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Alessandra Matteuzzi, 57 anni, mediatrice di moda. Uccisa a martellate sotto casa, dopo mesi di stalking, dall’ex già denunciato

Bologna, 23 Agosto 2022


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Dramma sotto casa, Alessandra Matteuzzi uccisa a martellate dall’ex compagno
La donna, bolognese, era originaria di Pavullo da parte di madre. Aveva già denunciato il suo assassino che la perseguitava
L’ha aspettata sotto casa
, via dell’Arcoveggio, a Bologna. Poi, quando lei gli ha detto di andarsene, l’ha colpita ripetutamente al capo. Non se ne conoscono ancora i dettagli, ma questa a grandi linee è stata la dinamica del delitto avvenuto martedì sera intorno alle 21, dove è morta Alessandra Matteuzzi, 56 anni, bolognese la cui famiglia, da parte di madre, era originaria di Pavullo nel Frignano.
La donna è stata bersagliata di martellate da Giovanni Padovani, 26 anni, calciatore che milita in serie D e recentemente acquistato dalla squadra siciliana della Sancataldese. Padovani, originario di Senigallia (AN), ora è in stato di arresto: delle indagini si sta occupando la Squadra mobile di Bologna. L’uomo è stato trovato sul posto, in stato confusionale, dagli agenti accorsi sul posto chiamati dai vicini che hanno sentito le urla di strazio provenire dal portico avanti l’androne di ingresso della palazzina, al 42 di via dell’Arcoveggio. Nulla da fare per la donna invece, incosciente al momento dell’intervento del 118 e morta durante il trasporto in ospedale.
Secondo quanto riferito da alcuni testimoni sembra che Padovani stesse aspettando la 56enne sotto casa, da almeno un paio di ore. Alcuni vicini di casa poi hanno raccontato come nell’ultimo mese i contatti tra i due si fossero fatti molto tesi, con frequenti appostamenti e discussioni sotto casa di lei. La stessa 56enne, stando a quanto si apprende, aveva fatto già denuncia per i comportamenti di lui, e nei confronti del 26enne era già stato disposto un divieto di avvicinamento.
Chi è Alessandra Matteuzzi
. Con la passione per il lavoro di agente di intermediazione tra case di moda e uno showroom in provincia, Matteuzzi, 56 anni, aveva anche la passione per i viaggi e un amore smisurato per il suo cane di 16 anni. Una bestiola malata e bisognosa di cure, e proprio per questo sembra che Matteuzzi fosse ritornata a casa, nonostante i timori di incrociare di nuovo il suo ex. Molto legata alla madre e alla sorella, la 56enne aveva intrapreso la relazione con il ragazzo pare attraverso i social.
Di lì i primi mesi nessun segno di crisi, avevano provato anche una convivenza, ma be presto le scenate di gelosia con tanto di bicchieri e piatti rotti la avevano convinta ad allontanarsi da quella relazione. L’ultimo punto era stata una denuncia, presentata a fine luglio presso una locale stazione dei carabinieri. Proprio in questi giorni, Matteuzzi avrebbe dovuto presentare una integrazione alla denuncia, raccontando il caso del contatore staccato e degli agguati sotto casa, ma non ne ha avuto il tempo. Proprio quando era previsto che Padovani tornasse in Sicilia, lui l’ha aspettata sotto casa e l’ha uccisa.
Chi è Giovanni Padovani. Una relazione tra i due nata circa un anno fa, ma che già dopo sei mesi aveva mostrato le prime incrinature. Lui, che dopo aver girato molte squadre di calcio tra serie C e serie D, aveva da poco intrapreso anche una carriera da modello, sebbene tesserato non più di un mese fa dalla squadra siciliana della Sancataldese. Ritiro mai onorato del tutto, tanto più che una settimana fa circa la stessa società calcistica aveva provveduto a stracciare il contratto con Padovani, mettendolo fuori rosa.
Chi lo ha visto sul campo lo ha descritto come assente e non concentrato durante gli allenamenti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso poi, sarebbe stata l’assenza dal campo, probabilmente causata dalla partenza improvvisa per Bologna, per l’ennesimo incontro non desiderato da Matteuzzi. Una visita poi sfociata nell’omicidio di lei.

