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Michele Rivetti detto O’Micheloggio, 53 anni, pluripregiudicato ai domiciliari per associazione mafiosa, padre. Dopo anni di maltrattamenti, uccide la moglie con un colpo di pistola. Tenta la fuga, ma viene acciuffato e condannato a 30 anni

Cervinara (Avellino), 17 Agosto 2011


Titoli & Articoli

Ha ucciso la moglie perché era in ferie coi 4 figli: catturato dopo 3 giorni di fuga (Corriere del Mezzogiorno – 19 agosto 2011)
Ai domiciliari per rapporti coi clan, non aveva sopportato le vacanze dei suoi: Rivetti preso ad Arienzo
Michele Rivetti, il 53enne che mercoledì scorso a Cervinara, in provincia di Avellino, ha ucciso sua moglie, Elisa Affinita, 40 anni, con un colpo di pistola al petto, è stato catturato dagli agenti della Squadra Mobile di Avellino e del commissariato di Cervinara. L’uxoricida, che si era dato alla fuga portando con sè l’arma del delitto, è stato arrestato ad Arienzo, il centro in provincia di Caserta dove era nato. Rivetti stava camminando a piedi ed è stato bloccato nei pressi di una casa di cura privata. Gli agenti che avevano già circoscritto le ricerche del latitante in questa zona anche grazie alla collaborazione della Squadra Mobile di Caserta, hanno quindi deciso di intervenire. Rivetti non ha opposto resistenza ed è stato trasferito in Questura ad Avellino.
LA CAUSA DEL FOLLE GESTO – Nonostante manchino testimoni oculari, gli investigatori tendono ad escludere il raptus omicida causato dalla gelosia nei confronti di sua moglie, una donna peraltro mai sfiorata da pettegolezzi di sorta. Pensano piuttosto a un lucido e premeditato assassinio covato nel rancore: Elisa, insieme con tre dei suoi quattro figli e l’anziana madre, era da pochi giorni tornata da una vacanza di due settimane al mare a cui il marito aveva acconsentito di malavoglia salvo poi a pentirsene: gli obblighi di polizia a cui era sottoposto, in seguito alle pesanti accuse di estorsione e lesioni guadagnate al servizio del clan, gli impedivano infatti di allontanarsi da Cervinara. In casa, da alcuni giorni si mostrava inquieto e irascibile, non perdonando alla moglie il fatto di averlo lasciato da solo per quella breve vacanza che invece da tempo Elisa pensava di meritarsi pagandola con il denaro guadagnato duramente come bracciante nelle serre di una azienda agricola della Piana del Sele.

 

Rivetti in manette: i particolari della cattura del killer (Irpinia Oggi – 19 agosto 2011)
Brutto ed efferato. Così è stato definito dagli investigatori durante la conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio presso la Questura di Avellino, l’omicidio compiuto a Cervinara da Michele Rivetti ai danni della moglie Elisa Affinita. Il pluripregiudicato due giorni fa l’ha uccisa a sangue freddo con una pistola a matricola abrasa 9×12. Il 52enne, consegnato alla giustizia in meno di 48 ore, si nascondeva tra le campagne di Arienzo in provincia di Caserta, alle spalle dell’abitazione del padre.
Rivetti non ha opposto resistenza al momento dell’arresto avvenuto per strada. L’uomo era solo molto agitato ed ha chiesto dei figli. Proprio questi ultimi hanno collaborato assiduamente alle indagini. Ora si attende il risultato dell’esame autoptico per capire se l’uomo ha ucciso la moglie con un solo colpo.

Uccise la moglie con un colpo di pistola, 30 anni
Trent’anni di carcere per Michele Rivetti, il 54enne di Cervinara che nell’agosto del 2011 uccise con un colpo di pistola la moglie Elisa Affinita. Poche ore fa il Gup del Tribunale di Avellino ha emesso la sentenza respingendo la richiesta di ergastolo per l’uomo avanzata dal Pm, dottoressa Venezia. Il delitto si consumò proprio dinanzi all’abitazione dei Rivetti, in un afoso pomeriggio di metà agosto del 2011. Il 54enne, accecato dalla gelosia attese la moglie di ritorno dal lavoro. Con lei diede vita ad una violenta litigata che poi sfociò nell’atroce delitto. Invano la donna tentò di fuggire. Fu raggiunta da un proiettile sparato in pieno petto. Il colpo fu letale. Rivetti, irreperibile per le 48 ore successiva al delitto, fu poi rintracciato in provincia di Caserta e recluso nel carcere di Ariano Irpino.


