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Enrico Vianelli, 75 anni, elettricista in pensione, padre. Accoltella la moglie e si lancia dal terzo piano

Torino, 1 Novembre 2009


Titoli & Articoli

Accoltella la moglie e si getta dal terzo piano (la Stampa – 2 novembre 2009)*
La figlia: “Era depresso, i medici non l’hanno ricoverato”
Il signor Angelo Cuda si è svegliato di soprassalto alle sei di mattina: «Il litigio al piano di sopra era molto violento. Ho chiamato il 118 e sono andato a vedere». Via Cadorna 36, Santa Rita. Una palazzina curata con i pavimenti di graniglia. Fuori era ancora buio. Il signor Cuda è uscito in pigiama, è salito fino al terzo piano, ha suonato il campanello della famiglia Vianelli, marito e moglie in pensione. Attraverso la porta si è sentito rassicurare: «Tutto a posto, Margherita è caduta, ha sbattuto la testa, è un po’ che non sta bene». Codice verde, stando alle prime descrizioni della scena. Nulla di troppo grave. Ma quando sono arrivati gli infermieri della Croce Rossa, sull’autoambulanza numero 39, hanno trovato una situazione completamente diversa.
La signora Margherita Netti, 68 anni, era accasciata sulle piastrelle dell’ingresso, con la faccia rivolta verso la camera da letto. Aveva una ferita da arma da taglio all’altezza dello sterno, cadendo aveva sbattuto violentemente la testa. Gravissima. Il signor Enrico Vianelli, 75 anni, si disperava in preda a un’angoscia assoluta. Gli hanno detto di stare seduto. Si è messo a parlare con un vicino di casa, cercava di tranquillizzarlo. Ma quando ha visto i medici tentare la rianimazione senza successo, quando si è reso conto che le condizioni di sua moglie erano disperate, ha aperto la portafinestra che si affaccia sul piccolo cortile interno e si è buttato giù. In ciabatte. È omicidio e suicidio in due tempi. Ennesima tragedia della depressione.
È arrivata un’altra autoambulanza, la 005, chiamata dai colleghi. Poi i carabinieri della Compagnia Mirafiori, agli ordini del capitano Massimiliano Pricchiazzi. In via Cadorna non c’era più molto da fare. La signora Netti è stata dichiarata morta alle sette di mattina. Il signor Vianelli, quattro ore dopo, al pronto soccorso del Cto. Giù in strada restava la disperazione della figlia Simona, avvisata sempre dal signor Cuda: «Papà stava molta male – raccontava in lacrime – aveva delle crisi sempre più forti, non riusciva a controllarsi. Aveva paura di se stesso, voleva essere curato. Ma i medici l’hanno rimandato a casa».
I carabinieri hanno ricostruito con precisione la dinamica dell’omicidio, lo sfondo di sofferenza e malattia mentale. In casa della famiglia Vianelli hanno sequestrato quattro coltelli, due su un tagliere, altri due vicino al lavabo della cucina. Le analisi scientifiche chiariranno qual è stata l’arma del delitto. Un solo fendente profondo.
Da un anno il signor Vianelli era clinicamente depresso. Prendeva psicofarmaci, parlava della malattia, si sfogava con i vicini: «Sono distrutto, voglio morire». Le sue condizioni stavano peggiorando, invece che migliorare. Pensieri neri, sempre più ossessivi. Manifestava con insistenza propositi di suicidio. Ma non aveva mai manifestato aggressività verso gli altri. «Da dieci giorni però era cambiato – hanno raccontato i parenti – aveva paura di perdere il controllo. Diceva: “Prima o poi faccio male a qualcuno”». L’ultima visita da un neurologo dell’ospedale Poveri Vecchi, una settimana fa. Dopo un crisi che lo aveva prostrato profondamente. Ma era tornato a casa. Alle stesse angosce.
È stata una settimana molto tormentata. Una discesa all’inferno. Litigi sempre più frequenti, sentiti dai vicini di casa. Ora nessuno può raccontare quale motivo abbia fatto scattare l’ultimo raptus. Ma in molti possono testimoniare la storia di un omicidio annunciato. «Capitava sempre più spesso di sentirli urlare – dicono in via Cadorna – lei si difendeva. Lui era molto preoccupato, diceva di essere esaurito».
Enrico Vianelli aveva fatto l’elettricista alla Fiat. Margherita Netti aveva lavorato in una pasticceria. Una coppia affiatata. Una lunga vita serena insieme, prima della malattia.


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