 Alessandra Matteuzzi uccisa a Bologna, le foto sorridente e l’incubo stalking. «Mi curo per piacere a me stessa»
La donna è stata uccisa dal 27enne Giovanni Padovani
Una donna libera che amava il suo lavoro e coltivava le sue passioni, prima tra tutte quella della moda. È il ritratto che emerge dai social di Alessandra Matteuzzi, la donna uccisa a 56 anni, probabilmente dall’ex compagno 27enne, Giovanni Padovani, in via dell’Arcoveggio a Bologna. Alessandra, chiamata da tutti Sandra era residente a Bologna in via del’Arcoveggio, periferia nord della città, dove il killer l’ha aspettata ieri sera per oltre due ore prima di aggredirla, nei pressi della porta di casa.
«Non esiste cosa più affascinante di una donna che si fa bella per piacere a sé stessa» scriveva Sandra appena un mese fa in un post sul suo profilo Instagram in cui aveva oltre mille followers. Fisico da modella, estremamente curata e attenta al proprio aspetto, Sandra rivendicava quella libertà di sentirsi bella e mostrare il proprio corpo. Postava quasi giornalmente foto dei suoi outfit, ma anche post sulle serate con gli amici in discoteca, con la mamma – a cui dedica moltissimi pensieri di affetto – viaggi e vacanze al mare. Foto che lasciano immaginare una vita piena di amici, di passioni, di sogni.
Ma lasciano in ombra l’altra parte della storia, quella emersa ieri dopo la tragedia e che ora gli inquirenti stanno cercando di ricostruire per capire la dinamica del femminicidio
La donna aveva denunciato il suo stalker
Quello che le foto sui social non raccontano è la relazione con il killer Giovanni Padovani, calciatore di 27 anni, che non compare mai nei post condivisi dalla donna. Quella relazione da cui lei voleva allontanarsi, diventata ossessione per lui, al punto da spingerla a denunciarlo: l’uomo aveva ricevuto il divieto di avvicinamento dal giudice. Un peso sul cuore che però Alessandra, che pure era molto attiva sui social, teneva per sé: nei post non una parola di dolore o di sconforto, solo foto sorridenti che la mostrano serena.
Ma lei aveva capito il pericolo, tanto da dire alla vicina di casa «Se suona quel ragazzo, per favore non gli apra». E così ha fatto la donna, proprio la sera del femminicidio: «Quando ieri sera l’ho visto qui sotto casa, sono entrata e ho chiuso la porta perché non entrasse. Ultimamente era diventato molto insistente» racconta la vicina al Resto del Carlino. Una precauzione che non ha potuto impedire il peggio.

Alessandra Matteuzzi uccisa a martellate: novità sull’ex compagno Padovani in carcere
Alessandra Matteuzzi è la dona uccisa a martellata dall’ex compagno che la perseguitava da tempo. L’uomo è in carcere.
Alessandra Matteuzzi, 57 anni, veniva perseguitata da tempo dal suo ex compagno, Giovanni Padovani, di trent’anni più giovane. Terrorizzata ed esasperata dal pressing dell’uomo, Matteuzzi aveva denunciato l’ex per stalking. In seguito alla denuncia, il giudice aveva stabilito il divieto di avvicinamento imposto a Padovani. Il divieto è stato drammaticamente violato dal soggetto che, nella notte tra martedì 23 e mercoledì 24 agosto, ha avvicinato per l’ultima volta la 57enne in via dell’Arcoveggio, alla periferia di Bologna, uccidendola. La vittima, dopo essere stata a lungo perseguitata, è infine stata aggredita dall’ex compagno che l’ha aggredita e massacrata con inaudita violenza colpendola a bastonate e martellate.
NOVITÀ SULL’EX COMPAGNO PADOVANI IN CARCERE Padovani ha rinunciato al riesame: è questa la novità sul caso della donna uccisa a martellate. La difesa di Padovani a quanto si apprende ha rinunciato a presentare l’istanza. Perciò, per il momento, il giovane rimane in carcere. Sempre la difesa, nel mese di agosto, aveva chiesto che la misura della custodia cautelare in carcere fosse sostituita con quella dei domiciliari nella casa di famiglia del ventiseienne, a Senigallia (Ancona), con l’ausilio del braccialetto elettronico.
La sorella di Alessandra, Stefania, ha raccontato a Domenica In, gli istanti prima che avvenisse la tragedia. “Quel giorno lì (quello dell’omicidio, ndr) io l’ho vista. Mi disse– ha spiegatoStefania alla conduttrice Mara Venier -. che era disperata per Giovanni, che il giorno prima si era presentato di nuovo sotto casa e le aveva staccato la luce. Lei era convinta che lui non ci fosse quella sera, che fosse in Sicilia con la squadra. Volevo che restasse da me a dormire ma lei doveva dare da mangiare al cane. Eravamo a telefono insieme, prima ancora che entrasse dal condominio. Poi a un certo punto ho sentito solo urla di lei e di lui incomprensibili. Non c’ è stato dialogo. Ho chiamato subito i carabinieri con il telefono del mio compagno e intanto al telefono sentivo ancora le urla. Mi sono precipitata da lei a Bologna, ma quando sono era arrivata era già troppo tardi”.
“Quella sera sono andata a casa sua con una scusa – ha continuato il racconto Stefania- Noi ci eravamo allontanate in quel periodo, io avevo paura del comportamento di questa persona, lei però continuava a dargli una possibilità. Lei ha confessato che era disperata. Il 29 luglio è andata a fare la denuncia. Ha fatto finta finta di andare in vacanza per far vedere che non era a casa”.

