Enrico Croci, 46 anni, operaio alla Barilla. Uccide la ex a colpi di pistola e la seppellisce in una buca. Condannato a 16 anni e 8 mesi.
Mariano di Pellegrino Parmense (Parma), 3 Aprile 2011
Titoli & Articoli
Gouesh, la Camera penale critica gli inquirenti: “Imbarbarimento mediatico giudiziario” (La Gazzetta di Parma – 9 aprile 2011)
Il direttivo della Camera penale di Parma contesta, in un documento, «il sempre più crescente grado di imbarbarimento del circuito mediatico giudiziario» riferendosi ai metodi degli inquirenti nell’affrontare l’omicidio di Gouesh Woldmichael Gebrehiwot, la giovane etiope il cui corpo è stato ritrovato sabato a Pellegrino. L’associazione dei penalisti si unisce alle critiche già manifestate ieri dal legale del presunto omicida, Enrico Croci. «Sul posto del ritrovamento del cadavere – ha detto il legale – c’erano giornalisti e cameramen ma non c’era chi difendeva il presunto omicida».
«Avvilente – si legge nel documento della Camera Penale – è il dover constatare come lo stesso collaudato sistema non perde occasione per dimostrare la propria incapacità a riconoscere il senso del limite e della misura, tanto da spingersi ogni volta oltre la necessaria linea di confine che separa il corretto esercizio del diritto-dovere d’informazione dallo sciacallaggio mediatico, negazione di ogni forma di rispetto della dignità umana di tutti coloro che, a vario titolo, sono protagonisti di una vicenda giudiziaria».
Il Direttivo stigmatizza la messa in onda di riprese televisive «girate direttamente sul luogo in cui una parte del reato si è consumato e soprattutto alla visione di immagini che riprendono il presunto colpevole del delitto della povera ragazza etiope, pedissequamente e lungamente seguito dalle telecamere, intanto che accompagna gli inquirenti sui luoghi del delitto, che indica agli stessi i luoghi oggetto di ispezione nei quali sono stati poi rinvenuti il corpo della vittima e l’arma del delitto. Tutto ciò e per quel che è dato conoscere senza che allo stesso soggetto, di fatto e concretamente già in stato di fermo, fosse assicurata nessuna forma di garanzia difensiva».
Un proiettile ritrovato e uno finito chissà dove, una pistola dalla matricola abrasa, senza un proprietario, un uomo che ha parlato (e molto) e ora è circondato dal silenzio oltre che dalle sbarre di via Burla. Ci sono ancora zone d’ombra nel delitto di Mariano, domande alle quali mancano risposte definitive. In alcuni casi è questione di tempi tecnici. Come nel caso della Beretta 7,65 ritenuta l’arma dalla quale sono partiti i due colpi che hanno freddato Gouesh: uno alla testa e uno al tronco. (…)
Dalla Polizia Scientifica si attendono risposte anche ad altre domande relative alla pistola. La prima, la più semplice, riguarda la semiautomatica che lo stesso Croci ha fatto trovare agli inquirenti sabato mattina, all’interno della cappa del camino del rustico di Mariano. E’ proprio questa l’arma del delitto? I dubbi sono pochi, ma si attendono i riscontri. Più difficile, invece, ricostruire il percorso della 7,65. (…).
L’ULTIMA SERA DI GOUESH: LA’LLEGRIA PRIMA DELL’ORRORE. Si è ricostruita, almeno a livello sommario, la serata di domenica, l’ultima della vita di Gouesh. La ragazza e il 46enne di Varano Melegari sono stati visti insieme in un locale della zona. Una cena annaffiata da un discreto numero di bicchieri, tanto che si potrebbe immaginare che i due avessero raggiunto e forse superato la soglia dell’«allegria». Poi, tutto è andato in altro modo. E dall’allegria, più o meno finta, più o meno legata all’alcol, si è passati all’orrore.
Omicidio Gouesh, chiesti 24 anni. Il movente da cercare nei soldi (la Repubblica – 20 marzo 2012)
E’ attesa per il 22 maggio prossimo la sentenza nei confronti di Enrico Croci, il 46enne che nell’aprile 2011 assassinò con due colpi di pistola la giovane etiope. L’uomo ha confessato tutto ma non ha detto nulla sulla provenienza della pistola, clandestina, usata per il delitto. Per l’avvocato furono le richieste di denaro a fargli perdere la testa.
