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Mario Bressi, 45 anni, impiegato, padre. Strozza a mani nude i due figli

Margno (Lecco), 26 Giugno 2020


Titoli & Articoli

Uccide soffocando i suoi due figli gemelli. Aveva scritto sms alla madre: “Non li rivedrai più” (Milano Today – 27 giugno 2020)
L’uomo, originario del Milanese, Mario Bressi, è stato trovato morto
Un uomo residente nel Milanese, a Gessate, Mario Bressi, avrebbe ucciso soffocando i suoi due figli gemelli di 12 anni (maschio e femmina, Diego ed Elena), prima di togliersi la vita. Il dramma è avvenuto poche ore fa a Margno, un piccolo comune del Lecchese situato nell’Alta Valsassina, in provincia di Lecco, come riporta LeccoToday.
La tragedia sarebbe stata compiuta nella loro casa di villeggiatura situata poco distante dal piazzale della funivia al Pian delle Betulle. Sul luogo del duplice delitto è arrivato anche il medico legale la mattina di sabato 27 giugno, oltre ai carabinieri della Scientifica, i militari guidati dal Comandante Claudio Arneodo, i volontari della Croce Rossa di Premana e il personale sanitario inviato sul posto per mezzo di un elicottero fatto decollare da Villa Guardia (Como), insieme all’anamopatologo Paolo Tricomi e al pm Andrea Figoni. I primi accertamenti confermano la morte per soffocamento dei piccoli, con ogni probabilità mentre stavano dormendo: ma forse sarebbero stati anche sedati. Secondo i riscontri iniziali, a trovare i corpi dei due fratelli sarebbe stata la madre.
L’sms: “Non rivedrai più i tuoi figli”
La donna, coetanea del presunto omicida, avrebbe ricevuto nella notte un messaggio dal padre dei due ragazzini, in cui il 45enne scriveva che lei non avrebbe più rivisto i figli. Da quanto è emerso, la coppia stava vivendo una difficile separazione con contrasti e liti, situazione che si è rivelata insostenibile per il marito. La mamma – originaria di Gorgonzola, nel Milanese, come il marito – ha avvertito le forze dell’ordine e si è precipitata in Valsassina, nella seconda casa dove la famiglia era solita trascorrere le vacanze e i gemelli erano appena arrivati per una settimana di ferie. Ma era ormai troppo tardi.
Una volta arrivata, la terribile scoperta dei corpi senza vita dei due figli. Il padre, di cui si erano perse le tracce, è stato morto trovato poco distante dal luogo dell’omicidio. Si è infatti tolto la vita gettandosi dal tristemente noto Ponte della Vittoria di Cremeno, a pochi chilometri di distanza da Margno: il suo cadavere è stato trovato dai tecnici del Soccorso Alpino e dai pompieri.
L’uomo, sui social, appassionato di montagna, era solito postare molte immagini che lo ritraevano sorridente con i figli. Tuttavia, non metteva nulla dal primo dell’anno; intorno alle 3 di questa notte ha pubblicato delle foto sue e dei bambini sorridenti: “Coi miei ragazzi sempre insieme”. Poco dopo è avvenuto il ritrovamento dei corpi dei due gemelli. Le urla strazianti della donna hanno risvegliato i vicini. La madre e suoi genitori (i nonni dei due bambini) sono conosciuti in paese perché, pur non essendo originari della zona, avevano casa di villeggiatura in Valsassina da quarant’anni. La donna ha poi accusato un malore ed è stata soccorsa.
Il sottosegretario Puglisi: «Dolore e rabbia» «Dolore, orrore, rabbia. Se tu mi lasci, ti uccido la vita, uccidendo ciò che hai di più caro. I bambini. Dinamiche malate di uomini violenti. A questa mamma va il mio abbraccio. Proteggiamo le donne e i loro figli nel momento delicato della separazione». Lo ha scritto su Twitter Francesca Puglisi, sottosegretaria al ministero del Lavoro, in riferimento al fatto di cronaca accaduto nel Lecchese. (di Alessandro Rovellini)

