Loading

Gloria Rosboch, 49 anni, professoressa di francese. Strangolata e gettata nello scolo di una discarica dopo essere stata raggirata da un ex allievo

Castellamonte (Torino), 13 Gennaio 2016

 


Titoli & Articoli

La prof, l’ex allievo, i soldi. Il mistero di Castellamonte (Corriere della Sera – 5 febbraio 2016)
L’insegnante Gloria Rosboch è uscita da casa il 13 gennaio ed è scomparsa. Aveva denunciato per truffa un suo ex studente di 22 anni al quale aveva prestato 187 mila
È da poco passata l’ora di pranzo, mercoledì 13 gennaio. Gloria Rosboch è appena rientrata da scuola, ma esce di nuovo da casa. «Ho una riunione, torno tra mezz’ora» tranquillizza gli anziani genitori con cui vive da 49 anni. Da sempre, il centro del piccolo universo di questa prof di Castellamonte, a metà strada tra Torino e Ivrea, severa e riservata, all’antica nei modi e nei pensieri. Da quel mercoledì Gloria è svanita nel nulla.
Il procuratore: «Un enigma» «È un vero enigma» sintetizza dopo tre settimane il procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando. Nei primi giorni si era ipotizzato un suicidio, oppure una disgrazia. In cento si erano messi a cercala, nelle campagne e nei boschi, venne prosciugato perfino un canale e scandagliato un fiume dal nome sinistro, l’Orco. Niente. La madre, Marisa More, ex dipendente Olivetti come il marito Ettore, ha un carattere forte e conosce bene le abitudini della figlia. Ha detto subito: «Non si sparisce così. Non dovrei dirlo, ma temo che sia morta…». Passano i giorni senza trovare tracce e anche i magistrati iniziano a sospettare uno scenario più ampio e aprono un fascicolo contro ignoti per omicidio. Le ricerche intanto proseguono, inutilmente.
I rapporti con l’ex allievo. Nel giallo di Castellamonte, ecco allora il secondo colpo di scena. Nella vita ordinata e ripetitiva di questa prof ancora precaria — la famiglia, la scuola a un chilometro da casa, la messa il sabato, la spesa nelle botteghe del centro — un anno e mezzo fa un ex studente ha fatto saltare l’equilibrio. Lo racconta la stessa Gloria attraverso una denuncia per truffa depositata al Tribunale di Torino cinque mesi fa. Settembre 2014: Gloria Rosboch, insegnante di sostegno ancora precaria, non riceve la chiamata dalla scuola.
In quei giorni rivede quel suo ex allievo, Gabriele, brillante e sicuro di sé, e sembra un regalo della Provvidenza. Lui le offre di andare a lavorare con lui, ci sarebbe un grosso finanziere internazionale e un progetto da avviare ad Antibes, in Costa Azzurra. Gloria si lascia affascinare, gli dà fiducia, risponde sempre più coinvolta alle sue mail. «Ciao tesoro», scrive il ragazzo all’ex prof. Oppure: «Grazie per rendermi felice, anche solo via mail riusciamo ad annientare la solitudine». E ancora: «Una persona da sola non può farcela… posso trarre solo beneficio e felicità dal noi». Lei crede così tanto a questo ragazzo e al miraggio di una nuova vita, da fare quello che una come lei non farebbe mai. Andare in banca a Torino, ritirare 187 mila euro in contanti, una vita di risparmi più i proventi della vendita di un piccolo appartamento, e consegnarli in una valigetta all’ex allievo che aspetta fuori dall’istituto. È l’inizio della fine, lui dopo qualche settimana sembra che non si faccia più trovare, lascia addirittura Castellamonte con la madre e il fratello più piccolo. Gloria, forse per vergogna, forse perché spera ancora in un ripensamento, aspetta un anno prima di rivolgersi ai magistrati. E tira fuori tutto quello che aveva tenuto per sé e che non aveva voluto ammettere neanche a se stessa, su quel rapporto avventato con un giovane che viaggia in auto «con una pistola nel cruscotto».
Le strana telefonata di una donna e le mail. Il 4 dicembre, due mesi fa, l’avvocato di Gloria Rosboch, Stefano Caniglia, trova il nuovo indirizzo del ragazzo, a Gassino, nella cintura di Torino, e gli spedisce una lettera. Quattro giorni dopo è la madre del giovane a chiamare la prof per dirle di stare tranquilla, che tutto si sistemerà, che riavrà i suoi soldi. Gloria non si fida e racconta tutto ai suoi genitori. Poi accadono un paio di episodi piuttosto strani. La telefonata di una donna che si spaccia per direttrice di banca. E le mail di un presunto datore di lavoro del ragazzo. In entrambi i casi l’invito a non preoccuparsi, in entrambi i casi il risultato ottenuto è l’opposto. La prof fa le sue piccole indagini, teme che sia tutto falso. Ogni giorno che passa è sempre più preoccupata. In questo clima si arriva alle 14.45 di mercoledì 13 gennaio, quando Gloria si dissolve nel nulla. «Sappiamo che si è allontana a piedi — dice il procuratore Ferrando –. Le due macchine di famiglia erano in garage, e nessun autista di pullman l’ha vista». Sembrava averla riconosciuta il salumiere di via Nigra, in centro a Castellamonte, ma non può giurare che fosse proprio quel giorno. Poi altri possibili avvistamenti, altre segnalazioni rivelatesi finora infondate.
Storie parallele. Il giallo della scomparsa e la presunta truffa per ora sono due storie parallele, nessun elemento allo stato attuale porta a sostenere che l’uno sia legato all’altra. Il ragazzo non è indagato, è stato ovviamente sentito dai magistrati, così come sua madre, ma non è stato né controllato né perquisito, come fa sapere il suo legale, Pierfranco Bertolino. Allo stato attuale anche lui è una vittima di questa vicenda, già condannato senza appello dalle voci di paese. Persino l’associazione con cui ha realizzato qualche anno fa con altri compagni un bel murales sotto i portici dell’ex ospedale, nega di aver mai sentito quel nome. Così ha dovuto cambiare nuovamente paese, per non farsi trovare da media e curiosi, e solo agli inquirenti ha comunicato dove possono trovarlo. Dopo tre settimane, invece, nessuno sa dove andare a cercare la professoressa Gloria Rosboch. (di Riccardo Bruno)

