Robert Obert, 55 anni. Aiuta l’amico-amante a uccidere e occultare il corpo di una donna che avevano truffato. Condannato a 19 anni, ridotti a 18 anni e 9 mesi in appello.
Castellamonte (Torino), 13 Gennaio 2016
Titoli & Articoli
L’omicidio di Gloria Rosboch (il Post – 24 febbraio 2016)
Cosa sappiamo del caso dell’insegnante uccisa vicino a Torino per il quale ha confessato un suo ex studente, Gabriele Defilippi
Gloria Rosboch era un’insegnante di francese di 49 anni uccisa a Castellamonte, un comune di circa diecimila abitanti che si trova circa 40 chilometri a nord di Torino, vicino a Ivrea. Rosboch è stata uccisa il 13 gennaio ma il suo cadavere è stato trovato solo pochi giorni fa. Al momento tre persone sono state arrestate perché sospettate di avere a che fare con l’omicidio: Gabriele Defilippi, un ex studente di Rosboch di 22 anni; Caterina Abbattista, sua madre, 49 anni; Roberto Obert, un amico di Defilippi di 55 anni.
Gloria Rosboch era un’insegnante di francese alla scuola media Giacomo Cresto di Castellamonte. Il 13 gennaio 2016 intorno alle 14.45 è uscita di casa dicendo ai suoi genitori, con i quali viveva, che stava andando a una riunione scolastica e che sarebbe tornata entro mezz’ora. Alla sua scuola però non c’era nessuna riunione e Rosboch non è tornata a casa. I giornali hanno cominciato a occuparsi della vicenda qualche giorno dopo, trattando la vicenda come un caso di sparizione e parlando del fatto che Rosboch nell’ottobre del 2014 avesse prelevato 187mila euro dal conto bancario dei genitori per consegnarli a Gabriele Defilippi, un suo ex studente di 22 anni. Rosboch aveva poi denunciato Defilippi per truffa. I carabinieri, dopo aver indagato su un possibile coinvolgimento di Defilippi nella scomparsa di Rosboch, avevano però escluso l’ipotesi perché sembrava che i tabulati telefonici confermassero il suo alibi: aveva detto di essere rimasto tutto il giorno nella sua casa a Gassino, un altro comune del torinese a una quarantina di chilometri da Castellamonte. Rosboch possedeva un vecchio cellulare Nokia senza GPS, che era stato spento poco dopo la sua scomparsa e che non aveva permesso ai carabinieri di localizzare i suoi spostamenti.
Il 29 gennaio la procura di Ivrea ha aperto un’inchiesta con l’accusa di omicidio contro ignoti, e nei giorni successivi ha concentrato le indagini su Gabriele Defilippi, cercando di ricostruire come fosse andata la questione dei 187mila euro (sulla truffa ha indagato anche la procura di Torino). Defilippi non studiava né lavorava, e i giornalisti che hanno raccolto informazioni su di lui e il suo stesso avvocato, Pierfranco Bertolino, hanno spiegato che aveva diversi profili su Facebook e su altri social network, sui quali condivideva fotografie con travestimenti e parrucche: Bertolino ha detto che quella di Defilippi è «una personalità disturbata».
Secondo la denuncia di Rosboch, nell’ottobre 2014 Defilippi, che la conosceva perché era stato suo allievo, le aveva proposto di investire in una società nella quale Defilippi aveva detto di lavorare: la società avrebbe dovuto fare un investimento redditizio in Francia, e con i soldi guadagnati Defilippi aveva detto a Rosboch che i due sarebbero andati a vivere insieme in Costa Azzurra. Non è chiaro se Defilippi e Rosboch avessero una qualche forma di relazione affettiva.
Il 24 ottobre Rosboch ritirò 187mila euro dal conto dei genitori in una banca di Torino e li consegnò a Defilippi in una valigetta. In realtà la società e l’investimento non esistevano e Defilippi era sparito con i soldi. Rosboch però riuscì a rintracciare Defilippi su Facebook, utilizzando uno pseudonimo: secondo Repubblica, a dicembre 2015 Rosboch incontrò la madre di Defilippi, che le disse che il figlio era stato picchiato e derubato dei 187mila euro e provò a convincerla a ritirare la denuncia. Il procedimento per truffa era ancora in corso.
