Domenico Belmonte, 65 anni, direttore sanitario del carcere di Poggio Reale, padre. Accusato di avere ucciso e occultato i corpi di moglie e figlia, muore durante il processo
Castelvolturno (Caserta), 18 Luglio 2004
Titoli & Articoli
Indagato il marito e padre delle donne di Castel Volturno (la Repubblica – 13 novembre 2012)
I resti di Elisabetta Grande e Maria Belmonte sono stati trovati dopo otto anni in una villetta di proprietà della famiglia. A darne notizia la trasmissione “Chi l’ha visto?”. Al vaglio degli inquirenti la posizione del genero. I due uomini, Domenico Belmonte e Salvatore Di Maiolo, erano sotto osservazione da tre mesi
Segni particolari: impassibili. Due uomini, Domenico Belmonte e Salvatore Di Maiolo, da quasi otto ore vengono ormai trattenuti dalla polizia che sta indagando sul giallo dei cadaveri di due donne, Elisabetta Grande e Maria Belmonte, sepolti da anni in una villetta e scoperti solo stamane a Castel Volturno. Il primo, 71 anni, risulta già indagato per sequestro di persona, omicidio, occultamento di cadavere. La posizione dell’altro, 40 anni, è al vaglio degli inquirenti.
Su Domenico e Salvatore, entrambi incensurati – il primo già direttore sanitario del carcere di Poggioreale, l’altro è il suo ex genero – si erano concentrate le attenzioni degli investigatori già da mesi. Erano sotto osservazione già dallo scorso agosto, cioè quando diventa ufficiale la denuncia di scomparsa presentata dal fratello di Elisabetta, Lorenzo Grande. Eppure delle donne non si sapeva più nulla già dal 2004. Cosa sapevano, quei due, della improvvisa scomparsa delle loro mogli?
Alle 11 di stamane ecco la tragica svolta. Arriva quando un agente di polizia, tra i tanti dello Sco, della Questura di Caserta, del Servizio Centrale Operativo e della polizia scientifica di Roma che stanno ispezionando la villa di Belmonte, butta giù una piccola parete di cemento di un’intercapedine alla base della costruzione e accende la torcia in un vano ripostiglio. “Sono loro, ci siamo”, dice. Mentre illumina un mucchio di ossa.
I resti delle loro mogli dunque giacevano in quel seminterrato mentre loro, i due mariti, uno suocero dell’altro, ma ormai distanti, ciascuno con la propria vita, sembravano aver accettato come naturale la strana scomparsa delle donne, Elisabetta e Maria, madre e figlia.
Ora devono rispondere alla raffica di domande e dubbi dei magistrati della Procura di Santa Maria Capua Vetere, dei funzionari del Sco di Roma e della Questura di Caserta. Perché i due non avevano mai lottato per sapere la verità, ed eventualmente scoprire chi aveva eliminato le due donne? Come mai avevano ripreso la loro vita come se nulla fosse accaduto?
Un serrato interrogatorio quello che va avanti, ormai dalla mattinata, dinanzi al procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere, Luigi Gay; e dinanzi ai vicequestori Angelo Morabito della Mobile di Caserta e al dirigente Vincenzo Nicolì, al vertice della divisione che al Viminale si occupa dei “cold case” , la cosiddetta Unità delitti insoluti. Quale ruolo hanno avuto, dunque, i due mariti nella soppressione di Elisabetta e Maria? È il giallo nel giallo, dopo la clamorosa scoperta, in una villa di Castel Volturno, a poche decine di metri dal mare, dei cadaveri delle donne di cui si erano perse le tracce nell’estate del 2004.
Solo una settimana fa, a riaccendere i riflettori sulla vicenda era stata la denuncia di un fratello di Elisabetta alla trasmissione “Chi l’ha visto”. Che aveva consegnato nuovi importanti elementi allo sviluppo del caso: perché, se le due parenti erano scomparse volontariamente, la pensione di Elisabetta si accumulava sul conto corrente, in un’agenzia del Banco di Napoli, di Castel Volturno e nessuno vi attingeva mai? Perché la loro Citroen verde era rimasta da anni piantata nel cortile della villetta?
