Elisa Scavone, 65 anni, mamma e nonna. Massacrata a coltellate dal marito, muore in ospedale dopo tre giorni di agonia
Torino, 10 Gennaio 2024
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Accoltellata in casa dal marito: Elisa Scavone è morta in ospedale (Today – 12 gennaio 2024)
La 65enne era ricoverata al Molinette di Torino dopo essere stata aggredita dal marito: 20 coltellate tra schiena, addome e petto. L’accusa nei confronti dell’uomo, il 70enne Lorenzo Sofia, è stata modificata in omicidio volontario.
Non ce l’ha fatta Elisa Scavone, la donna di 65 anni che nella mattina mercoledì 10 gennaio è stata aggredita con diverse coltellate dal marito 70enne, Lorenzo Sofia, all’interno del loro appartamento di via Galluppi 25, a Torino. La 65enne, colpita da almeno 20 fendenti al petto, all’addome e alla schiena, è deceduta all’ospedale Molinette, dove era stata ricoverata in gravi condizioni e dove i medici hanno cercato di salvarle la vita per quasi tre giorni. A lanciare l’allarme sono stati alcuni vicini di casa, spaventati dalle urla che sentivano provenire dall’abitazione della coppia, situata al primo piano di una palazzina.
I coniugi erano sposati da circa 40 anni. Lorenzo Sofia, gommista in pensione, aveva lasciato la carrozzeria al figlio. L’uomo, che in passato era stato ricoverato in un centro di salute mentale, resta detenuto nell’apposito reparto dello stesso ospedale anche se l’accusa è stata modificata in omicidio volontario. Difeso dall’avvocata Francesca D’Urzo, davanti al pubblico ministero Roberto Furlan, l’uomo si è rifiutato di rispondere alle domande degli investigatori.
Femminicidio, la frase shock del marito: «Ho ucciso Elisa, volevo farlo da anni» (Torino Cronaca – 13 gennaio 2024)
Parole che Lorenzo Sofia avrebbe pronunciato ai poliziotti. Per il killer chiesta la perizia psichiatrica
Marito e moglie sorridenti e spensierati. Come nelle foto dei pranzi di famiglia che si trovano sui social, postate dalle sorelle di Elisa Scavone perché né la vittima, né il marito Lorenzo Sofia – l’uomo che l’ha uccisa – avevano profili su Facebook o Instagram. Anzi, conducevano una vita riservata, e ultimamente in casa le cose non andavano per nulla bene. Fino al tragico epilogo, con le numerose coltellate – una ventina circa – che l’ex gommista 70enne ha inflitto in casa alla moglie 65enne, mandandola in ospedale in fin di vita.
Elisa Scavone dopo 24 ore di agonia è deceduta alle Molinette e ora gli inquirenti stanno cercando di fare luce sul movente che ha spinto Lorenzo Sofia a massacrarla a colpi di coltello. Ai poliziotti arrivati nell’appartamento di via Galluppi 25/10, l’uomo avrebbe confessato subito l’omicidio commesso, aggiungendo: «L’ho fatto, ci pensavo da anni».
Se così fosse, è probabile che Lorenzo Sofia da tempo meditasse di uccidere la donna con cui era sposato da più di trent’anni e dalla quale ha avuto due figli: Michele, che da quattro anni ha preso il posto del papà nel negozio di pneumatici di via Giordano Bruno, e Laura, che fa l’avvocato e vive in Lombardia. E se i vicini subito dopo i fatti ripetevano come un mantra che Lorenzo ed Elisa erano «una coppia insospettabile, senza mai un litigio», in realtà le cose non erano proprio così. Le tensioni tra le mura domestiche c’erano eccome, acuite anche dai problemi di salute di Lorenzo – che in zona tutti chiamano “Enzo” -, per i quali l’uomo è stato anche ricoverato in passato in una struttura. Anche Elisa pare che avesse problemi di salute e soffrisse in particolare di diabete. Liti furibonde, ma anche episodi di violenza, con Lorenzo che una volta avrebbe spintonato Elisa facendola cadere a terra in casa. Quella volta però, la donna non aveva chiamato le forze dell’ordine.
