Letizia Agata Giulia Consoli, 50 anni, mamma. Uccisa da un serial killer
Catania, 29 Novembre 2014
Titoli & Articoli
Scomparsa il 29 novembre, si cerca Letizia Agata Consoli (Catania Today – 9 dicembre 2014)
Letizia Agata Consoli, 50 anni, alta un metro e 70, corporatura media, occhi marroni e capelli castani lunghi che porta, solitamente, con treccine rasta.I familiari hanno lanciato l’appello perchè preoccupati, principalmente, dallo stato di salute di Letizia da tempo in depressione a seguito della morte del marito. Quando è sparita indossava pantaloni e giubbotto scuri
E’ scomparsa lo scorso 29 novembre dopo essersi allontanata dalla propria casa a Librino: Letizia Agata Consoli, 50 anni, alta un metro e 60, corporatura media, occhi marroni e capelli castani lunghi che porta, solitamente, con treccine rasta.
I familiari hanno lanciato l’appello perchè preoccupati, principalmente, dallo stato di salute di Letizia da tempo in depressione a seguito della morte del marito. Quando è sparita indossava pantaloni e giubbotto scuri. I carabinieri di piazza Dante e di Librino stanno cercando la donna.
Omicidio Plaia, giallo risolto: la vittima è la cinquantenne Letizia Consoli (Catania Today – 16 febbraio 2015)
Ad ucciderla è stato un marocchino di 32 anni, Zakaria Ismaini. La donna, vedova, amava passeggiare sul lungomare de La Plaia e lì avrebbe conosciuto il marocchino. L’uomo fermato è anche indagato per un omicidio commesso con modalità simili in Puglia
E’ un marocchino di 32 anni, Zakaria Ismaini, l’uomo fermato per aver ucciso a Catania la cinquantenne Letizia Consoli il 7 febbraio scorso sul lungomare de La Plaia di Catania e di avere appiccato il fuoco al bungalow dove è stato commesso il delitto. Di Letizia Consoli avevamo già scritto: era, infatti, scomparsa il 29 novembre scorso, poi ritrovata dopo le ricerche e l’appello lanciato dai familiari, che si erano dichiarati preoccupati per lo stato di salute della donna, da tempo in depressione.
L’uomo è anche indagato per un omicidio commesso con modalità simili in Puglia: carabinieri della Compagnia di Santo Vito dei Normanni in provincia di Brindisi gli hanno notificato infatti un provvedimento di fermo per l’uccisione di Cosimo Mastrogiovanni, il cui cadavere carbonizzato è stato trovato in una villetta a Latiano. Ha adescato la vittima di Brindisi attraverso un sito di incontri e si è fatto acquistare dal malcapitato il biglietto per un pullman di linea che collega Catania, dove risiede il presunto omicida, a Latiano. Una volta giunto all’appuntamento, il marocchino avrebbe scatenato la sua furia omicida contro Cosimo Mastrogiovanni, 63 anni, residente in una villetta di contrada Fieu, nelle campagne latianesi. Il pensionato, una persona che conduceva una vita solitaria, è stato bruciato vivo, dopo essere stato aggredito brutalmente. L’efferato omicidio si è consumato la notte fra il 10 e l’11 novembre del 2014.
Per quanto riguarda l’omicidio di Catania, la squadra mobile era intervenuta, su segnalazione dei vigili del fuoco, alle 9 circa del 7 febbraio presso il Villaggio Turistico Europeo, sito sul lungomare Kennedy, dove era stato segnalato l’incendio di un bungalow in muratura posizionato lungo la battigia, al cui interno erano state rinvenute copiose tracce di sostanza ematica. Alle 9.40 circa, su segnalazione di alcuni pescatori, una motovedetta della capitaneria di porto, nel tratto di mare antistante il villaggio turistico, ad una distanza di 150 metri circa dalla riva, ha rinvenuto il cadavere di una donna, subito trasferito presso il Porto di Catania.
