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Salvatore Guadagno, 39 anni, operaio, padre. Strangola la moglie. Condannato con rito abbreviato a 18 anni, dopo 7 usufruisce di permessi premio e incontra i figli minacciandoli. Libero per buona condotta nel 2023 dispone della salma della moglie uccisa

Feletto Umberto, Tavagnacco (Udine), 26 Aprile 2010


Titoli & Articoli

Udine, lei lo tradisce e lui la strangola Poi chiama il 113 (Quotidiano Nazionale – 25 aprile 2010)
“Mi ha tradito”. Così Salvatore Guadagno, un operaio di 39 anni, ha motivato l’omicidio della moglie che ha compiuto nel tardo pomeriggio. L’uomo ha strangolato la compagna a mani nude, senza che i vicini si accorgessero di nulla, poi è andato alla finestra e ha urlato il delitto, infine ha chiamato i carabinieri. Il delitto si è consumato a Feletto Umberto, una frazione del Comune di Tavagnacco, nella cintura urbana di Udine. Da tempo i coniugi avevano problemi. La vittima, Carmela Cirillo, 38 anni, bidella, aveva abbandonato la casa un mese fa, poi era ritornata, ma evidentemente la tensione covava sotto la cenere.
Nessuno si è accorto dell’uxoricidio perché nessuna lite lo ha preceduto, nè i vicini hanno avvertito rumori sospetti. Agli uomini dell’Arma la ricostruzione di quanto avvenuto è apparsa relativamente chiara: forse una parola di troppo, l’uomo che si avventa sulla donna e le stringe il collo fino a provocarne la morte. Quindi l’urlo disperato e la chiamata al 113.

L’omicida e la vittima tentavano di ricucire il rapporto con l’aiuto di una psicologa (Messaggero Veneto – 28 aprile 2010)
Salvatore Guadagno e Carmela Cerillo, l’assassino e la vittima, stavano andando assieme da una psicologa per sanare i problemi che minavano il loro rapporto e che rischiavano di portarli alla separazione. Poi, il delitto.
Oggi, Salvatore Guadagno e Carmela Cerillo avrebbero dovuto partecipare alla loro seconda seduta davanti alla psicologa. Al primo appuntamento, alcuni giorni fa, la coppia si era presentata unita: marito e moglie avevano raccontato le tappe della loro storia e accennato ai problemi che, da qualche tempo, minavano il loro rapporto e che, specie dopo l’ingresso nella vita di lei di un altro uomo, rischiavano di portarli alla separazione. Una decisione, quella di affidarsi al sostegno di un professionista del Consultorio familiare, maturata negli ultimi tempi, pare a seguito delle insistenze della donna, stanca di subire le violenze, verbali e fisiche, del marito. E che lui – a quanto appreso dagli investigatori – aveva alla fine accettato, promettendo anche d’impegnarsi a non alzare più le mani sulla moglie.
Di percosse e atteggiamenti violenti da parte di Guadagno hanno parlato pure alcune amiche di Carmela, che ieri mattina si sono presentate spontaneamente alla caserma del Comando provinciale dei carabinieri, per riferire delle volte in cui la vittima, stufa di essere maltrattata, si era sfogata davanti a loro. A questo proposito, comunque, non risulta che la donna abbia mai sporto denuncia contro il coniuge. Le altre persone sentite ieri, per lo più conoscenti ed ex colleghe della bidella, hanno ulteriormente confermato il ritratto di brava ragazza e lavoratrice esemplare fin qui dato di lei. Tra le persone convocate in caserma dal comandante del Nucleo investigativo, capitano Fabio Pasquariello, anche alcuni colleghi di Guadagno, che lavora come operaio alla Fincantieri di Monfalcone.
Intanto, la notizia dell’uxoricidio ha raggiunto anche Napoli e il suo circondario, da dove la coppia, una ventina d’anni fa, si trasferì in Friuli in cerca di tranquillità e di un lavoro sicuro. Se ne parla soprattutto perchè la morte di Carmela rievoca tragicamente quella di sua madre, Annamaria De Concilio: avvenne nel 1973 e, anche allora, avvenne per mano del marito. Fu Raffaele Cerillo, padre di Carmela e dei suoi due fratelli maggiori, a ucciderla. Un omicidio del quale gli stessi figli, allora bambini (Carmela aveva soltanto pochi mesi), non ricordano quasi più niente.
Stando alle frammentarie notizie apprese dai carabinieri partenopei, pare che l’omicidio fu compiuto in un impeto d’ira: Raffaele, che oggi ha 69 anni e conduce una vita da barbone, dentro e fuori l’ospedale di Cercola, sarebbe tornato a casa ubriaco e avrebbe spinto la moglie giù dalle scale. Per quel delitto, scontò 16 anni di carcere. Ora i carabinieri di Udine lo cercano per comunicargli l’eventuale diritto di costituirsi parte civile nel processo che sarà celebrato a carico del genero. Ma anche per capire se, visti i precedenti, sia stato privato della patria potestà.
Già, perché ad aggiungere strazio a una situazione già di per sè pesante c’è anche l’incognita legata al futuro affidamento dei figli di Guadagno. Non tanto di Annamaria, che da poco è diventata maggiorenne, quanto di suo fratello P., che ha soltanto 13 anni. Sul loro affidamento, tra le due famiglie – quella di Salvatore, che abita nell’appartamento vicino al suo, nella palazzina di via Cavour, a Feletto, e dove i ragazzi per il momento si sono trasferiti, e quella di Carmela, che invece si trova nel Napoletano (la giovane era nata a Pollena Trocchia) – sarebbe cominciato un vero e proprio braccio di ferro. Dal canto suo, il sindaco di Tavagnacco, Mario Pezzetta, ha assicurato che il Comune è vicino a entrambi «con tutti i mezzi a disposizione dei Servizi sociali del Comune».