Omicidio Matteuzzi, malore per la sorella durante il processo: “Sento ancora le urla al telefono”
Si è svolta oggi al Tribunale di Bologna la seconda udienza del processo per l’omicidio di Alessandra Matteuzzi. Presente l’imputato, l’ex fidanzato 28enne Giovanni Padovani, e la sorella della vittima, Stefania, che ha anche accusato un malore: “Deve avere tutta la giustizia possibile”.
Si è svolta oggi a Bologna la seconda udienza del processo relativo all’omicidio di Alessandra Matteuzzi, la 56enne presa a martellate sotto la sua casa a Bologna il 23 agosto scorso  2022 dal suo ex fidanzato, il 28enne Giovanni Padovani, calciatore dilettante e modello, presente in aula. L’imputato risponde di omicidio aggravato da stalking, premeditazione, futili motivi e legame affettivo.
Il ragazzo, scortato dalle forze dell’ordine, è apparso provato, con la barba lunga e una canottiera nera mentre ha seguito il dibattimento.
Al suo fianco, oltre all’avvocato difensore, Gabriele Bordoni, anche una psichiatra, anche se la perizia psichiatrica ha già in precedenza accertato la capacità di intendere e volere dell’imputato.
Presente al processo anche la sorella della vittima, Stefania, la quale, mentre ricostruiva gli ultimi attimi di vita di Alessandra, ha accusato un malore ed è stata accompagnata fuori dall’aula. “Penso a mia sorella, e penso a quello che le ha fatto. Sento ancora le sua urla. Ero al telefono con lei mentre lui la colpiva.
Poi penso alla mia mamma, devo essere forte per loro, soprattutto per mia sorella”, ha detto tra le lacrime e mentre stringeva tra le mani la foto del cagnolino della 56enne.
Stefania, infatti, era al telefono con la sorella quando è stata aggredita da Padovani davanti al portone della sua abitazione a Bologna, in zona Arcoveggio. “Ce l’ho sempre in mente. Siamo tutti uniti per chiedere giustizia, perché lei deve avere tutta la giustizia possibile. Se non ce l’avrà lei allora significa che non c’è la giustizia“, ha aggiunto la donna parlando ai giornalisti all’esterno del tribunale. Il prossimo appuntamento per quanto riguarda il processo Matteuzzi è per il 2 ottobre quando è previsto l’intervento di Padovani. Nell’udienza di oggi è stato conferito l’incarico per l’accertamento sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato all’epoca dei fatti. Il 20 novembre, poi, gli stessi periti saranno chiamati a comparire in aula per spiegare le loro conclusioni.

“Come andava conciata, ovvio che il ragazzo era geloso”: a processo 4 haters di Alessandra Matteuzzi
Quattro persone sono finite a processo per aver insultato la memoria di Alessandra Matteuzzi, uccisa a martellate a Bologna dall’ex fidanzato Giovanni Padovani: tra di loro anche il direttore della Croce Bianca di Ferrara.
“Comunque anche lei come andava conciata, ovvio che il ragazzo era geloso”.
Questa è solo una delle numerose frasi apparse sui social dopo l’omicidio di Alessandra Matteuzzi, la 56enne presa a martellate sotto la sua casa a Bologna il 23 agosto scorso dal suo ex fidanzato. Un delitto efferato, per il quale è finito in carcere l’ex fidanzato della donna, il calciatore 27enne Giovanni Padovani.
Ebbene, ora, oltre al presunto killer, a processo andranno anche gli haters accusati di aver offeso la memoria della donna con i propri commenti sui social network. La Procura bolognese, dopo la denuncia dei familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini, ha infatti citato in giudizio quattro imputati per diffamazione aggravata e la prima udienza è fissata per il 25 gennaio prossimo.
Tra questi c’è anche Donatello Alberti (difeso dall’avvocato Gisella Rossi), all’epoca direttore della Croce Bianca di Ferrara, che nelle ore successive all’assassinio scrisse sui social: “Comunque anche lei come andava conciata, ovvio che il ragazzo era geloso”, suscitando forti polemiche e poi finendo sospeso dall’associazione. “Esempi sani e giusti, non ferite gratuite nei confronti di chi non può più difendersi“, replicarono all’epoca alcune amiche della vittima.
Ma si tratta solo dei primi ad essere identificati e le indagini del pm Bruno Fedeli e della Polizia Postale proseguono, sulla base delle segnalazioni degli avvocati dei familiari di Alessandra. Attualmente in Corte di assise è in corso il processo per Padovani, accusato di omicidio aggravato ed è stata di recente disposta una perizia psichiatrica sulla sua capacità di stare in giudizio. Al momento, dopo un tentativo di suicidio, si trova al Rems di Reggio Emilia.