Potrebbe restare in prigione fino a 70 anni Enrico Croci, l’assassino reo confesso di Gouesh Woldmichael Gebrehiwot. La pm Lucia Russo ha chiesto 24 anni di carcere per lui, 46enne, che nell’aprile 2011 uccise con due colpi di pistola la 24anne etiope conosciuta dagli amici come ‘Elsa’. Oltre che di omicidio volontario è accusato di occultamento di cadavere e di porto abusivo d’arma da fuoco. L’udienza, svoltasi con rito abbreviato, si è tenuta in mattinata. La sentenza è attesa per il 22 maggio prossimo. La sorella della vittima, costituitasi parte civile, ha chiesto 400mila euro di risarcimento. Soldi, tanti. Sarebbe del resto da cercare nel denaro la ragione della furia omicida, improvvisa e non premeditata.
Secondo l’avvocato dell’uomo, Croci – che aveva una relazione con Gouesh – si sarebbe a lungo “svenato” per assecondare continue richieste di aiuti economici da parte della ragazza. Quando lei nell’aprile 2011 arriverà a chiedergli di vendere la casa di famiglia – nella quale vivono mamma e fratello malato di lui – Croci perderà la testa e troverà nell’omicidio l’unica soluzione. L’avvocato, Mario l’Insalata, parla di “linea rossa” che una volta superata avrebbe innescato la reazione assassina del suo assistito. Croci ha ammesso tutto, raccontato tutto tranne dove si sia procurato la pistola del delitto: una calibro 7.65 del 1945 clandestina, col numero di matricola abraso. La pm Lucia Russo ne ha tenuto conto nella richiesta di pena.
La sera del 3 aprile 2011 Enrico Croci uccide Gouesh dopo aver cenato con lei in un ristorante di Fornovo. Nel dopocena i due si spostano a Mariano di Pellegrino Parmense, in campagna, dove Croci possiede una cascina. Ancora in auto, Gouesh – secondo la ricostruzione fatta in aula – sollecita Croci a vendere la casa di famiglia di Varano dei Melegari. Lui a quel punto scende dalla macchia, sale in casa e afferra una pistola misteriosa, poi torna indietro ed esplode due colpi a bruciapelo. A quel punto nasconde il corpo della giovane, scavando una buca nei dintorni. Tempo alcuni giorni e l’uomo, crollato psicologicamente, confesserà tutto agli inquirenti conducendo gli agenti della squadra mobile sul luogo della sepoltura. (m.s.)
Omicidio Gouesh, Enrico Croci condannato a 16 anni e 8 mesi (Parma Today – 22 maggio 2012)
Il 46enne di Varano de’ Melegari, nell’aprile 2011, uccise a colpi di pistola la 24enne etiope e poi la seppellì in una buca a Mariano Pellegrino. Il pm aveva chiesto 24 anni di carcere per il reo confesso
Enrico Croci, 46 anni di Varano de’ Melegari, è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione per l’omicidio di Gouesh Woldmichael Gebrehiwot, la giovane ragazza etiope uccisa a colpi di pistola nell’aprile 2011. L’uomo aveva confessato di aver ammazzato la 24enne e poi di averla sepolta in una buca a mariano Pellegrino. La pm aveva chiesto 24 anni di reclusione. Oggi è arrivata la sentenza.
Fu uccisa il 3 aprile 2011 Gouesh Woldmichael Gebrehiwot, una ragazza di origine eriope di 24 anni. Enrico Croci, 46 anni, è accusato del suo omicidio, è reo confesso ed ora in carcere. La Pm Lucia Russo ha chiesto per lui 24 anni di reclusione. La sentenza ci sarà il 22 maggio. L’uomo, originario di Varano, ha ammesso di avere ammazzato la ragazza dopo una serata trascorsa insieme con una pistola con il numero di matricola abraso. Omicidio volontario, occultamento di cadavere e porto abusivo d’arma sono le accuse che porterebbero, in caso di condanna, Croci a scontare gli anni di carcere chiesto questa mattina.