Eppure nonostante i tanti problemi Elisa aveva cercato di non abbandonare il marito, nemmeno quando l’uomo era stato ricoverato, in una struttura fuori Torino. «Elisa amava Enzo e andava a trovarlo tutti i giorni quando era in clinica», raccontano i titolari di Toma&Tomaia, negozio di scarpe di via Giordano Bruno, dove la vittima era solita fare acquisti. Intanto Lorenzo Sofia è nel reparto di psichiatria delle Molinette. Ieri si è tenuta l’udienza di convalida e l’uomo andrà in carcere. In Procura il fascicolo è affidato al pm Roberto Furlan, che chiederà la perizia psichiatrica per il killer.
Elisa, uccisa dal marito con 30 coltellate a Torino. Il parroco: “Il male è arrivato qui” (Fan Page – 13 gennaio 2024)
Elisa Schiavone, 65 anni, è morta in ospedale dopo 2 giorni di agonia. Era stata colpita con 30 coltellate da Lorenzo Sofia, suo marito. Nel quartiere Borgo Filadelfia, alla periferia sud di Torino, alcuni vicini di casa si sono raccolti intorno a un piccolo santuario dedicato alla Madonna di Lourdes che da oltre 50 anni si trova in mezzo a un cortile delle case popolari: “Era una brava persona”, dicono a Fanpage.it.
A differenza del resto della città, avvolta da un tiepido sole, la mattina di sabato 13 gennaio nel quartiere di Borgo Filadelfia a Torino è stata caratterizzata da nebbia e freddo, sotto lo zero. Alcuni fogli stampati in A4, attaccati sotto il citofono dove Elisa Scavone ha vissuto con il marito Lorenzo Sofia per molti anni e dove lui l’ha uccisa con circa 30 coltellate, informano i vicini di casa che ci sarà un momento di preghiera organizzato alle 12 davanti alla Madonnina di Lourdes, che dal 1978 occupa un posto centrale nel cortile circondato dai palazzi. Qui Don Andreiy, ucraino da 10 anni in Italia, si prepara per il momento di raccoglimento e preghiera. Arrivano una ventina di fedeli, che conoscevano di vista Lorenzo Sofia, molto noto per via della sua attività di gommista, condotta fino a 10 anni fa, quando ha passato il testimone a suo figlio. “Siamo qui per pregare perché è quello che facciamo noi cristiani quando arriva il male. Il male è arrivato qui e preghiamo per Elisa, perché la sua anima venga accolta dal nostro Signore. E preghiamo anche per Lorenzo, perché possa ricevere la misericordia di Dio”, ha spiegato a Fanpage.it. Intorno al piccolo santuario ci sono alcuni anziani dediti alla cura del giardino antistante, che si affaccia sul parcheggio per le auto, i vialetti e i cassonetti della raccolta differenziata. A terra musicassette, cornici, vecchi mobili pronti per il ritiro. Uno di loro conosce Lorenzo Sofia da 35 anni. “Siamo stati amici”, dice, ma non se la sente di farsi intervistare con la telecamera. Preferisce affidare a qualche aneddoto il racconto della sua conoscenza con Lorenzo Sofia.
“Era un grande lavoratore – spiega mentre trattiene le lacrime – ed era un caro amico. Vivo nello stesso palazzo in cui è successo tutto. Ricordo quando è venuto ad aprire il suo negozio da gommista, era una persona con cui si poteva parlare. E poi Elisa… non se lo meritava. Una brava persona, l’ho vista tre quattro giorni fa all’Esselunga… sono cose che non devono succedere. Conosco bene anche il figlio, che ha preso il gommista, e l’altra figlia, che è avvocato e adesso vive a Brescia. Avevano anche tre nipoti”.
Lorenzo Sofia, che tutti nel quartiere conoscevano come Enzo, era stato ricoverato una decina di anni fa in una clinica per disturbi mentali. “Prendeva molti farmaci – racconta un altro amico, che mormora mentre spazza il vialetto in pietra di fronte al santuario della Madonna di Lourdes – lo tenevano troppo dentro casa”.



