Elisabetta Grande, 66 anni, insegnante in pensione, mamma. Maria Belmonte, 35 anni, infermiera, figlia. Scomparse. I loro resti ritrovati 8 anni dopo in un’intercapedine della propria casa
Castelvolturno (Caserta), 18 Luglio 2004
Titoli & Articoli
«Uccise e sepolte in casa. Un patto tra uomini» (Corriere della Sera – 15 novembre 2012)
La prima denuncia nel 2009, dopo cinque anni di silenzio. Il giallo di madre e figlia scomparse. L’ipotesi dei pm: arrestato il padre-marito, genero indagato
Quando Elisabetta Grande e sua figlia Maria Belmonte sono morte ancora nessuno usava quell’orribile neologismo che unisce la parola femmina con la parola omicidio. Le donne venivano uccise ugualmente, ma statistiche e dibattiti sociologici erano meno puntuali di oggi. E comunque difficilmente la storia di Elisabetta e Maria, scomparse nel 2004, sarebbe potuta rientrare in una qualche catalogazione.
I loro resti sono stati trovati dalla polizia l’altro giorno in una intercapedine nel garage della villetta di Castelvolturno (sul litorale domizio, in provincia di Caserta) dove era rimasto a vivere da solo Domenico Belmonte, marito e padre delle due donne, medico oggi settantatreenne che fu direttore del centro clinico del carcere napoletano di Poggioreale. Ieri notte Belmonte, dopo un interrogatorio durato molte ore in cui non ha saputo o voluto fornire nessuna spiegazione convincente, è stato arrestato con l’accusa di sequestro di persona, duplice omicidio e occultamento di cadavere. Resta indagato ma libero, invece, Salvatore Di Maiolo, marito separato di Maria Belmonte.
Per il pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere Silvio Marco Guarriello e per la polizia i due uomini avrebbero ucciso le due donne e avrebbero fatto sparire i corpi seppellendoli in casa, e poi avrebbero continuato più o meno regolarmente la loro vita, frequentandosi quasi quotidianamente e condividendo l’inconfessabile segreto uniti da una inedita alleanza. Perché solitamente dove c’è un marito o ex marito omicida, c’è un padre della vittima che chiede giustizia, e dove c’è una donna scomparsa – in questo caso addirittura due – c’è un marito che si batte per ritrovarla, anche se i recenti casi di Roberta Ragusa e di Lucia Manca sfuggono a queste dinamiche. Nella storia di Elisabetta e Maria, invece, nessuno ha fiatato per anni. Non Belmonte, che non ha mai denunciato la sparizione di moglie e figlia e ora dice di non averlo fatto «perché si sono allontanate volontariamente e perché ritengo che ciò sia una cosa vergognosa per un uomo»; non Di Maiolo, che dice: «Dopo la separazione (nel 2001, ndr ) non ho mai avuto la curiosità di incontrare o di parlare con la mia ex suocera o con la mia ex moglie». E non hanno fiatato nemmeno i vicini, pure se da un giorno all’altro non hanno più visto quelle due donne che stavano aprendo in paese un negozio di detersivi e ne avevano parlato in giro per raccogliere un po’ di clienti.
È una storia che si è consumata in un silenzio inspiegabile almeno dal 2004 – presumibilmente l’anno della scomparsa, perché dal mese di luglio non ci sono più stati prelievi dal conto corrente cointestato a mamma e figlia, sul quale è stata regolarmente accreditata la pensione della più anziana e che ora ha un saldo attivo di 140 mila euro – fino all’ottobre del 2009, quando Lorenzo Grande, fratello di Elisabetta, ne denuncia la scomparsa ai carabinieri.
Tre anni di accertamenti che non hanno portato a niente, fino alla perquisizione di martedì, dopo che della vicenda si era occupata la trasmissione Chi l’ha visto? . E ora, a fatica, la ricomposizione da parte degli investigatori di un mosaico con le tessere consumate dal quale compare la vita dolente di due donne che in tempi diversi hanno tentato entrambe il suicidio (con relativo ricovero in ospedale accertato dagli investigatori), anche se Belmonte dice «lo escludo», e liquida con un «lei si sbaglia» il pm che chiaramente non gli crede.
