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Maila Beccarello, 37 anni, parrucchiera e cameriera. Massacrata a pugni e calci dal marito

Cavarzere (Venezia), 8 Agosto 2018


Titoli & Articoli

Maila e il suo inferno in casa: «L’8 marzo per me non è festa» (il Gazzettino – 9 agosto 2018)
Autopsia di un amore malato. Sezionati sul tavolo del paese e dei social, e ricomposti con il senno di un tragico poi, eccoli qua i pezzi di un rapporto tossico: le illusioni e le delusioni, i ricatti emotivi, gli alti altissimi e i bassi bassissimi, l’apparente normalità esibita in pubblico, la devastante angoscia nascosta nel cuore. Tutto raccontato, ma più spesso dissimulato, attraverso un diluvio quotidiano di foto, aforismi, vignette, parole. Come quelle di un anno e mezzo fa, che a rileggerle adesso suonano come un doloroso e sinistro presentimento: «Io la festa delle donne non la festeggio, per me non è nessuna festa della donna. In memoria di tutte quelle povere donne uccise da chi diceva di amarle».
Così scriveva Maila Beccarello, sulla propria pagina Facebook, tre giorni prima dell’8 marzo 2017. Una ricorrenza cheNatalino Boscolo, sulla sua bacheca digitale, quest’anno onorava con un’immagine di mimose: «Un omaggio a tutte le donne del mio profilo». Maila però non c’era, fra gli amici di Natalino. Così come Natalino non c’era, fra gli amici di Maila.
Una vita reale, condivisa nell’abitazione di Cavarzere, lui costretto da tredici mesi alla detenzione domiciliare e lei condannata a una convivenza che si rivelerà letale. E poi due esistenze virtuali, un paio per ciascuno, tante quanti gli account attivati sul social network. Maila in uno si presentava come un’ex parrucchiera che ha frequentato l’Ipsia, risiede a Lecce ed è separata, mentre nell’altro come una divorziata di Mestre, che ha vissuto negli Stati Uniti e ha solo la terza media. Natalino invece dichiarava in entrambe le versioni di essere un single originario di Chioggia, anche se in caso diceva di lavorare per un’impresa e nell’altro di stare nel management dell’import-export.
LA FAMIGLIA
La verità è che la coppia viveva nella casa e con la pensione di Marilena, madre adorata di lei: «Mamma avrò sempre cura di te, se ci fosse papà anche di lui». Del resto per Maila la famiglia veniva prima di tutto («Vivo per lei», annotava accanto al link della canzone di Andrea Bocelli), ma in quel concetto non includeva mai il marito, sposato nel 2011 come ricordava lo scatto in abito bianco abbracciata al padre, morto 23 anni fa e sempre rimpianto. I baci sul pancione della sorella Alice, in attesa del piccolo Niccolò: «Cuore di zia, già comincio a viziarti e nascerai a settembre». L’attaccamento al fratello Alessandro: «Mio cuore, ti amo». L’affetto per la cugina: «Tvb». E poi la passione per i suoi cani: «Le uniche persone che non mi volteranno mai le spalle e non mi tradiranno mai, fedeli fino all’ultimo».
I SENTIMENTI
Tradimento e fedeltà, pensieri ricorrenti nella quotidianità di Maila, fra un annuncio di impiego e l’altro («Cerco lavoro come lavapiatti, baby-sitter e badante», aveva fatto sapere per due volte negli ultimi venti giorni): «Non si può obbligare nessuno ad amarti se nel cuore ha un’altra persona»; «Nel gran gioco della vita vince chi non perde il cuore»; «Avrai trovato la persona giusta quando non si dovrà elemosinare nulla ma ti darà tutto prima che tu lo possa chiedere»; «Nella vita mi piace scherzare ma mai con i sentimenti altrui»; «Non è la rabbia ad uccidere i rapporti, ma la stanchezza. Se mi stanco, mi hai perso». Ma nonostante tutto Natalino non l’ha mai perduta fino in fondo: mai una denuncia, mai una fuga da quell’inferno. «La vita ci dà brutte cose, ma si tira avanti», confidava la donna un anno fa, quando il patteggiamento da scontare in casa era diventato la pena di tutti e due: «La libertà è come l’aria: si vive nell’aria; se l’aria è viziata, si soffre; se l’aria è insufficiente, si soffoca; se l’aria manca, si muore».
