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Sergio Bertini, 47 anni, tecnico informatico. Strangola la convivente e getta il corpo in un dirupo, poi va a cercarla a “Chi l’ha visto?”. Condannato a 30 anni in primo grado, pena ridotta in appello a 19 anni, cui si aggiunge un altro anno per intercettazione illegale

Grosseto , 13 Ottobre 2013


Titoli & Articoli

Argentario, uccisa badante fermato il convivente italiano (la Repubblica – 26 ottobre 2013)
La vittima si chiamava Irina Meynster e aveva 47 anni. Il corpo trovato da un passante senza vestiti e in avanzato stato di decomposizione in un punto scosceso della strada costiera verso la Torre Ciana, non distante da Porto Ercole
Secondo gli investigatori l’ha strangolata nella casa dove vivevano insieme a Grosseto che adesso è sotto sequestro. Avrebbe caricato il corpo nel portabagagli della sua auto avrebbe raggiunto l’Argentario dove avrebbe gettato il cadavere nel dirupo di Punta Cana, a Porto Ercole. Secondo i carabinieri è così che Sergio Bertini, 47 anni, tecnico informatico, avrebbe ucciso Irina Meynster, la 47enne russa la cui scomparsa era stata denunciata dallo stesso Bertini il 16 ottobre. L’uomo è in stato di fermo per omicidio volontario e  occultamento del cadavere.
Bertini aveva interessato del caso anche la trasmissione di Raitre Chi l’ha visto cercando di depistare gli inquirenti.
Secondo i carabinieri Irina Meynster sarebbe stata uccisa il 13 ottobre, quattro giorni prima che il compagno ne denunciasse la scomparsa. Il cadavere, in avanzato stato di decomposizione, è stato trovato giovedì mattina da alcuni cacciatori in un dirupo. All’identificazione si è arrivati attraverso la comparazione delle impronte digitali. Bertini, ascoltato ieri dagli inquirenti, si sarebbe contraddetto e poi si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere.
In particolare, tra gli elementi d’accusa in mano agli investigatori ci sarebbe alcune riprese video, non è chiaro registrate dove. Forse, ma è una supposizione, potrebbero essere quelle della stazione di Roma Ostiense dove sono stati ritrovati su una panchina il bagaglio e il cellulare della donna: Bertini ai militari aveva raccontato che era partita per Roma, per incontrare una sua amica. Invece è stato lui a portare quelle cose per far credere alla tesi della partenza. Per lunedì è prevista l’udienza di convalida del fermo.

 

 

Omicidio di Irina, Bertini condannato a 30 anni. La parte civile chiede 1 euro di risarcimento (il Tirreno – 20 gennaio 2015)
La Procura aveva chiesto l’ergastolo per il convivente della donna. I familiari 930.000 euro di risarcimento, l’associazione Olympia De Gouges la cifra simbolica di un euro
GROSSETO. Poco dopo le 17 di martedì 20 gennaio è arrivata la sentenza: Sergio Bertini, il tecnico informatico di 49 anni che aveva confessato di aver ucciso la convivente, Irina Meyntser, 47enne ucraina, è stato condannato a 30 anni di reclusione. L’uomo ha confessato di averla uccisa nell’appartamento che la coppia divideva in via Ansedonia e di averne poi gettato il corpo in una scarpata in località Punta Ciana, sull’Argentario. Bertini fu arrestato dopo la confessione: l’omicidio sarebbe avvenuto tra il 12 e il 13 ottobre, il corpo era stato ritrovato il 24 ottobre. Poco dopo le 12 di martedì 20 gennaio la Procura ha chiesto per lui la pena dell’ergastolo (da “scontare” a 30 anni per la scelta del rito abbreviato) per omicidio volontario pluriaggravato con la premeditazione e l’abuso di relazioni domestiche.
Subito dopo, l’avvocato di parte civile, Tatiana Dalla Marra, ha chiesto per i familiari della donna un risarcimento di 930.000 euro per danno morale: 260.000 ciascuno per il padre, la madre e il figlio di Irina e 150.000 per la sorella. L’associazione Olympia de Gouges, rappresentata dall’avvocato Paola Pippi, ha annunciato che chiederà un euro di risarcimento, simbolico in termini economici ma significativo in termini di presenza. Il processo si svolge secondo il rito abbreviato ammesso nella precedente udienza. Alle 14,45, dopo la lunga arringa del difensoreTommaso Galletti e le repliche della Procura, il giudice Valeria Montesarchio si è ritirata per scrivere la sentenza, dando appuntamento alle parti per le 17.

