Gabriel Robert Marincat, 25 anni, operaio. Violenta e uccide la figlia della nuova compagna, di appena 18 mesi. Condannato all’ergastolo dalla Corte d’Appello, fa ricorso ma la Cassazione lo dichiara inammissibile
Cabiate (Como), 11 Gennaio 2021
Titoli & Articoli
Bimba di 2 anni morta a Como, arrestato fidanzato della madre. L’autopsia: “Segni abusi sessuali” (il Giornale – 23 gennaio 2021)
L’uomo aveva raccontato che la bimba era rimasta schiacciata da una stufetta ma l’autopsia ha rivelato l’orrore di abusi sessuali reiterati
Ai carabinieri aveva raccontato che labimba, di appena 18 mesi, era rimasta schiacciata da una stufa elettrica mentre stava giocando. Ma, invece, la verità era ben altra. Dopo una serrata attività di indagine, i militari della Compagnia di Cantù hanno tratto in arresto un operaio romeno di 25 anni, fidanzato della madre della piccola, per maltrattamenti con esito letale e abusi sessuali su minore.
La morte della bimba. I fatti risalgono allo scorso 11 gennaio, in un appartamento di via Dante Aligheri, a Cabiate (Como). Il giovane, un romeno di 25 anni, era in casa da solo con la bimba quando si sarebbe consumata la tragedia. Secondo la versione fornita ai carabinieri dall’uomo, la piccola sarebbe rimasta schiacciata da una stufetta mentre stava giocando. Ma le gravissime lesioni riportate alla testa della giovanissima vittima hanno insospettito i militari dell’Arma che, sin da subito, si sono adoperati per fare luce sulla tragica vicenda. La bimba, infatti, è morta poco dopo l’arrivo in codice rosso all’ospedale di Bergamo per un arresto cardiocircolatorio.
L’orrore sul corpo della piccola. L’autopsia sulla salma della bambina ha dato un esito a dir poco rabbrivendente. I medici avrebbero riscontrato sul corpo della piccola ferite compatibili con lesioni da abusi sessuali. Il 25enne, stando a quanto riferisce il Corriere della Sera, non solo avrebbe percosso la bimba in più occassioni ma l’avrebbe sottoposta anche a sevizie. Appurata la drammatica verità, i carabinieri della Compagnia di Cantù hanno proceduto all’arresto del sospetto assassino. Il giovane romeno è stato intercettato dai militari a casa della madre, a Lentate sul Seveso, e sottoposto alla misura di custudia cautelare in carcere. La mamma della bimba avrebbe dichiarato di essere estranea alla vicenda. (di Rosa Scognamiglio)
Arrestato nel Comasco il compagno della madre per la morte della figlia di 18 mesi: è accusato anche di violenza sessuale (La Stampa – 23 gennaio 2021)
L’uomo avrebbe violentato e maltrattato la piccola
Avrebbe abusato sessualmente di una bimba di 18 mesi, per poi picchiarla fino a farla morire. E’ il quadro accusatorio che stamane alle 11 a Lentate sul Seveso ha fatto scattare le manette attorno ad un 25enne rumeno accusato di morte come conseguenza dei maltrattamenti in famiglia (reato punito sino a 24 anni di carcere) e violenza sessuale. Lo hanno arrestato i carabinieri di Mariano Comense. Il giovane è il convivente della mamma della piccola Sharon, la bimba di un anno e mezzo morta la sera dell’11 gennaio scorso per un gravissimo trauma cranico. A causare la morte della piccola, secondo il pm Antonia Pavan, sostituto della Procura di Como e i carabinieri, non sarebbe stata la stufetta elettrica che stando al racconto del 25enne, la bimba si sarebbe tirata in testa, bensì sarebbero state le botte e i maltrattamenti di cui sarebbe stata vittima.
L’accusa si fonda sull’autopsia svolta dal perito anatomopatologo dell’ospedale Papa Giovanni III di Bergamo, dove la bimba era stato portata nella speranza di strapparla alla morte. L’autopsia ha evidenziato numerose lesioni compatibili con trauma contusivi in diverse zone del corpo, oltre a lacerazioni delle zone genitali.