Non c’è alcun apparente dolore in questi due uomini, e nessuna emozione di fronte ai corpi scheletriti di quelle che furono le loro donne. Si appassionano solo a parlare l’uno dell’altro. «Sono legato a Salvatore perché è bravo figlio, forse un po’ taciturno, ma è una brava persona», dice il medico dell’ex genero, al quale trovò un lavoro da infermiere a Poggioreale, come del resto alla figlia, anche se lei poi decise di lasciarlo. E Di Maiolo: «Devo essere grato al dottor Belmonte». Perciò gli faceva da autista quando l’altro era ancora in servizio, e poi lo aiutò a sgomberare dai detersivi il negozio mai aperto di Elisabetta e Maria, e ogni giorno gli portava a casa i giornali perché l’ex suocero non usciva più, ma giura di non essere mai andato oltre il giardino e quindi di non aver mai visto lo stato di abbandono al quale Belmonte si era ridotto. Figurarsi se da chi parla così può venire una indicazione sul movente dell’omicidio. Sempre che di omicidio si tratti. E non invece di doppio suicidio gestito poi con follia dal medico e, «per gratitudine», magari anche da suo genero. (di
Madre e figlia catanzaresi morte in Campania E’ lite sulla restituzione dei corpi alla famiglia (Quotidiano del Sud – 7 dicembre 2015)
Neppure da morte hanno trovato pace. Almeno non per ora. I corpi di Elisabetta Grande e Maria Belmonte, i cui resti vennero trovati nell’intercapedine della loro villetta di Baia Verde a Castel Volturno dopo 8 anni dalla loro scomparsa, sono contesi. Da una parte, la famiglia delle due donne originarie di Catanzaro, ha chiesto e ottenuto dalla Magistratura la restituzione dei corpi per celebrare i funerali a distanza di tre anni dal loro ritrovamento, dall’altra il marito-padre, Domenico Belmonte che, assistito dai suoi legali Carlo De Stavola e Rocco Trombetta in Procura ha presentato un’istanza di opposizione.
E intanto i corpi restano lì, all’Istituto di Medicina legale di Bari dove vennero trasportati per effettuarne nel novembre 2012 l’autopsia. Una storia incredibile per la quale si attende ancora che la Procura chiuda le indagini e chiarisca alcuni aspetti riguardo le cause del decesso e il perchè le donne furono trovare sotto a quell’intercapedine.
L’unica certezza è che Elisabetta Grande e la figlia Maria Belmonte sono morte a causa di un mix letale di farmaci. Al contrario «nulla è possibile affermare con criterio di certezza sui tempi di assunzione o somministrazione delle sostanze rilevate». Così, si leggeva nell’ennesima perizia ordinata dai pubblici ministeri di Santa Maria Capua Vetere che avevano in mano il fascicolo – nei mesi scorsi l’inchiesta è stata assegnata ad un altro magistrato – ma che ancora una volta non sembrava schiarire i contorni del mistero che avvolge la morte delle due donne trovate cadavere a otto anni di distanza dalla loro scomparsa.
L’elaborato del professore Francesco Introna, anatomopatologo di Bari si limitava, per così dire, ad elencare una serie di farmaci o meglio di tracce “per nulla trascurabili” rilevate sui corpi senza vita ma non per questo chiarire, per una serie di condizioni, nè i tempi nè tanto più se quei medicinali – tra i quali anche sostanze attive quali metadone e cocaina – Elisabetta e la figlia Maria li abbiamo assunti loro o qualcuno glieli abbia somministrati. Il tempo, ben otto anni, gli allagamenti da acqua piovana che si sono succeduti nell’intercapedine che si affaccia sul giardino della villetta dove gli investigatori trovarono i due corpi, l’uno accanto all’altro, non permetterebbero null’altro.
I risultati degli esami tossicologici in sede di autopsia avevano parlato di tracce di antidrepressivi, antidepressivi inibitori della serotonina, antiaritmici, antidolorifici oppiacei, cardioattivi, farmaci la cui interazione e associazione spesso sinergica in ragione delle quantità assunte somministrate si sarebbe potuto rilevare letale. Forse per questo nella prima perizia – 300 pagine con allegati atti e fotografie dei resti delle due donne – l’anatomopatologo parlava di duplice suicidio. Perché come emerse sin dai primi accertamenti, non venne trovato alcun segno di violenza sulle ossa né eventuali tracce di strangolamento o soffocamento.
Aveva escluso ogni sua responsabilità Domenico Belmonte accusato di omicidio e occultamento di cadavere. E così aveva fatto Salvatore Di Maiolo, ex marito di Maria Belmonte (difeso dall’avvocato Nando Letizia). Entrambi si erano detti estranei alle accuse. Lui, il dottore Belmonte con un passato glorioso nel carcere di Poggioreale dove ricopriva la carica di ex direttore sanitario, aveva più volte spiegato di non averle cercate per vergogna sicuro che moglie e figlia fossero andate via spontaneamente. Oggi vive in un albergo nel Casertano. È un uomo libero dopo che la Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura contro il provvedimento del tribunale del Riesame che gli aveva riconsegnato la libertà dopo 23 giorni di detenzione. Libero, senza nessuna “costrizione”. Ecco perché non vuole che i corpi della moglie della figlia vengano restituiti alla famiglia di origine. E tutto ciò che resta della sua di famiglia. E non vuole perderla. Non questa volta.
