Ilaria, 17 anni, e Deni, 14 anni. Uccisi dal padre per odio verso la madre
Busto Arstizio (Varese), 8 Aprile 2004
Titoli & Articoli
Maledetto, hai ucciso i miei due angeli (La Repubblica – 10 aprile 2004)
«Maledetto, maledetto bastardo! Alla fine l’ hai fatto, me li hai uccisi i miei angeli. E io che non volevo credere alle tue minacce, che non ti credevo capace di arrivare a tanto…».
Devono sorreggerla i parenti, Rita Tomaselli, la mamma dei due ragazzi uccisi ieri dal padre a coltellate, quando alle nove e cinque del mattino, sotto una pioggia fredda, insistente, va a salutare sconvolta, spezzata dal dolore, i suoi figli per l’ ultima volta. Ilaria e Danny dormono vicini, coi loro pochi anni, su due lettini di ferro, in una stanzetta dell’ obitorio, dietro l’ ospedale, i lineamenti che sembrano distesi, sul corpo e sul collo i segni terribili della lama del coltellaccio da cucina.
è arrivata da Francoforte, Rita, insieme a sua madre, la «suocera cattiva» che Roberto Guaia, il marito assassino, ritiene «la vera responsabile» della fine del suo matrimonio, come ha ripetuto al gip Luisa Bovitutti che ieri l’ ha interrogato in carcere per due ore per la convalida del fermo. «Ha pianto continuamente – racconta Sergio Bernocchi, il suo legale – e ha avuto parole di grande amore per i suoi ragazzi». «Gioie mie, presto vi verrò a trovare» ripeteva. Per lui, il pm ha chiesto una perizia psichiatrica.
Rita che piange, si dispera, si strappa i capelli, si sente male, e crolla più volte davanti a quei corpi straziati, tanto che devono darle dei sedativi per calmarla, ha solo parole di odio per quell’ uomo che aveva piantato, due anni fa, perché le aveva reso la vita impossibile, perché buttava via tutti i guadagni al videopoker, perché era diventato violento e «alzava le mani» sui figli e su di lei. «Bastardo, bastardo – gli ripete, come se lui fosse lì – non ti perdonerò mai». Devono portarla via, quasi di peso, fino a casa di amici, un’ auto della polizia ferma davanti. Temono una faida, gli inquirenti, tra due clan familiari che non si sono mai amati.
Da Gela, in Sicilia, dove Rita e Roberto avevano vissuto fin a sei anni fa, sono arrivati molti parenti, sia di lei che di lui, torvi, arrabbiati contro tutti, soprattutto con «chi non ha fatto nulla per scongiurare questa tragedia». I parenti di lei giurano vendetta. Il figlio più grande, Manuel, scampato alla strage, grida: «Adesso lo ammazzo io quel bastardo, trent’ anni di galera non gli bastano, deve morire».
I parenti di lui accusano invece la moglie e la suocera di averlo abbandonato e condotto alla disperazione, e dicono che nessuno gli ha dato una mano, che tutti lo hanno lasciato solo, anche dopo che era salito sul tetto e aveva minacciato di darsi fuoco. Per questo, per evitare tensioni, è stato annullato il corteo funebre che questo pomeriggio avrebbe accompagnato le bare al funerale nella basilica di San Giovanni, la stessa dove il padre assassino si è fatto catturare. Il sindaco ha proclamato due ore di lutto cittadino.
Buttata su un divano, gli occhi gonfi, la mamma di Ilaria e Danny ha raccontato ai parenti che «quel bastardo» di Roberto l’ aveva già minacciata di uccidere i figli se lei non fosse tornata a vivere con lui e se non gli avesse permesso di incontrare i ragazzi che non vedeva da due anni. Lui l’ aveva anche denunciata per sottrazione di minori e abbandono del tetto coniugale. Le ultime minacce, alla fine di febbraio, quando Roberto è andato in Germania a tentare di convincerla a tornare con lui. «Gli ho detto di no – ha raccontato Rita – ma lui insisteva, si arrabbiava. Per calmarlo gli ho detto che gli avrei lasciato i ragazzi per le feste di Pasqua. Forse ho sbagliato, ma non avrei mai immaginato che avrebbe fatto una cosa simile…». (di Roberto Bianchin)