I SEGNI
Maila è morta ieri mattina, massacrata di botte da Natalino. Un’amica barista ricorda che la settimana scorsa la 37enne era entrata nel suo locale con un cappello a tesa larga e due grandi occhiali da sole, incapaci però di celare i lividi sul volto: «Non era la prima volta che la vedevo con gli occhi gonfi o con dei segni sul viso, ma lei non ha mai detto nulla». Conferma il pizzaiolo del paese: «Che lui la picchiava, lo sapevano tutti. Ma lei non si è mai confidata, non ha mai raccontato a noi queste cose». La zia Loretta Favaron non si dà pace: «Non ci ha mai detto nulla di cosa stesse accadendo, ha sempre protetto quel maledetto. E lui ce l’ha portata via». Inquietante, a vederlo ora, è l’ultimo stato dichiarato dal 35enne su Facebook, tre ore prima della mattanza: «Impaziente». Ora sono gli altri a non trattenersi: «Mostro stai bene morto».

Maila picchiata a morte dal marito, occhiali scuri, lividi e le bugie agli amici: «Ci siamo già separati» (Corriere della Sera – 9 agosto 2018)
Il ritratto della donna veneziana massacrata. Le chat e i post su Facebook da cui emergeva l’inferno della sua vita. E quei 5 ricoveri in Pronto Soccorso
«Maila veniva qui tutte le mattine, ogni giorno ordinava cappuccino e brioche. Parlava poco, ma era una brava ragazza, conosciuta da tutti. Da qualche tempo però si muoveva solo mascherata da un paio di ampi occhiali scuri e sulle braccia si riconoscevano dei brutti lividi. A chi le domandava cosa le fosse successo rispondeva che era caduta dalla bicicletta. Poi proseguiva con le sue passeggiate, sempre da sola, al massimo accompagnata dalla madre».
Luca Belloni, sommelier e titolare del Cafè Maestrale, a poche centinaia di metri dalla casa dei coniugi Zemello, conosceva bene la vittima, Maila Bertorello, 37 anni, massacrata e ammazzata di botte dal marito Natalino Boscolo Zemello, 35 anni, pregiudicato agli arresti domiciliari. Meno il suo carnefice, che però aveva inquadrato come una persona capace di creare problemi: «L’avevo allontanato dal locale, chiedendogli di non tornare più – ricorda – Non so cosa facesse per vivere, quando ho provato a chiederglielo mi ha risposto che suo padre aveva lavorato abbastanza per tutti e due».
Liti e tante botte. Gli screzi, le liti, l’insofferenza per una relazione ormai naufragata
erano raccontati da Maila solo a qualche confidente di vecchia data, attraverso le chat dei social network: «Questo inverno mi aveva detto che stava divorziando», spiega un amico d’infanzia. «Tre anni fa era felice e soddisfatta, ma l’anno scorso diceva di essere in procinto di separarsi – insiste un’altra amica – mi scriveva che non ce la faceva più, che era costretta a fare una vita da cani e che voleva andarsene». Eppure i vicini non avevano mai percepito tensioni in quella casa: «Li vedevamo solo quando si incamminavano verso la piazza, ma non sentivamo urla o litigi», spiegano gli altri residenti di viale Regina Margherita. Circondata su tre lati, l’abitazione della coppia poteva diventare l’epicentro di un caso di quartiere, ma il massimo disturbo notato dai vicini era rappresentato dalla musica troppo alta, comunque sopportata da tutti senza troppe riserve. Neppure i cani avevano mai creato problemi. «Stavano qui da circa un anno, ma non parlavano con nessuno», continua un altro abitante della zona.
I post che annunciavano la tragedia. Più consapevoli i famigliari della 37enne, che leggevano il disagio della donna anche tra le righe di certi post di Facebook in cui Maila lasciava trasparire una quotidianità non sempre facile: «Si vive, si cerca di tirare avanti, nonostante la vita ci dia brutte cose ed esperienze». Ancora più inquietante, alla luce di quanto successo, il disegno condiviso online dal marito lo scorso 2 agosto, nel giorno del compleanno della moglie, in cui si leggeva: «Mi piacciono le principesse, quelle che mandano a f… i principi e stanno con i lupi». Nessuna denuncia, però, era mai arrivata ai carabinieri: «Noi siamo pronti a muoverci anche per segnalazioni anonime – spiegano dal comando di Chioggia – Maila Beccarello poi era spesso in caserma da sola per via dei domiciliari del marito, se solo avesse trovato il coraggio di parlare saremmo intervenuti subito. E se avesse avuto la forza di scappare di casa e lui avesse provato ad inseguirla avremmo potuto accusarlo di evasione».
Cinque ricoveri al Pronto Soccorso nell’ultimo anno. Maila nell’ultimo anno era stata in pronto soccorso, ad Adria, cinque volte. In nessun caso, però, aveva parlato di maltrattamenti.