Il 18 febbraio, poi, la procura di Torino ha ascoltato la testimonianza di un’altra donna, Marzia Lachello, una maestra di 33 anni, che ha raccontato che nel 2013 ebbe una relazione con Defilippi, il cui fratello minore era suo allievo. Lachello non ha mai sporto denuncia contro Defilippi, ma i giornali hanno parlato di un altro presunto tentativo di truffa ai suoi danni.
Il 19 febbraio le squadre che stavano cercando da un mese il corpo di Rosboch lo hanno trovato a Rivara, un piccolo comune a 15 chilometri da Castellamonte, in una vasca di scolo di una discarica. Subito dopo il ritrovamento Defilippi è stato arrestato. A dire ai carabinieri dove si trovava il corpo di Rosboch è stato – dopo un interrogatorio – Roberto Obert, un amico di Defilippi di 55 anni, ex parrucchiere, che lo ha accusato di essere l’assassino di Rosboch. I carabinieri hanno arrestato anche Obert con le stesse accuse di Defilippi: omicidio volontario e occultamento di cadavere. La sera del 19 febbraio è stata arrestata anche la madre di Defilippi, Caterina Abbattista, con l’accusa di concorso in omicidio: il medico legale che ha esaminato il corpo di Rosboch ha trovato segni di strangolamento sul suo collo.
Defilippi è stato interrogato nella notte tra il 19 e il 20 febbraio nella caserma di Ivrea, e secondo quanto hanno scritto i giornali ha confessato di avere ucciso Rosboch insieme a Obert. Abbattista invece avrebbe negato qualsiasi coinvolgimento, e sia Obert sia Defilippi hanno sostenuto che la donna non sia stata una complice dell’omicidio. Abbattista dice che il 13 gennaio era rimasta nell’ospedale in cui lavorava per tutto il giorno, ma Repubblica scrive che la localizzazione del suo cellulare dice che quel giorno si è spostata ed è stata in un luogo non lontano da quello dell’omicidio: è per questo, continua Repubblica, che la donna è ancora in stato di fermo.
Nei giorni successivi all’arresto, Defilippi e Obert si sono accusati a vicenda di essere stati gli esecutori materiali dell’omicidio: tutti e due hanno detto di avere solo guidato l’auto sulla quale il 13 febbraio hanno fatto salire Rosboch, ma che a strangolare la donna sia stato l’altro. Obert ha anche detto di aver cercato di fermare Defilippi mentre uccideva l’insegnante. Non è ancora chiaro neanche quali siano stati i ruoli di Defilippi e Obert nella truffa compiuta ai danni di Rosboch: anche in questo caso i due si sono accusati a vicenda di essere gli ideatori del raggiro. Quando è stata trovata, Rosboch non indossava i pantaloni ma solo un paio di collant: Defilippi ha detto in un altro interrogatorio che era ancora viva quando lui e Obert l’hanno buttata nel pozzo – anche se l’autopsia ha stabilito che la donna è morta per strangolamento – e che prima le avevano tolto di dosso alcuni vestiti, che poi hanno buttato via in giro per Torino. Nello stesso interrogatorio, Defilippi ha detto di avere avuto, quando era ancora minorenne, dei rapporti sessuali con Obert, che ha definito molestie. L’avvocato di Defilippi ha detto oggi che chiederà un test per stabilire l’eventuale infermità mentale di Defilippi. I carabinieri non hanno ancora capito dove siano stati depositati o nascosti i 187mila euro di Rosboch, ma hanno sequestrato la cassetta di sicurezza di Obert in una banca del comune di Forno, vicino a Castellamonte.
Omicidio Gloria Rosboch, condanna definitiva a 30 anni per Gabriele Defilippi. Al suo amico Roberto Obert inflitti 18 anni e 9 mesi (il Fatto Quotidiano – 18 dicembre 2019)
È quanto ha deciso la Cassazione accogliendo la richiesta del procuratore generale Pina Casella, che aveva chiesto la conferma delle condanne di appello a 30 anni per Defilippi e a 18 anni e nove mesi per Obert, suo amico, per l’omicidio dell’insegnante di 49 anni scomparsa il 13 gennaio 2016 e ritrovata cadavere un mese dopo in un bosco
Gabriele Defilippi e Roberto Obert sono colpevoli dell’omicidio di Gloria Rosboch. È quanto ha deciso la Cassazione accogliendo la richiesta del procuratore generale Pina Casella, che aveva chiesto la conferma delle condanne di appello a 30 anni per Defilippi e a 18 anni e nove mesi per Obert, suo amico.