Uccise la moglie, condannato a 20 anni (Messaggero Veneto – 5 maggio 2011) 
Salvatore Guadagno strangolò Carmela Cerillo a Feletto: il Gup gli ha riconosciuto la sola aggravante del vincolo coniugale
Vent’anni di carcere e il risarcimento del danno ai due fratelli della vittima costituisi parte civile: è la condanna decisa dal Gup del tribunale di Udine, Paolo Alessio Vernì, per Salvatore Guadagno, il 40enne reo confesso dell’assassinio della moglie 38enne, Carmela Cerillo, strozzata a mani nude, il 25 aprile 2010, nell’abitazione di Feletto Umberto, nella quale i coniugi abitavano con i loro due figli. La sentenza è stata emessa ieri, al termine di una Camera di consiglio durata poco meno di un’ora e di un procedimento per il quale il pm aveva chiesto il giudizio immediato e che, su richiesta delle difese, è stato celebrato con rito abbreviato secco.
Nel calcolare la pena, il giudice ha riconosciuto la sola aggravante del vincolo coniugale, facendo dunque cadere quelle dei futili motivi e della crudelta contestate, in aggiunta alla prima, dal sostituto procuratore Lucia Terzariol. Che, alla fine della discussione, si era espressa per una condanna a 30 anni di carcere. Cioè, in astratto – considerato lo sconto di un terzo previsto dalla scelta del rito -, per l’ergastolo. D’altro canto, però, il Gup ha anche ritenuto di non concedere alcuna attenuante, a cominciare da quelle generiche, e di respingere le istanze avanzate dagli avvocati di fiducia Monica Catalfamo e Giorgio Caruso, che, concludendo per l’assoluzione, avevano chiesto che sul proprio cliente fosse disposta una perizia psichiatrica e sollecitato l’acquisizione di un’intervista rilasciata da Gennaro, il maggiore dei fratelli Cerillo, alla trasmissione di Rai uno “Se… A casa di Paola” e, a loro dire, “contraddittoria” rispetto alle dichiarazioni rese ai carabinieri in fase di indagini preliminari.
Pur senza quantificarne la somma, nè disporre alcuna provvisionale, il giudice ha inoltre accolto la richiesta di condanna al risarcimento danni avanzata dall’avvocato di parte civile, Mario Angelino (foro di Napoli), per i fratelli Gennaro e Cosimo Cerillo, entrambi residenti nel capoluogo campano. Per la definizione della somma, le parti sono state rinviate davanti al giudice civile. Ad attendere il verdetto, ieri, c’erano anche Annamaria, la maggiore dei due figli della coppia, e il fratello 14enne, oltre alla sorella di Guadagno, tutt’ora in custodia cautelare nel carcere di via Spalato e a sua volta presente in aula. Carmela e Salvatore, originari di Napoli, operaio alla Fincantieri lui e bidella al Ceconi lei, abitavano in un appartamento al civico 48 di via Cavour. Stando a quanto riferito da Guadagno nella confessione e alle indagini condotte dai Cc del Nucleo investigativo, a minare il loro rapporto, nell’ultimo periodo, era stata una relazione extraconiugale cominciata un annetto prima dalla donna. Da qui, l’ipotesi del delitto a sfondo passionale.