Margno, Mario Bressi e l’ultima gita in montagna con Diego ed Elena prima di soffocarli nel letto (Corriere della Sera – 28 giugno 2020)
Il duplice omicidio a Margno, in Valsassina, provincia di Lecco. Mario Bressi avrebbe pianificato tutto, dall’escursione alla cena. Ha atteso che dormissero, i volti girati per non doverli guardare
Sono venti metri dalla porta del trilocale alle scale, diciassette gradini lungo la ringhiera di legno fino all’uscita della palazzina a due piani, sei scalini di pietra, il vialetto, altri cinque scalini di pietra. Chissà quante volte ha contato i propri passi anche qui, Mario Bressi. Era fissato con le passeggiate, specie su queste montagne dov’è cresciuto — e dove le estati son cresciuti i figli —, ma a patto di conoscere prima la strada e studiarla, a patto di far partire il cronometro e rispettare i tempi previsti. Anche per brevi tragitti: scarpe giuste, pantaloni giusti, il k-way d’emergenza nello zaino, la borraccia piena e la riserva d’acqua, i soldi in contanti, il cellulare carico, i fazzoletti per pulire gli occhiali. Le improvvise deviazioni e interruzioni di percorso gli mettevano ansia.
Quest’orrore, l’ha pianificato. Il metodo e l’estrema vigliaccheria: un’unica azione prima di uscire e suicidarsi, ovvero quella di voltare il viso di Elena e Diego, senza vita ormai, così da non guardarli. Vegliare a distanza, lui, il padre, in soggiorno e loro, i suoi figli, in cameretta, ma non guardarli. Un’esistenza regolare, canonica. Almeno secondo certe regole di famiglia: lungo fidanzamento da giovani, la ricerca d’un lavoro, un buon stipendio, l’appartamento con un pezzo di verde e le siepi di gelsomini, la genitorialità, la frequenza, perfino eccessiva, nei centri di donazione del sangue, più in verità per sottoporsi a periodici gratuiti controlli che per aiutare il prossimo, per appunto la seconda casa a Margno, di proprietà dei genitori, le maniere educate, sovente esagerate, e sempre, sempre in questi quarantacinque anni di vita, la preoccupazione di non farsi notare. Di non farsi notare fuori posto.
Che attendesse la prima udienza di separazione come un sopruso del destino alla quale ribellarsi perché mai avrebbe potuto incontrare un problema, che l’odio verso Daniela lo stesse mangiando e andasse punito, che l’idea di attuare una vendetta, la più tremenda delle vendette, contro la moglie, contro il suo mondo, ecco, adesso tutto questo incontra l’ovvio stupore di chiunque si fermava all’apparenza.
A Gessate, dove mai i vicini di casa avevano notato malumori e sentito litigi; e a Margno, buen retiro di anziane brianzole e geografia di vie dai nomi semplici (via al Tennis, via ai Monti), dove il paese, dalla barista tatuata alla minuta benzinaia, guardava ammirato lo spettacolo dei gemelli, belli, sereni, gioiosi, guardava quel padre così controllato in presenza dei figli nei gesti e nelle parole, premuroso e dolce. Bressi lo era comunque: se ne inventava di ogni pur di non lasciare i figli soli e annoiati col cellulare in mano. Anche venerdì. Sveglia presto, colazione con yogurt e marmellata evitando le merendine, quindi i biglietti acquistati alla vicina funivia, 12 euro gli adulti e 8 i bambini, i sei minuti di viaggio scrutando dall’alto casomai spuntassero i cervi, la discesa sul profilo del Pian delle Betulle, la passeggiata. Al solito. E puntuali «buongiorno» agli escursionisti incontrati sui saliscendi, raccomandandosi con i figli di fare altrettanto.
Stavano a Margno da cinque giorni. Silenzio, nel trilocale in fondo al corridoio buio, il volume della televisione abbassato per non infastidire la gente. Mentre Bressi preparava la cena, tra le 20 e le 21, la finestra della cameretta aperta sul vialetto, forse per ascoltarli, forse per sbirciarli, Elena e Diego giocavano; col pallone, a nascondino, curiosando nelle aiuole perfettamente tagliate alla ricerca di insetti, e commoventi silenzi ché i gemelli certe cose le sanno soltanto loro.
Dopo cena, il duplice omicidio. Bressi ha aspettato che, stanchi, si assopissero. Aveva fretta, non poteva aspettare il passaggio in bagno per far lavare i denti e indossare il pigiama. Erano in calzoncini e maglietta. Li ha uccisi.
L’appartamento era in perfetto ordine. Ha sparecchiato, gettato i rifiuti, tolto le briciole dal tavolo, sistemato le pieghe sul divano. Su alcuni dettagli della scena del crimine, il Corriere ha scelto di non soffermarsi. Ma su quell’urlo di Daniela, che ancora risuona nel paese più forte del boato d’una valanga, no, non si può. Ripeteva «svegliatevi, svegliatevi, svegliatevi!». Bressi ha progettato anche questa scena finale; la penultima è stata lanciarsi dal ponte. Non farsi trovare, sparire. Aveva terminato con la morte e la moglie doveva vivere. (di Andrea Galli)