Domenico, il più anziano, era sposato con Elisabetta, ed era stato a lungo direttore sanitario del penitenziario (prima di finire in un caso giudiziario che l’aveva spinto ad andarsene), oggi era in pensione, viveva da solo nella villa. Salvatore era il suo ex autista, e diventò presto lo sposo della figlia Maria, da cui si era successivamente separato. Le loro condotte non sono chiare.
Così le indagini si stringono sempre di più. Ma devono andare a ritroso nel tempo, e soprattutto devono recuperare un incredibile ritardo distribuito tra varie città e due regioni, Campania e Calabria. Se infatti a Castel Volturno il marito della donna anziana non aveva mai denunciato la scomparsa di moglie e figlia, attribuendo il buco nero che le aveva inghiottite a un “loro atto volontario”, in Calabria è il fratello dell’anziana donna, Lorenzo Grande, a preoccuparsi e a lanciare un allarme ufficiale.
La scomparsa, stando alle pochissime parole trapelate negli anni da parte del marito, doveva risalire al luglio del 2004. A inizio dello stesso anno, la giovane Maria scrive allo zio Lorenzo, e gli chiede un aiuto nella vendita di un immobile perché servono soldi per curare sua madre. Da allora, il vuoto. Un silenzio cupo, senza motivi. Un allontanamento a cui quel fratello di Elisabetta non vuole, non può credere.
Dal 2004 ad oggi, chi avrebbe dovuto bussare alla porta di quella casa? Chi avrebbe dovuto ispezionare la villa, interrogare il marito anziano e anche quello più giovane? Il destino di due donne uccise e sepolte in un scantinato, nell’indifferenza generale, nel più totale oblio, sembra indissolubilmente legato al segreto di quei due uomini. (di Conchita Sannino)
Castel Volturno, per otto anni ha nascosto in casa i corpi di moglie e figlia: arrestato (Today – 14 novembre 2012)
Elisabetta e Maria, madre e figlia, erano scomparse il 18 luglio 2004. Otto anni dopo, i loro corpi sono stati ritrovati nella loro casa, nascosti in un’intercapedine. Arrestato il marito e padre. Indagato l’ex genero
Elisabetta Grande e Maria Belmonte, madre e figlia scomparse dal 18 luglio 2004 e ritrovate morte ieri nella loro villetta di Castel Volturno(Caserta) sono state uccise dalla famiglia. Un’immagine agghiacciante che prende sempre più piede nelle ultime ore: è infatti stato fermato Domenico Belmonte, il medico di 72 anni marito e padre delle due donne che oggi avrebbe 74 e 43 anni. L’accusa: sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere. Il provvedimento è stato emesso martedì notte, intorno alle 3, dal pm che conduce l’inchiesta. Ora Belmonte si trova nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
Ma Belmonte non è il solo sospettato per la morte delle due donne. Nel registro degli indagati è infatti stato inserito anche l’ex marito di Maria, Salvatore Di Maiolo, genero di Domenico Belmonte. In queste ore in questura è un via vai di persone: vicini, amici, parenti. Tutti interrogati in qualità di tesimoni.
IL FATTO. Per otto lunghi anni Domenico Belmonte non ha denunciato la scomparsa della moglie e della figlia continuando a ribadire che si trattava di un allontanamento volontario. Ma ieri, nella sua villetta di Baia Verde, un villaggio di case per le vacanze che sorge lungo il litorale domizio, i poliziotti hanno trovato due cadaveri. I corpi, senza alcun segno di violenza, sono stati trovati, adagiati l’uno accanto all’altro, in una intercapedine realizzata sotto il pavimento per scongiurare problemi di umidità. Accanto agli scheletri alcuni documenti ritenuti dagli investigatori di estremo interesse.