I carabinieri attorno alle 11 hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare firmata qualche ora prima del gip Andrea Giudici del Tribunale di Como su richiesta della pm Antonia Pavan. Il 25enne che nei giorni scorsi era stato cacciato da casa, forse perché aveva intuito che qualcosa non tornava nel suo racconto, dall’11 gennaio era tenuto giorno e notte sotto controllo è stato arrestato nell’abitazione dei genitori a Lentate sul Seveso (Monza Brianza) e rinchiuso in isolamento al Bassone, carcere di Como. (di Marco Marelli)
Sharon, violentata e uccisa dall’orco a 18 mesi: “Sul corpo tantissime lesioni” (Voce di Napoli – 24 gennaio 2021)
E’ Gabriel Robert Marincat, l’uomo accusato di aver abusato e picchiato fino ad ucciderla la piccola Sharon di appena 18 mesi a Cabiate in provincia di Como. La bimba è morta l’11 gennaio scorso, dopo essere stata trasportata in condizioni critiche all’ospedale di Bergamo. Al momento le indagini sono ancora in corso, ma a seguito dell’autopsia sono scattate le manette nei confronti del 25enne.
Sul corpicino della vittima sono state trovate molteplici e gravissime lesioni conseguenze di maltrattamenti ripetuti. L’uomo, compagno della mamma della piccola, approfittava della stessa quando la madre era a lavoro. Inizialmente Robert aveva raccontato che la bimba giocando si fosse tirata una stufa addosso. L’avrebbe poi messa a dormire e alle 18 avrebbe provato a svegliarla, ma l’avrebbe trovata in difficoltà respiratoria e con del vomito sulla maglietta. Questo aveva raccontato la nonna, allertata dalla compagna, e ai carabinieri.
Sempre dall’autopsia è emerso che Sharon sia stata violentata sessualmente. Il giudice per le indagini preliminari ha infatti parlato di un “contesto di assoluto orrore”: “Le relazioni preliminari del medico legale hanno smentito le dinamiche inizialmente riferite. Queste hanno portato a ritenere che la piccola sia stata ripetutamente picchiata non solo nel pomeriggio di lunedì 11 gennaio e anche violentata in un epoca prossima a quel tragico pomeriggio”.
L’arresto per maltrattamenti e violenza sessuale è stato dovuto, non solo dall’esito dell’autopsia disposta dalla Procura di Como, ma anche da un allontanamento dalla casa della compagna che ha fatto pensare a un pericolo di fuga. I carabinieri infatti lo hanno trovato nell’appartamento della madre a Lentate sul Seveso, in provincia di Monza e Brianza. Tra cinque giorni, Marincat sarà interrogato dal gip dove fornirà la sua versione dei fatti.
“Ero nervoso, l’ho stuprata”: l’orrore sulla bimba di 18 mesi (il Giornale – 19 maggio 2021)
Gabriel Robert Marincat, il 25enne romeno accusato di aver violentato e ucciso la piccola Sharon Barni, ha confessato: “Ero nervoso quel giorno”
“L’ho violentata e uccisa“. Gabriel Robert Marincat, 25enne di origini rumene accusato di aver ucciso la piccola Sharon Barni, di appena 18 mesi, ha confessato: “Sono stato io“, ha ammesso davanti al magistrato della procura di Como. Ora, dovrà rispondere dei reati di omicidio volontario e violenza sessuale.
