Vera Schiopu, 25 anni, bracciante agricola. Uccisa dal fidanzato che tenta di simularne il suicidio
Ramacca (Catania), 19 Agosto 2023
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Morte di Vera Schiopu, a Catania fermato il fidanzato. Ai carabinieri aveva detto: «Venite, si è uccisa» (Corriere della Sera – 20 agosto 2023)
Il corpo era appeso a una trave con una corda stretta attorno al collo. Vera Schiopu, bracciante agricola moldava di 25 anni, penzolava senza vita. I carabinieri di Palagonia, chiamati dal fidanzato, un 33enne romeno, l’hanno trovata così all’interno di un casolare abbandonato nelle campagne di Ramacca, nel Catanese. «Si è suicidata», ha detto l’uomo ai militari. Ma gli inquirenti hanno immediatamente dubitato che la ragazza avesse compiuto un gesto estremo.
E hanno incaricato la sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri di Catania, la squadra esperta di accertamenti tecnici sulle scene del crimine, di analizzare i luoghi. Il «verdetto» degli esperti è stato netto: Vera non si è impiccata. È stata uccisa. Dell’omicidio sono sospettati proprio il fidanzato e un connazionale di due anni più giovane. Entrambi sono stati fermati la notte tra sabato e domenica, a poche ore dalla scoperta del cadavere. Dopo avere assassinato la giovane donna, probabilmente strangolandola, ne avrebbero inscenato il suicidio raccontando poi che si era impiccata nel casolare, una costruzione fatiscente a poca distanza dalla villetta in cui la vittima viveva con il compagno. Una messa in scena piuttosto grossolana, però. Il corpo della 25enne presentava diverse ferite incompatibili con la morte per impiccagione. E sui suoi abiti, poi, sono state trovate evidenti tracce di sangue che hanno fatto dubitare della storia raccontata dal fidanzato e dall’amico.
Secondo le prime ricostruzioni — l’autopsia non è stata ancora eseguita — Vera sarebbe stata assassinata nell’abitazione che divideva con il fidanzato, poi portata nella casupola e appesa per il collo. Resta tutto da chiarire però il movente del delitto. La giovane non avrebbe mai denunciato violenze e maltrattamenti. La coppia, inoltre, conduceva una vita molto riservata — lei lavorava nei campi come stagionale, lui è un operaio edile — e nessuno dei vicini li avrebbe mai sentiti litigare. Il 33enne e l’amico, interrogati dai militari, continuano a parlare di suicidio. Ma, al di là delle macroscopiche incongruenze trovate dagli investigatori sulla scena del crimine, i racconti dei due fanno acqua da più parti.
I romeni, accusati di omicidio aggravato dalla simulazione di reato, compariranno nelle prossime ore davanti al gip per l’udienza di convalida del fermo. La tragica sorte di Vera ricorda per molti aspetti la storia di un’altra giovane vittima di femminicidio: Valentina Salamone, una 19enne trovata impiccata nel 2010 in una villetta di Adrano, grosso centro del Catanese. Nonostante tutto facesse pensare a un suicidio, i genitori della ragazza non hanno mai creduto che la figlia si fosse tolta la vita e hanno chiesto che si continuasse a indagare. Dopo tre anni il caso, chiuso frettolosamente con una archiviazione, è stato riaperto dalla Procura generale di Catania. Ed è emerso che a uccidere la ragazza era stato il suo amante, Nicola Mancuso. L’uomo, che era sposato, temeva che la storia con Valentina avrebbe finito per minacciare il suo menage familiare, perciò l’aveva assassinata e ne aveva inscenato il suicidio. (di Lara Sirignano)
Vera Schiopu, il suicidio inscenato dopo l’omicidio e il fermo del fidanzato e un amico nella notte: così è morta la ragazza (La Stampa – 21 agosto 2023)
Aveva 25 anni. Trovata impiccata in un paesino del Catanese. Secondo i carabinieri sarebbe una messinscena
«Presto presto, venite, è morta una donna, è morta la mia fidanzata, si è suicidata». La telefonata è arrivata sabato sera al 112, una voce maschile, non italiana, che parlava di un corpo impiccato in una casa di campagna nella piana di Catania, tra due paesi che si chiamano Ramacca e Paternò, in contrada Sferro. I carabinieri della compagnia di Palagonia sono accorsi sul posto e hanno trovato il cadavere di una venticinquenne moldava, Vera Schiopu, appesa a un cappio in un casolare isolato e malmesso. E accanto a lei, il suo compagno, un romeno trentenne che lavora come manovale in zona, con il quale pare che convivesse. Apparentemente un suicidio, come ribadito dall’uomo, che ha raccontato di una fase difficile della vita della ragazza, pur mostrando sorpresa per quella scelta estrema.
Ma i carabinieri hanno notato che qualcosa non tornava, dubbi confermati dal nucleo investigativo del comando provinciale di Catania. Troppe incongruenze nella ricostruzione dei fatti, troppi tasselli che non combaciano riguardo alla posizione del corpo, qualcosa di sospetto nei rilievi scientifici. Quel suicidio non sarebbe un suicidio, ma a loro giudizio una messa in scena. Così il manovale è stato fermato, insieme con una connazionale che aveva dato sponda alla sua versione e che – secondo gli inquirenti – potrebbe averlo aiutato. Concorso in omicidio, l’accusa.
Indaga la procura di Caltagirone, che ha imposto il massimo riserbo su questo giallo che sembra uscito dalla penna di Camilleri, e su cui sembra difficile fare luce. Già, perché la giovane morta, una bella ragazza dai capelli neri che sorride sui suoi profili social, sembra appartenere a quella schiera degli invisibili che ci camminano accanto. Pochi, pochissimi i contatti con la gente del posto, difficile trovare amici o testimoni delle loro vite, tanto più del loro rapporto. L’unica cosa certa è che non risultano denunce precedenti o segnalazioni di litigi. Il resto è un buco nero, a partire dal movente.
Ci sono però alcuni elementi emersi dalle testimonianze dei due indagati che non tornano. E soprattutto, la presenza di escoriazioni sul corpo della 25enne che sarebbero incompatibili con il suicidio. Sarà l’autopsia disposta dalla Procura di Caltagirone a fare chiarezza. Ma nonostante i due indagati abbiano respinto ogni accusa, proclamandosi innocenti, nulla in quello che hanno detto torna agli investigatori.
Nella Sicilia ancora sotto choc per lo stupro feroce di Palermo – sette ragazzi su una diciannovenne – dove il presidente della Regione ha annunciato la costituzione di parte civile al processo, un altro presunto femminicidio si aggiunge a una lista già lunghissima.
La vicenda di Vera Schiopu rievoca da vicino quello di Valentina Salamone, la 19enne trovata morta con una corda intorno al collo il 24 luglio del 2010 in un casolare ad Adrano e per il cui omicidio è stato definitivamente condannato all’ergastolo Nicola Mancuso, 36 anni, sposato, che aveva una relazione con la vittima. L’uomo si è sempre proclamato innocente. Tra le analogie tra i due casi anche la presenza di un complice nel delitto, che nell’omicidio Salamone non è stato mai identificato. Anche in questo caso una giovane donna, un casolare isolato, un cappio al collo e una presunta messa in scena. Di Vera, poi, bisogna ricostruire la storia: quando è arrivata in Italia? Che cosa faceva qui visto che non risulta lavorasse? E soprattutto, perché sarebbe stata uccisa? (di Laura Anello)


