa con il mattarello più e più volte fino a staccarle il cuoio capelluto. La donna è stata portata in ospedale in gravi condizioni e con numerose fratture: già ieri sera i medici non lasciavano alcuna speranza. Il marito, medico oculista, ora dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. L’uomo, infatti, ha infierito sulla donna procurandole numerose fratture al cranio. Ora è in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto. L’inchiesta è affidata al pm di Milano Isidoro Palma. A quanto ricostruito dagli agenti del commissariato di Legnano a Roberto Colombo in passato erano state sequestrate delle armi comuni da sparo. Un provvedimento che i poliziotti avevano preso in via precauzionale, dopo che la moglie, nell’ottobre scorso, aveva depositato un esposto per atti persecutori contro il marito, che era stato anche interrogato ma aveva negato tutto. Tra i coniugi, inoltre, erano continui i litigi e le violenze. Il motivo del contendere sempre lo stesso: l’affidamento dei figli. E così all’oculista erano state sequestrate una pistola o un fucile che aveva in casa. AVEVA DENUNCIATO PER STALKING IL MARITO. Aveva denunciato per stalking il marito, dal quale si stava separando legalmente, Stefania Cancelliere, la 39enne morta stamattina dopo essere stata aggredita ieri pomeriggio con un mattarello nella propria abitazione in via Marcona a Legnano dal suo ex. A quanto si apprende, la donna aveva depositato l’esposto per atti persecutori alla procura di Milano nell’autunno scorso. Nella denuncia sosteneva che il marito, Roberto Colombo, medico oculista di 54 anni con cui litigava per l’affidamento dei tre figli piccoli, nonostante la separazione in corso la molestava telefonicamente. Colombo era stato interrogato dal pm Ada Mazzarelli, ma aveva negato tutto. Da quanto trapela, ritenendo di trovarsi davanti a un ipotetico caso di stalking che tuttavia dal tenore della denuncia sembrava lasciare spazio a una possibilità di riconciliazione tra i coniugi, il pm non aveva chiesto l’arresto dell’uomo. Oggi è stato in carcere con l’accusa di omicidio aggravato. UN BILANCIO DI MORTE. Sono già 55, dall’inizio dell’anno, le donne uccise dai loro compagni. Un femminicidio che ha gettato l’Italia nel ciclone, spingendo anche l’Onu a un severo monito. I medici dell’ospedale di Legnano dove è stata ricoverata Stefania ieri sera tardi, spiegavano solo che sta lottando tra la vita e la morte, con la teca cranica sfondata e diverse fratture. «Prognosi riservata», dicevano facendo intendere che le speranze erano appese a un filo. I medici l’avevano già strappata alla morte una volta, rianimandola prima di portarla in pronto soccorso. Stefania Cancellieri è stata aggredita a colpi di mattarello dal marito, Roberto Colombo, 50 anni, che da qualche tempo aveva cacciato di casa. Tutto è avvenuto sulle scale condominiali dell’elegante palazzo, in via Marconi 7, in centro a Legnano, nel milanese, dove vivono entrambi, lei nella casa coniugale, lui in un altro appartamento che la coppia possiede. «Una coppia litigiosa – spiegano vicini di casa -. Bisticciavano spesso, anche dopo che si erano separati. A volte era lei ad aggredirlo, altre lui. La polizia e i carabinieri erano già intervenuti più e più volte per separarli». Ieri sera, però, «il solito litigio» si è trasformato in un pestaggio tremendo. Non è chiaro quale sia stato il motivo scatenante. Le chiamate al 118 e al 113 sono state numerose. Il primo a dare l’allarme è stato un cingalese che stava consegnando volantini: ha visto, dietro la porta d’ingresso del palazzo, Roberto Colombo che si avventatava sulla moglie con il mattarello e ha cercato l’aiuto dei camerieri e dei cuochi del vicino ristorante all’aperto. Sono stati loro, dopo essersi fatti a prire il portone d’ingresso dello stabile, a fermare il medico e a consegnarlo alla polizia. Ora l’uomo dovrà spiegare il perché di tanta violenza. (di Chiara Prazzoli)

“UNA RICHIESTA DI PERDONO CHE FA SCHIFO!” (Legnano News – 18 aprile 2013)
E la sentenza, commenta Livio Cancelliere, fratello di Stefania, fa male, toglie fiducia, serenità e non fa giustizia a tutte le vittime di femminicidio…
“Una sentenza che fa male, che toglie fiducia, serenità e speranza, che spalanca le porte ad ulteriori sofferenze”. Così Livio Cancelliere, il fratello di Stefania massacrata e uccisa con un mattarello dall’ex marito Roberto Colombo, commenta la condanna in primo grado, emessa lunedì scorso.