Nel paese lo choc è condiviso da tutti, a partire dall’amministrazione: «Siamo allibiti, tutta la comunità di Cavarzere si stringe attorno ai famigliari di Maila – ricorda il sindaco Henri Tommasi – stiamo anche pensando di organizzare qualcosa in sua memoria, una fiaccolata o una commemorazione. Qui non è mai successo niente del genere, siamo sconvolti». Intanto, online, lo stupore si è già tramutato in rabbia, a decine hanno scritto sulla pagina Facebook della donna: «Amavi gli animali, ma non ti eri resa conto che la vera bestia la tenevi in casa». Qualcuno si sfoga anche sul profilo di Zemello: «Assassino – scrivono in tanti – devi marcire in una cella per tutta la vita». (di Giacomo Costa)

Chi era Maila Beccarello, uccisa a botte dal marito (Huffington Post – 9 agosto 2018)
Nell’ultimo anno era stata ricoverata 5 volte al Pronto Soccorso. “Sono caduta dalla bicicletta”, rispondeva Maila per liquidare i sospetti di violenze domestiche
Tutti avevano notato i lividi sulle sue braccia, molti si erano insospettiti per quel volto sempre schermato da grandi occhiali da sole scuri. “Sono caduta dalla bicicletta”,
rispondeva Maila per liquidare i sospetti di violenze domestiche. Ha coperto il marito sino all’ultimo, e lui, infine, di botte, l’ha uccisa.
La 37enne è stata assassinata dal marito Natalino Boscolo Zemello a Cavarzere, nel Veneziano. Zemello si trovava ai domiciliari, ed è stato lui stesso ad allertare i sanitari per chiedere soccorso. Per Maila, massacrata di botte, non c’è stato nulla da fare. Zemello si è arreso ai carabinieri senza fare resistenza.
Il Corriere traccia il profilo dell’ultima vittima di femminicidio, di una morte arrivata al culmine di violenze che andavano avanti da tempo. Che molti avevano notato, di cui tanti magari parlavano, ma contro le quali non è stato possibile far nulla.
Si legge sul Corriere: Gli screzi, le liti, l’insofferenza per una relazione ormai naufragata erano raccontati da Maila solo a qualche confidente di vecchia data, attraverso le chat dei social network: “Questo inverno mi aveva detto che stava divorziando”, spiega un amico d’infanzia. “Tre anni fa era felice e soddisfatta, ma l’anno scorso diceva di essere in procinto di separarsi – insiste un’altra amica – mi scriveva che non ce la faceva più, che era costretta a fare una vita da cani e che voleva andarsene”. Eppure i vicini non avevano mai percepito tensioni in quella casa: “Li vedevamo solo quando si incamminavano verso la piazza, ma non sentivamo urla o litigi”.Solo nell’ultimo anno, per 5 volte Maila è stata ricoverata al pronto soccorso. Mai aveva parlato di maltrattamenti, mai attribuito al marito la causa di quei lividi. Ma i famigliari qualcosa sospettavano “Più consapevoli i famigliari della 37enne, che leggevano il disagio della donna anche tra le righe di certi post di Facebook in cui Maila lasciava trasparire una quotidianità non sempre facile: “Si vive, si cerca di tirare avanti, nonostante la vita ci dia brutte cose ed esperienze”. Ancora più inquietante, alla luce di quanto successo, il disegno condiviso online dal marito lo scorso 2 agosto, nel giorno del compleanno della moglie, in cui si leggeva: “Mi piacciono le principesse, quelle che mandano a f… i principi e stanno con i lupi”. Nessuna denuncia, però, era mai arrivata ai carabinieri.


Maila, la sorella: “I tuoi occhi erano spenti, volevi proteggerci, ma non è stato così” (Venezia Today – 9 agosto 2018)
Il post su Facebook: “Prego la gente di non sparare sentenze perché è troppo facile parlare. Riposa in pace sorellona. Ti amo”. Politica e associazioni concordi: denunciare è difficile, non tutte hanno la forza e i mezzi per farlo. Venerdì in programma una fiaccolata
Non abbiamo capito quanto fosse fragile. Di certo non era una persona che avrebbe potuto reagire, né tanto meno provocare. Maila la conoscevamo perché la madre frequentava il centro sollievo, una struttura riabilitativa e di socializzazione per persone anziane. Avevamo la sensazione che la madre fosse più risoluta di lei”. Floriana Nicolè, responsabile dell’organizzazione, ricorda così Maila Beccarello, 37enne morta a Cavarzere per mano del marito.
