Annunziata Cirillo, 37 anni, impiegata, mamma. Massacrata con un bloccasterzo dall’ex marito
Torrenieri (Siena), 20 Giugno 2009
Titoli & Articoli
Montalcino: 38enne stabiese uccisa dall’ex marito (Stabia Channel – 22 giugno 2009)
L’uomo, originario di Pompei; ha ucciso la donna a colpi di bloccasterzo
Un uomo di 47 anni, Giovanni Di Luigi, elettricista, originario di Pompei, sabato sera si è presentato a casa della moglie, Annunziata Cirillo, 38, originaria di Castellammare, dicendole che dovevano parlare e facendola salire sull’auto. I figli della coppia, 12 e 13 anni, vendendo lo stato d’agitazione del padre, che probabilmente era anche ubriaco, hanno avvertito i vicini e poi i familiari. A quel punto sono scattate le ricerche dei militari. Dopo l’omicidio, è stato lo stesso Di Luigi a chiamare i carabinieri, dicendo “Ho ucciso mia moglie” e indicando il posto in cui si trovava. Nel febbraio scorso, a causa dell’atteggiamento minaccioso verso la moglie, il giudice aveva emesso nei confronti dell’uomo un provvedimento per allontanarlo dall’abitazione.
Le amiche: Nunzia era solare (di Maria Elefante – Il Mattino)
Era una ragazza solare, semplice e senza pretese. Così chi la conosceva, ricorda Annunziata Cirillo. Per tutti Nunzia, uccisa ieri dal marito durante una lite. Era giovanissima quando lasciò Boscoreale per trasferirsi in Toscana. Sempre sorridente e con un forte desiderio: avere una famiglia. Un quadro diverso da quello – a tinte fosche – descritto dal marito omicida Luigi Di Giovanni.
Ma dai racconti delle sue amiche di gioventù viene fuori una Nunzia completamente diversa. «Nunzia era una persona buona e generosa – racconta Maria, un’amica di gioventù residente a Boscoreale – facevamo parte della stessa comitiva di coetanei, avevamo 20 anni, era una delle più carine, si curava molto ed era attenta ai particolari». Nunzia nasce a Castellammare, ma poco dopo insieme alla sua famiglia si trasferisce a Boscoreale. E nella vicina Pompei trova l’amore.
Si tratta di Luigi, geometra, qualche anno più di lei, occhi chiari e capelli scuri. Il fidanzamento non dura molto, i due si sposano e Nunzia corona il suo sogno. Nei mesi successivi le prime difficoltà economiche. Così l’idea di trasferisti. È Nunzia che propone al marito di cambiare regione, al Nord le opportunità lavorative sono maggiori e avrebbero potuto lavorare entrambi così da avere uno stile di vita migliore. Poggibonsi, la cittadina toscana scelta dai coniugi per la nuova vita insieme, e poco dopo, a 25 anni Nunzia rimane incita del suo primogenito, la seconda figlia arriva un anno più tardi. I due fratellini, che oggi hanno 13 e 12 anni, a causa dei continui litigi dei loro genitori, sono stati affidati a una vicina di casa. Il trasferimento, comunque, non ha gli effetti sperati. Luigi pare non ingranasse con il lavoro, una paga insufficiente per pagare l’affitto: la coppia torna a Boscoreale. Ma Nunzia ormai non sente più alcun legame con la cittadina ai piedi del Vesuvio e insiste per tornare in Toscana. Torrenieri, vicino Montalcino, la cittadina scelta per il secondo trasloco. Nunzia trova lavoro come segretaria in una piccola azienda edile, mentre Luigi si arrangiava con lavori di artigianato e operaio elettricista. Ma le cose tra i due vanno male, così Luigi va via di casa lasciando l’appartamento alla moglie e ai figli. Troppo spesso però l’uomo si reca dalla sua famiglia, malgrado un provvedimento legale gli imponesse di non avvicinarsi, Luigi e Nunzia continuano a litigare, fino al tragico epilogo di ieri.
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In memoria di
Annunziata Cirillo (Fondazione POLIS)
Annunziata Cirillo, 37 anni, originaria di Boscoreale, e il marito, 47 anni, originario di Pompei, da circa 2 anni vivono a Torrenieri, frazione di Montalcino, in provincia di Siena, con i loro due figli di 12 e 13 anni.
Lui è un uomo violento, litigano spesso e si separano. Nel febbraio 2009, Annunziata chiede la separazione dopo le innumerevoli denunce fatte in seguito alla violenza fisica e psicologica ricevuta da Luigi per quasi 20 anni. Nunzia ottiene la separazione e una ordinanza di allontanamento per l’uomo che avrebbe dovuto lasciare subito la casa coniugale e mantenere distanziamento da ella e i figli. L’uomo però non rispetta tale obbligo e rimane nella casa familiare continuando con intimazioni di violenza verbale, fisica e sessuale nei confronti di Nunzia. Numerose ore di registrazioni dimostrano le intenzioni premeditare di Luigi di compiere l’omicidio ai danni di Nunzia e dei figli.