LA STORIA DELLA FAMIGLIA.Una ventina di anni fa Domenico, già direttore sanitario del sovraffollato penitenziario napoletano, sentendosi forse minacciato, decise di trasferire la famiglia nella loro casa di vacanza di Baia Verde. La moglie – un’insegnante in pensione originaria di Catanzaro – e la figlia con un matrimonio fallito alle spalle, hanno tentato di avviare anche un’attività commerciale che però non è andata bene mentre Domenico Belmonte, di tanto in tanto, faceva ritorno nella casa che la famiglia aveva nel centro storico di Napoli.
Dal 2004 delle due donne si sono perse le tracce. Domenico, con le poche persone con le quali ha avuto contatti in questi anni, tra cui l’ex genero, ha sempre detto che si trattava di un allontanamento volontario. E nel giardino ha lasciato per tutti questi anni anche la macchina della moglie. Lui, descritto come un professionista scrupoloso ma ora visibilmente trascurato, non si è allontanato mai più da Baia Verde, da quella villetta diventata un cimitero. Vestito malissimo usciva solo per curare il giardino. E trascorreva tanto tempo a leggere: oggi sul tavolo aveva un libro dal titolo ‘Liberaci dal male oscuro’, aperto al capitolo sulla depressione. Nessun contatto con i vicini.
A far scattare l’allarme è stata la denuncia del fratello di Elisabetta, un medico di Catanzaro, che si è rivolto alla polizia. E delle due donne si è interessata anche la trasmissione “Chi l’ha visto?”. Quando nella villetta sono arrivati i poliziotti: Domenico Belmonte stava curando il giardino. Gli agenti hanno iniziato a passare al setaccio gli spazi esterni. Ma la scoperta è stata fatta solo grazie al georadar del gabinetto regionale della polizia scientifica, che nell’intercapedine ha fatto la macabra scoperta. (con la collaborazione di Napoli Today)
«Uccise e sepolte in casa. Un patto tra uomini» (Corriere della Sera – 15 novembre 2012)
La prima denuncia nel 2009, dopo cinque anni di silenzio. Il giallo di madre e figlia scomparse. L’ipotesi dei pm: arrestato il padre-marito, genero indagato
Quando Elisabetta Grande e sua figlia Maria Belmonte sono morte ancora nessuno usava quell’orribile neologismo che unisce la parola femmina con la parola omicidio. Le donne venivano uccise ugualmente, ma statistiche e dibattiti sociologici erano meno puntuali di oggi. E comunque difficilmente la storia di Elisabetta e Maria, scomparse nel 2004, sarebbe potuta rientrare in una qualche catalogazione.
I loro resti sono stati trovati dalla polizia l’altro giorno in una intercapedine nel garage della villetta di Castelvolturno (sul litorale domizio, in provincia di Caserta) dove era rimasto a vivere da solo Domenico Belmonte, marito e padre delle due donne, medico oggi settantatreenne che fu direttore del centro clinico del carcere napoletano di Poggioreale. Ieri notte Belmonte, dopo un interrogatorio durato molte ore in cui non ha saputo o voluto fornire nessuna spiegazione convincente, è stato arrestato con l’accusa di sequestro di persona, duplice omicidio e occultamento di cadavere. Resta indagato ma libero, invece, Salvatore Di Maiolo, marito separato di Maria Belmonte.
