Loading

Cesare Cuozzo, 53 anni, bidello in pensione, padre. Uccide moglie e figlio a colpi di pistola, poi si suicida (strage di San Giovanni a Teduccio)

San Giovanni a Teduccio (Napoli), 15 Luglio 2015

 


Titoli & Articoli

Tragedia a Napoli, Cesare Cuozzo aveva problemi psichici (Vesuvio Live – 16 luglio 2015)
Arrivano le prime ricostruzioni per l‘omicidio-suicidio avvenuto ieri nel quartiere San Giovanni a Teduccio, dove il 53enne Cesare Cuozzo ha prima ammazzato la moglie Anna Daniele, cinquantunenne e sorella di Nino Daniele, Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, e il figlio ancora non diciottenne per poi togliersi la vita.
Pare che la furia omicida dell’uomo sia scattata in seguito a disturbi psicologici. Cesare Cuozzo, ex bidello, era infatti in cura presso un centro di salute mentale da circa dieci anni a causa di una patologia psichica.
Oltre a farmaci sono stati rinvenuti diversi colpi di arma da fuoco, con una pistola revolver 38 special che non risulta appartenere all’uomo. I tre cadaveri sono stati trovati distesi nei propri letti, e in giro per la casa vi erano alcuni farmaci.
Sono stati i familiari a scoprire la tragedia, recandosi a casa della famiglia, preoccupati per non avere da diversi giorni notizie dai parenti. È stato infatti necessario chiamare un fabbro per accedere all’abitazione. (di Erminia Orassi)