Sabato 20 giugno 2009, la situazione precipita in seguito ad un uscita di Nunzia con un’amica. Inizia a chiamarla minacciandola di morte e tornata a casa iniziano a litigare ed escono di casa. Fatti pochi chilometri, mentre i due continuano a litigare, l’uomo inizia a picchiarla, ferma l’auto e Annunziata scende provando a scappare dalla macchina con l’intenzione di tornare a casa a piedi. Dall’auto, però, scende anche lui, con in mano il pesante bloccasterzo con il quale colpisce violentemente la donna lasciandola senza vita sul ciglio della strada.
L’uomo rientra in macchina, chiama i familiari e poi vedendosi spacciato, chiama i carabinieri avvertendoli e confessando. I carabinieri di Montalcino, con il luogotenente Antonio Cozzitorto, accorrono sul luogo del delitto, portano il 47enne in carcere dopo essere stato sottoposto all’interrogatorio e viene accusato di omicidio volontario, con premeditazione e crudeltà. Il P.M. Francesca Firrao nella prima udienza, supportata dalle indagini dei carabinieri di Montalcino, chiede l’ergastolo e l’isolamento diurno. Viene richiesto il rito abbreviato da parte dell’omicida e dopo vari appelli ottiene la riduzione della pena a 20 anni.
Ida Di Giovanni, a “Oggi un altro giorno” il racconto dell’omicidio della madre da parte del papà: «L’ultima frase che ci ha detto…» (Leggo – 25 novembre 2021)
Ida è la figlia di Luigi Di Giovanni che ha tolto la vita alla moglie Nunzia Cirillo nel giugno 2019
Ida Di Giovanni ospite di Serena Bortone a “Oggi è un altro giorno” su RaiUno: «Dall’età in cui ricordo – ha spiegato – in casa non c’era tranquillità, le prime discussioni accese si sono verificate già dopo il matrimonio. Era comunque particolare anche prima che si sposassero. Ricordo cose non positive, era un continuo sgridare mia madre perché non voleva che avesse un suo pensiero autonomo. Le diceva “Stai zitta, sei una donna, non puoi pensare come vuoi tu”. Voleva che dipendesse psicologicamente da lui. Mamma cercava di nasconderci questi atteggiamenti, ma non c’era nulla da fare. Violenza fisica, psicologica, sessuale perchè dopo la separazione doveva lasciare casa non l’ha mai fatto. Ci ha rubato la spensieratezza, la normalità, non ero una bambina tranquilla, con mio fratello Antonio vivevamo nella paura. Mi sono sentita tante volte impotente perché volevo proteggere mia madre».
Quando è successa la tragedia Ida era una bambina: «Se la situazione si fosse aggravata oggi, che ho 24 anni, avrei potuto fare qualcosa in più. So che non dipende da me, ma ci penso spesso, volevo salvarla da quelle mani. Papà viene da una famiglia patriarcale, in cui c’è stato maschilismo e i suoi parenti non hanno fatto che giustificarlo e scusarlo nonostante la gravità delle sue azioni. Dicevano che l’aveva fatto per via di un momento di fragilità, non concordo con niente ma queste sono le loro esternazioni. Era comunque una morte annunciata, ci sono 98 ore di registrazioni audio fatte anche da me in cui litigano e la minaccia, le urla in napoletano: “Ti schiaccio la testa!”. Comunque non le hanno creduto, le istituzioni l’hanno abbandonata perché non hanno controllato se lui avesse o meno lasciato casa con tanto di notifica di allontanamento».
Ida Di Giovanni ricorda bene il giorno dell’omicidio: «Per la prima volta è uscita con le amiche. Mio padre era naturalmente infuriato e gridava che l’avrebbe ammazzata. E’ uscito a cercarla ma mia madre era già tornata e quando è arrivata in salone ha detto: “Qualunque cosa succede oggi ricordatevi che vi voglio bene” e ci ha mandati a giocare al parco. E’ l’ultima volta che l’ho vista, sulla porta mi ha sorriso per l’ultima volta”. Alle nove ancora nessuno ci chiamava per cenare, abbiamo suonato e non rispondeva nessuno, mio fratello è riuscito però a parlare con papà che gli ha confessato l’omicidio. E’ venuto verso di me e mi ha detto: “Ida mamma non c’è più, ci siamo io e te”…».