Mamma e figlia uccise e infilate in un’intercapedine: i funerali 4 anni dopo il ritrovamento (Unione Sarda – 27 febbraio 2017)
Sono state finalmente sepolte Elisabetta Grande e sua figlia Maria Belmonte, i cui resti sono stati ritrovati in un’intercapedine di una casa di Castel Volturno (Caserta) nel novembre 2012. Per la loro morte era indagato Domenico Belmonte, marito della prima e padre della seconda, morto il mese scorso. Dall’aprile 2004 nessuno aveva saputo nulla delle due donne, e solo la denuncia presentata dal fratello di Elisabetta aveva consentito di svolgere un sopralluogo nella villetta di famiglia e di ritrovare i due cadaveri in avanzato stato di decomposizione.
Funerale donne trovate scantinato villa (Ansa – 27 febbraio 2017)
Cerimonia a Catanzaro, città d’origine di madre e figlia
Hanno finalmente ricevuto degna sepoltura i resti di Elisabetta Grande e sua figlia Maria Belmonte i cui cadaveri vennero ritrovati il 13 novembre del 2012 in una intercapedine della casa di Castelvolturno (Caserta) dopo che erano scomparse nell’aprile nel 2004. Per la loro morte era stato indagato il marito e padre Domenico Belmonte, morto nel gennaio scorso. I resti delle donne sono rimasti sino ad oggi nell’istituto di medicina legale di Bari. Oggi, dopo la cerimonia funebre nella chiesa dell’Immacolata sono stati tumulati in una cappella del cimitero di Catanzaro, loro città di origine, “con la consolazione – ha detto padre Nicola Coppolletta durante la messa – che potranno finalmente riposare assieme alle persone che le hanno amate in vita”. “Resterà un mistero su come siano morte – ha aggiunto il rettore della basilica – di sicuro hanno sofferto pene indicibili, mi inchino davanti ai loro resti invocando per loro pace eterna”.
Link
In memoria di
Eredita la villetta dove la sorella è stata uccisa. La trova occupata e venduta ad altri (il Giornale – 10 luglio 2025)
Nella casa furono trovati i corpi di madre e figlia nell’intercapedine. Ora la scoperta choc: un’altra donna ha fissato lì la sua residenza e poi ha venduto a terzi la villetta
Dopo l’orrore la beffa. Quella di non poter recuperare foto e ricordi, oppure dire una preghiera nel luogo in cui hanno trovato la morte la sorella e la nipote. Un gruppo di fratelli, dopo aver ereditato la casa della sorella morta in circostanze misteriose, ha scoperto che lì una donna aveva fissato la sua residenza. Non solo: ora l’avrebbe venduta.
La vicenda di Lorenzo Grande arriva da Castel Volturno, in provincia di Caserta: l’uomo si era rivolto nel 2012 a “Chi l’ha visto?” per la scomparsa della sorella Elisabetta Grande e della nipote Maria Belmonte. I corpi delle due donne sono state trovate in un’intercapedine della villetta in cui vivevano con Domenico Belmonte, ex direttore sanitario del carcere di Poggioreale, marito dell’una e padre dell’altro. Domenico Belmonte, che negli anni in cui le due donne risultavano scomparse affermava fossero missionarie in Africa da tempo, è morto nel 2017, evento che ha portato all’interruzione del processo per duplice omicidio a suo carico. Ma ora si è ben oltre l’iter giudiziario, dato che il reato è considerato estinto con il decesso dell’imputato.
Sono passati anni e un giorno Lorenzo Grande, che con i fratelli ha ereditato la villetta di Castel Volturno che è stata per anni la “tomba” della sorella Elisabetta, ha scoperto che una donna si sarebbe impadronita, cambiando i lucchetti e fissando lì la propria residenza. “Se è possibile che abbia la residenza qui”, è sbottato l’erede ai microfoni di “Chi l’ha visto?”. La villetta non è infatti abitabile: non solo manca la luce, mancano perfino porte e finestre. Nel tempo sarebbe stata oggetto di diversi furti: in primis i gioielli delle due donne, per cui le forze dell’ordine hanno anche effettuato un arresto, poi diverse suppellettili, tra cui un televisore e perfino un tostapane. “L’hanno usata come bancomat”, è lo sfogo di Lorenzo Grande.
Il quale ha chiesto aiuto alla trasmissione di Rai 3: “Dice – spiega riferendosi alla donna che avrebbe risieduto nella villetta in successione –che sono 20 anni che abita qui. Ha venduto perché diceva di avere l’usucapione. Ma se da 20 anni abita qua, conviveva con Belmonte”. Poi aggiunge mesto: “C’era la vita di una famiglia. Volevo rientrare qui per portare un fiore, con un prete per una preghiera”. Secondo i vicini di casa nessuno avrebbe abitato mai in quella casa, dal giorno della scoperta dei corpi di Elisabetta Grande e Maria Belmonte. (di Angela Leucci)