L’omicidio di Gloria Rosboch (il Post – 24 febbraio 2016)
Cosa sappiamo del caso dell’insegnante uccisa vicino a Torino per il quale ha confessato un suo ex studente, Gabriele Defilippi
Gloria Rosboch era un’insegnante di francese di 49 anni uccisa a Castellamonte, un comune di circa diecimila abitanti che si trova circa 40 chilometri a nord di Torino, vicino a Ivrea. Rosboch è stata uccisa il 13 gennaio ma il suo cadavere è stato trovato solo pochi giorni fa. Al momento tre persone sono state arrestate perché sospettate di avere a che fare con l’omicidio: Gabriele Defilippi, un ex studente di Rosboch di 22 anni; Caterina Abbattista, sua madre, 49 anni; Roberto Obert, un amico di Defilippi di 55 anni.
Gloria Rosboch era un’insegnante di francese alla scuola media Giacomo Cresto di Castellamonte. Il 13 gennaio 2016 intorno alle 14.45 è uscita di casa dicendo ai suoi genitori, con i quali viveva, che stava andando a una riunione scolastica e che sarebbe tornata entro mezz’ora. Alla sua scuola però non c’era nessuna riunione e Rosboch non è tornata a casa. I giornali hanno cominciato a occuparsi della vicenda qualche giorno dopo, trattando la vicenda come un caso di sparizione e parlando del fatto che Rosboch nell’ottobre del 2014 avesse prelevato 187mila euro dal conto bancario dei genitori per consegnarli a Gabriele Defilippi, un suo ex studente di 22 anni. Rosboch aveva poi denunciato Defilippi per truffa. I carabinieri, dopo aver indagato su un possibile coinvolgimento di Defilippi nella scomparsa di Rosboch, avevano però escluso l’ipotesi perché sembrava che i tabulati telefonici confermassero il suo alibi: aveva detto di essere rimasto tutto il giorno nella sua casa a Gassino, un altro comune del torinese a una quarantina di chilometri da Castellamonte. Rosboch possedeva un vecchio cellulare Nokia senza GPS, che era stato spento poco dopo la sua scomparsa e che non aveva permesso ai carabinieri di localizzare i suoi spostamenti.
Il 29 gennaio la procura di Ivrea ha aperto un’inchiesta con l’accusa di omicidio contro ignoti, e nei giorni successivi ha concentrato le indagini su Gabriele Defilippi, cercando di ricostruire come fosse andata la questione dei 187mila euro (sulla truffa ha indagato anche la procura di Torino). Defilippi non studiava né lavorava, e i giornalisti che hanno raccolto informazioni su di lui e il suo stesso avvocato, Pierfranco Bertolino, hanno spiegato che aveva diversi profili su Facebook e su altri social network, sui quali condivideva fotografie con travestimenti e parrucche: Bertolino ha detto che quella di Defilippi è «una personalità disturbata».
Secondo la denuncia di Rosboch, nell’ottobre 2014 Defilippi, che la conosceva perché era stato suo allievo, le aveva proposto di investire in una società nella quale Defilippi aveva detto di lavorare: la società avrebbe dovuto fare un investimento redditizio in Francia, e con i soldi guadagnati Defilippi aveva detto a Rosboch che i due sarebbero andati a vivere insieme in Costa Azzurra. Non è chiaro se Defilippi e Rosboch avessero una qualche forma di relazione affettiva.
Il 24 ottobre Rosboch ritirò 187mila euro dal conto dei genitori in una banca di Torino e li consegnò a Defilippi in una valigetta. In realtà la società e l’investimento non esistevano e Defilippi era sparito con i soldi. Rosboch però riuscì a rintracciare Defilippi su Facebook, utilizzando uno pseudonimo: secondo Repubblica, a dicembre 2015 Rosboch incontrò la madre di Defilippi, che le disse che il figlio era stato picchiato e derubato dei 187mila euro e provò a convincerla a ritirare la denuncia. Il procedimento per truffa era ancora in corso.
