Nicola Mancuso, 30 anni, sposato, padre, condannato per traffico di droga. Uccide l’amante diciannovenne e ne simula il suicidio. Ergastolo
Catania, 24 Luglio 2010
Titoli & Articoli
Caso Salomone, Nicola Mancuso rinviato a giudizio per omicidio (Catania Today – 20 ottobre 2016)
L’uomo, sposato e padre di tre figli, avrebbe cercato di far passare la morte della 19enne Valentina Salomone per suicidio, inscenando una impiccagione volontaria in una villetta
Nicola Mancuso, l’uomo accusato di aver ucciso la giovanissima amante Valentina Salomone ad Adrano il 24 luglio del 2010, è stato rinviato a giudizio dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catania, Marina Rizza. L’accusa è di omicidio pluriaggravato. Il 33enne adranita, sposato e padre di tre figli, avrebbe avuto secondo l’accusa una relazione extraconiugale con la 19enne di Biancavilla. Sempre secondo l’ipotesi degli investigatori, avrebbe cercato di far passare la morte della giovane per suicidio inscenando una impiccagione volontaria in una villetta.
Al delitto potrebbe aver partecipato anche una seconda persona, ancora non identificata e rinominata dai Ris nel faciolo delle indagini “Ignoto 1”. Gli inquirenti hanno isolato il suo dna e cercano dei risconti perportare in aula l’ipotetico complice dell’omicidio. La prima udienza del processo, che si celebrerà davanti alla Corte d’Assise di Catania, è stata fissata per il 23 febbraio del 2017.
Nell’immediatezza dei fatti la morte di Valentina Salamone venne archiviata come suicidio, ma la Procura generale di Catania ha successivamente avocato a sé l’inchiesta. Ora, dopo le perizie del Ris, il giudice ha chiesto il rinvio a giudizio per l’unico imputato identificato. Nicola Mancuso è stato già condannato in secondo grado a 14 anni di reclusione per associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga, nell’ambito dell’inchiesta “Binario morto”.
Omicidio Valentina Salamone, un pentito incastra l’ex fidanzato Nicola Mancuso (Mattino Cinque -4 giugno 2019)
Era il 24 luglio 2010 quando Valentina Salamone, ragazza siciliana di 19 anni, fu trovata impiccata in una villa di Adrano, comune nel catanese. Prima l’archiviazione per suicidio, poi le accuse verso l’ex compagno, Nicola Mancuso, sospettato dell’omicidio di Valentina. Adesso quel nome torna prepotentemente a essere il maggior indiziato.
Grazie a un altro assassino, il boss ergastolano e pentito di mafia Aldo Navarria, che avrebbe rivelato di aver carpito una confessione da parte di Mancuso nell’ora d’aria del carcere di Siracusa, in un colloquio tra i due avvenuto nel 2015.
Ora i genitori di Valentina chiedono giustizia: “Se è stato lui chiedo l’ergastolo – dice Antonino, il padre della ragazza, a Mattino Cinque – chi fa queste cose rovina le famiglie per sempre. Ci hanno portato via tutto”.
Omicidio di Valentina Salamone, ergastolo per Nicola Mancuso (Catania Today – 27 giugno 2019)
Disposto anche un risarcimento di 50 mila euro a ciascuno dei genitori e di 30 mila euro ciascuno al fratello e alle tre sorelle della ragazza
La Corte d’assise di Catania ha condannato all’ergastolo il 33enne Nicola Mancuso, colpevole dell’omicidio della 19enne Valentina Salamone. La giovane fu trovata morta il 24 luglio del 2010 in una villetta di Adrano. Disposto anche un risarcimento di 50 mila euro a ciascuno dei genitori e di 30 mila euro ciascuno al fratello e alle tre sorelle della ragazza.
Per la morte di Valentina Salamone in un primo momento era stata chiesta l’archiviazione, ritenendolo un suicidio. La procura generale di Catania aveva avocato a se’ l’inchiesta dopo le perizie dei carabinieri del ris che ritennero di avere trovato tracce di sangue dell’uomo sotto le scarpe della giovane. Mancuso, che e’ sposato ed aveva avuto una relazione con la vittima, si e’ sempre proclamato innocente.
L’uomo fu arrestato il 4 marzo del 2013 e scarcerato il 28 ottobre successivo dal Tribunale del riesame. Attualmente e’ detenuto per la condanna definitiva a 14 anni di reclusione per traffico di droga nell’ambito di indagini della squadra mobile di Catania e per l’ordinanza cautelare dell’operazione ‘Adranos’.
Cassazione: giovane trovata impiccata, confermato ergastolo (Ansa – 28 gennaio 2022)
E’definitiva la condanna all’ergastolo di Nicola Mancuso, 36 anni, per l’omicidio della 19enne Valentina Salamone, trovata morta il 24 luglio del 2010 in una villetta di Adrano.
La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’imputato che, il 19 aprile del 2021, era stato condannato dalla Corte d’assise di Catania. Nel processo si erano costituiti parte civile i genitori, le tre sorelle e il fratello della vittima, assistiti dall’avvocato Dario Pastore, e le associazioni Telefono rosa e Thamaia. Il legale della famiglia e il padre della vittima hanno assistito alla lettura della sentenza e si sono abbracciati in lacrime. Il Procuratore generale aveva chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso.