 

Assassinò la moglie, ora ha permessi premio. I figli: “Proteggeteci da nostro padre” (HuffPost – 30 dicembre 2019)
Annamaria ha lanciato una raccolta fondi su Facebook per poter cominciare una nuova vita in un’altra cittàAnnamaria Guadagno vuole scappare in un posto lontano sicuro. Troppa la paura di uscire di casa e di trovarsi faccia a faccia con suo padre, l’uomo che, quasi dieci anni fa, ha ucciso sua madre. Per questo ha deciso di cambiare città e di cominciare una nuova vita. L’ostacolo che le si pone davanti è di natura economica: servono infatti 3 mila euro, i soldi necessari per affrontare lo stage formativo in una nuova città.

Il padre uccise la madre e ora è fuori dal carcere per permessi premio, Annamaria chiede aiuto al web per scappare da lui (Leggo – 30 dicembre 2019)
Avvia una raccolta di fondi online per poter scappare e rifarsi una vita. Annamaria Guadagno, 27 anni, vuole allontanarsi da casa per vivere in un posto sicuro, lontano da suo padre che è uscito di carcere dopo aver ucciso la mamma. La ragazza era appena maggiorenne quando il padre  Salvatore, di 39 anni, strangolò la moglie, Carmela Cirillo, di 38 anni, nella loro casa in via Cavour, a Feletto Umberto. L’uomo fu condannato a 18 anni di carcere, ma dopo 7 anni e una serie di permessi premio ha l’opportunità di uscire di casa ma la ragazza e il fratello di 24 anni hanno paura e vogliono scappare per non poterlo vedere mai più. Dopo un periodo in cui hanno vissuto dai nonni i due fratelli si sono trasferiti insieme a Udine, ma ora l’incubo per il ritorno del padre è tornato.
«Le domeniche, dalle 8 alle 20, lui aveva la possibilità di tornare a Feletto, a casa dei miei nonni paterni. E fino all’anno scorso ci è capitato di incontrarlo. I modi aggressivi e i toni minacciosi sono sempre gli stessi», ha spiegato la ragazza al Messaggero Veneto, dicendo di aver lanciato una raccolta fondi online su Facebook, per poter avere l’opportunità di stargli il più lontano possibile. Annamaria racconta che il padre le ha fatto capire che nel tragitto dal carcere a casa può fare delle deviazione e lei teme per la sua incolumità e del fratello.
«Sono un orfana di femminicidio, insieme a mio fratello. In tutti questi anni io e mio fratello siamo stati abbandonati da tutti, affidati alla famiglia paterna che ci ha distrutti psicologicamente. Ho mollato gli studi per lavorare e crescere mio fratello. Siamo cresciuti da soli.L’uno la forza dell’altro. Ma in questi anni tante sono state le ingiustizie e le minacce di morte ricevute da parte di nostro “padre”. Viviamo con il terrore, non ci sentiamo più al sicuro», scrive Annamaria su Facebook,
«A seguito di problemi di salute, quest’estate ho perso il lavoro, non ho più una base economica, e la cosa peggiore è che non posso più fare il lavoro per cui ho investito tutta una vita. Ho perso tutto in questi mesi, ho dovuto vendere tutto quello che in questi anni avevo costruito. Sto cercando di reinventarmi e ripartire da zero grazie a un corso, che mi darà la possibilità di fare uno stage formativo ma non retribuito fuori regione, con la speranza di un inserimento lavorativo successivo. Ma non ho la base economica per poter vivere fino alla fine dello stage e dell’esame (Aprile) e se, iniziassi a lavorare, fino al primo stipendio (maggio). La nostra storia è stata raccontata anche a Le Iene, a Rai News 24, e uno speciale a Rai 2 Dossier ( sotto allego tutti i link). Se vi va di conoscerla meglio e nel dettaglio E’ un aiuto per evitare quello che nostro padre ci ha sempre detto : ” Ti faccio fare la stessa fine di tua mamma” si avveri. Un aiuto che non abbiamo mai ricevuto dallo stato. L’opportunità per ricominciare una vita finalmente tranquilla e sicura. In modo da crearmi una stabilità lavorativa e permettere a mio fratello poi di raggiungermi chiedendo un trasferimento.Posso solo ringraziarvi per il vostro aiuto. Anche condividerlo vuol dire tanto»

