Vincenzo Gerardi, 57 anni, padre. Già denunciato dal figlio per violenza privata, aspetta l’ex moglie sotto casa e la uccide a coltellate. Ergastolo
Samarate (Varese), 16 Aprile 2025
Titoli & Articoli
“Ho fatto ciò che dovevo”: il messaggio del femminicida di Teresa Stabile che fa pensare alla premeditazione (il Fatto Quotidiano – 17 aprile 2025)
L’sms alla suocera, secondo gli investigatori, è un dettaglio che indica la volontà di uccidere da parte di Vincenzo Gerardi e il fatto che avesse pianificato l’aggressione
“Ho fatto ciò che dovevo fare, buona Pasqua”. C’è un messaggio che Vincenzo Gerardi, reo confesso del femminicidio di Teresa Stabile, sua moglie, ha inviato alla suocera che secondo gli investigatori fa pensare alla premeditazione dell’assassinio. L’uomo ha ucciso a coltellate la donna nel cortile condominiale della sua casa a Samarate, in provincia di Varese. L’uomo ha confessato ma nega di aver pianificato il delitto.
Diversa l’opinione degli inquirenti che per contestare la premeditazione puntano, in particolare, su una serie di lettere testamento lasciate da Gerardi ai figli nelle quali parlerebbe del femminicidio-suicidio indicando il 16 aprile, il giorno in cui il delitto si è consumato, quale data per il compimento del suo piano. Non solo: quel messaggio invito alla madre della vittima è un altro dettaglio che indica la volontà di uccidere di Gerardi e il fatto che avesse pianificato l’aggressione.
L’uomo minacciava di uccidersi se non fosse tornata con lui, parcheggiava l’auto davanti al suo box perché lo chiamasse quando doveva uscire oppure le nascondeva le chiavi dell’auto. Un comportamento che aveva spinto il figlio di 28 anni a denunciarlo per violenza privata. Che la vittima fosse terrorizzata dal marito, del resto, è emerso subito dopo l’accoltellamento. Gli accertamenti dei carabinieri dipingono infatti il 57enne come un ‘marito-controllore’. Una pizza con gli amici poteva scatenare il putiferio con la vittima, che aveva perso il lavoro per la chiusura dell’azienda in cui era impiegata. Da allora dipendeva economicamente dal marito, che le lasciava i soldi contati in una busta per la spesa di casa.
Da novembre, quando la donna assistita dall’avvocato Manuela Scalia aveva chiesta la separazione, la situazione era precipitata. Lei diceva di aver paura che il marito l’ammazzasse, tanto da spingere l’avvocato a consigliare di non restare nella casa dove i due vivevano da separati rifugiandosi dai genitori, a cui l’uomo non ha risparmiato l’incubo di vedere la figlia agonizzante mentre il personale sanitario cercava di rianimarla.
Femminicidio di Teresa Stabile, il figlio aveva denunciato il padre per violenza privata (il Fatto Quotidiano – 17 aprile 2025)
Vincenzo Gerardi, fermato ieri con il taser dai carabinieri, era diventato ossessivo e da mesi terrorizzava la donna che non lo aveva denunciato
Aveva denunciato il padre il figlio di Teresa Stabile, la donna uccisa a Samarate (Varese) dal marito da cui si stava separando. Vincenzo Gerardi, fermato ieri con il taser dai carabinieri, era diventato ossessivo e da mesi terrorizzava la donna. L’uomo minacciava di uccidersi se non fosse tornata con lui, parcheggiava l’auto davanti al suo box perché lo chiamasse quando doveva uscire oppure le nascondeva le chiavi dell’auto. Un comportamento che aveva spinto il figlio di 28 anni a denunciarlo per violenza privata.
Interrogato nella notte dal pm Ciro Caramore della Procura di Busto Arsizio, che coordina le indagini, l’uomo ha parlato di un delitto d’impeto, compiuto nel cortile condominiale di via San Giovanni Bosco, davanti alla casa in cui la donna si era trasferita, accanto alla palazzina che per oltre vent’anni era stata l’abitazione della coppia. La versione non convince però gli inquirenti, che hanno trovato due lettere-testamento scritte da Gerardi ai figli di 28 e 19 anni. Sul loro contenuto c’è il massimo riserbo, ma da quanto trapela sembra chiaro che l’uomo avesse maturato l’intenzione di uccidere la madre dei suoi figli per poi suicidarsi.
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In memoria di
Varese, uccide la moglie con 16 coltellate dopo la separazione: ergastolo (SkyTg24 – 24 luglio 2026)
La Corte d’Assise di Busto Arsizio ha condannato all’ergastolo Vincenzo Gerardi, 58 anni, per l’omicidio della moglie Teresa Stabile, uccisa con 16 coltellate il 16 aprile 2025 a Samarate. I giudici hanno riconosciuto le aggravanti della premeditazione e degli atti persecutori, accogliendo integralmente la richiesta della Procura. Ai familiari della vittima è stata assegnata una provvisionale di 480mila euro
Ergastolo per Vincenzo Gerardi. La Corte d’Assise di Busto Arsizio, presieduta da Giuseppe Fazio, ha inflitto il carcere a vita all’uomo di 58 anni che il 16 aprile 2025 ha ucciso la moglie Teresa Stabile con 16 coltellate, nel cortile del complesso residenziale di Samarate, nel Varesotto, dove i due vivevano ormai in appartamenti separati. I giudici hanno accolto per intero la richiesta del pubblico ministero Ciro Caramore, riconoscendo sia la premeditazione sia gli atti persecutori. Ai genitori, ai due figli e alla sorella della vittima è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di 480mila euro.
Il matrimonio era finito di fatto nel dicembre 2024, quando Teresa Stabile aveva chiesto la separazione dopo 32 anni di vita insieme. Per l’accusa è stata quella decisione a innescare il delitto: Gerardi avrebbe esercitato per anni un controllo ossessivo sulla moglie, in un clima di sopraffazione continua, fino a colpirla quando la donna ha scelto di chiudere il rapporto. La coppia, pur separata, continuava a risiedere nello stesso complesso residenziale, in due abitazioni distinte.
“Non è stata gelosia patologica” Nella requisitoria il pm ha escluso che all’origine dell’omicidio ci fosse una gelosia patologica, richiamando la perizia psichiatrica che ha giudicato l’imputato pienamente capace di intendere e di volere. Citando la giurisprudenza della Cassazione, il magistrato ha sostenuto che la gelosia non costituisce un’attenuante e può anzi tradursi in un motivo aggravante. A sostegno della premeditazione, la Procura ha indicato le lettere che Gerardi aveva lasciato ai figli prima dell’aggressione: documenti che, secondo l’accusa, rivelerebbero un piano omicida e suicidario definito in anticipo. I legali dei familiari hanno chiesto la pena massima, parlando di un “ergastolo emotivo” che ricadrà sui parenti di Teresa Stabile e sottolineando come l’imputato non abbia mai mostrato un pentimento sincero. Arrestato in flagranza e reo confesso, Gerardi ha sempre ammesso di aver ucciso la moglie, respingendo però l’accusa di premeditazione.