Il 18 febbraio, poi, la procura di Torino ha ascoltato la testimonianza di un’altra donna, Marzia Lachello, una maestra di 33 anni, che ha raccontato che nel 2013 ebbe una relazione con Defilippi, il cui fratello minore era suo allievo. Lachello non ha mai sporto denuncia contro Defilippi, ma i giornali hanno parlato di un altro presunto tentativo di truffa ai suoi danni.
Il 19 febbraio le squadre che stavano cercando da un mese il corpo di Rosboch lo hanno trovato a Rivara, un piccolo comune a 15 chilometri da Castellamonte, in una vasca di scolo di una discarica. Subito dopo il ritrovamento Defilippi è stato arrestato. A dire ai carabinieri dove si trovava il corpo di Rosboch è stato – dopo un interrogatorio – Roberto Obert, un amico di Defilippi di 55 anni, ex parrucchiere, che lo ha accusato di essere l’assassino di Rosboch. I carabinieri hanno arrestato anche Obert con le stesse accuse di Defilippi: omicidio volontario e occultamento di cadavere. La sera del 19 febbraio è stata arrestata anche la madre di Defilippi, Caterina Abbattista, con l’accusa di concorso in omicidio: il medico legale che ha esaminato il corpo di Rosboch ha trovato segni di strangolamento sul suo collo.
Defilippi è stato interrogato nella notte tra il 19 e il 20 febbraio nella caserma di Ivrea, e secondo quanto hanno scritto i giornali ha confessato di avere ucciso Rosboch insieme a Obert. Abbattista invece avrebbe negato qualsiasi coinvolgimento, e sia Obert sia Defilippi hanno sostenuto che la donna non sia stata una complice dell’omicidio. Abbattista dice che il 13 gennaio era rimasta nell’ospedale in cui lavorava per tutto il giorno, ma Repubblica scrive che la localizzazione del suo cellulare dice che quel giorno si è spostata ed è stata in un luogo non lontano da quello dell’omicidio: è per questo, continua Repubblica, che la donna è ancora in stato di fermo.
Nei giorni successivi all’arresto, Defilippi e Obert si sono accusati a vicenda di essere stati gli esecutori materiali dell’omicidio: tutti e due hanno detto di avere solo guidato l’auto sulla quale il 13 febbraio hanno fatto salire Rosboch, ma che a strangolare la donna sia stato l’altro. Obert ha anche detto di aver cercato di fermare Defilippi mentre uccideva l’insegnante. Non è ancora chiaro neanche quali siano stati i ruoli di Defilippi e Obert nella truffa compiuta ai danni di Rosboch: anche in questo caso i due si sono accusati a vicenda di essere gli ideatori del raggiro. Quando è stata trovata, Rosboch non indossava i pantaloni ma solo un paio di collant: Defilippi ha detto in un altro interrogatorio che era ancora viva quando lui e Obert l’hanno buttata nel pozzo – anche se l’autopsia ha stabilito che la donna è morta per strangolamento – e che prima le avevano tolto di dosso alcuni vestiti, che poi hanno buttato via in giro per Torino. Nello stesso interrogatorio, Defilippi ha detto di avere avuto, quando era ancora minorenne, dei rapporti sessuali con Obert, che ha definito molestie. L’avvocato di Defilippi ha detto oggi che chiederà un test per stabilire l’eventuale infermità mentale di Defilippi. I carabinieri non hanno ancora capito dove siano stati depositati o nascosti i 187mila euro di Rosboch, ma hanno sequestrato la cassetta di sicurezza di Obert in una banca del comune di Forno, vicino a Castellamonte.