Gloria Rosboch era un’insegnante di 49 anni. Viveva nel piccolo comune di Castellamonte, nel Canavese, da dove scomparve il 13 gennaio 2016. Venne ritrovata cadavere un mese dopo, il 19 febbraio, in una discarica abbandonata nei boschi di Rivara. L’autopsia rilevò che era stata strangolata. Stando a quanto accertato nel processo, Defilippi – ex allievo della vittima – le aveva promesso di rifarsi una vita insieme in Francia ma in realtà, nel tempo, le aveva portato via 187mila euro di risparmi. La donna chiese i soldi indietro e alla fine nel 2015 presentò una denuncia per truffa nei confronti di Defilippi, che aveva diversi profili sui social in cui si mostrava in vari travestimenti. “Quello di Gloria Rosboch è stato un omicidio barbaro, tremendo, un delitto lucido ed efferato compiuto con un’azione studiata nei minimi dettagli”, ha detto il pg Casella nell’udienza di oggi davanti ai giudici di Cassazione. La difesa di Defilippi ha puntato sul disturbo di personalità del giovane ma il procuratore generale ha spiegato che in questo caso “manca l’elemento patologico, lo stato psicotico è stato escluso”. E i giudici le hanno dato ragione.
Omicidio Rosboch, Cassazione conferma le condanne a Defilippi e Obert (Sky Tg24 – 19 dicembre 2019)
Il delitto risale al gennaio del 2016. Secondo l’accusa, l’insegnante 49enne Gloria Rosboch voleva denunciare Gabriele Defilippi per una truffa da 187 mila euro
La Cassazione ha confermato le condanne inflitte all’ex alunno Gabriele Defilippi, a 30 anni, e all’amico Roberto Obert, a 18 anni e 9 mesi, per l’omicidio di Gloria Rosboch, l’insegnante 49enne di Castellamonte (Torino) uccisa nel gennaio del 2016. La prima sezione penale della Cassazione ha respinto i loro ricorsi e confermato la sentenza della Corte d’assise d’appello di Torino del 14 dicembre dello scorso anno.
L’omicidio. Secondo la ricostruzione del pm Giuseppe Ferrando, Gloria Rosboch voleva denunciare Defilippi per una truffa da 187 mila euro. Per l’accusa il ragazzo convinse la donna a versargli 187 mila euro in cambio della promessa di una nuova vita, in Costa Azzurra. Quando lei – come ricostruito dalle indagini – si accorse del raggiro, chiese la restituzione della somma. Poco dopo la donna scomparve da Castellamonte, il 13 gennaio 2016 e circa un mese dopo, il 19 febbraio, il suo corpo fu ritrovato nella cisterna di una discarica abbandonata nelle campagne di Rivara. L’autopsia rivelò che era stata strangolata.
Il processo. Defilippi ammise di aver ucciso la donna. Anche in primo grado è stato condannato a 30 anni, in una delle prime udienze davanti al gup di Ivrea si dichiarò unico responsabile. Obert, condannato in primo grado a 19 anni, ha ricevuto in appello un leggero sconto di pena. La Suprema Corte ha accolto le richieste del pg di Cassazione Pina Casella, che nella sua requisitoria ha chiesto la conferma della condanna, ritenendo che quello di Gloria Rosboch sia stato un delitto lucido ed efferato, studiato nei minimi dettagli.
Le parole del legale dei genitori della vittima “I genitori di Gloria sono soli e sono stanchi ma almeno oggi è stata messa la parola fine a questa terribile vicenda per la quale non credo possa esserci perdono. Quanto a Defilippi, nessuno vuole vendetta ma ci aspettiamo che sconti il giusto”. Così l’avvocato Stefano Caniglia, difensore dei genitori di Gloria Rosboch.
