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Chiara Poggi, 26 anni, laureata in informatica, stagista. Assassinata a colpi di martello. Condannato il fidanzato

Garlasco (Pavia), 13 Agosto 2007


Titoli & Articoli

Corriere della Sera – 14 agosto 2007


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In memoria di

La mamma di Chiara Poggi: “Ho fiducia nella giustizia. Alberto? Mai incontrato” (La Stampa – 11 dicembre 2015)
Oggi il giudizio della Cassazione sul delitto di Garlasco. Nel 2014 l’appello bis aveva condannato Stasi a 16 anni
Attenderanno il verdetto più importante nelle rispettive abitazioni a Garlasco, la villetta di via Pascoli per i Poggi, dove si è consumato il delitto, e la villona di via Carducci per Stasi. Distanti 1600 metri (cinque minuti di bicicletta) tra di loro e 615 chilometri dal palazzo della Corte di Cassazione a Roma, dove si incroceranno i destini di Alberto e dei genitori di Chiara, la sua fidanzata che è accusato di aver assassinato per un motivo che nessuno mai ha saputo indicare con certezza. Sono passati più di otto anni da quell’afoso 13 agosto 2007: in mezzo due assoluzioni, a Vigevano e a Milano, e una prima sentenza della Cassazione che le ha annullate nel 2013, poi il nuovo processo d’appello concluso il 17 dicembre 2014 con la condanna a 16 anni, che sarebbero stati 24 senza la scelta del rito abbreviato.
Ora l’alternativa: o annullamento senza rinvio e assoluzione definitiva e irrevocabile, la fine di un incubo per Alberto, o conferma della sentenza di condanna e carcere nel giro di poche ore per scontare la pena. Ci sarebbe anche una terza possibilità, l’annullamento con rinvio, perché si celebri un terzo processo d’appello, ma a questa soluzione credono in pochi.
L’ATTESA. Mamma Rita e papà Giuseppe, i genitori di Chiara, con il fratello Marco, finora non si sono mai persi un’udienza delle 44 celebrate tra Vigevano e Milano. Solo al primo passaggio in Cassazione avevano preferito restare a Garlasco. Faranno così anche oggi: «Non andremo – conferma la madre -: a Roma è diverso, sarebbe troppa l’emozione. Aspettiamo. Resteremo a casa, tutti e tre insieme, in attesa di una telefonata. L’ansia c’è», aggiunge con un filo di voce. Si capisce che Rita Preda è consapevole di essere molto probabilmente alla vigilia dell’ultimo atto di questa storia dolorosa. Ogni volta che è stata interpellata ha sempre espresso grande fiducia nella giustizia, anche dopo la seconda assoluzione. Ma se oggi dovesse arrivare quella definitiva, sarà la dimostrazione che la giustizia ha fallito nel trovare chi ha ucciso sua figlia a 26 anni. «Io ho sempre avuto fiducia – risponde lei – e continuo ad averne. Speriamo».
Alberto all’epoca era uno studente della Bocconi, stava preparando la tesi. Dopo la laurea in Economia e legislazione per l’impresa con 110, la pratica in un importante studio di commercialisti di Milano e il superamento dell’esame di Stato nel 2014, da diversi mesi ha rinunciato alla libera professione per tornare a Garlasco, a mandare avanti la ditta di autoricambi che era stata del padre Nicola, mancato il giorno di Natale del 2013. Passa le sue giornate nel piccolo paese, «ma non l’ho mai incontrato – dice la madre di Chiara – L’ho visto solo ai processi». Anche Alberto infatti non aveva mai disertato alcuna udienza, compreso il primo passaggio in Cassazione. Stavolta invece, come confermato i suoi avvocati, resterà a casa pure lui: il momento è troppo delicato, rischia il carcere. Il caso arriva davanti alla quinta sezione penale, che lo scorso marzo ha mandato definitivamente assolti Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di Perugia. Per altro il presidente del collegio (Maurizio Fumo) è diverso, come tre degli altri quattro componenti.
DONNE. La relatrice è Rosa Pezzullo, una donna come il sostituto procuratore generale di Milano Laura Barbaini che ha chiesto la condanna di Stasi e che ora invoca una pena più severa, con il riconoscimento dell’aggravante della crudeltà. Come Barbara Bellerio, presidente della prima Corte d’assise d’appello che ha inflitto i 16 anni di reclusione e, in precedenza, come Angela Tardio, relatrice del processo davanti alla prima sezione penale della Cassazione che ha annullato le assoluzioni. Chissà se tutto ciò vuol dire qualcosa.

La mamma di Chiara Poggi: «L’amante di mia figlia, gli attacchi a suo fratello Marco e a Stefania e Paola Cappa: quando finirà tutto questo?» (Corriere della Sera – 5 giugno 2025)
Lo sfogo della madre: «Segreti, gialli, falsità, mi sento sfinita. Lei non può difendersi»
«Avevamo deciso di non dire più niente ma quando ho sentito quelle parole in tivù… Non ci ho dormito tutta notte. Stavolta non potevo farla passare, quando è troppo è troppo». Rita Preda, la mamma di Chiara Poggi, ieri mattina ha aperto la porta ed è andata incontro ai giornalisti che stazionano da settimane davanti alla sua casa di via Pascoli, a Garlasco. Accanto a lei suo marito Giuseppe. «È vergognoso, squallido», scandisce la voce di Rita davanti ai microfoni. «Si fanno illazioni su mia figlia che non si può difendere, siamo disgustati da quel che dicono nei vari programmi televisivi, sui social, sui giornali. È arrivato il momento di dire basta, non tollereremo più che si infanghi la memoria di Chiara».
Al telefono, nel pomeriggio, le sue prime parole sono queste: «Guardi, mi creda: sono così stanca… Stanca di ascoltare e leggere di segreti, di gialli, di intrecci assurdi, di amanti, di falsità. Le giuro che non ne possiamo proprio più. Oggi mi sono rivista in tivù e ho visto una donna sfinita, con mille rughe, dopo 18 anni di una sofferenza indicibile».
Quali sono le parole che l’hanno fatta infuriare?  «Quelle che insinuavano che Chiara avesse un amante. Un uomo di Garlasco, mi pare che abbiano detto. Gossip della peggior specie, senza ritegno. Quando finirà tutto questo?».
Temo che il Garlasco show sia ancora lungo… «Ma io dico: non si vergognano neanche un po’? Ma sanno chi hanno davanti? Chiara era una ragazza pulita, semplice. Non si devono permettere di infangare il suo nome perché voglio ricordare a tutti che mia figlia è morta. È stata uccisa. Lei è la vittima, anche se molti se lo sono dimenticato. E fa schifo leggere di lei come di una ragazza che aveva chissà quali segreti, sentire che aveva due telefoni, che aveva un amante, appunto, vedere gente che non sa niente e interpreta i suoi messaggi… Guardi, è diventato tutto troppo».
È il risultato della nuova inchiesta su Andrea Sempio?  «Noi lo abbiamo sempre detto: se vogliono indagare, approfondire, facciano pure. Ci mancherebbe. Ma noi, lo ripeto ancora una volta, siamo certi che la verità sia stata scritta con la sentenza di condanna di Alberto Stasi. Lui ha ucciso Chiara, è tutto provato».  (di Giusi Fasano)