Livio contesta, in una lunga lettera inviata alla nostra redazione, la decisione presa dal gup Roberta Nunnari, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Milano che ha condannato il medico assassino a  17 anni di reclusione.
Di seguito le considerazioni dell’avvocato Livio Cancelleire, sulla vicenda.


A tre giorni dalla conclusione del processo di primo grado di mia sorella, sento la necessità di scrivere e puntualizzare quanto segue.
All’udienza del 15 aprile 2013, prima dell’arringa, i difensori dell’imputato hanno esibito al giudice n. 4 assegni a titolo risarcitorio a favore di noi familiari di Stefania (che sono stati rifiutati) e hanno prodotto al giudice una dichiarazione dell’imputato, in cui l’assassino si dice addolorato per quanto commesso e per le sofferenze arrecate ai cari di Stefania.
Una dichiarazione evidentemente sospetta, perché scritta al solo scopo di ottenere una punizione meno severa (che è poi arrivata!). I difensori dell’assassino hanno sottoposto la dichiarazione al nostro legale e poi l’hanno consegnata al Giudice, ritenendo evidentemente poco opportuno leggerla in aula, alla nostra presenza.
Io l’ho letta, e fa schifo! Non chiede PERDONO né a noi né ai bambini, ai quali non rivolge una sola parola. E’ una dichiarazione non solo tardiva, ma strumentale e insincera. I difensori hanno parlato per poco più di un’ora, chiedendo: quanto al capo a) dell’imputazione, di dichiarare insussistenti le aggravanti di cui all’art. 61 n. 4 c.p. (“aver commesso il fatto con sevizie”) e dello stalking; quanto al capo b), hanno chiesto l’assoluzione dal reato di stalking. Hanno, altresì, chiesto di riconoscere l’infermità parziale di mente dell’imputato nel momento in cui ha commesso il fatto. Alle 15.30 è arrivata la decisione del Giudice: 17 anni di reclusione (il PM ne aveva chiesti 20), escludendo l’aggravante di cui all’art. 61 n. 4 c.p. e concedendo le attenuanti generiche equivalenti alle altre aggravanti contestate.

Occorre correggere quanto dichiarato dagli organi di stampa. Il giudice ha concesso una provvisionale pari a: euro 500.000,00 a favore del primo figlio di Stefania; euro 350.000,00 per ciascuno degli altri due figli; euro 100,00 per ciascuno dei genitori; euro 40.000,00 per ciascuno dei fratelli. Per un totale di euro 1.480.000 (di cui i 280.000 spettanti ai genitori e ai fratelli saranno comunque messi a disposizione dei bambini). Sotto la supervisione del Giudice Tutelare (che ha anche potere di controllo sulla gestione svolta dal tutore relativamente alla gestione del patrimonio dei minori), le somme destinate ai minori saranno vincolate fino al raggiungimento della loro maggiore età. Occorre anche sottolineare che l’assassino, sino ad oggi, si è rifiutato di versare ai due figli minori l’assegno di mantenimento disposto dal Tribunale dei Minorenni, pari a circa 2.000,00 euro ciascuno. Gli è stato notificato il relativo precetto, ma l’assassino ha proposto opposizione!