Uccise la compagna e gettò il corpo, ‘sconto’ di 11 anni sulla pena (La Nazione – 2 marzo 2016)
La Corte di Appello ha riformato la sentenza di primo grado: da trenta a diciannove anni per Sergio Bertini
Pena ridotta per Sergio Bertini, il tecnico informatico di 50 anni, che a ottobre del 2013 uccise la compagna Irina Meyntser e cercò di disfarsi del cadavere, gettandolo lungo una scarpata all’Argentario. Questa mattina la seconda sezione della Corte di Assise di Appello ha ridotto da trenta a diciannove anni la condanna per omicidio premeditato.
Rispetto alla sentenza di primo grado del tribunale di Grosseto, i giudici fiorentini hanno ricalcolato le equivalenti per quanto riguarda le attenuanti, in parte già concesse in primo grado per la confessione che poi Bertini fece ai carabinieri che avevano eseguito le indagini.«C’è soddisfazione per la riduzione della pena – commenta il suo legale, l’avvocato Tommaso Galletti – pur nel dovuto rispetto di chi non c’è più». Bertini, rinchiuso in carcere a Grosseto da ottobre 2013, era presente in aula. Il corpo della compagna fu scoperto da alcuni cacciatori, quando ancora non si sapeva che fosse quello della donna di cui lo stesso Bertini aveva denunciato la scomparsa qualche giorno prima. Ad incastrare l’informatico la messinscena architettata dopo averla strangolata.

Telefonate e sms intercettati Bertini di nuovo nei guai (Il Tirreno – 7 gennaio 2017)
L’uomo condannato per l’omicidio di Irina Meynster ha patteggiato un anno. Aveva installato sul cellulare della donna un’applicazione per leggere i messaggi
È stato processato e condannato per aver ucciso la sua ex compagna. Sergio Bertini dovrà scontare 19 anni di carcere, così come ha stabilito la Corte d’Appello di Firenze lo scorso marzo. Ma quello che è stato uno dei capitoli più dolorosi della sua vita di tecnico informatico, l’uccisione della sua ex compagna, Irina Meyntser, si è riaperto pochi giorni fa al tribunale di Grosseto dove Bertini ha patteggiato una pena di un anno per aver intercettato illegalmente il telefono cellulare della donna.
Questa parte delle indagini svolte dai carabinieri della compagnia di Grosseto, coordinati dalla Procura, non erano entrate nel processo principale, quello per omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. Delle intercettazioni illegali infatti, se ne deve occupare la Procura distrettuale: la competenza è dell’antimafia e così sono stati i magistrati fiorentini a lavorare su un altro dei pezzi che hanno composto il puzzle di un amore diventato ossessione e finito poi con la morte della donna.
Bertini, secondo la ricostruzione della Procura, aveva installato sul cellulare della donna due applicazioni: “Sms spy! Get sms on email” e “Spy your love-couple monitor”. Due software che servivano appunto per leggere il contenuto dei messaggi che arrivavano a Irina e per ricevere via e-mail la lista delle telefonate in entrata e in uscita dal suo cellulare. Difeso dall’avvocato Tommaso Galletti, Bertini ha spiegato di aver installato quelle due applicazioni sul telefonino di Irina con il suo consenso. Poco tempo prima la donna aveva perso il cellulare e Bertini ne aveva regalato uno nuovo alla sua compagna e aveva installato le due applicazioni che permettevano anche la localizzazione dell’apparecchio.


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