La tragedia. I fatti risalgono allo scorso 11 gennaio, a Cabiate, in provincia di Como. Silvia Barni, barista in un locale della piccola cittadina comense, era uscita di casa per andare al lavoro. Aveva affidato Sharon, la figlioletta di 18 mesi avuta da una precedente relazione, al suo nuovo compagno, Gabriel Robert Marincat. I tre convivevano sotto lo stesso tetto da qualche mese ma era la prima volta che Robert e Sharon restavano da soli. Durante la breve assenza, Silvia aveva chiamato il fidanzato per sincerarsi che la bimba stesse bene. Lui l’aveva rassicurata mostrandole le foto della piccola che, all’apparenza, sembra fosse intenta a schiacciare un banale pisolino. Ma la giovane mamma aveva sentito che qualcosa non andasse. Così, aveva chiesto al compagno di inviarle un’altra foto della figlioletta: c’erano dei segni sul volto. A quel punto, la 25enne si era rivolta sua madre affinché potesse accertarsi delle condizioni di Sharon: l’inizio di un incubo. La nonna della bimba, allarmata dal malessere inspiegabile della nipotina, aveva deciso di allertare immediatamente il 118. Sharon fu trasportata in elisoccorso all’ospedale di Bergamo dove morì poco dopo l’approdo al pronto soccorso per un “trauma cranico”
L’orrore sul corpicino “Un incidente domestico“. Secondo la versione fornita da Gabriel Robert Marincat ai carabinieri della Compagni di Cantù, Sharon era morta schiacciata dal peso di una stufetta elettrica. Ma l’esito degli esami autoptici aveva smentito l’eventualità di un decesso accidentale. Le indagini eseguite dal medico legale incaricato dalla procura di Como avevano accertato che la bimba fosse stata ripetutamente colpita al corpo, picchiata fino alla morte. Ma non è tutto. Sul corpicino erano stati rinvenuti segni evidenti di una brutale violenza sessuale. Nel mirino degli inquirenti era finito immediatamente Gabriel Robert Marincat, fortemente sospettato dei fatti. A due settimane dalla tragedia, il 25enne era stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti con esito mortale e di violenza sessuale.
La confessione choc
“L’ho violentata e uccisa“. Stando a quanto si apprende dalle pagine del quotidiano Il Giorno, sarebbe questo il contenuto della confessione di Gabriel Robert Marincat reso al sostituto procuratore di Como, Antonia Pavan. Interrogato, su invito della Procura, il 25enne romeno avrebbe ammesso di aver colpito più volte la bimba e di averla spintonata, fino a pensare che si fosse addormentata.
“Ero molto nervoso quel giorno“, ha aggiunto senza però fornire un motivo che potesse in qualche modo giustificare l’accanimento sulla piccola: l’ha picchiata ripetutamente, per due ore. Ora Marincat dovrà rispondere dei reati di omicidio volontario e violenza sessuale. Sharon aveva solo 18 mesi.
Cabiate, Sharon morta a 18 mesi, ergastolo a Gabriel Marincat: «Ha violentato la bimba e l’ha uccisa» (Corriere della Sera – 6 dicembre 2021)
All’inizio aveva parlato di un incidente domestico: «È rimasta schiacciata sotto la stufa». Poi l’autopsia aveva svelato l’orrore: la piccola Sharon Barni, 18 mesi, era stata violentata e uccisa. Lui, dopo l’arresto, aveva ammesso: «Non so perché l’ho fatto», aveva detto, ripetendo la stessa versione anche in aula. Condannato all’ergastolo, in Corte d’Assisse a Como, l’ex compagno della madre della piccola, Gabriel Robert Marincat, 26 anni, operaio di origine romena.
Lunedì mattina, dopo un’ora di camera di consiglio, è arrivata la sentenza della Corte d’Assise di Como presieduta da Luciano Storaci. Il giovane era il compagno della mamma della bambina e quel pomeriggio la donna gli aveva affidato la figlioletta per andare a lavorare. Poche ore dopo la piccola era in fin di vita. Quando ha dato l’allarme, Marincat ha detto che la bimba si era tirata una stufetta addosso. L’autopsia aveva invece fatto emergere un’altra verità.
