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Fabio Modolo, 38 anni. Stordito con i farmaci e strangolato dal padre (strage di Pordenone)

Pordenone, 11 Gennaio 2008


Titoli & Articoli

Pordenone, uccide moglie e figlio (Tg5 – 11 gennaio 2008)
Padre omicida si impicca nel bagno
Duplice omicidio, terminato con un suicidio, a Pordenone. Un uomo ha ucciso la moglie e il figlio e si è poi tolta la vita
 in una casa di accoglienza. I corpi sono stati trovati da un sacerdote che si era recato a far loro visita. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Comando Provinciale: la donna e il figlio erano sul letto con un laccio di stoffa stretto intorno al collo, il marito impiccato in bagno. La famiglia viveva dallo scorso luglio nella casa di accoglienza dove si era trasferita a causa di una grave crisi economica che l’aveva ridotta praticamente sul lastrico. In seguito a tale situazione l’uomo sarebbe caduto in una grave depressione. I cadaveri sono stati trovati dal direttore del centro che, non avendoli visti, ha sfondato la porta della stanza nella quale i tre vivevano tutti insieme.
Le vittime – secondo quanto riporta l’agenzia Ansa – sono Bruna Iovesan, di 68 anni, e suo figlio, Fabio, di 39 anni. Giuliano Modolo, di 73 anni, ha usato alcune stringhe di stoffa ricavate dalle lenzuola dei letti. Con altre stringhe di lenzuola l’uomo si è poi impiccato al lavandino del bagno.
La famiglia Modolo, che risiedeva a Polcenigo (Pordenone) – stando a quanto accertato dai carabinieri – finora aveva pagato volontariamente la somma per l’affittto dell’appartamento una sola volta, utilizzando un assegno di un conto corrente postale che Giuliano Modolo aveva aperto da poco. L’assegno, però, era risultato scoperto. Sia Giuliano Modolo che i suoi familiari erano disoccupati e si trovavano – stando ad alcune testimonianze – in condizioni economiche estremamente gravi.
Il dolore dei familiari Da anni Giuliano si era rinchiuso in un isolamento assoluto e non permetteva ad alcuno di concedergli aiuto”. A parlare è Alvise Modolo, cugino e vicino di casa dell’omicida. “La coppia – ha raccontato all’Ansa – si era conosciuta in Belgio, dove mio cugino era nato, in seguito alla decisione dei genitori di emigrare per lavorare in una fonderia. Una trentina di anni fa sono però tornati in Italia”. Il cugino “aveva una grande passione, quasi un’ossessione, per le macchine di lusso che spesso, da quanto raccontava, prendeva anche a noleggio”. Forse è stato questo tenore elevato di spese a causare il dissesto economico. “Quando la situazione economica si è fatta pesante, il suo grande orgoglio gli ha impedito di chiedere aiuto, preferendo vendere tutto e sparire”.