Sulla vittima vi erano profonde ferite da taglio in varie parti del corpo, nonché altre ferite da taglio superficiali e vaste ecchimosi al viso e sul corpo. Il sopralluogo eseguito da personale del locale Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica nel bungalow portava al sequestro, tra altri reperti, di un pezzo di trave in legno con l’estremità acuminata, con tracce di sostanza ematica – poi risultata l’arma letale – ed un accendino di colore giallo; inoltre, si rilevavano chiare tracce di trascinamento sull’arenile dal bungalow in direzione della battigia.
A seguito delle prime indagini, la stessa sera dell’omicidio, la Procura della Repubblica aveva autorizzato l’intercettazione telefonica dell’indagato, Si era appreso così che l’indagato era sottoposto a intercettazione da parte della Procura di Brindisi per un altro omicidio. Dall’analisi del tabulato di Ismaini sono stati così rilevati i contatti con un’utenza intestata a Consoli Letizia Agata Giulia, donna catanese di 50 anni. Gli ulteriori accertamenti ed il riconoscimento dei parenti hanno consentito – come spiegato nella nota della Questura- di acquisire la certezza che Consoli fosse la donna assassinata alla Playa. Ulteriori accertamenti tra cui l’esame del registro chiamate sul cellulare di Ismaini e la visione dei filmati degli impianti di video-sorveglianza del vicino villaggio “Le Capannine”, luogo dove Ismaini aveva spontaneamente dichiarato di dimorare e dove aveva trascorso la notte tra il 6 ed il 7 febbraio, hanno consentito di acquisire più che gravi indizi di colpevolezza a suo carico in ordine al delitto per omicidio
Le conversazioni effettuate da Ismaini con altri interlocutori in lingua araba avevano evidenziato il proposito di lasciare l’Italia. Nel pomeriggio del 14 febbraio scorso, l’assassino è stato così rintracciato all’interno di un peschereccio ormeggiato presso il Porto di Catania e condotto presso gli Uffici della Squadra Mobile. Qui, in tarda serata, ha reso dichiarazioni confessorie nel corso di interrogatorio reso al P.M. della Procura Distrettuale della Repubblica titolare delle indagini.
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In memoria di
Il figlio di Letizia Agata Consoli ”Mia madre non era abbandonata” (La Sicilia – 7 marzo 2015)
Vincenzo Occhiato, 28 anni, aspirante ufficiale di Marina mercantile, racconta chi fosse davvero sua madre, Letizia Agata Consoli, uccisa alla Plaia da Zakaria Ismaini, marocchino, reo confesso dell’omicidio
«Vorrei parlare di una donna normale che era una madre, una nonna, una sorella». Parla di sua madre, Vincenzo Occhiato, 28 anni, e sua madre è, anzi era, Letizia Agata Consoli, la 50enne trovata morta sul bagnasciuga della Plaia e per il cui omicidio è stato arrestato Zakaria Ismaini, marocchino, ritenuto responsabile di un altro omicidio in Puglia e forse di un altro ancora a Rimini.
Che tipo di persona era? «Una donna che aveva la sua vita e il suo modo di vivere, magari diverso dal nostro».
Che lavoro faceva? «Lei era dietista aveva anche il diploma di ottico, ma non aveva mai trovato lavoro, in questo periodo badava alla nonna, sua mamma, che ha avuto due ictus».