I tormenti del bidello, un anno e mezzo fa aveva tentato il suicidio (La Repubblica – 17 luglio 2015)
Ci aveva già provato. Un anno e mezzo fa aveva preso dei farmaci per farla finita Cesare Cuozzo, 53 anni, ex operatore scolastico che ha sparato uccidendo la moglie cinquantunenne, Anna Daniele- sorella dell’assessore alla Cultura del Comune Nino- e il figlio diciassettenne Nicola a San Giovanni a Teduccio. I carabinieri hanno accertato che Cuozzo era in cura da 12 anni presso i servizi di igiene mentale Asl. La tragedia nella notte tra il 13 e il 14 luglio. Nell’appartamento al quarto piano l’uomo, uscito dalla stanza da letto dove dormiva la moglie, ha sparato un colpo alla testa del figlio, poi ha ucciso Anna Daniele e si è seduto al suo fianco puntandosi la pistola al petto. La casa era allagata dai condizionatori non svuotati. L’arma, un revolver 38 Special non censito, era precedente al 1978. A chiamare il fabbro per scassinare la porta è stata la sorella della donna, che vive nello stesso fabbricato. L’autopsia oggi.
ILRACCONTO
VIVEVA ormai in un mondo a fumetti. Nicola Cuozzo, non ancora maggiorenne, aveva trovato una strada per poter volare via. Non come ha voluto suo padre, che l’ha ucciso nel sonno in preda all’infelicità della follia, ma con un grande talento che aveva scoperto nella sua scuola, l’Alberghiero Cavalcanti. «Voleva fare il doppiatore di cartoni animati e fumetti », dice in lacrime la sua insegnante di francese. E una sua vicina di casa da lunedì avrebbe cominciato a dargli lezioni di guida: «Era un tesoro, passava molto tempo a leggere chiuso nella sua camera».
Un quartiere sotto shock. La tragedia covava sotto la cenere di un apparente equilibrio ritrovato. Basta poco a destabilizzare una situazione così. Anna Daniele e il figlio Nicola hanno pagato per aver cercato a tutti i costi una famiglia come tante altre, serena, senza scossoni emotivi. Che invece erano continui terremoti, in via Ammiraglio Aubry, all’ultimo piano dell’unica palazzina non popolare, a due passi dal cosiddetto Bronx di San Giovanni a Teduccio. Lo diceva il volto teso di Anna, segretaria temporanea nell’amministrazione di un vicino istituto. Anna che aveva tutto sulle spalle. Un peso insostenibile, quello di dover spiegare alle scuole del figlio, prima bambino, poi adolescente, che le sue assenze erano conseguenza delle crisi del padre, dalle quali doveva metterlo in salvo portandolo dai nonni. Quello di dover accettare la pensione precoce, il congedo, del compagno proprio dallo stesso istituto alberghiero a pochi passi da casa, dove il loro ragazzo si era appena iscritto, 4 anni fa e l’anno prossimo si sarebbe diplomato. «Il papà era sempre assente per malattia », spiega la vice dirigente. «Diceva a tutti di avere tre pensioni », racconta un vicino di casa che ha parcheggiato l’auto davanti al cancello.
La sofferenza di Anna per quell’uomo ammalato senza via d’uscita era stata intuita da molti, ma nessuno, neppure la coppia venuta a vivere dietro la porta accanto nel 2011, si era accorta del malessere. Nessuno sapeva della pistola, neppure la sorella Daniele che viveva nello stesso stabile. «Voleva un cucciolo di cane, ma col suo mal di schiena avrebbe dovuto accudirlo la moglie, così aveva rinunciato». Il volto di Anna aveva l’espressione di chi soffre in silenzio anche nel pomeriggio di lunedì, quando un’amica l’aveva vista al balcone: «C’era stata una riunione di condominio: le avevo detto te la sei scampata? E lei aveva fatto segno con la mano come a dire che per lei no, non c’era scampo in quella casa con una persona sofferente». Dalla chiesa di fronte i rintocchi lugubri delle campane. Due giorni di silenzio in casa e nessuno si è accorto di niente. «Qui gli spari dei fuochi d’artificio sono continui », osserva una vicina del secondo piano.
Piange la scuola Cavalcanti. «Questo era il primo anno – dice l’insegnante di matematica che Nicola era cresciuto, non era più introverso, addolorato per la famiglia». Le fa eco la docente Elena Auricchio: «Stanotte non ho potuto dormire. Mi hanno scritto tutti i suoi compagni che vogliono ricordarlo in quel momento magico che non dimenticheremo mai. Il nostro progetto di un percorso di didat- tica 2.0 sul fumetto dell’autore bolognese Francesco Lopez Visicchio, “Come il Titanic. Diario a fumetti di un affondamento”, dal titolo “La valigia”. La nostra riflessione su un’Europa che affonda proprio come il mito infranto di quel transatlantico». Nicola aveva partecipato a tutte le fasi. «Le persone ammassate – aveva detto all’insegnante mi ricordano Lampedusa col suo carico di morte». Aveva fatto suo il testo, lavorando anche alle musiche. «Nicola ha interpretato magistralmente Mouradh, che con il fratello Jamil arriva nel barcone in Europa- spiega la docente – Ha mostrato talento e la classe l’ha sentito vicino a sè, stabilendo un’empatia che non c’era mai stata. Quel ragazzo aveva certamente un futuro. Ho dovuto chiedere alla dirigente un sostegno psicologico per i suoi compagni: non se la sentono di tornare in classe con quel banco vuoto». Nicola Cuozzo aveva iniziato un corso: il suo sogno era fare il doppiatore di cartoons, per questo la frase di Corto Maltese trascritta sul suo profilo Facebook: “Quando ero bambino mi accorsi che non avevo la linea della fortuna sulla mano. Così presi il rasoio di mio padre e zac! Me ne feci una come volevo”. Nelle pagine del suo diario sui social tante foto con gli amici, che lasciano il posto a immagini grafiche, collegate alla sua passione, il design e il fumetto. Via via Nicola si sentiva più lunare. Il 20 febbraio scorso aveva scritto su quella pagina, citando Fernando Pessoa: “Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia, non c’è niente di più semplice. Ci sono solo due date – quella della mia nascita e quella della mia morte. Tutti i giorni fra l’una e l’altra sono miei”. (di Stella Cervasio)


Link