Autonomia. “Ci dispiace – dice con rammarico Nicolè – di non aver saputo e potuto fare di più per lei. Di sicuro era una persona molto riservata, mai aveva fatto trapelare il suo disagio. Siamo a conoscenza di casi simili e sappiamo anche quanto sia difficile reagire e chiedere aiuto – spiega – se non altro perché rifugi antiviolenza sul territorio non ce ne sono, sono lontani dalle donne del posto. Questo comporta la necessità di spostarsi. Ma non tutte hanno l’autonomia e l’indipendenza economica per farlo. Così come è vero che l’informazione, secondo noi, spesso non è sufficiente o non ugualmente accessibile. Dobbiamo poi pensare che i meccanismi che si innescano in queste circostanze sono complessi”.
La sorella. “Speravo fosse solo un brutto incubo e invece no – scrive la sorella di Maila, Alice Beccarello – in un post su Facebook – . Da troppo tempo i tuoi occhi erano spenti, anche se nascondevi tutto. Non ci hai voluto dare retta. Volevi nascondere tutto. Ci volevi proteggere e ti volevi proteggere, ma purtroppo cosi non è stato – Prego la gente – scrive Alice – di non sparare sentenze a caso perché è troppo facile parlare. Per il rispetto di Maila! Riposa in pace sorellona. Ti amo”.
Risorse. “Quello che è grave è che alla mancanza di risorse personali si aggiunge la carenza di risposte che il territorio può dare – scrive la consigliera comunale Elisa Fabian -. Pensiamo a una donna che trova la forza di rivolgersi ai carabinieri e denunciare. Questo per lei significa che scatterà un protocollo antiviolenza e sarà allontanata dalla famiglia, dalla sua casa, dalla sua vita. Che si dovrà separare dai parenti, dagli amici. Stessa cosa se la persona che subisce violenza si rivolge a un pronto soccorso. Non tutte hanno la forza e i mezzi per farlo. Ma se a questo si aggiunge anche la carenza di strutture idonee a dare supporto, sul territorio, visti i tagli continui alle risorse destinate al sociale, questo vuol dire che la battaglia che combattiamo è impari. Bisogna anche dire – aggiunge Fabian – che a volte, pur fornendo tutti i riferimenti per ricevere aiuto, le persone in difficoltà rinunciano a farvi ricorso. In certe condizioni tutto sembra in salita, rischioso, complicato. Se non è l’interessato a denunciare in prima persona, nessuno può costringerlo”.
La comunità. “Come è possibile che nessuno abbia sentito niente? È vero – continua la consigliera Fabian – che l’abitazione della coppia, in via Regina Margherita – non si trova in un condominio. Ma non è neppure isolata. C’è una rotonda, una strada. Se ci son state delle urla, se c’è stato trambusto, rumore, com’è possibile, ci chiediamo, che nessuno abbia udito il fragore?”. In fondo parliamo di quella stessa comunità che ha appoggiato l’iniziativa di molti esercenti e delle organizzazioni di volontariato sul territorio, che insieme all’amministrazione comunale ha voluto la fiaccolata prevista per venerdì, in centro a Cavarzere, con partenza dal Municipio alle 21. “Ci stringiamo attorno al dolore della famiglia – ribadisce il sindaco del paese, Henri Tommasi – . Vogliamo esprimere cordoglio a quanti hanno voluto bene a questa giovane donna. Attraverso la fiaccolata è la comunità tutta a esprimere vicinanza e solidarietà a parenti e amici di Maila. Ho sentito la mamma al telefono – continua il sindaco – quello che è accaduto le ha tolto le forze e sappiamo che non sarà presente alla fiaccolata di venerdì. Ma vogliamo farle sapere che questa ferita ha colpito tutti noi”.