Mario Bressi e la banalità del male (il Dubbio – 28 giugno 2020)
No, la retorica del bravo padre di famiglia che soffre per la separazione non è accettabile. Nemmeno se per anni quell’uomo che ha ucciso i suoi figli è stato un «padre modello»
No, la retorica del bravo padre di famiglia non può andar bene. Nemmeno se per anni Mario Bressi – questo il nome dell’uomo che ha ucciso i suoi due figli gemelli, Diego ed Elena, di soli 12 anni prima di togliersi la vita come vendetta per la separazione dalla moglie – è stato uomo e padre modello, «senza mai una parola fuori posto». Il dramma che si è consumato in Valsassina non può trovare giustificazione nel dolore – magari anche sincero, ma ininfluente in tal caso – di un uomo che ha visto la propria storia d’amore finire malamente. Ma in un mondo che tenta a fatica di riconoscere la violenza sulle donne, che ancora stenta ad attribuire al termine “femminicidio” il suo senso sociologico, che ha la capacità di cercare una giustificazione anche di fronte alla morte assurda di due bambini che quell’uomo, il padre senza mai una parola fuori posto, avrebbe dovuto amare a prescindere dalla sua vicenda sentimentale con la moglie, applicare ad un tale orrore una attenuante di fondo è solo la conferma che c’è un problema culturale.
Quello che magari anche in maniera inconscia – ma molto più spesso assolutamente consapevole – accetta le logiche del patriarcato, del possesso, della riduzione della donna e dei bambini ad oggetti che esistono solo in relazione al loro rapporto col marito/padre e della famiglia come unità inscindibile, da salvaguardare ad ogni costo. Tutto ciò non è più giustificabile.
E i titoli dei giornali, che sempre superficialmente tentano di umanizzare un gesto che non ha giustificazione alcuna, sono la prova che tale problema è culturale e che la violenza, se nasconde un “dramma” (dato per scontato solo perché è lei che decide di lasciare lui), può trovare giustificazione. Sulla pagina Facebook di Bressi, trasformata in mausoleo al quale appoggiare un fiore e manifestare solidarietà all’uomo «distrutto», va in scena la sagra dell’assurdità. «La moglie – si legge tra i commenti – per noia o per capriccio decide di cambiare vita».
È colpa sua, dunque. Era disperato e allora, in fondo, lo si può comprendere, dice la gente. «Questo uomo aveva bisogno di aiuto e nessuno lo ha capito, il male oscuro è dentro ognuno di noi quando si impossessa del nostro corpo», oppure «Chissà che cosa t’aveva fatto tua moglie per farti uscire di testa in questa maniera». Chissà se qualcuno si è chiesto se anche lei, Daniela, avesse bisogno di aiuto. Che vita fosse la loro, quanta infelicità nascondesse quel rapporto, quanto fosse meglio, per tutti, che quel matrimonio finisse. Domande che non interessano a nessuno, perché era lui quello che soffriva. E invece no, non esiste giustificazione. Il gesto finale di quest’uomo nasconde la volontà di esercitare, fino all’ultimo e per sempre, un potere su una donna la cui vita è rovinata, anche in questo caso, per sempre. Una vita che sconterà sempre il vuoto enorme e incolmabile di due figli innocenti – e altrimenti non potrebbero essere – che non torneranno più. Una vita innocente anche la sua, quella di Daniela, che si sentirà però sempre marchiata da una colpa che lui, fino alla fine, le ha voluto attribuire, costringendola ad interrogarsi fino all’ultimo dei propri giorni sui propri eventuali – e assolutamente inesistenti – errori.
Nessuna separazione, per quanto dolorosa, può fungere da scusa per una brutalità simile. Nessuna vita da bravo padre, da uomo coerente alle aspettative sociali – assolutamente evanescenti di fronte ai comportamenti del singolo nell’intimità della propria casa -, da cordialità distribuita a piene mani ai vicini o agli amici o ai colleghi potrà mai attenuare l’estrema violenza di un gesto che non avrà mai ragione di essere. Scavare nella sua vita per trovare tutti gli elementi che lo rendono un uomo migliore dell’ultimo suo gesto non ha senso. Potrebbe anche esserlo stato, ma non lo è stato in quel momento. Non lo sarà mai più per l’eredità che ha lasciato all’ex moglie, agli amici, ai parenti di quei due ragazzini. E non dovrebbe esserlo per tutti noi. Le parole che giustificano la violenza sono esse stesse violenza. Normalizzano, per chi si ferma alla superficie delle cose, l’orrore. Lo fanno accettare. E ciò è solo il primo passo verso ulteriori violenze.


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