A questo punto, scusandomi da subito per la crudezza, riporto quanto segue perché si sappia e si comprenda maggiormente la nostra indignazione. Le Forze dell’Ordine intervenute sul posto nell’immediatezza dei fatti hanno scritto: “la donna era riversa per terra con il volto coperto di sangue che fuoriusciva copiosamente dalla testa mentre l’oggetto con il quale Colombo l’aveva ripetutamente percossa, un mattarello da cucina di grosse dimensioni (65 cm e diametro di 5 cm), coperto di sangue, era posizionato dietro al portone. Il mattarello presentava una lesione di 20 cm proprio nella parte sporca di sangue.” Ha colpito mia sorella per interminabili minuti con “colpi secchi” alla testa. “Ancora cosciente urlava aiuto, basta, pietà!”. Schizzi di sangue sulle pareti “sino all’altezza di 160 centimetri circa dal pavimento. Una pozza di sangue del diametro di 1.20 metri”. Dopo tanto accanimento sul corpo esanime di mia sorella, Colombo ha cercato di “nascondersi nella propria abitazione”.
Non solo codardo, per averla colpita alle spalle mentre aspettava il figlio, pure vigliacco. Ma, evidentemente, tutto questo non è bastato ai Magistrati, che lo hanno ritenuto meritevole delle attenuanti generiche! Ricoverata in arresto cardiaco (per emorragia da vasta ferita lacerocontusa della regione occipitale, ematoma del volto e della fronte e frattura occipitale) e rianimata tre volte, Stefania è stata dichiarata morta il giorno seguente, alle ore 11.45. Il 29 giugno sono stati prelevati, per la donazione, i seguenti organi e tessuti: cuore, cresta iliaca bilaterale, tendini tibiali e peronei, polmoni, fegato, pancreas e milza, reni e vasi. Il 5 luglio 2012, alle ore 8.00, presso l’obitorio comunale di Milano, mio padre e mia madre hanno proceduto al riconoscimento del cadavere.
Nell’interrogatorio dell’11 luglio 2012, l’assassino mente al P.M., dichiarando di aver casualmente incontrato Stefania nell’androne del palazzo e di aver avuto con lei una discussione. Falso: quel pomeriggio, Stefania e il suo primogenito escono di casa. Lei prende l’ascensore e il figlio scende per le scale. Ebbene, il bambino non fa in tempo a raggiungere il secondo piano (cioè, dopo circa 10 secondi) che sente la madre urlare. Non vi è stata, dunque, alcuna discussione: Colombo si è posizionato dietro l’ascensore e, quando la vede uscire, la colpisce ripetutamente alle spalle. Lei urla e cerca di raggiungere il portone. Grida il nome del figlio, gli dice di scappare. Lui la raggiunge e prende il sopravvento. Colombo tenta, così, di giustificare il suo atto: “dopo un anno di tutte ‘ste menate qui, io a quel punto lì sono andato in … sono fuso. Stefania mi vede e mi fa “ma che cazzo fai qui”, capisce? C’è modo e modo di dire le cose no? Cioè, così, con un modo…”. Stefania gli avrebbe detto “ma che cazzo fai qui” (che non è assolutamente vero, perché lei era terrorizzata da lui e non avrebbe mai potuto provocarlo) e l’assassino, non apprezzando “il modo”, dopo tutte “’ste menate”, la massacra.
Dopo cotanta furia omicida, a soli 34 giorni dall’omicidio, Colombo esce dal carcere di S. Vittore. Il 31 luglio 2012 i difensori dell’assassino depositano l’istanza di sostituzione di misura cautelare e, nell’arco di poche ore, il P.M. esprime parere favorevole e il 1° agosto 2012 il G.I.P. ordina che l’indagato sia scarcerato e tradotto nella casa di cura, autorizzando allontanamenti “senza scorta” per necessità di ricovero (previo giudizio della direzione sanitaria della casa di cura). Il G.I.P. non ha disposto alcuna perizia sulle condizioni di salute dell’assassino, ha ritenuto sufficiente la documentazione medica proveniente dalla difesa dell’assassino stesso, da cui risulta che il Dr. Colombo è “sconvolto… ma non depresso al punto da togliersi la vita. Il trasferimento in una struttura psichiatrica esterna non può che giovargli…”.
L’assassino non è stato curato presso la stessa struttura carceraria di S. Vittore o in un ospedale psichiatrico giudiziario, ma, in un primo periodo, in un’accogliente clinica privata (con parco di 80.000 mq) ad Appiano Gentile (Co), ove lo stesso in passato aveva lavorato e, poi, in un’altra clinica a Varazze (Sv).