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In memoria di

Alessio Maglione e Giuseppe Moscatiello, chi sono i presunti killer e complice dell’omicidio Zeppetelli (ITV online – 21 febbraio 2022)
Alessio Maglione, il 31enne di Cervinara accusato dell’omicidio di Nicola Zeppetelli è il figliastro del boss del clan Massaro Michele Rivetti, all’ergastolo per aver ucciso la moglie, Elisa Affinito, madre in prime nozze del giovane assassino, il quale si era rifugiato proprio nella villa del patrigno
Complice e killer di Nicola Zeppetelli hanno alle spalle già precedenti di polizia e storie di violenze. Alessio Maglione, 31enne di Cervinara nel maggio dello scorso anno era stato arrestato per un episodio di cronaca ad Airola: il giovane non avendo la mascherina venne richiamato dai carabinieri, li aggredì violentemente lanciando anche uno sgabello contro la macchina dei militari.
Il 21enne Giuseppe Moscatiello, poco meno di un anno fa, fu protagonista di una rissa con accoltellamento ad Airola, venne denunciato per lesioni personali e porto abusivo di arma da taglio. Giovanissimo ma un vero e proprio bad boy con profili social che poco lasciano all’immaginazione, con video di soldi e musica in stile Gomorra napoletana,  la sua famiglia non ha nulla a che fare con ambienti delinquenziali la madre è un insegnante il padre lavora all’Agenzia delle Entrate.
Alessio Maglione invece è il figliastro di un boss del clan Massaro. Sua madre, Elisa Affinito, aveva sposato in seconde nozze Michele Rivetti, detto o’Micheloggio e da lui è stata assassinata per motivi di gelosia. Per questo il boss si trova in carcere dove sta scontando l’ergastolo per omicidio. Il clan Massaro è da considerarsi attiguo al clan Pagnozzi, con il quale dividevano e controllavano gli affari nella Valle Caudina. I due giovani dopo aver ucciso Zeppetelli si sono rifugiati in provincia di Caserta, in una villa ad Arienzo di proprietà del boss. Per questo la zona era attenzionata dagli investigatori per ritrovare i due latitanti che lì avrebbero potuto avere appoggi e coperture.

 

L’ascesa in Valle Caudina con «l’aiuto» dei casertani (Il Mattino – 22 febbraio 2022)

Il diktat era: profilo basso. Come era sempre accaduto fino ad ora. Ma qualcosa si è rotto e i due che hanno agito sabato pomeriggio a Cervinara sono andati ben oltre le direttive dei responsabili delle piazze di spaccio. Non era previsto che i due prendessero iniziative autonome, era indispensabile che ogni diatriba fosse passata al vaglio dei loro referenti, in ogni caso mai agire in maniera plateale. Invece non è andata così e Maglione addirittura si è portato un complice giovanissimo con lui, incurante del sistema di telecamere, senza una attenzione minima alle precauzioni che raccomanda l’organizzazione. E quella che doveva essere una discussione, che al massimo poteva diventare un pestaggio, si è tramutata in un’esecuzione.
Le forze dell’ordine hanno individuato subito i giovani, data la disponibilità di immagini dei sistemi di videosorveglianza. E subito hanno ricostruito legami, storie familiari, trascorsi. E si è aperto un nuovo file nella testa degli investigatori. A chi rispondono Maglione e Moscatiello? C’è una data che appare significativa ed è quella del 31 marzo 2019, che le cronache ricordano come il giorno della strage di Durazzano. Il capoclan Mario Morgillo e il genero, Andrea Romano, furono uccisi a fucilate da Francesco D’Angelo, poi subito arrestato. A settembre una bomba sotto casa Morgillo, il capoclan dei «Pecorari», il clan Massaro che gestiva droga e armi tra Arienzo e San Felice a Cancello. Allora si aprì una contesa per lo spaccio nella Valle di Suessola, al confine con la Valle Caudina. Fu il momento in cui nei rapporti tra il clan Massaro e i Pagnozzi ci fu una svolta.
Il 26 marzo del 2020 la chiusura indagini sugli uomini del clan Pagnozzi operanti nel racket in Valle Caudina. La Direzione distrettuale antimafia strinse il cerchio su un gruppo attivo nella Valle Caudina, il pubblico ministero della Dda Luigi Landolfi ricostruì lo scenario dell’attività di Pietrantonio Morzillo che con altre dieci persone, in particolare il sammartinese Rinaldo Clemente, e i fratelli Biagio, Alessandro e Pasquale Massaro di Airola, era accusato in concorso di estorsione e associazione per delinquere con le aggravanti «di aver commesso il fatto avvalendosi della condizioni di assoggettamento e di omertà al fine di agevolare l’organizzazione camorristica clan Pagnozzi». Il clan, scriveva il magistrato è «operante nei comuni di Moiano, Montesarchio e San Martino Valle Caudina e paesi limitrofi». L’organizzazione sulla quale si chiusero le indagini operava al fine di affermare la supremazia dell’organizzazione dei Pagnozzi sul territorio.
Questa massa di informazioni al vaglio degli investigatori conduce dritto dritto alla faida che si è aperta dal giorno in cui, era appunto il settembre 2020, venne ucciso Orazio De Paola. La morte di Nicola Zeppetelli e l’agguato dell’11 febbraio scorso in cui rimase gravemente ferito Fiore Clemente, 60 anni, considerato dagli investigatori un esponente di primo piano negli anni ruggenti del clan Pagnozzi, affondano in quell’humus.
Entrambi i fatti di sangue incrocerebbero gli interessi di nuovi clan, in particolare il clan Massaro della provincia di Caserta, a raccogliere l’«eredità» del declinante clan che conobbe il suo periodo di massima espansione nei primi anni Ottanta, quando a guidarlo era Gennaro Pagnozzi, detto o Giaguaro, morto nel 2016 per infarto dopo una udienza in tribunale. Agli investigatori il compito di comprendere se è in atto uno scontro, una nuova guerra di camorra tra esponenti collegati direttamente o indirettamente, al clan Pagnozzi e che oggi sono in lotta tra loro per assumere posizioni di guida anche con il sostegno del clan Massaro. Non a caso la villetta di Arienzo dove sono stati catturati dai carabinieri Maglione e Moscatiello è di proprietà di un uomo molto vicino all’ex capozona del clan Massaro, Michele Rivetti era un capoclan ad Arienzo , patrigno di Maglione, e sta scontando una condanna a trent’anni di reclusione. Rivetti uccise nel 2011 Elisa Affinita, 40 anni, madre di Maglione, in un quartiere popolare di Cervinara. Il presunto killer di Zeppetelli aveva allora 17 anni.

