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Leonardo Fresta, 40 anni, panettiere, padre. Pregiudicato per reati contro il patrimonio e associazione mafiosa. Massacra di botte la moglie e la annega nella vasca da bagno. Chiama i soccorsi due giorni dopo. Ergastolo

Macchia di Giarre (Catania), 10 Luglio 2022


Titoli & Articoli

Donna trovata senza vita a Macchia di Giarre: fermato il marito (Catania Today – 11 luglio 2022)
E’ stato fermato per omicidio il marito 40enne di Debora Pagano, il cui corpo è stato trovato dai carabinieri del comando provinciale di Catania nella loro abitazione di Macchia, frazione di Giarre, in via Principessa Mafalda
E’ stata disposta l’autopsia sul corpo di Debora Pagano, la donna di Letojanni trovata morta ieri nella sua casa di Macchia di Giarre. Ancora non sono chiare le dinamiche dell’accaduto, nessuna ipotesi sembra per ora essere stata esclusa. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbe stato il marito a dare l’allarme dopo averla trovata morta in bagno. Debora, 32 anni, potrebbe essere morta due giorni prima rispetto alla denuncia.
Al vaglio degli inquirenti, coordinati dalla procura di Catania diretta da Carmelo Zuccaro, c’è in queste ore proprio la posizione del marito, un quarantenne già noto alle forze dell’ordine, Leonardo Fresta, con gravi precedenti penali anche per mafia, che si trova ancora in caserma dopo il lungo interrogatorio di ieri.
L’uomo è assistito dall’avvocato Salvatore La Rosa. “Il mio assistito ha trovato la moglie morta a casa venerdì sera ma ha avvertito il 118 soltanto ieri. E’ rimasto due giorni sotto choc senza riuscire a capire cosa fosse successo e neppure lui sa spiegare bene il perchè”, ha detto il legale all’Ansa. “Per quello che risulta a noi la famiglia non aveva problemi e nessun contrasto c’era stato tra i due coniugi, che vivevano una relazione tranquilla”, ha aggiunto rispondendo ai dubbi sulla possibilità che la morte di Debora Pagano sia riconducibile all’ennesimo femminicidio. Attonita la comunità di Letojanni che si è stretta attorno alla famiglia della vittima, molto nota nel piccolo comune jonico dove gestiscono un negozio di fiori e dove Debora, aveva frequentato l’istituto professionale per i servizi turistici.

Donna morta in casa, fermato il marito: “sotto shock da due giorni” (Grandangolo Agrigento – 10 luglio 2022)
L’uomo è noto alle forze dell’ordine anche per reati di mafia
E’ stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria con l’accusa di omicidio volontario il marito di Debora Catena Pagano. Si chiama Leonardo Fresta e ha 40 anni. Ha precedenti penali per reati contro il patrimonio e attualmente e’ indagato per 416 bis nel processo Caos contro esponenti del clan di mafia Brunetto.
La notizia e’ stata confermata dal legale dell’uomo, Salvatore La Rosa. Il penalista ha sottolineato che “l’autopsia non e’ stata ancor fissata” e che “dall’esame autoptico potranno emergere risultati che potrebbero ribaltare la tesi dell’accusa”. Il legale ha aggiunto: “Il mio assistito ha trovato la moglie morta a casa venerdì sera ma ha avvertito il 118 soltanto ieri. E’ rimasto due giorni sotto choc senza riuscire a capire cosa fosse successo e neppure lui sa spiegare bene il perché”.
Catena “Deborah” Pagano per quasi 48 ore è rimasta a terra priva di vita nel bagno di casa sua
in via Principessa Mafalda a Macchia di Giarre nel catanese. In piena estate con temperature che superano i 35 gradi. Secondo la procura di Catania la 32enne mamma di una bimba di sette anni è stata uccisa venerdì dal marito Leonardo Fresta che ha chiamato i soccorsi soltanto domenica poco dopo le ore 14.

