Giustina Sambini, 65 anni, mamma. Uccisa a colpi di pistola dal marito
Case Vascelli, Medesano (Parma), 24 Luglio 2018
Titoli & Articoli
Tragedia sulle colline di Medesano: la telefonata al figlio e gli ultimi attimi di vita (Parma Today – 25 luglio 2018)
Luigi Diomede, poco prima delle 13 del 24 luglio, ha ucciso la moglie Giustina a colpi di pistola: poi ha chiamato il figlio Giuseppe. Poche parole, pochi istanti di comunicazione per annunciare la fine. La telefonata chiusa e il secondo sparo, questa volta contro sè stesso
Pochi secondi per dire al figlio che aveva appena ucciso la moglie Giustina a colpi di pistola e l’annuncio che avrebbe puntato l’arma contro sè stesso. poco prima delle ore 13 di martedì 24 luglio Luigi Diomede ha chiamato il figlio Giuseppe, che vive a Milano. L’uomo si è allarmato ed ha subito cercato di parlare con il padre, ma senza esito. Diomede, ex architetto milanese in pensione, dopo aver chiuso la telefonata ha puntato l’arma contro sè stesso ed ha fatto fuoco.
La moglie, che viveva con lui da tanti anni e lo accudiva con cura, visto che Diomede soffriva di una grave malattia che ne pregiudicava anche i movimenti, era riversa sul pavimento quando l’83enne ha premuto il grilletto contro sè stesso. La calma di quelle colline che sembrano incantate si è rotto ma nessuno dei vicini ha sentito i colpi di pistola. Subito dopo la chiusura della telefonata il figlio Giuseppe ha chiamato il 118 e le forze dell’ordine, che si sono precipitate sul posto: all’arrivo dei sanitari e dei carabinieri i corpi di Luigi e di Giustina erano già senza vita. Una tragedia, forse della disperazione, annunciata in diretta al figlio con una telefonata: nessun biglietto è stato trovato nell’abitazione. Rimangono solo quelle poche parole dette al figlio, che si trovava a più di 120 chilometri dalla villetta di Case Vascelli.
Omicidio-suicidio: la moglie è stata uccisa appena ritornata a casa (Gazzetta di Parma – 26 luglio 2018)
L’ha aspettata in casa, poco lontano dalla porta d’ingresso. E quando lei, la sua Giustina, senza alcun sospetto è entrata, con le borse della spesa in mano, pronta per mettersi ai fornelli come ogni giorno ha premuto il grilletto. E’ morta così, uccisa da un solo colpo fatale di revolver esploso a breve distanza, la moglie di Luigi Diomede, l’ex architetto ottantatrenne che poco prima delle 13 di martedì, ha poi rivolto la stessa arma verso di sè. Spegnendo la propria vita con un colpo alla testa.
Già nelle ore immediatamente successive l’omicidio-suicidio la dinamica era apparsa drammaticamente chiara: a fornire il quadro di questa tragedia sono stati i riscontri raccolti sul luogo del delitto, quella villetta sul crinale della collina di Case Vascelli, sui verdi saliscendi intorno a Sant’Andrea Bagni, nel comune di Medesano, ma anche il racconto del figlio dell’uomo, che era stato raggiunto poco prima dal padre al telefono mentre si trovava al lavoro a Milano. E quella breve telefonata è stata per l’anziano il proprio struggente commiato.
Gli investigatori dei carabinieri hanno nelle scorse ore proseguito gli accertamenti nella villetta che è stata trovata con le porte aperte: i militari e gli operatori del 118 sono arrivati alla casa rosa sulla collina accompagnati dai vigili del fuoco che avrebbero dovuto occuparsi di forzare le porte e permettere di entrare nella villetta. Ma non è stato necessario: la porta affacciata sul portico era aperta e i primi ad entrare hanno trovato i due corpi a breve distanza l’uno dall’altro. Quello della donna, la sessantacinquenne Giustina Sambini, una cittadina italiana nata in Etiopia e da moltissimi anni sposata con l’ex architetto, nella prima stanza, morta probabilmente sul colpo. Pochi metri più in la, invece, l’uomo. Con ancora il revolver al fianco.
Ovviamente le attenzioni degli investigatori si sono rivolte sul possibile movente di un omicidio-suicidio avvenuto nell’ambito di un nucleo familiare lontano da problemi particolari o apparentemente senza contrasti. I due coniugi, secondo il racconto di vicini e dei figli dell’uomo, sono stati definiti come affiatati e molto legati anche se, di recente, sembra che problemi di salute avessero tolto la serenità all’uomo.
Gli stessi abitanti della frazione, scossi dall’accaduto, hanno raccontato che l’anziano usciva molto meno dalla propria abitazione e che era stato costretto anche ad un periodo di ricovero in ospedale. Proprio le condizioni di salute, ormai malferme, avrebbe assillato il pensionato che, a detta di molti, sentiva di non avere una possibilità di ripresa, temeva di perdere la propria autonomia. Tanto da decidere di farla finita. Ma, assurdamente, portando con sè la compagna che lo accudiva e lo riempiva di attenzioni senza però, forse, capire che ormai una vena di disperazione impossibile da controllare aveva tolto al marito la speranza di un futuro.
«Riteniamo possibile che ci possa essere un malessere psicologico legato ad un problema fisico dietro questo episodio – si limitano a accennare i carabinieri della compagnia di Salsomaggiore che da subito hanno seguito il caso. – Ma per avere ulteriori conferme aspettiamo gli esami autoptici e le prossime fasi delle indagini». Frasi di prammatica per un dramma che nella sua tragicità appare senza ombre. O meglio: la grande macchia scura è quella nascosta nella mente di un uomo che tutti continuano a dipingere come gentile e innamorato della vita. E che invece ha consapevolmente cercato la morte per sè e per la compagna. Lei credeva di tornare a casa come sempre. Invece, dietro la porta, si è spalancato il buio. (di Luca Pelagatti)