Quanti siete in famiglia? «Io sono figlio unico, ho una moglie e una bambina di cinque anni. Abitiamo vicino casa sua, a San Cristoforo. Le lasciavo la bambina, ogni tanto uscivamo per una pizza, veniva spesso e volentieri anche casa mia, però amava passeggiare, aveva le varici e le faceva bene camminare sulla battigia della Plaia, oppure andava a raccogliere verdura nelle vicinanze. Chi pensa che fosse una persona “abbandonata” a se stessa, non la conosceva. Di mia madre si sono dette tante cose alle quali non ho potuto controbattere. Era una persona normale. Lavorava in casa, realizzava soprammobili, bricolage, ogni tanto li vendeva, altre volte no. Da tre anni badava a mia nonna, un lavoro non lo cercava più. Quando mia nonna giocava a carte con altre signore della sua età, lei usciva. le piaceva stare con gli altri. Se passeggiava alla Plaia e qualcuno la disturbava lei non si faceva problemi a rivolgergli la parola, era una persona socievole con la gente, le piaceva conoscere persone, ma non per cercare fidanzati. Non era una persona buttata in mezzo ad una strada come hanno insinuato alcuni giornalisti… ».
Suo padre? «Mio papà è morto d’infarto quando avevo 10 anni. Erano separati, lui lavorava a Roma in un’agenzia immobiliare».
Come si manteneva sua madre? «Con la pensione della nonna. Ci pagava l’affitto e si mantenevano».
Sua madre chattava su internet? «No. Qualche volta veniva a casa mia per fare delle ricerche su google su cose che le interessavano, ma non era nemmeno su facebook, non le interessava».
Che idea s’è fatto del tizio che è stato arrestato per l’omicidio? «E’ un folle che doveva essere arrestato da tempo. Se avevano il dna, se avevano le intercettazioni dell’altro omicidio, perché non è stato arrestato prima? ».
Sua madre gliene aveva mai parlato? «No, non me le raccontava queste cose… ».
Ma lei non hai mai pensato che sua madre avrebbe anche potuto trovare un compagno?«Ma io me lo sarei anche augurato… Non un marocchino, però. E comunque, che io sappia, non si frequentavano. Può darsi che si siano conosciuti, che si siano scambiati il numero di telefono. Ma io, purtroppo, lavoro nella Marina mercantile, sono allievo ufficiale e sono stato 18 mesi imbarcato, non ho visto nemmeno mia figlia e non sono stato molto presente, questo lavoro ti lascia lontano dalla famiglia… Magari sono stato fuori e molte cose non le so, ho la mia vita, la mia famiglia, mia figlia… Forse se avessi ancora abitato a casa con lei avrei potuto conoscere più cose».
E’ stato detto che fosse in preda alla depressione… «Io so che non è mai stata da un medico per questo motivo. Certo, si era arresa nella ricerca di un lavoro, ma aveva il suo modo di vivere… ».
Quando dice così che cosa intende? «Che sarebbe come se domani io mi svegliassi, perché non ho più un lavoro, e mi mettessi a fare bricolage. Facessi quello che più mi piace fare, lasciassi stare tutto il mondo fuori, così come funziona, e mi vestissi come dico io».
Ma perchè, sua madre come si vestiva? «Con colori vivaci, cappelli strani, era stravagante».
Mi pare di cogliere una punta di disapprovazione… «Un po’ si, per me era un poco pesante, soprattutto con gli amici miei. Le dicevo “levati quel cappello che non mi piace completamente… ”, ma poi lei era fatta così e io non ho giudicato mai nessuno».
Come ha saputo della morte di sua madre? «L’ho saputo tre giorni dopo il ritrovamento. Mi ha chiamato la polizia e sono andato all’obitorio per il riconoscimento».
Crede che all’omicidio abbiano preso parte altre persone? «Non so, non saprei».
Adesso cosa si aspetta? «Che questa persona abbia il massimo della pena, l’ergastolo. Che se ne resti in carcere, ne ha bisogno. E se ci fosse stata la pena di morte mi sarei aspettato anche quella».
Chi le è stato più vicino in questo periodo? «La nonna no, è in una clinica e non sa niente. I miei zii, per fortuna c’erano loro. Poi, anche la polizia. Hanno fatto un ottimo lavoro, sono stati eccezionali sia dal punto di vista professionale che umano. Tutt’oggi mi telefonano per sapere come sto e mi invitano per un caffè».

