Valentina Sarto, 41 anni, barista. Uccisa a coltellate dal marito
Bergamo, 18 Marzo 2026
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Femminicidio di Valentina Sarto, uccisa in casa dal marito. Il nuovo compagno: «L’ho vista con i segni delle dita sul collo, ma lei restava perché lui la minacciava» (Vanity Fair – 19 marzo 2026)
41 anni, barista, è stata accoltellata nella casa in cui viveva con Vincenzo Dongellini, con cui si era sposata lo scorso maggio. La mamma: «Scusami se non sono riuscita a proteggerti da lui»
Un altro femminicidio, l’ennesimo tra le mura domestiche. A Bergamo, ieri mattina,Valentina Sarto, 41 anni, è stata uccisa a coltellate nella casa dove viveva in affitto con il marito da circa due anni. A colpirla sarebbe stato Vincenzo Dongellini, 49 anni, l’uomo che aveva sposato appena dieci mesi fa, dopo una lunga relazione iniziata oltre un decennio prima. Dopo il delitto, l’uomo avrebbe contattato la figlia ventenne, che aveva avuto da una precedente relazione, dicendole: «L’ho colpita, forse sta male». È stata proprio la ragazza ad allertare i soccorsi.
Quando sanitari e polizia sono arrivati nell’abitazione, però, era già troppo tardi. Valentina Sarto è stata trovata sul pavimento della camera da letto, vestita, riversa in una pozza di sangue. Accanto al corpo, il coltello da cucina usato per ucciderla. Secondo le ricostruzioni, la donna sarebbe stata colpita più volte alla schiena e alla gola.
Vincenzo Dongellini si trovava ancora in casa, in stato confusionale. Avrebbe mostrato ferite che si era autoinferto a braccia e polsi, dicendo di volerla fare finita. Trasportato all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, è stato subito ritenuto non in gravi condizioni ed è stato posto in stato di arresto e piantonato in ospedale. In serata, pubblico ministero e procuratore aggiunto hanno tentato di interrogarlo, ma l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Agli agenti, però, aveva già fornito una prima versione dei fatti, parlando di una lite degenerata per gelosia: avrebbe detto che la discussione era nata perché la moglie «aveva un altro».
La storia tra Valentina Sarto e Vincenzo Dongellini durava da tempo. Entrambi originari del Bolognese, lui di Imola, lei di Bologna, avevano convissuto a lungo, si erano trasferiti insieme in Lombardia e il 24 maggio dello scorso anno si erano sposati. Lei, sui social, lo raccontava come un «legame indescrivibile». Eppure, secondo il racconto di chi le era vicino negli ultimi mesi, qualcosa si era spezzato proprio dopo il matrimonio. A parlare è Moris Panza, l’uomo con cui Valentina aveva iniziato una relazione lo scorso febbraio e che, nelle ore successive al delitto, si è presentato davanti alla casa della coppia. È lui a riferire ciò che sarebbe accaduto negli ultimi mesi. «Le dicevo di registrare tutto quando lui perdeva le staffe». Secondo il suo racconto, la violenza sarebbe esplosa proprio dopo le nozze del maggio scorso, nonostante dieci anni di convivenza pacifica. Bastava poco per innescare la rabbia del marito: persino il desiderio di Valentina di iscriversi in palestra, riferisce il nuovo compagno, avrebbe scatenato insulti e aggressioni. La loro relazione, dice, non era clandestina. Valentina lavorava come barista al Baretto di Bergamo, dove i due si sarebbero conosciuti. «Lui sapeva della nostra relazione, era geloso. Sabato l’avevo portata dai carabinieri di Almenno», ha spiegato Moris Panza ai giornalisti. «L’ho vista con i segni delle dita sul collo e l’ho supplicata di non tornare più lì, di andare da un’amica a Seriate, ma lei restava perché lui la minacciava». I carabinieri di Almenno, però, le avevano spiegato che Morris Panza non poteva denunciare al posto suo e che sarebbe stata lei a dover procedere personalmente a Bergamo. Valentina avrebbe quindi deciso di prendere tempo: «Aspetto una settimana, se continua così vado». Lo ripeteva anche al nuovo compagno: «So come tenerlo tranquillo».
La madre di Valentina, Lia Ventura, ha affidato ai social il suo messaggio carico di dolore: «Lui ti ha tolto la vita senza pietà. Ti ha portato via da me e da chi ti amava veramente, ma ti terrò sempre dentro il mio cuore». E ancora: «Scusami se non sono riuscita a proteggerti da lui, a portarti via e portarti qui da me. Ti amo e mi manchi tantissimo». (di Monica Coviello)
Femminicidio Valentina Sarto, l’autopsia: il marito Vincenzo Dongellini l’ha uccisa con 19 fendenti (la Repubblica – 20 marzo 2026)
È stata uccisa con 19 coltellate Valentina Sarto, la barista di 42 anni morta per mano del marito, Vincenzo Dongellini, 50. Due i fendenti risultati letali, inferti alla regione cervicale, alla carotide e alla giugulare. Lo ha stabilito il medico legale Luca Tajana, che questa mattina ha eseguito l’autopsia sul corpo della vittima.
Per vederla un’ultima volta, la madre, Lia Ventura, è arrivata da Pavia insieme al figlio Simone. A Bergamo sono giunti anche il padre, Vincenzo, e alcune amiche. Hanno voluto salutarla prima dell’inizio dell’esame autoptico. I familiari non si danno pace. Soprattutto la madre, che si rimprovera di non essere riuscita a portarla via, di non averla convinta a lasciare il marito e trasferirsi da lei. Valentina, invece, minimizzava. Diceva di provare pena per quell’uomo con cui viveva, segnato da anni di depressione, seguito da una psichiatra, in cura farmacologica. Anche quando le discussioni degeneravano, anche quando diventavano violente, era convinta di poter gestire la situazione. Lo raccontava alla mamma e al suo nuovo compagno, Moris Panza.
Non aveva paura. O forse non abbastanza da immaginare quello che sarebbe accaduto la mattina del 18 marzo, nell’appartamento di via Pescaria: il coltello, i colpi ripetuti, la violenza improvvisa. Nel primo referto dell’autopsia non si fa riferimento a ferite da difesa. Un dettaglio che potrebbe essere chiarito nella relazione completa che sarà depositata in procura.
Intanto Vincenzo Dongellini dal carcere di via Gleno è stato trasferito di nuovo all’ospedale Papa Giovanni, nel reparto di psichiatria. Domani mattina, alla presenza dell’avvocato Stefania Battistelli, sarà interrogato dal gip Federica Gaudino. Finora, davanti al pubblico ministero Antonio Mele, ha scelto di non rispondere, dichiarandosi troppo provato, fisicamente e mentalmente. Resta da capire se al giudice deciderà di raccontare cosa è successo in quelle ore. E come si è arrivati a quei diciannove fatali fendenti. (di Manuela Bergamonti)