Link


In memoria di

Sedia rossa per Gloria Rosboch nella sede Cri di Castellamonte

 

Dieci anni senza Gloria Rosboch (Quotidiano Canavese – 13 gennaio 2026)
Sono passati dieci anni esatti da quel 13 gennaio, giorno in cui la professoressa Gloria Rosboch sparì nel nulla. Poco distante casa, a Castellamonte, incontrò i suoi assassini. Ma ci volle più di un mese per arrivare alla verità. Per portare alla luce un femminicidio in piena regola che sconvolse il territorio e diede al Canavese, non richiesto, un mese e mezzo di ribalta nazionale. Oggi quella storia è diventata persino un film, che a breve sarà nei cinema. La giustizia, intanto, ha fatto il suo corso. Gabriele Defilippi (oggi 31enne) e Roberto Obert (63), accusati dell’omicidio, sono stati condannati in via definitiva: 30 anni al primo, 18 anni e nove mesi al secondo. Gloria riposa nel cimitero di Castellamonte, al fianco del papà Ettore, morto nel 2022.
Ecco, in breve, alcuni passaggi fondamentali di quella drammatica storia.
Una vita “normale” e un legame nato a scuola Gloria è l’unica figlia di Ettore e Marisa, entrambi ex dipendenti Olivetti. Nasce e cresce come un piccolo miracolo per una famiglia che le dedica ogni energia e la protegge. Studia, si diploma al liceo linguistico e ottiene la laurea con l’obiettivo di insegnare. Lavora come supplente e poi si specializza come insegnante di sostegno, fino a ottenere incarichi continuativi alla scuola media di Castellamonte, a pochi passi da casa. Nonostante la stabilità apparente, Gloria non riesce a diventare insegnante di ruolo. Proprio in questo periodo complicato, torna nella sua vita Gabriele Defilippi, un ex studente conosciuto anni prima alle medie, nel 2005. Gabriele è brillante e sopra le righe: cura l’immagine, ostenta uno stile di vita costoso, sui social cambia identità e talvolta si traveste. La professoressa non si concentra su questi aspetti: il rapporto tra loro sembra un’amicizia basata anche su un motivo pratico, cioè aiutare negli studi il fratellastro di Defilippi, a cui Gloria dà ripetizioni.
La promessa di contatti e l’inizio del raggiro Quando la professoressa, 49enne, decide di presentare ricorso per la sua posizione lavorativa, chiede aiuto a Gabriele: lui si propone come giovane esperto di computer (ha solo 21 anni) e sostiene di avere contatti “importanti” al Ministero. Da lì, Defilippi inizia a costruire una narrazione totalmente falsa nel tentativo, riuscito, di carpire la fiducia della sua ex insegnante: si spaccia come broker finanziario, uno che maneggia grosse cifre e investimenti. Gloria, fidandosi, gli racconta un dettaglio decisivo: possiede un conto con una disponibilità importante, in gran parte frutto dei risparmi dei genitori. Per Defilippi è un’occasione perfetta.
I 187 mila euro consegnati in contanti Il 24 ottobre 2014, convinta dall’ex allievo, la professoressa Rosboch va a Torino, dopo aver concordato un maxi prelievo in banca. Entra nella filiale, ritira 187 mila euro in contanti, esce e consegna la valigetta a Gabriele. Lui le parla di un investimento vantaggioso, di un “cambio vita”: un futuro diverso, lontano dal precariato e da una routine che Gloria sente ormai stretta. Nemmeno informa i genitori: vuole fare loro una bella sorpresa. Solo che, subito dopo, Defilippi sparisce. Passano mesi senza risposte, con telefonate e messaggi ignorati.
La denuncia e la scoperta delle bugie Il 28 settembre 2015, dopo averne parlato con i genitori, Gloria presenta una denuncia alla Procura di Torino per truffa. Nella querela spiega come la personalità suadente di Defilippi l’abbia portata a fidarsi, fino a convincerla a investire per l’apertura di una fantomatica attività ad Antibes, in Costa Azzurra, tutti i suoi risparmi. Defilippi le aveva anche ipotizzato un futuro insieme, evocando una vita “magnifica” tra lavoro e serenità. Un tassello emotivo che rafforza l’inganno: nella mente di Gabriele non c’è nessun investimento, nessun progetto. Solo bugie.