Adesso che il processo si è concluso, posso dire che il P.M. (di cui sopra) ha svolto una requisitoria banale, noiosa, indegna di un’aula di giustizia. Ha letto, stando seduto e in maniera confusa, alcune dichiarazioni dei testi escussi (perché lui non ha ascoltato personalmente alcun teste, neanche noi familiari). Si è fatto finanche sostituire per la lettura del dispositivo.
Per concludere, solo poche righe sulla decisione del Giudice, allontanatasi in fretta, a piccoli passi veloci, per sottrarsi ai commenti dei presenti. Una decisione offensiva! Speravo in questo giudice donna. Una speranza mal riposta, una sentenza che non fa giustizia, né a Stefania né a tutte le altre vittime di femminicidio. Una sentenza che fa male, che toglie fiducia, serenità e speranza, che spalanca le porte ad ulteriori sofferenze.
Continuano a ripetermi che “denari e amicizia rompono le braccia alla giustizia”. Io posso dire con amarezza che, in questo processo, è valso il detto: “la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è più uguale”. E non è ancora finita! Livio Cancelliere

Omicidio Cancelliere, spunta il diario delle angherie (IsNews – 24 aprile 2013)
Aveva paura di morire. E lo aveva scritto nel suo diario: “In caso di mia morte prematura”. Stefania Cancelliere, la donna di origini isernine, uccisa nel giugno 2012 a colpi di mattarello dall’ex compagno Roberto Colombo, forse, già molto tempo prima temeva per la sua vita. A renderlo noto è il fratello, Livio Cancelliere, sulle colonne del quotidiano ‘Il Giorno’. Lo fa in risposta ad alcuni commenti apparsi su Facebook che lo hanno comprensibilmente indignato: l’omicida di suo sorella è stato definito “cornuto e mazziato”. «Non è solo questa definizione – ha affermato Cancelliere – a creare in noi sconcerto. Penso che certa gente scriva cattiverie senza riflettere, sulla scorta di informazioni false e parziali. Se avesse letto qualche pagina del diario di mia sorella, probabilmente non avrebbe proferito parola». Tuttavia, per tutelare i figli di Stefania, Cancelliere, almeno per il momento, non ha intenzione di pubblicarlo: “Per adesso lo teniamo noi – ha spiegato – questo libro è stato scoperto da mia madre mentre, dopo l’omicidio, raccoglieva in una scatola gli effetti personali di Stefania. Il diario era una sorta di confessionale e leggendolo abbiamo tutti compreso il dolore vissuto da mia sorella, i suoi patimenti, le umiliazioni a cui è stata costretta negli anni vissuti con Colombo”. Ma non nasconde di essere stati particolarmente colpiti, lui e tutta la famiglia, proprio da quella frase in cui Stefania ipotizzava la sua morte: “E’ diventato il suo testamento”, ha riferito Cancelliere. Il diario era l’unica valvola di sfogo ogni qual volta Stefania subiva maltrattamenti e oppressioni. In un primo momento, infatti, era stato lo stesso Cancelliere a farla desistere dal denunciare il padre dei suoi figli: “Ho sempre consigliato a lei il dialogo, l’accordo nell’interesse superiore dei bambini. Quando Stefania nel 2011 fu aggredita da Colombo, l’accompagnai al Pronto Soccorso di Legnano per le prime cure. Ma, a differenza di Colombo, decidemmo di non sporgere denuncia. Nell’agosto 2011, Stefania presentò denuncia per stalking nei confronti dell’ex. Colombo la controllava, la fotografava e la filmava ogni qualvolta entrava e usciva dall’abitazione, la maltrattava e ingiuriava in presenza dei figli e anche all’uscita della scuola dei bambini. Stefania ha dovuto sopportare tutto questo per anni e lo confidava sempre e solo al suo diario”.  Ma la rabbia e lo sconcerto di Cancelliere sono dovuti anche quel commento – rintracciabile ancora una volta sul web – che a distanza di quasi un anno dalla morte di Stefania l’ha ‘incolpata’ di essere separata: «Mia sorella – ha precisato Cancelliere – aveva un buon rapporto con il suo primo marito, tanto è vero che quel pomeriggio Stefania aveva un appuntamento con lui per ritirare la pagella del bimbo. Con Colombo mia sorella pensava di aver trovato l’uomo della sua vita, con lui ha generato due bambini meravigliosi. Col tempo, quest’uomo si è trasformato prima nel suo incubo e, poi, nel suo carnefice». Probabilmente per allontanare l’eco della sofferenza e del dolore provocati da questa storia, l’intera famiglia di Stefania si è trasferita a Parma, dove i suoi tre figli sono seguiti dagli specialisti e, in particolare, dalla mamma della vittima.