Uccide moglie e figlio e si toglie la vita (Messaggero Veneto – 13 gennaio 2008)
Macabro rinvenimento ieri alla “Madonna Pellegrina”, dove la famiglia di Polcenigo aveva trovato ospitalità Ridotto sul lastrico, indebitato e senza casa, ex muratore soffoca i congiunti nel sonno e la fa finita
Erano ormai le 11 e nessuno, da un giorno interno, li aveva ancora visti. Monsignor Fermo Querin, il direttore della casa “Madonna Pellegrina”, ha bussato ieri alla porta della loro camera. A lungo, insistentemente, ma non ha ottenuto risposta. Così, con l’aiuto di un trapano, è stata forzata la serratura, la porta si è aperta e ha svelato la tragedia. Sopra i due letti c’erano i corpi privi di vita di Fabio Modolo, 38 anni, e di Bruna Piovesan, 67 anni. Nella stanza da bagno la terza vittima: Giuliano Modolo, 72 anni.
LA DINAMICA. Non c’è un mistero da svelare, se non la ricerca di un “perché” che non ha alcun valore ai fini dell’indagine che ha già un colpevole. Giuliano Modolo ha atteso che moglie e figlio dormissero profondamente, probabilmente li ha sedati per evitare che si svegliassero e li ha strangolati nel sonno. Poi è entrato in bagno e si è impiccato. Questi i crudeli dettagli di un omicidio-suicidio consumatosi nel silenzio della notte, all’interno di un edificio, la Casa Madonna Pellegrina, di proprietà della Curia, che li aveva accolti nel luglio scorso in attesa che trovassero una diversa sistemazione.
L’ORA DEL DELITTO. In quale notte la tragedia è avvenuta? La scoperta è di ieri mattina, ma già dall’altro ieri nessuno aveva visto in giro i tre componenti della famiglia. Solo l’autopsia potrà chiarire i tempi del delitto e se sono stati somministrati sedativi. E’ stato sempre monsignor Fermo Querin, ieri, ad avvisare le forze dell’ordine, prima la polizia poi i carabinieri, accorsi verso le 11.30. Pochi minuti più tardi sono arrivati anche i due medici legali, Roberto Campanella e Daniele Ciresola dell’Azienda sanitaria 6, per la constatazione e dichiarazione di morte e l’accertamento delle cause.
SEDATI E UCCISI. L’ora esatta dei decessi non è ancora stata accertata, ma secondo una prima ricostruzione l’aggressione mortale potrebbe essere avvenuta nella notte, quella passata o quella precedente. Giuliano Modolo avrebbe pazientemente atteso che la moglie Bruna e il figlio Fabio si addormentassero, e allo stato non si esclude che possa avere somministrato loro dei sonniferi, per attuare un piano che aveva attentamente progettato. Ha preso un lenzuolo e, forse, si è spostato nella stanza da bagno per poter lavorare di forbici e di strappo con tranquillità, ricavandone delle strisce di stoffa. E’ quindi ritornato nella camera a tre letti in cui da oltre sei mesi abitava, e si è avvicinato al figlio Fabio, ha fatto passare la stoffa attorno al collo e con quel brandello di lenzuolo lo ha strangolato. Ha poi ripetuto gli stessi gesti con la moglie, la compagna di una vita. Infine è ritornato in bagno ha agganciato la terza ed ultima striscia di stoffa ad un appendiabiti, l’ha annodata attorno al collo stando seduto sul bordo del lavandino, e quindi si è lasciato cadere.
NESSUN RUMORE. Non un grido, non un lamento udibile dagli altri ospiti della struttura. Nessun segno di colluttazione, nulla era fuori posto. Un dramma consumatosi nel silenzio, lo stesso silenzio a cui si costringeva Giuliano Modolo, muratore, una vita da emigrante, un’esistenza di sacrifici con solo alcuni, semplici obiettivi: ritornare a Polcenigo e vivere con serenità gli ultimi anni della sua vita nella casa che, con sudore, sacrificio e lacrime, aveva costruito; garantire un futuro al figlio, l’unico figlio, gioia e dolore della sua vita.
I PERCHÉ. I sogni, le speranze, il futuro erano scomparsi. Se n’erano andati con la casa, venduta per pagare i debiti contratti dal figlio; con il denaro, che non avevano più; con l’umiliazione di un fallimento; con l’impossibilità di pagare la pure modesta retta richiesta per poter dormire alla Madonna Pellegrina (20 euro il giorno per ciascuno). La settimana scorsa il figlio aveva consegnato un assegno di 8 mila euro per saldare il debito con la Casa, un assegno respinto perché scoperto e nonostante questo gli amministratori avevano deciso di non “infierire”, proseguendo con il sostentamento e non facendo cadere in protesto il documento contabile.
«Forse non era così in discesa la loro vita», commenta un inquirente. Anzi, era un ostacolo dietro l’altro, una fatica sopra l’altra. Insopportabile per un uomo che aveva sacrificato già così tanto e che ora aveva solo gli occhi per piangere.
GESTO D’AMORE. Il presente gli era insopportabile e il futuro nemmeno immaginabile. E così ha pianificato la fine. La sua e delle persone che più gli erano care: la moglie, che per aiutarlo faceva pulizie in alcune abitazioni, e il figlio. Quel figlio di 38 anni che gli aveva dato tanto e preso ancora di più, e che – forse, nella sua mente – non sarebbe mai stato in grado di reggersi sulle proprie gambe.
Non ha lasciato biglietti d’addio, Giuliano Modolo. Nessuna spiegazione sui “perché” del gesto, del resto quale “perché” può giustificare due omicidi? Gli inquirenti, sul posto sono giunti gli uomini del Nucleo investigativo dei carabinieri con il capitano Pierluigi Grosseto, e della Compagnia di Pordenone con il capitano Andrea Manti, hanno ricostruito la dinamica dei fatti, ma occorrerà attendere il rapporto del medico legale e, forse, l’autopsia per sciogliere gli ultimi dubbi. IL MAGISTRATO. Il sostituto procuratore, Monica Carraturo, deciderà oggi se conferire l’incarico per procedere con le autopsie, o se riterrà sufficienti le conclusioni preliminari degli esperti dell’Azienda sanitaria che a lungo ieri hanno esaminato i corpi prima di consentire che venissero rimossi dalla stanza e trasferiti nella camera mortuaria dell’ospedale di Pordenone per la ricognizione esterna. Ma è probabile che solo l’autopsia e ulteriori analisi chiariscano, ad esempio, se madre e figlio fossero stati profondamente sedati con l’utilizzo di un sonnifero. L’anatomopatologo potrebbe anche ricavare elementi utili a stabilire l’ora del decesso e con quale scansione temporale il padre abbia agito sulla moglie e sul figlio.


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