Andrei Cegolea, 47 anni, operaio, padre. Massacra di botte l’ex moglie, la tramortisce colpendola alla testa e la soffoca con un asciugamano, poi si impicca
Santa Veneranda (Pesaro), 11 Agosto 2019
Titoli & Articoli
Pesaro, l’omicidio è premeditato: Maria uccisa dal marito dopo l’ennesimo “no” (Corriere Adriatico – 13 agosto 2019)
Un omicidio pianificato, nato da un rifiuto. Un rapporto finito che lui non accettava. Così ha ucciso la moglie e poi si è suicidato. Premeditato, perché si era portato con sé la corda con cui si è poi impiccato.
E’ la ricostruzione degli inquirenti sul caso dell’omicidio-suicidio avvenuta domenica in via Chiaramonti, all’angolo di via Bonini 102, a Santa Veneranda. Andrei Cegolea, 47 anni, moldavo, operaio in una ditta di mobili si è presentato a casa della moglie, Maria Cegolea, 42 anni, impegnata in una impresa di pulizia, intorno alle 12 di domenica.
I due erano separati da circa un anno, ma ancora non avevano dato il via alle pratiche legali. Un rapporto difficile, in cui lei aveva confidato alle figlie e alle amiche il carattere violento di lui dovuto alla gelosia. Non erano mancate botte e schaffi. Ma la donna non aveva mai sporto denuncia. L’uomo tornava sempre a far visita alla figlia più piccola (15enne che viveva con la madre), ma proprio in questi giorni le due sorelle (la maggiore ha 23 anni) erano tornate in Moldavia per una vacanza.
Pare che lui volesse tornare in casa per ricominciare, proprio in occasione dell’assenza delle figlie, ma la donna ha detto no. Anzi, accettava le sue visite solo in presenza delle figlie, proprio per i trascorsi violenti. Lui non ha metabolizzato il rifiuto e ha deciso di agire violentemente. Già sabato era stato messo alla porta. Allora si è presentato domenica mattina, aveva ancora le chiavi dell’appartamento. Da qui una violenta lite in bagno tanto che il bidet è stato trovato sradicato dal pavimento. Il corpo di lei presentava ecchimosi e lividi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’ex marito ha inseguito la donna in casa, l’ha raggiunta in bagno e l’ha afferrata prima che lei tentasse di fuggire attraverso la finestra del piano terra. L’uomo l’ha quindi scaraventa a terra, picchiandola e soffocandola con un asciugamano stretto intorno a naso e bocca per impedirle di urlare. Asciugamano, che è stato trovato accanto al collo della vittima. Una prima ipotesi era che potesse averla strangolata, ma gli investigatori ora propendono per il soffocamento. E’ successo intorno a mezzogiorno.
Nessuno dei vicini, compreso il proprietario dell’appartamento, ha sentito qualcosa, sono stati ascoltati dagli inquirenti. Ma erano al mare, assenti dalle abitazioni. L’uomo ha potuto agire liberamente. Dopo aver ucciso la moglie, con la corda che aveva portato, è andato in un capanno nelle pertinenze della casa e si è impiccato. I carabinieri lo hanno trovato in un secondo momento, qualche tempo dopo la scoperta del corpo di lei.
Un allarme arrivato nella serata di domenica. Le figlie avevano chiamato varie volte Maria, ma senza ottenere risposta. Finchè hanno chiesto a un loro parente di andare a vedere cosa fosse successo. Intorno alle 19.30 Il ragazzo è entrato da dietro e ha scoperto tutto. Immediato l’allarme ai carabinieri e all’ambulanza che ha potuto solo constatare il decesso. Il sostituto procuratore della Repubblica, Giovanni Narbone, titolare dell’inchiesta, parla di un «omicidio premeditato. Si è portato la corda con cui si è impiccato, segno che aveva pianificato tutto». Un omicidio-suicidio messo in atto con lucida premeditazione al culmine di liti per gelosia che la donna purtroppo non ha mai denunciato». Non sono stati trovati biglietti o messaggi di alcun tipo. Il suo corpo è stato trovato Un altro caso di femminicidio, questa volta seguito da un suicidio. L’autopsia sui corpi è prevista per oggi e verrà eseguita dalla dottoressa Loredana Buscemi dell’istituto di medicina legale di Ancona, che è già intervenuta nella notte nella casa del delitto. La tesi della procura è netta: omicidio-suicidio. Non risultato altre persone coinvolte.
Omicidio suicidio Pesaro, l’azienda dove lavorava Andrei Cegolea si fa carico di tutto (il Resto del Carlino – 17 agosto 2019)
La famiglia Arceci, titolare dell’azienda Ciar spa: “Pago il funerale e aiuto le figlie orfane”
La madre di 42 anni viene uccisa dal padre per gelosia. Che subito dopo si impicca. Questo è accaduto domenica 11. E le due figlie, Nadiusha, 23 anni, moldava e Andrea, la sorella minore di 15 anni, si ritrovano orfane, sole e senza più una casa perché in quella dove vivevano con la madre in via Chiaramonti, periferia di Pesaro, non intendono più tornarci. E allora Nadiusha Cegolea, capelli scuri, occhi intensi, esile in apparenza, operaia in una ditta pesarese che costruisce motori per poltrone, ha chiesto aiuto alla città facendo un appello su Facebook per pagare il rimpatrio in Moldavia della salma della madre e anche per vivere con le sue sole forze qui a Pesaro.
Con risultati eclatanti: il titolare della ditta dove la ragazza lavora a tempo determinato, la Ciar spa, pagherà tutte le spese per il funerale, si è poi offerto di provvedere a cercarle un’altra casa e la assumerà a tempo indeterminato al rientro in fabbrica.
Spiega la famiglia Arceci, titolare dell’azienda Ciar spa: «Ci siamo immediatamente messi a disposizione della ragazza, che da oltre un anno è una nostra dipendente, perché potesse affrontare con serenità tutte le incombenze riguardanti il funerale della povera madre. Che conoscevamo perché di tanto in tanto svolgeva piccoli lavori di pulizia in azienda. Ma qui ci lavorava anche il padre, ottimo professionista ma dal carattere impossibile. E ci lavora Nadiusha oltre al suo fidanzato. E’ una ragazza coraggiosa e determinata, che sta dimostrando in questi difficili momenti tutto il suo valore. Sapevamo della separazione dei genitori e ci siamo offerti in passato di aiutare anche la madre. Purtroppo è accaduto l’irreparabile ma non faremo mancare in ogni momento il nostro aiuto concreto a Nadiusha e a sua sorella di 15 anni».
Ieri, la 23enne ha postato sui social un messaggio: «Voglio ringraziare tutti gli amici, i familiari e anche le persone che non mi conoscono per il sostegno e l’aiuto che mi hanno dato. Mi dispiace di aver conosciuto tante brave persone in un momento così difficile della mia vita ma sono molto grata perché grazie a loro riesco ad essere forte e a superare tutto. Grazie con tutto il mio cuore da parte mia e della mia famiglia per tutto l’aiuto che ci state dando, grazie a tutta Pesaro, all’Italia e ad altri Paesi come il mio per il sostegno avuto. Non dimenticherò mai tutto quello che avette fatto per me e la mia famiglia. Non ho più i genitori vivi ma ho vicino delle persone meravigliose che mi vogliono bene. Grazie, e mi rivolgo anche ai moldavi e in particolare a due famiglie pesaresi che hanno fatto e fanno di tutto per me».
Nadiusha non intende provvedere ai funerali del padre, la cui famiglia d’origine ha ottenuto il nullaosta dalla procura della Repubblica per la cremazione.