Deborah, il buco nero di due giorni: cosa ha fatto il marito? (Live Sicilia – 16 luglio 2022)
Catena Deborah Pagano è morta venerdì 8 luglio. Ma il suo cadavere è stato scoperto solo domenica scorsa. Leonardo Fresta, in carcere con l’accusa di omicidio, ha chiamato i soccorsi solo due giorni dopo. Perché? Le spiegazioni fornite agli inquirenti nel corso dell’interrogatorio e le precisazioni al gip durante la convalida non hanno certo risposto a questo interrogativo. Almeno per i magistrati.
Medici e i soccorritori hanno trovato la giovane mamma nel piccolo bagno, a pochi centimetri dalla doccia, piena di lividi e con fratture alla costola e allo sterno. Come se fosse stata vittima di un pestaggio. Non è ancora chiaro  – e da parte degli investigatori c’è il massimo riserbo – se il corpo sia stato spostato. E se, quindi, il decesso sia avvenuto all’intero della toilette del civico 33 di via Principessa Mafalda a Macchia di Giarre. Le stanze della casa erano macchiate di sangue: il luminol ha ‘acceso’ la scena del crimine in diversi angoli. Tracce ematiche sparse in giro che però erano state cancellate.
Una cosa certa è che Leonardo Fresta in quei due giorni con il cadavere ha deciso di pulire casa. Ma è anche uscito, forse a sbrigare commissioni e avrebbe anche incontrato delle persone. Nelle carte si parla anche di una sua ‘capatina’ ad assistere alla cronoscalata Giarre – Milo: ma è un aspetto che pare non essere stato riscontrato dalle indagini. Nelle mani degli inquirenti ci sono immagini delle telecamere, piazzate vicino all’abitazione incriminata e nella frazione giarrese, che mostrano i suoi ‘movimenti’ in quelle 36 ore.
Sono stati sequestrati anche i cellulari dell’indagato: nella scatola nera dello smarthphone potrebbero nascondersi conversazioni o chat che potrebbe aiutare a ricostruire il ‘buco nero’ temporale dalla morte di Deborah (venerdì sera) alla telefonata al 118 (domenica mattina). Fresta forse avrebbe voluto inscenare meglio “il malore” della moglie di cui parla nei verbali di interrogatorio. O addirittura avrebbe progettato di disfarsi del corpo. Qualcosa potrebbe essere andato storto e alla fine, con le spalle al muro, non avrebbe potuto fare altro che chiamare i soccorsi. Gli stessi suoceri hanno saputo della morte della figlia solo domenica. Leonardo, che continua però a professarsi innocente, lo scorso weekend ha anche potuto spostarsi senza intoppi. La figlia di 7 anni era infatti con i nonni materni nel borgo messinese di Letojanni, cittadina dove ieri c’è stato l’ultimo saluto a Deborah.
Mancano ancora tanti tasselli di questa tragedia. Gli investigatori non hanno smesso di scavare. L’inchiesta non si è certo conclusa con il fermo del 40enne, che sta anche affrontando un processo d’appello per mafia.

La morte di Debora Pagano a Giarre, rinviato a giudizio il compagno Leonardo Fresta (Gazzetta del Sud – 12 giugno 2023)
Undici mesi fa la tragica morte, ieri il rinvio a giudizio dell’uomo accusato di averla uccisa. Si aprirà nei prossimi mesi il processo per il femminicidio di Catena Pagano, da tutti chiamata Deborah, la 31enne di Letojanni uccisa l’8 luglio scorso a Giarre dove viveva con il compagno, il 40enne giarrese Leonardo Fresta, con parecchi precedenti alle spalle.
Proprio l’uomo che diceva di amarla,
rinchiuso nel carcere di Enna da quei giorni, è accusato di omicidio volontario aggravato e ieri il gup Luigi Barone del Tribunale di Catania ha disposto il processo davanti la Corte d’assise, accogliendo la richiesta dei magistrati Fabio Scavone e Fabio Platania della Procura della Repubblica, che hanno coordinato le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Giarre e del Comando provinciale. Fresta, difeso dall’avv. Salvatore La Rosa, è accusato di aver ucciso la donna “colpendola su varie parti del corpo e procurandole ecchimosi e contusioni sparse, nonché la frattura dello sterno, annegandola all’interno della vasca da bagno fino a determinarne l’asfissia meccanica, primitiva e violenta.