Per la morte di Valentina Salamone in un primo momento era stata chiesta l’archiviazione, ritenendolo un suicidio, ma la Procura generale di Catania aveva avocato a sé l’inchiesta dopo le perizie dei carabinieri del Ris che ritennero di avere trovato tracce di sangue dell’uomo sotto le scarpe della giovane.
Mancuso, che si è sempre proclamato innocente, è sposato ed aveva avuto una relazione con la vittima. L’uomo fu arrestato il 4 marzo del 2013 e scarcerato il 28 ottobre successivo dal Tribunale del riesame. Attualmente è detenuto per scontare condanna definitiva a 14 anni di reclusione per traffico di droga, nell’ambito di indagini della squadra mobile di Catania, e per l’omicidio di Valentina Salamone. “Dopo dodici anni – ha commentato l’avvocato Dario Pastore – finalmente la parola fine a questo processo, con una sentenza che rende giustizia alla verità. Adesso bisogna identificare l’uomo a cui appartiene il secondo Dna trovato sul luogo del delitto: c’è un assassino che gira ancora libero”.
Link
In memoria di
Omicidio Valentina Salamone, il no della famiglia all’archiviazione: «L’ignoto “Maschio 1” è ancora libero» (La Sicilia – 2 marzo 2024)
La giovane fu trovata impiccata in una villetta ad Adrano ma era stata una messa in scena. Per quel delitto, avvenuto nel 2010, Nicola Mancuso sta scontando l’ergastolo. Le indagini dovrebbero continuare sul suo complice
I fari si sono spenti sull’omicidio di Valentina Salamone, trovata impiccata il 24 luglio del 2010 in una villetta di Adrano. Gli assassini avevano inscenato il suicidio della 19enne biancavillese. Il caso rischiò di essere archiviato ma poi la procura generale di Catania avocò le indagini e dopo una lunga battaglia giudiziaria si arrivò alla condanna all’ergastolo, passata in giudicato, di Nicola Mancuso. La prova scientifica incastrò il killer di Valentina. Sulla suola della scarpa sinistra (nella foto) della giovane i Ris di Messina fu rinvenuto il Dna di diversi soggetti. Un genotipo relativo a Mancuso e un secondo riferibile a un «individuo di sesso maschile» rimasto ignoto chiamato «Maschio 1».
Le indagini per risalire all’identità del complice di Mancuso però fino ad oggi non hanno portato ad una svolta. E i tempi, anche quelli della giustizia, hanno delle scadenze. E così la procura generale, il pg Antonio Nicastro, ha chiesto al gip Stefano Montoneri di archiviare le indagini. Questo è successo lo scorso luglio. La famiglia Salamone con il legale Dario Pastore ha immediatamente depositato l’opposizione. E qualche giorno fa, quindi a distanza di sei mesi, si è svolta l’udienza camerale davanti al gip che dovrà valutare se andare avanti ed ordinare nuove indagini o mettere la parola fine a questa vicenda .
All’udienza ha partecipato la sorella di Valentina, Claudia. Che è davvero stanca di sentire la parola «archiviazione». Troppe volte è stata pronunciata fuori e dentro le aule del Tribunale. «Valentina ha avuto giustizia, ma solo a metà. Quindi archiviare questo secondo capitolo – dice a La Sicilia – sarebbe non dare completa verità al caso. Ricordiamoci che c’è un secondo assassino che è ancora a piede libero. Con la nostra opposizione abbiamo evidenziato i risultati scientifici del Ris di Messina e per noi ci sono tutti gli elementi per identificare Maschio 1 e quindi proseguire con le indagini. Ma speriamo di non dover aspettare altri 13 anni per far riposare finalmente in pace Valentina e dare serenità a due genitori a cui è stata uccisa una figlia. Già la prima volta – aggiunge Claudia Salamone – abbiamo dovuto lottare per ottenere giustizia, siamo stanchi. Le istituzioni devono fare il loro lavoro e io come cittadina, e sorella di Valentina, esigo giustizia, ma che sia una giustizia celere».
«E’ di tutta evidenza – si legge nell’atto di opposizione – che i motivi sottesi alla richiesta di archiviazione risiedono esclusivamente nella circostanza che è spirato il termine di proroga delle indagini preliminari disposto dal gip». Il legale dei familiari di Valentina hanno le idee chiare su quello che va fatto. E lo mettono nero su bianco nelle richieste al gip Montoneri e le hanno ribadite in udienza camerale. L’avvocato Pastore chiede «di rigettare la richiesta di archiviazione e ordinare alla Procura generale di Catania, il compimento dell’ulteriore attività di indagine al fine di addivenire alla compiuta identificazione di “Maschio 1”». E precisamente «acquisire il profilo genetico di almeno un individuo di sesso maschile per nucleo familiare residente nel comune di Adrano nella fascia di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, alla data del 24 luglio 2010 e di tutti i soggetti ulteriormente ritenuti meritevoli di accertamento, nonché tutta l’attività di indagine conseguente all’esito degli accertamenti effettuati». Le richieste sono precise. La seconda svolta passerebbe ancora una volta dalla prova scientifica. La decisione, se continuare ad analizzare o meno, spetta al gip. (di Laura Di Stefano)