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In memoria di

Stefania Cancelliere, la 39enne di Legnano uccisa a colpi di mattarello: il fratello della vittima protesta per gli arresti domiciliari di Roberto Colombo (Il Sussidiario – Terzo Indizio, 23 dicembre 2016)
Aveva 39 anni e una vita davanti Stefania Cancelliere, la donna uccisa nel giugno di quattro anni fa dall’ex marito Roberto Colombo, a colpi di mattarello. La sua storia sarà oggi raccontata e ripercorsa nel corso della trasmissione di Rete 4, Terzo Indizio. Nell’aprile 2013 il quotidiano Il Giorno ha intervistato il fratello della vittima, Livio, il quale commentava le frasi pubblicate sui social contro la vittima, da parte di chi definiva il suo assassino “cornuto e mazziato”. “Se avesse letto qualche pagina del diario di mia sorella, probabilmente non avrebbe proferito parola”, ha commentato l’uomo. Il riferimento è proprio al diario di Stefania Cancelliere scoperto dalla madre solo dopo il suo omicidio, mentre raccoglieva tutti i suoi oggetti in una scatola. “Il diario era una sorta di confessionale e leggendolo abbiamo tutti compreso il dolore vissuto da mia sorella, i suoi patimenti, le umiliazioni a cui è stata costretta negli anni vissuti con Colombo”, ha raccontato il fratello della vittima. Come accaduto in passato per molte altre vittime di femminicidio, quanto scritto dalla donna sul suo diario rappresentava una sorta di testamento. Lo si comprende da una frase in particolare che colpì e angosciò i suoi familiari: “In caso di mia morte prematura”. Proprio lo stesso diario che per anni è stato il solo confidente di Stefania Cancelliere, nel quale annotava tutte le angherie subite dal marito.

“Roberto Colombo ha ucciso l’ex moglie con lucidità”. E’ questo ch si legge sulla sentenza della Cassazione che nel febbraio di quest’anno ha confermato la condanna di 17 anni all’oculista per la morte di Stefania Cancelliere. Un delitto efferato che viene consumato a Legnano, in diversi anni di persecuzioni di Colombo nei confronti dell’ex moglie. Secondo i giudici l’omicidio della donna sarebbe avvenuto quindi al culmine di un’agressività in crescendo da diverso tempo. E’ il 27 giugno del 2012, quando il medico uccide Stefania Cancelliere colpendola ripetutamente con un mattarello, non fermandosi né di fronte alle urla, sempre più forti, della donna, né di fronte ai testimoni che in quel momento si trovavano sul pianerottolo del palazzo. Questa sera, venerdì 23 dicembre 2016, il caso verrà approfondito nella nuova puntata di Terzo Indizio, il programma di Rete 4 condotto da Barbara De Rossi. Come riporta l’Eco di Bergamo, l’anno scorso il fratello della vittima, l’avvocato Livio Cancelliere, ha scritto al Presidente della Repubblica ed al Presidente del Consiglio perchè considerava ingiusti gli arresti domiciliari concessi a Roberto Colombo. “Cos’altro occorre perché questo assassino possa, una volta per tutte” scrive il fratello di Stefania Cancelliere, “entrare in un carcere come qualsiasi altro cittadino?”. A detta di molti, il delitto si poteva impedire, proprio a causa di tutte queelle minacce che presagivano l’arrivo di una tragedia. Le azioni della vittima infatti, sottolinea Il Giorno, facevano pensare che temesse il peggio, soprattutto in base al fatto che pochi mesi prima della propria morte aveva fatto testamento. Stefania Cancelliere aveva solo 39 anni, ma in lei era forte la sensazione che il pericolo l’attendesse proprio dietro l’angolo. “Questo mi fa fuori, mi ammazza e tu crescerai i miei figli”, aveva detto al padre durante un particolare momento di sconforto.