Omicidio Matteuzzi, la foto sui social che scatenò la rabbia dell’ex. Padovani: “Dite che soffrivo”
Il 20 agosto, pochi giorni prima di essere uccisa a Bologna, la donna aveva postato sui social la mano di un uomo scaricata da internet. Giovanni Padovani era in Sicilia in ritiro con la sua squadra di calcio. Il racconto dei compagni di squadra: “Quella visione lo turbò e partì subito”.
La mano di un ragazzo tatuata pubblicata sui social. Quella foto avrebbe fatto scattare la rabbia di Giovanni
Padovani, il 28enne ex calciatore accusato dell’omicidio dell’ex compagna Alessandra Matteuzzi a Bologna nell’agosto dello scorso anno.
“Qualsiasi cosa succeda – diceva agli amici e colleghi prima di lasciare il ritiro della Sancataldese, in provincia di Caltanissetta  – dovete promettermi che spiegherete alla gente che è successa perché ho sofferto molto e spiegargli che sono stato manipolato e non sono più capace di intendere e di volere in modo lucido”. Eh sì perché a quanto emerge dagli atti il 20 agosto Alessandra Matteuzzi avrebbe scaricato da internet l’immagine di una mano tatuata di un uomo, mentre si trovava al tavolo di un locale. Poi la pubblicò sui social, probabilmente, stando a quanto ricostruiscono gli inquirenti, per indurre Padovani a ritenere che potesse trovarsi in compagnia di un ragazzo con un tattoo peraltro simile al suo.
La visualizzazione della foto evidentemente scatenò nell’ex calciatore un turbamento tale ad abbandonare in fretta e furia il ritiro della squadra, alla vigilia di una partita importante, e partire in direzione di Bologna dalla Sicilia. Quindi l’appello ai compagni di squadra e agli amici. Nei messaggi successivi, sosteneva che “non aveva più nulla da perdere e che avrebbe pagato” per quello che avrebbe potuto fare. Poi il passo indietro: “Ragazzi mi sono tranquillizzato per ora, vi aggiornerò”.
Anche un suo compagno di squadra ha spiegato agli investigatori che la foto pubblicata dalla Matteuzzi “è stata sicuramente determinante per la sua partenza, perché appena vista l’immagine ho notato in Giovanni un immediato cambiamento di espressione e d’umore: l’aver visto quella mano maschile lo aveva sicuramente turbato”.
Accusato di omicidio aggravato da premeditazione, futili motivi, stalking e legame affettivo,
Padovani andrà a processo il prossimo 3 maggio davanti alla Corte di Assise di Bologna, in attesa della valutazione da parte del perito e richiesta dal giudice per costatare se l’uomo è psicologicamente in grado di affrontare il processo. E in quell’occasione a testimoniare potrebbe esserci Maria De Filippi.

“Io non voglio morire”, i messaggi di Alessandra Matteuzzi alla madre dell’ex e a un poliziotto
Gli ultimi drammatici dettagli che emergono dagli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Alessandra Matteuzzi, uccisa dall’ex Giovanni Padovani lo scorso agosto a Bologna. Lei, poche settimane prima del femminicidio, si era confidata con la madre dell’uomo e anche con un poliziotto.
“Io non voglio morire!”
. Lo diceva scrivendo e chiedendo aiuto anche alla madre del suo ex, solo poche settimane prima di venire uccisa sotto casa a Bologna, Alessandra Matteuzzi, poi brutalmente assassinata dal calciatore Giovanni Padovani.
Il grido di terrore della vittima di femminicidio è in una chat con la madre del suo ex, l’uomo che poi l’avrebbe uccisa il 23 agosto scorso. Un mese prima, il 23 luglio, le due donne si stavano scrivendo e i messaggi sono agli atti dell’inchiesta della Procura di Bologna: “Tuo figlio va aiutato perché ha dei grossi problemi”, diceva Alessandra. “Lui è rimasto convinto che tu lo tradivi continuamente dicendomi che hai rovinato tutto… comunque poi ci sentiamo al telefono”, rispondeva la madre dell’uomo.Alessandra
Ma Matteuzzi insisteva, evidentemente consapevole della pericolosità del suo ex compagno: “Questa è la sua follia e la sua patologia che lo porta a essere violento. Io non voglio morire!”. La madre di Padovani a quel punto aveva difeso il figlio: “Guarda, Giovanni non è mai stato come dici con nessuno. Su queste cose ti sbagli”. Ma solo un mese dopo Matteuzzi sarebbe stata assassinata a martellate sotto casa in via dell’Arcoveggio a Bologna da quell’uomo che aveva già denunciato.

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