Accolta la richiesta del pubblico ministro titolare dell’inchiesta, Antonia Pavan, che aveva chiesto l’ergastolo per Marincat. Il legale della difesa, Stefano Plenzick, dopo che era stata respinta la richiesta di perizia psichiatrica, aveva chiesto di derubricare l’accusa in omicidio colposo o preterintenzionale. Marincat ha ascoltato in silenzio la lettura della sentenza. «Se lo aspettava, solo dopo settimane si è reso conto di quello che aveva fatto – ha detto il suo legale -. Faremo appello, in un processo di questo tipo era indispensabile la perizia psichiatrica». Composta nel suo dolore la madre della bambina, Silvia Barni, 25 anni, che era in aula con i genitori, assistita dai legali Lara Citterio ed Elisabetta Fontana. «Sharon non tornerà, ma almeno ha avuto giustizia», hanno commentato dopo la lettura della sentenza. (di Anna Campaniello)
Uccise la piccola Sharon di 18 mesi. La pena diventa definitiva: ergastolo (la Provincia di Como – 18 gennaio 2024)
Dichiarato inammissibile il ricorso in Cassazione per Gabriel Robert Marincat, 28 anni. L’omicidio era avvenuto l’11 gennaio 2021. La madre gli aveva lasciato la piccola in custodia
Si è conclusa nelle scorse settimane di fronte ai giudici della Cassazione di Roma, la vicenda che aveva sconvolto il Comasco e che era costata la vita alla piccola Sharon, 18 mesi appena, barbaramente uccisa da quello che all’epoca dei fatti era il compagno della madre. Ad essere condannato all’ergastolo sia in primo grado a Como, sia in Appello – seppur con piccole modifiche che non andarono ad incidere sull’impianto accusatorio che era stato sostenuto dal pubblico ministero Antonia Pavan – era stato Gabriel Robert Marincat, rumeno di 28 anni.
Perizia psichiatrica. L’uomo è stato assistito nelle tre fasi del giudizio dall’avvocato Stefano Plenzick che in tutti questi mesi non ha mai cessato di invocare la necessità di una perizia psichiatrica. Auspicio che era nato del resto dalle dichiarazioni dello stesso Marincat che aveva riferito – avendo tra l’altro ammesso il delitto – di non aver compreso egli stesso i motivi del suo agire pur essendoselo chiesto mentre non riusciva a fermarsi. Insomma, anche l’ultimo passo è stato compiuto e dunque la sentenza di condanna alla pena a vita è diventata definitiva confermando dunque quanto era uscito dall’Appello di Milano e prima ancora dal Tribunale di Como.
Nelle motivazioni di secondo grado i giudici avevano sottolineato come Marincat, che quel giorno era in casa da solo con la bambina, «l’aveva lasciata sola, senza nessuna assistenza», «non ritenendo di allertare i soccorsi» e questo nonostante avesse ammesso di averla ripetutamente colpita e nonostante soprattutto la bambina non reagisse più alle sollecitazioni. Un comportamento che non aveva meritato la concessione di alcuna attenuante e che ha «innescato il meccanismo che ha determinato il decesso per edema cerebrale» della piccola Sharon, 18 mesi, avvenuto all’ospedale di Bergamo dopo un tentativo disperato di trasportarla con l’elisoccorso per salvarle la vita. Fatti che avvennero a Cabiate l’11 gennaio del 2021.
La vicenda Rispetto alla condanna di Como, ad essere modificata nel palazzo di giustizia meneghino era stata solo una piccola parte della decisione relativa all’aggravante dei futili motivi, cambio che non aveva finito con l’influire sull’entità della pena viste anche le aggravanti contestate a partire da quella della crudeltà. Marincat ammise anche quanto commesso, ma secondo i giudici queste confessioni «non furono spontanee» ma giunsero solo quando non era più possibile fare altro. «Marincat è un soggetto scarsamente affidabile – era stato scritto nelle motivazioni – Avendo ampiamente mentito pur di difendersi».
Quando furono allertati i soccorsi, il rumeno – che era da solo in casa in quanto la madre della piccola era al lavoro – aveva parlato di una stufetta caduta dall’alto sulla testa di Sharon che ne aveva provocato le ferite. La piccola, a dire dell’uomo, aveva però continuato a giocare – cosa negata dal medico legale, essendo le ferite non compatibili con attività ludiche successive – e solo intorno alle 18 aveva accusato un malore non svegliandosi dal sonno e rigurgitando. Ciò che emerse fu invece, ricordarono i giudici, «un’ora e mezza di maltrattamenti» conclusi con il decesso della piccola. (di Mauro Peverelli)