Uccise la moglie a Feletto, ora è libero: la battaglia del figlio per la salma della mamma (Friuli Oggi – 26 febbraio 2024)
Dopo 13 anni il marito torna libero: secondo la legge potrebbe chiedere il corpo della moglie per cremarla e tenerla con sè.
Pasquale Guadagno, 27 anni, figlio di Carmela Cerillo, vittima di femminicidio avvenuto 14 anni fa a Feletto, si rivolge con forza alle istituzioni per chiedere maggiori tutele agli orfani delle donne uccise da mariti e compagni. La sua battaglia prende vigore poiché teme che il padre, ora uomo libero dopo aver scontato parte della sua condanna, voglia riappropriarsi delle spoglie della madre per cremarla e tenerla con sé.
La storia di questa famiglia è segnata da una tragedia avvenuta il 25 aprile 2010, quando Carmela Cerillo venne strangolata dal marito nella loro casa di Feletto. I loro figli, Pasquale e Annamaria, si sono trovati a dover affrontare la dolorosa realtà dell’assenza dell’amore materno e con il padre incarcerato per il crimine commesso. Condannato a 20 anni di carcere, Salvatore Guadagno ha scontato 13 anni e 10 mesi di pena ed è ora è tornato in libertà. Pasquale e Annamaria, nel corso di questi anni, hanno dovuto far fronte più volte alla tragedia che li ha segnati profondamente. Ora gestiscono insieme un bar a Udine e lottano per garantire giustizia e rispetto alla memoria della madre. La loro lotta si focalizza sul diritto di poter decidere del destino della salma della madre, un diritto attualmente detenuto dal padre secondo la legge. Non avendo agito legalmente per ottenere questo diritto in tribunale, ora si trovano a dover fronteggiare la possibilità che il padre possa decidere autonomamente del destino della salma.Pasquale è preoccupato dalle dichiarazioni del padre, che ha espresso il desiderio di far riesumare e cremare la salma della madre per tenerla con sé. Chiede un intervento dello Stato affinché si garantisca che il padre segua un percorso di riabilitazione e che vengano messe al centro le esigenze dei bambini e degli orfani delle vittime di femminicidio. Il giovane Guadagno non esita a denunciare le difficoltà incontrate anche nel rapporto con le istituzioni, sottolineando la necessità di riforme. La burocrazia e i tempi lunghi nel garantire i diritti e le tutele necessarie sono solo alcuni degli ostacoli che denuncia.

 


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