 

Letojanni, la superperizia non lascia dubbi: «Il decesso di Catena “Deborah” Pagano causato da asfissia» (GdS – 29 gennaio 2025)
«In definitiva e conclusivamente lo studio analitico degli atti disponibili orienta questo Collegio a ritenere che la signora Pagano è deceduta per “asfissia acuta meccanica”: gli esami tossicologici e anatomopatologici hanno escluso sia l’annegamento che l’overdose da cocaina come cause del decesso e la dinamica violenta, con lesioni compatibili con una colluttazione, supporta l’ipotesi di un omicidio mediante un metodo combinato di soffocamento e compressione toracica».
Sono le conclusioni della super perizia affidata lo scorso settembre dalla Corte d’assise di Catania a quattro consulenti per accertare le cause del decesso di Catena Pagano, conosciuta come Deborah, la 31enne di Letojanni deceduta l’8 luglio 2022 a Giarre dove viveva con il compagno, il 42enne giarrese Leonardo Fresta, sotto processo con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere.
La relazione della perizia collegiale redatta dai professori Paolo Procaccianti e Gaetano Pietro Bulfamante, e dai dottori Marco Magnano e Lucio Di Mauro, è stata depositata in vista dell’udienza di ieri per l’esame dei periti, rinviata però al 18 marzo.
Un documento di 160 pagine che potrebbe rappresentare la svolta per il dibattimento e mettere un punto fermo, visto che gli esperti nominati dalla difesa dell’imputato sostenevano che il decesso fosse legato ad una intossicazione acuta da cocaina, mentre per quelli della Procura la causa della morte è stata un’asfissia meccanica da annegamento.


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In memoria di

Giarre, la sentenza d’appello del processo Kallipolis tra condanne e sconti di pena (La Sicilia – 27 aprile 2023)
Al centro il clan Brunetto ritenuto vicinissimo ai Santapaola
Sentenza di secondo grado per il processo Kallipolis che prende spunto dall’omonima operazione dei carabinieri, del dicembre 2016, nell’ambito della quale sono stati scoperti gli interessi criminali della cosca, la struttura verticistica e il passaggio delle consegne, dopo la morte dello storico capo Paolo Brunetto. Alla sbarra 11 imputati accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, rapina, furto e detenzione di armi. Dinanzi alla Corte d’Appello seconda sezione, presieduta da Riccardo Pivetti, è stato letto il dispositivo con cui sono intervenute alcune assoluzioni e numerose rideterminazioni di pene (….) Leonardo Fresta è stato condannato a 9 anni di reclusione per l’associazione mafiosa (…)

 

Leonardo Fresta condannato all’ergastolo per l’omicidio della convivente Debora Pagano (Palermo Today – 26 giugno 2026)
Per la Procura, le “anomalie” consistono nello “stacco temporale di oltre un giorno e mezzo tra il momento della morte e quello in cui è stato dato avviso dallo stesso Fresta al 118 pur essendosi, a suo dire, “immediatamente reso conto del decesso”
La Corte d’assise di Catania, accogliendo la richiesta dell’accusa, ha condannato all’ergastolo Leonardo Fresta, il panificatore di 43 anni accusato di avere ucciso la convivente 32enne Debora Pagano, nel luglio del 2022, nella loro abitazione di Macchia di Giarre. Secondo l’accusa, rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e dal sostituto Fabio Platania, l’uomo segnalò la morte della donna due giorni dopo il decesso spiegando il ritardo perché era “sotto shock”. Per la Procura le “anomalie” consistono nello “stacco temporale di oltre un giorno e mezzo tra il momento della morte e quello in cui è stato dato avviso dallo stesso Fresta al 118 pur essendosi, a suo dire, “immediatamente reso conto del decesso”. I carabinieri hanno alche rilevato mediante l’utilizzo del luminol la presenza di “diffuse tracce ematiche all’interno dell’abitazione anche in ambienti diversi dal bagno e una “generalizzata e ingiustificata per le circostanze, opera di pulizia dei luoghi“. La coppia aveva una bambina che allora aveva sette anni e che il giorno della morte della madre era a casa della nonna materna.