La trappola e l’omicidio Il 13 gennaio 2016 Defilippi ricompare a sorpresa: sostiene di avere un modo per restituire i 187 mila euro. Convince Gloria a incontrarlo. Lei esce di casa dicendo ai genitori che deve partecipare a una riunione scolastica: una bugia, detta con la speranza di rientrare con i soldi e chiudere finalmente l’incubo. In auto con Defilippi c’è anche un amico: Roberto Obert, proprietario della Renault Clio con la quale i due passano a prendere la professoressa. Il viaggio parte da Castellamonte fino alla discarica dismessa in località Rossetti, tra Rivara e Pertusio. Quando Gloria capisce che il denaro promesso non c’è, la situazione precipita. Defilippi perde la ragione e con un filo metallico, simile a quello per stendere i panni, la prende al collo e la strangola. I due uomini si liberano del corpo gettandolo nella vasca del percolato della discarica. La spogliano, distruggono il cellulare e disperdono gli abiti in diversi cassonetti. Il tentativo è chiaro: far sparire ogni traccia.
La scomparsa e le prime piste La sera stessa, non vedendola tornare dalla riunione a scuole, una cugina denuncia la scomparsa di Gloria ai carabinieri di Rivarolo. Scattano le ricerche, coordinate dalla Procura di Ivrea, con carabinieri, vigili del fuoco, volontari, 118. Inizialmente si considera anche l’ipotesi del suicidio, legato alla vergogna della truffa e alle tensioni con la famiglia. Le ricerche si concentrano nei luoghi dove in passato si sono verificati episodi simili: ponti, dighe, canali. Droni e unità cinofile non trovano nulla. Per i familiari c’è un punto che stona più di ogni altro: quell’episodio anomalo della vita di Gloria, la consegna dei 187 mila euro all’ex allievo. È lì che gli investigatori iniziano a guardare con decisione.
Le telecamere e il punto debole del piano Le indagini si concentrano immediatamente su Defilippi. Lui nega, cambia sim telefoniche, tenta di ripulire le tracce e costruire alibi. Ma il suo piano ha un punto debole. Roberto Obert, residente a Forno Canavese, ha una relazione con Gabriele ed è legato a lui in modo forte, al punto da seguirlo in tutto. Gli investigatori scoprono un traffico anomalo di chiamate tra i due nei giorni precedenti la scomparsa della professoressa. La svolta arriva dalle telecamere di videosorveglianza del Comune di Castellamonte: i carabinieri notano il passaggio di due auto di proprietà di Obert, una dietro l’altra. È il 14 gennaio quando i filmati vengono sequestrati e analizzati. Le immagini mostrano l’andata e il ritorno del veicolo, nel punto vicino alla casa della famiglia Rosboch. A quell’ora, Gloria sale in auto. Poco dopo, la Clio bianca si allontana: è a bordo di quella vettura che la donna verrà uccisa.
La confessione e il ritrovamento del corpo Il 19 febbraio Obert viene interrogato a Ivrea. Messo alle strette da indizi e ricostruzioni, cede e racconta gran parte della vicenda. E’ lui che accompagna gli inquirenti alla discarica di Rivara e indica il punto esatto in cui è stato gettato il corpo. Poco dopo, vengono arrestati lui, Defilippi e la madre di quest’ultimo (che, a processo, sarà poi condannata in concorso solo per la truffa ai danni della professoressa).
Soldi sperperati, accuse incrociate e movente Dopo l’arresto, i due ex amanti iniziano ad accusarsi a vicenda. Defilippi sostiene che il denaro sia finito in una cassetta di sicurezza intestata a Obert, ma è falso: i soldi non vengono più trovati. La ricostruzione investigativa porta a un quadro netto: i 187 mila euro sono stati spesi in breve tempo per la “bella vita”, shopping, casinò, droga e spostamenti costosi. Il mancato ritrovamento del denaro (o almeno di movimenti bancari riconducibili a quei soldi), hanno confermato, secondo gli investigatori, che Defilippi ha ucciso per evitare d’essere denunciato dall’insegnante, sapendo perfettamente che quei soldi la professoressa di Castellamonte non li avrebbe mai più rivisti. Non sapeva che, in realtà, Gloria Rosboch lo aveva già denunciato, di fatto anticipando con quella querela il nome del suo stesso assassino.