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In memoria di
Delitto Rosboch, dieci anni dopo Obert bibliotecario in carcere a Verbania (La Sentinella – 13 gennaio 2026)
Adesso spera di poter visitare la madre 90enne e chiudere quella pagina nera
Quando il clamore del processo si è calmato, lentamente l’interesse mediatico per la storia è andato calando. Un privilegio, quello di dimenticare, che non hanno avuto quelli che la storia, più o meno direttamente, l’hanno vissuta.
Vittime e carnefici Gloria Rosboch oggi riposa nel cimitero di Castellamonte, di fianco al padre Ettore, morto nel 2022.
Gabriele Defilippi, oggi 31enne, è nel penitenziario Lorusso e Cotugno di Torino, dove deve scontare una pena di 30 anni. Da quando è entrato in carcere nel 2018 si è laureato in scienze politiche con una tesi su Adriano Olivetti, voto 105 su 110. Ha chiesto perdono per quanto fatto, definendo gli studi la sua nuova vita, nella speranza di «essere una persona migliore».
Roberto Obert, oggi 63enne, figura complessa su cui ancora oggi è difficile esprimere un giudizio, si trova in carcere a Verbania, dove sconta 18 anni e 9 mesi. Oggi, grazie alla sua passione per i libri, lavora come bibliotecario del carcere, dove è molto apprezzato. Spera in un permesso per andare a visitare la madre novantenne. Nonostante sia stato riconosciuto come complice dell’omicida materiale, Obert fu fondamentale nel ritrovamento del corpo di Rosboch e nell’aiutare gli inquirenti a ricostruire i fatti. Senza la sua confessione, forse le cose sarebbero andate diversamente: «A chi l’ha conosciuto, appare chiaro come Obert fosse un vero burattino nelle mani di Defilippi – commenta l’avvocato Celere Spaziante, che si occupò della difesa dell’uomo -. Una persona mite, con poca capacità dialettica, manipolato da una personalità molto più forte. È necessario ricordare che senza la sua collaborazione il corpo di Gloria non sarebbe stato trovato, per questo riuscimmo a ottenere una condanna più lieve. Oggi vorrebbe chiudere definitivamente con questa pagina nera della sua vita. Vado a trovarlo alcune volte l’anno».
Le due madri Tra quelli che porteranno per sempre le ferite di questa storia non si possono non citare le due madri, rispettivamente di carnefice e vittima: Caterina Abbatista e Marisa Mores. Oggi entrambe preferiscono tenersi lontane dai riflettori: la prima, giudicata colpevole di aver partecipato alla truffa ai danni di Rosboch, venne inizialmente accusata anche di aver aiutato il figlio nell’omicidio. Accusa che sarebbe stata poi smontata a processo, ma per la quale passò 9 mesi in custodia cautelare. «Fu una vicenda delicata, con una madre accusata di concorso nell’omicidio perpetrato dal figlio – racconta Alberto Metallo, all’epoca praticante dell’avvocato Zancan, che difese la donna -. Il tutto con un’opinione pubblica convinta della sua colpevolezza. Sono comunque ferite che non si rimarginano».
Dall’altro lato, Marisa Mores, madre di Gloria, che non ha mai smesso di lottare per ottenere giustizia e perché il ricordo della figlia non venisse dimenticato: «La signora è ancora in forma, poco dopo Natale sono andato a trovarla – ha raccontato il legale della famiglia Stefano Caniglia -. Grazie a lei e al marito Ettore, andatosene purtroppo nel 2022, oggi rimane vivo il ricordo di Gloria: una borsa di studio, un’ambulanza e non so quante altre cose sono intitolate a lei e alla sua vicenda».
La città «Questa storia è una ferita ancora aperta per la città – racconta Pasquale Mazza, sindaco di Castellamonte -. La famiglia Rosboch era parte integrante del tessuto sociale». Negli anni Castellamonte non si è dimenticato della vicenda: una targa in ricordo di Rosboch è stata posta nella locale scuola media Giacomo Cresto, dove l’aula docenti è stata dedicata alla defunta professoressa. «Ci piacerebbe un piccolo ricordo quest’anno – continua Mazza -. Ma Castellamonte è una città discreta, non amiamo la spettacolarizzazione». Anche a distanza di 10 anni il ricordo non si è spento: «Quando vado al cimitero, passo sempre davanti alle tombe – conclude Mazza -, dove Gloria e suo padre riposano, fianco a fianco».