Non dimenticare. “Ci sarà l’Auser, il centro Sollievo, le organizzazioni del volontariato, il Comune e il sindaco, e si marcerà per le vie del centro – anticipa Fabian – con le fiaccole accese e compatte. Abbiamo chiesto che durante il corteo in città sia rispettato il silenzio. Molti bar e locali pubblici lungo il percorso ci hanno dato il loro appoggio, perché episodi del genere non debbano più accadere. Perché si trovi la forza e si recuperino le risorse necessarie per combattere la violenza, senza se e senza ma. Perché botte e umiliazioni non hanno mai alcuna giustificazione”
Reazioni. “Ciò che serve al contrasto di questa strage è risaputo, ma inascoltato – scrive Orietta Vanin, portavoce M5S Veneto al Senato -. A ogni femminicidio, in Veneto e non solo, i soliti politici sono pronti a intervenire con proclami, richieste e soluzioni. Come ho avuto già modo di scrivere di Maila, morta di botte ricevute dal marito, dopo l’ennesimo articolo ci si dimenticherà il nome e il sorriso. La Regione Veneto dia chiaro l’indirizzo, nelle conferenze dei sindaci, per l’istituzione di servizi reali nei Comuni, in coordinamento con le Asl. Il ministero dell’Interno e le questure potenzino territorialmente gli uffici dedicati, con personale specializzato all’accoglienza, si realizzino nelle aree degli ospedali degli spazi dove le donne che si sono rivolte al pronto soccorso possano avere una prima accoglienza, senza tornare nelle case dei propri carnefici perché non sanno dove scappare. Il governo sta rivedendo le risorse e il sottosegretario Spadafora sta lavorando per ottimizzare il piano antiviolenza e renderlo efficace con azioni reali. Basta con i proclami, chi finora ha fatto solo propaganda, grandi eventi e infinite conferenze di studio, per favore faccia silenzio”.
“L’escalation delle violenze contro le donne è inaccettabile, sono già 39 quelle uccise da inizio anno. La denuncia è il primo gesto da compiere per sconfiggere la piaga del femminicidio, ma dobbiamo mettere le vittime nelle condizioni di potersi liberare dagli abusi – afferma Alessandra Moretti, consigliera regionale del Partito Democratico -. In un Paese dove i reati violenti sono diminuiti, gli unici delitti che resistono, nelle statistiche e nelle cronache, sono quelli contro le donne. Compito della politica è far uscire le donne dalle mura delle loro case, portarle a denunciare mariti e compagni violenti, e, una volta fuori, proteggerle. Purtroppo noto su questo tema un interesse a fasi alterne, a seconda di chi compie il delitto, come se riguardasse solo alcune categorie ben definite, senza mai mettersi dalla parte della vittima”. (di Antonella Gasparini)

Femminicidio a Venezia, perché nessuno ha difeso Maila dal marito violento? (Viaggi News – 10 agosto 2018)
L’aggressione violenta subita da una donna a Cavarzere, in provincia di Venezia, ha rappresentato soltanto l’ultimo caso di una lista lunghissima di femminicidio. Lei, Maila Beccarello, 37 anni, ha finito infatti col rimetterci la vita, massacrata di botte dal marito appena uscito dal carcere. Gli inquirenti accorsi sul luogo del delitto hanno trovato il sangue della povera vittima sul pavimento e sui muri di casa, ma anche all’esterno dell’abitazione, nel giardino e sulle finestre. L’omicida èNatalino Boscolo Zemello, 35 anni, un energumeno della stazza di 150 chili. Contro la cui furia nulla ha potuto la povera Maila. L’omicida era detenuto agli arresti domiciliari per tentata estorsione, ed alle forze dell’ordine ha provato a giustificarsi dicendo che la moglie era caduta dalle scale. Ma la verità è sembrata ben altra fin da subito.
Femminicidio, ancora un caso che si doveva evitare. I due si erano sposati sette anni fa, nel 2011. Ma Maila questa relazione aveva cominciato a subirla, e non più a viverla con serenità come dovrebbe accadere in un matrimonio. Il cambiamento fisico protrattosi nel tempo ne è la testimonianza. Un tempo era davvero bella, ma man mano la donna vittima di questo orribile caso di femminicidio era divenuta fin troppo magra, con delle fosse nelle quali ospitare gli occhi ed altri segni fisici preoccupanti. Ed anche chi viveva la quotidianità della donna sapeva di questa cosa. Molto spesso su di lei spuntavano dei lividi sempre nuovi. Tutti causati da quel violento del marito. E lei nascondeva tutto dietro ad una scusa diversa, di volta in volta. Nel corso dell’ultimo anno è passata per cinque ricoveri al pronto soccorso, e cercava conforto su Facebook, con delle frasi pregne di disperazione.
Nessuno si è mai accorto di nulla, com’è possibile? Eppure i vicini di casa affermano di non essersi mai accorti di niente. Di non avere mai sentito urla, litigi e cose simili. Nessuno si è mai accorto di nulla. Perché? Forse perché Natalino incuteva troppa paura. E ci si chiede anche come mai l’uomo fosse stato tenuto ai soli arresti domiciliari. Infatti la sua natura aggressiva e violenta è un qualcosa che sembra più che evidente. Ed anche alcuni precedenti di violenza privata remano in tal senso. Tante cose sono andate come mai sarebbe dovuto capitare. Ed ora ci ritroviamo a fare la conta dell’ennesimo triste accadimento di femminicidio.


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