Per il pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere Silvio Marco Guarriello e per la polizia i due uomini avrebbero ucciso le due donne e avrebbero fatto sparire i corpi seppellendoli in casa, e poi avrebbero continuato più o meno regolarmente la loro vita, frequentandosi quasi quotidianamente e condividendo l’inconfessabile segreto uniti da una inedita alleanza. Perché solitamente dove c’è un marito o ex marito omicida, c’è un padre della vittima che chiede giustizia, e dove c’è una donna scomparsa – in questo caso addirittura due – c’è un marito che si batte per ritrovarla, anche se i recenti casi di Roberta Ragusa e di Lucia Manca sfuggono a queste dinamiche. Nella storia di Elisabetta e Maria, invece, nessuno ha fiatato per anni. Non Belmonte, che non ha mai denunciato la sparizione di moglie e figlia e ora dice di non averlo fatto «perché si sono allontanate volontariamente e perché ritengo che ciò sia una cosa vergognosa per un uomo»; non Di Maiolo, che dice: «Dopo la separazione (nel 2001, ndr ) non ho mai avuto la curiosità di incontrare o di parlare con la mia ex suocera o con la mia ex moglie». E non hanno fiatato nemmeno i vicini, pure se da un giorno all’altro non hanno più visto quelle due donne che stavano aprendo in paese un negozio di detersivi e ne avevano parlato in giro per raccogliere un po’ di clienti.
È una storia che si è consumata in un silenzio inspiegabile almeno dal 2004 – presumibilmente l’anno della scomparsa, perché dal mese di luglio non ci sono più stati prelievi dal conto corrente cointestato a mamma e figlia, sul quale è stata regolarmente accreditata la pensione della più anziana e che ora ha un saldo attivo di 140 mila euro – fino all’ottobre del 2009, quando Lorenzo Grande, fratello di Elisabetta, ne denuncia la scomparsa ai carabinieri.
Tre anni di accertamenti che non hanno portato a niente, fino alla perquisizione di martedì, dopo che della vicenda si era occupata la trasmissione Chi l’ha visto? . E ora, a fatica, la ricomposizione da parte degli investigatori di un mosaico con le tessere consumate dal quale compare la vita dolente di due donne che in tempi diversi hanno tentato entrambe il suicidio (con relativo ricovero in ospedale accertato dagli investigatori), anche se Belmonte dice «lo escludo», e liquida con un «lei si sbaglia» il pm che chiaramente non gli crede.
Non c’è alcun apparente dolore in questi due uomini, e nessuna emozione di fronte ai corpi scheletriti di quelle che furono le loro donne. Si appassionano solo a parlare l’uno dell’altro. «Sono legato a Salvatore perché è bravo figlio, forse un po’ taciturno, ma è una brava persona», dice il medico dell’ex genero, al quale trovò un lavoro da infermiere a Poggioreale, come del resto alla figlia, anche se lei poi decise di lasciarlo. E Di Maiolo: «Devo essere grato al dottor Belmonte». Perciò gli faceva da autista quando l’altro era ancora in servizio, e poi lo aiutò a sgomberare dai detersivi il negozio mai aperto di Elisabetta e Maria, e ogni giorno gli portava a casa i giornali perché l’ex suocero non usciva più, ma giura di non essere mai andato oltre il giardino e quindi di non aver mai visto lo stato di abbandono al quale Belmonte si era ridotto. Figurarsi se da chi parla così può venire una indicazione sul movente dell’omicidio. Sempre che di omicidio si tratti. E non invece di doppio suicidio gestito poi con follia dal medico e, «per gratitudine», magari anche da suo genero. (di
La villa degli orrori di Baia Verde (Le cronache di Ferdinando Terlizzi – 29 dicembre 2012)
Il tribunale del Riesame ha reso noto oggi le motivazioni della scarcerazione di Domenico Belmonte. Al riguardo cìè “assoluta incertezza” sulle cause del decesso di Elisabetta Grande e Maria Belmonte
E’ stato eseguito questa mattina un accertamento tecnico non ripetibile nella villetta di Castel Volturno dove vennero trovati i corpi, il 13 novembre scorso, di Elisabetta Grande e Maria Belmonte, madre e figlia, scomparse nel maggio del 2004. Il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere, Silvio Marco Guarriello, ha inviato sul luogo il suo consulente, l’antropologo forense Francesco Introna, pugliese di origine, insieme ai consulenti della difesa e del fratello della Grande, Tiziana Minnini e Maurizio Saliva.
