Valentina Rasia, 35 anni, cuoca, mamma. Uccisa dall’ex marito con un colpo di pistola alla tempia davanti alla figlia di 6 anni
Novena Vicentina (Vicenza), 19 Agosto 2000
Titoli & Articoli
Corriere della Sera – 21 agosto 2000
Uccisa dall’ex marito sotto gli occhi della figlia (la Repubblica – 21 agosto 2000)
L’ ha uccisa con un colpo di pistola alla tempia davanti alla figlia di sei anni. è morta così Valentina Rasia, 35 anni, di Noventa Vicentina, uccisa dall’ ex marito Giovanni Rezzadore, 44 anni. L’ omicidio è avvenuto sabato sera nell’ abitazione della donna, separata da due anni dopo sette di matrimonio. L’ uomo è entrato da una porta laterale che sapeva essere sempre aperta ed ha atteso il rientro della donna. Al suo arrivo, i due hanno cominciato a litigare e l’ uomo ha estratto la sua pistola, regolarmente denunciata, e ha fatto fuoco: un colpo solo, alla tempia sinistra. Poi ha fatto uscire in giardino la bambina dicendole che la madre era ferita e che bisognava portarla in ospedale. é stato lo stesso Rezzadore – il quale aveva più volte, invano, tentato di ricucire i rapporti con l’ ex moglie – a chiamare i carabinieri.
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In memoria di
Le perle nere di Kella (25 dicembre 2013)
Erano separati ormai da due anni, dopo sette di matrimonio, Valentina Rasia, 35 anni, e Giovanni Rezzadore, 44 anni, quando l’uomo la uccise con un colpo di pistola alla tempia sinistra, mentre in casa era presente anche la figlia di 6 anni.
Era il 19 agosto del 2000 a Noventa Vicentina. Il quarantaquattrenne attese l’arrivo della vittima. Lei non era in casa, ma lui sapeva dell’abitudine di lasciare la porta laterale sempre aperta. Una volta rincasata, la donna si accorse della presenza dell’uomo e i due iniziarono a litigare.
Rezzadore estrasse la pistola, regolarmente denunciata, e fece fuoco. Successivamente accompagnò la bambina in giardino, dicendole che la mamma era ferita e bisognava portarla in ospedale. Dopodiché chiamò i Carabinieri.
L’uomo aveva più volte cercato, invano, di ricucire il rapporto con la ex moglie. Il rancore, la gelosia, l’incapacità di ricostruirsi una vita, la difficoltà di raggiungere un accordo economico, il rimpianto di avere perso la casa che una volta era in comune, potrebbero essere le motivazioni che avevano indotto il quarantaquattrenne a uccidere l’ex compagna.
Rezzadore fu condannato, con sentenza passata in giudicato, a 15 anni di reclusione. Nel 2006, grazie all’indulto, ottenne la semilibertà di cui, in teoria, avrebbe dovuto invece beneficiare a partire da fine 2007, a metà dell’esecuzione della pena. (di Kella Tribi)