 

Cervinara, uccise Nicola Zeppetelli: ecco perché il killer va in carcere (Otto Pagine – 17 maggio 2025)
L’omicidio del 40enne avvenne al termine di una lite: decisivi i video per le indagini
Si sono aperte le porte del carcere di Bellizzi Irpino per il 24enne di Cervinara, Giuseppe Moscatiello, coinvolto nell’omcidio di Nicola Zeppetelli. La scorsa settimana vi è stato il verdetto dei giudici della Suprema Corte che hanno confermato la sentenza di condanna a 16 anni per Alessio Maglione (considerato l’esecutore materiale del delitto)  e a 10 anni e 8 mesi per Giuseppe Moscatiello.
La condanna definitiva Traduzione in carcere, dopo la pronuncia dei giudici della Suprema Corte di Cassazione, che hanno rigettato i ricorsi contro la sentenza di secondo grado presentati dagli avvocati dei due imputati e accolto la richiesta delle parti civili, confermando le sentenze di condanna nei confronti di Alessio Maglione, 32 anni e di Giuseppe Moscatiello, 24 anni entrambi di Cervinara per l’omicidio di Nicola Zeppetelli di Cervinara.
La Suprema Corte ha confermato le sentenze di condanna, così come richiesto dagli avvocati di parte civile: Vittorio Fucci (difensore di parte civile per la madre, padre e il fratello di Zeppetelli),  Rolando Iorio (per un fratello di Zeppetelli) e Marianna Febbraio (per la moglie e figlia di Zeppetelli), nonostante sia la Procura Generale sia gli avvocati degli imputati: Dario Vannetiello e Luigi Petrillo (per Moscatiello) e Giulia Cavaiuolo e Pasquale Napolitano (per Maglione) avessero chiesto l’ annullamento delle sentenze. Come si ricorderà le sentenze di condanna furono riformate leggermente in appello. I due dopo l’omicidio del giovane davanti al suo circoletto si diedero alla latitanza e furono arrestati 2 giorni dopo l’ omicidio in un’ abitazione di Arienzo.
L’omicidio del quarantenne Nicola Zeppetelli, avvenne il 19 febbraio 2022 a Cervinara, in piazza Loffredo, davanti al circolo gestito dalla vittima. Stando alle indagini, Maglione esplose cinque colpi di pistola all’indirizzo di Zeppetelli, che fu ucciso all’istante. I colpi d’arma da fuoco vennero esplosi dopo un litigio tra la vittima e Maglione. Il quarantenne dopo essere stato raggiunto dai colpi d’arma da fuoco venne colpito a calci dai due condannati. Circostanze che sono emerse dall’analisi delle telecamere di videosorveglianza.