Principale sospettato della morte delle due donne e’ Domenico Belmonte, padre e marito delle vittime, accusato dalla magistratura di aver ucciso e occultato i corpi per otto lunghi anni. L’uomo, ex dirigente del settore sanitario del carcere di Poggioreale, e’ stato scarcerato venti giorni fa per mancanza di esigenze cautelari. Il sopralluogo di oggi, a cui ha preso parte anche il fratello e zio delle vittime, Lorenzo Grande, e l’avvocato difensore di Domenico Belmonte, Giancarlo De Stavola, e’ durato oltre sei ore.
Al riguardo c’e’ ”assoluta incertezza” sulle cause della morte di Elisabetta Grande e Maria Belmonte, madre e figlia scomparse nel 2004. Di conseguenza, l’ipotesi che siano state uccise e’ solo ”una delle plurime spiegazioni” dell’accaduto, ”tutte al momento egualmente plausibili”. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha reso note oggi, venerdì, le motivazioni dell’ordinanza con cui il 7 dicembre scorso il dottor Domenico Belmonte, accusato di duplice omicidio e occultamento di cadavere, e’ stato scarcerato. Per i componenti dell’VIII sezione, collegio A (presidente Marcello Rescigno, giudici Daniela Cortucci e Carmela Iorio) nei confronti dell’indagato non sussistono i gravi indizi di colpevolezza. Il Tribunale ha accolto dunque in pieno le tesi dei difensori di Belmonte, avvocati Carlo De Stavola e Rocco Trombetti. (Fonte: Casertacenet)
Villa degli orrori, il dottor Belmonte si oppone alla restituzione dei corpi di moglie e figlia (Leggo – 6 dicembre 2015)
È stata presentata istanza di opposizione alla richiesta di restituzione dei resti di Maria Belmonte e della madre Elisabetta Grande presentata dai legali difensori di Lorenzo Grande, fratello di Elisabetta e zio di Maria. L’unico indagato per la soppressione dei corpi di figlia e moglie, Domenico Belmonte, medico ed ex dirigente del reparto sanitario del carcere di Poggioreale a Napoli, si è opposto alla richiesta di Grande giustificando il gesto perchè sarebbe lui l’unico parente più vicino alle donne a chiedere le salme per celebrare i funerali. Il pm che indaga sul caso è il pm Gerardina Cozzolino della procura di Santa Maria Capua Vetere.
Dopo tre anni di indagini e la scarcerazione di Belmonte nel gennaio del 2012, i corpi sono ancora sotto sequestro. I cadaveri di madre e figlia vennero trovati nel novembre del 2012 in una intercapedine della villa di Castelvolturno dove viveva Belmonte. Le due donne erano sparite otto anni prima.
«Non ho ucciso io mia moglie e mia figlia, c’era un altro uomo in quella casa» (il Mattino – 5 luglio 2016)
Invecchiato, con qualche colpo di tosse che cela una bronchite mal curata, Domenico Belmonte, il medico, dirigente del carcere di Poggioreale, accusato di aver ucciso la moglie Elisabetta Grande e la figlia Maria Belmonte nel 2004 e di aver custodito i corpi sotto la sua villa per otto anni, è deciso a raccontare la sua versione dei fatti. A dicembre è stata fissata l’udienza preliminare: il giudice del tribunale di Santa Maria Capua Vetere deciderà per il rinvio a giudizio. Lui si è sempre definito innocente.
Intervistato nella sua nuova abitazione, spiega che probabilmente c’è un uomo che frequentava la casa della moglie e della figlia che non è stato mai interrogato o indagato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Cita il trentatreesimo canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri e il conte Ugolino della Gherardesca, quando si parla della scomparsa della sua famiglia, ma è a tratti lucido, Belmonte. Preciso. Dopo i silenzi, il medico è deciso a non far passare l’idea che lui fosse un burbero padre-padrone, in casa. Sotto la sua villa, nel 2012, la polizia trovò le ossa delle due poverine. Dopo il funerale in Calabria voluto dal fratello di Elisabetta, Lorenzo Grande, l’indagine è stata chiusa.
«Io ho un unico rimorso – spiega Belmonte, l’indagato principale – mi sono dedicato sempre a lavoro trascurando completamente la famiglia, sono andato via di casa a più riprese. Purtroppo, nel 2004, non feci subito la denuncia di smarrimento perché, prima di tutto, ero sicuro che loro fossero andate nella casa di Napoli, ma anche perché per me, per la mia onorabilità, mi sembrava indegno che i carabinieri si mettessero sulle tracce dei miei familiari. Non volevo che mia moglie e mia figlia venissero ricercate dalla polizia come se fossero dei malfattori».
Ma come sono morte? «Loro abitavano in un’altra casa – spiega ancora Belmonte – dove è avvenuta qualche rapina, sono state private di tutti gli oggetti che avevano con loro, infatti non è stato più trovato l’oro. Poi, i cadaveri sono stati sotterrati e sono rimasti sotto terra per circa due anni e mezzo. Solo dopo sono stati portati sotto la mia villa, ma non so da chi. I vicini non hanno mai sentito odori per tutto questo tempo, come ve lo spiegate questo?».
I corpi, in verità, potrebbero essere anche stati bruciati e poi ripuliti, stando alla versione di Belmonte. Piange Belmonte, quando gli viene rivolta la domanda sulla figlia ancora in vita, nel lontano 2004. E cita l’ultimo canto dell’Inferno di Dante, in cui il sommo poeta descrive un episodio di cannibalismo. Il dottore riprende, infatti, le parole di Ugolino Della Gherardesca, tra le lacrime: «Tu vuoi, ch’io rinnovelli disperato dolor che il cor mi preme». (di Marilù Musto)
È morto Domenico Belmonte, l’ex medico accusato di aver ucciso moglie e figlia (Unione Sarda – 27 gennaio 2017)
È morto, dopo una lunga malattia, Domenico Belmonte, l’ex direttore sanitario di Poggioreale accusato di aver ucciso la moglie e la figlia e di aver nascosto i corpi in un’intercapedine della villetta di famiglia a Castel Volturno. I suoi legali avevano ricevuto un preciso ordine: non rivelare a nessuno dove fosse ricoverato, tanto che il funerale è già stato svolto e le sue spoglie seppellite in un luogo segreto. Belmonte, 76 anni, era sotto processo per gli omicidi della moglie Elisabetta e della figlia Maria: i loro corpi sono stati ritrovati nel novembre 2012 nascosti nell’abitazione dove vivevano.
Link
In memoria di
Un orrore impensabile (Quarto Grado – 17 marzo 2017)
Salvatore di Maiolo, ex marito di Maria Belmonte, racconta del suo calvario.
VIDEO
Accusato di aver ucciso moglie e figlia. Per il gup è innocente, ma lui è morto (Corriere del Mezzogiorno – 9 febbraio 2018)
Decisione tardiva per il dottor Belmonte. Anche la beffa: reato prescritto perché deceduto
Non ci sono prove per affermare che Elisabetta Grande e Maria Belmonte, madre e figlia scomparse nel 2004 e ritrovate otto anni dopo ischeletrite in un’intercapedine della loro villetta di Castelvolturno, siano state uccise: potrebbe essersi trattato di un doppio suicidio o di un omicidio-suicidio. Di conseguenza il dottor Domenico Belmonte, marito e padre delle due donne, non può essere condannato: lo ha stabilito il gup di Santa Maria Capua Vetere Emilio Minio, che ha anche prosciolto l’altro imputato, Salvatore Di Maiolo, marito separato di Maria.
Quella della famiglia Belmonte è una vicenda intrisa di dolore. Originari di Catanzaro, Elisabetta e Domenico si trasferiscono a Napoli a causa degli studi di quest’ultimo, che prima si laurea in Medicina, poi comincia a lavorare nel carcere di Poggioreale fino a diventarne il direttore sanitario. Sia la donna sia l’unica figlia della coppia hanno gravi problemi psichici. Maria si diploma come infermiera e comincia a sua volta a lavorare nel carcere, dove conosce Salvatore. I due si sposano, ma già in viaggio di nozze emergono i problemi. La donna ha disturbi della personalità, è paranoide e depressa, viene più volte ricoverata; tenta il suicidio. Ha anche un rapporto difficile con la madre, che aggredisce e picchia, come la stessa Elisabetta scrive in un diario e racconta alle vicine di Castelvolturno: è qui, in una villetta sul litorale, che la famiglia si è trasferita da salita Sant’Antonio ai Monti, dove ha abitato per molti anni. Ogni tanto, però, Elisabetta e Maria tornano lì, nell’appartamento dei Quartieri spagnoli, e vi trascorrono brevi periodi. È anche per questa loro abitudine che quando le due donne scompaiono, nell’estate del 2004, Domenico Belmonte non si preoccupa e non denuncia. Il fatto è che non denuncerà mai, continuando a pagare l’affitto del locale in cui moglie e figlia avevano venduto detersivi, continuando a pagare le tasse dell’auto di Maria e la sua iscrizione all’albo degli infermieri.
Questa, secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, era la prova della mala fede del dottore, che aveva ucciso moglie e figlia e ne aveva poi nascosto i cadaveri nella stretta intercapedine tra la villetta e il terreno. A segnalare la scomparsa delle due donne è il fratellastro di Elisabetta, che vive a Catanzaro; in seguito alle sue denunce scatta la perquisizione nella villetta e vengono trovati i due scheletri, accanto ai quali c’erano ciabatte, le chiavi di casa, farmaci.
Belmonte viene arrestato, ma il Riesame annulla per carenza di gravi indizi e la Cassazione condivide la valutazione. Le cose, infatti, come si comprende dalle motivazioni della sentenza, quasi certamente sono andate in modo diverso. Il dottore pensava davvero che le due donne si fossero allontanate volontariamente e si vergognava all’idea di presentare una denuncia di scomparsa. Si sentiva in colpa per averle trascurate a causa del lavoro, che lo assorbiva molto, e considerava il loro allontanamento una giusta punizione.
Trascurato, malato, non aveva neppure fatto le pratiche per ottenere la pensione. Viveva in solitudine, con i risparmi messi da parte negli anni. Aveva mantenuto solo i rapporti con l’ex genero, che ogni tanto andava a trovarlo e gli faceva la spesa. «Aspetto solo di morire», disse una volta alla polizia.
Mamma e figlia uccise e sotterrate, la Cassazione conferma la sentenza (Caserta News – 6 dicembre 2018)
Il marito della ragazza era accusato dell’omicidio col suocero
Colpo di scena nella vicenda giudiziaria che vedeva coinvolti Salvatore Di Maiolo e Domenico Belmonte accusati di duplice omicidio. La Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione di Salvatore Di Maiolo rigettando il ricorso presentato dalla parte civile e dalla Procura.
Nell’estate del 2004 a Castel Volturno, Salvatore Di Maiolo in concorso con il suocero Domenico Belmonte, secondo la Procura, cagionava la morte della moglie Maria Belmonte e della suocera, Elisabetta Grande. I due, secondo la ricostruzione, avrebbero poi sotterrato anche i corpi, ormai privi di vita, sotto l’intercapedine dell’abitazione di Castel Volturno dell’ex direttore sanitario del carcere di Poggioreale, Domenico Belmonte. Arrestato quest’ultimo, il Riesame provvedeva alla scarcerazione, mentre per Salvatore Di Maiolo, difeso dall’avvocato Ferdinando Letizia, l’azione penale proseguiva. L’ ex direttore sanitario è morto nelle more del giudizio mantre per Di Maiolo fu emessa sentenza di proscioglimento dal giudice per l’udienza preliminare. Avverso tale sentenza venne proposto il ricorso in Cassazione dalla parte civile, che è stato respinto. (di Anna Grippo)








