Kulbir Singh, 36 anni, operaio in un’azienda agricola, padre. Strangola la moglie e getta il corpo nel Po. Condannato a 20 anni con rito abbreviato
Baselica Duce di Fiorenzuola (Piacenza), 14 Maggio 2012
Titoli & Articoli
Omicidio Kaur Balwinder Piacenza: uccide la moglie perché vestiva all’occidentale (Today – 28 maggio 2012)
Ha ucciso la moglie perché “vestiva all’occidentale” – Un 36enne indiano è stato arrestato per omicidio: ha ucciso la moglie incinta di tre mesi e l’ha gettata nel Po
Interrogato per ore nella notte, alla fine ha ceduto e ha confessato. Un delitto atroce, sconvolgente: avrebbe ucciso la moglie per gelosia, ma soprattutto perché vestiva all’occidentale. Sarebbe questo, secondo i primi riscontri dei Carabinieri e della Procura di Piacenza, il movente dell’omicidio di Kaur Balwinder, l’indiana di 27 anni strangolata dal marito, Singhj Kulbir. L’uomo, 36 anni, operaio in un’azienda agricola di Fiorenzuola d’Arda, incensurato, avrebbe strangolato la moglie, per poi gettarla nel Po, una quindicina di giorni fa, dove è stata trovata ieri da un pescatore romeno su un argine a San Nazzaro, frazione di Monticelli d’Ongina.“
Ai carabinieri del nucleo investigativo di Piacenza e della stazione di Fiorenziola avrebbe ammesso la gelosia per la scelta della donna di non vivere secondo i costumi indiani. Adesso è interrogato in procura dal Pm, Antonio Colonna. Se l’autopsia dovesse confermare che Kaur Balwinder era incinta, si tratterebbe di omicidio plurimo. A breve il 36enne verrà accompagnato in carcere alle Novate. (da ilPiacenza)“
Il marito interrogato per ore alla fine crolla: «Così ho ucciso Kaur» (Il Piacenza – 28 maggio 2014)
Kulbir Singh ha confessato all’alba di aver ucciso la moglie Kaur Balwinder. E’ stato torchiato per tutta la notte dai carabinieri e dal pubblico ministero. Ora andrà in carcere alle Novate
Kulbir Singh, 36enne indiano, è stato arrestato per omicidio. Nella notte è crollato, interrogato e torchiato per ore dai carabinieri del Nucleo investigativo e dal pubblico ministero, ammettendo, alla fine, quello che già tutti sospettavano fin dal primo giorno. Cioè di avere ucciso la moglie Kaur Balwinder, della quale aveva denunciato la scomparsa proprio quindici giorni fa per depistare gli inquirenti. Ma, con il ritrovamento del cadavere in Po ieri pomeriggio, è avvenuta la svolta del caso.
Gli inquirenti infatti si sono accorti subito che quella donna non era morta nell’acqua.Non appena ritrovato il corpo della 27enne, i carabinieri sono subito andati a casa del bergamino di Baselicaduce e lo hanno portato in caserma a Fiorenzuola. Qui è iniziato un esteuante interrogatorio, e all’alba alla fine è crollato confessando l’omicidio. «All termine della confessione era provato e si è messo a piangere, pentito per ciò che aveva commesso» dicono gli inquirenti.
TUTTA LA VICENDA RACCONTATA DAGLI INQUIRENTI

Prima l’ha strozzata poi le ha dato “sepoltura” nel Po (il Piacenza – 28 maggio 2012)
Dopo la confessione del marito, la ricostruzione di un delitto che affonda le radici nei problemi di coppia. L’avvocato Mauro Pontini: questo è il frutto dei matrimoni combinati. Il bambino verrà affidato ai servizi sociali
Kaur Balwinder e il marito Kulbir Singh erano condannati a vivere insieme. Non si amavano più, ormai già da tempo. Lui voleva divorziare, secondo quanto ha riferito ai carabinieri, ma la famiglia di lei non era d’accordo. La tradizione indiana infatti (che tutti dicono che Kulbir rispettasse rigidamente) come prevede i matrimoni combinati tra le famiglie, prevede anche che le stesse siano d’accordo se due sposi divorziano. Lo ha spiegato l’avvocato difensore del 36 enne indiano arrestato per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.
«E’ tutto maturato nel contesto familiare – spiega il sostituto procuratore Antonio Colonna – e le indagini, ora che abbiamo posto il paletto fermo della responsabilità soggettiva del delitto, proseguiranno nei prossimi giorni per cercare negli elementi investigativi raccolti dai carabinieri i riscontri alla confessione resa dall’indagato. Allo stato dei fatti, invece, non abbiamo elementi per ritenere che il problema tra i due fosse l’occidentalizzazione presunta della donna, come invece è stato riportato a livello nazionale». Il 36enne ora è in carcere per la mattina del 29 maggio è previsto un nuovo interrogatorio. E’ assistito dall’avvocato Mauro Pontini del Foro di Piacenza.
Problemi di coppia – Le cose tra i due coniugi non andavano bene da tempo. Forse la 26enne aveva un’amante e non è escluso che fosse il padre del bambino che diceva di portare in grembo, anche se sarà l’autopsia che verrà eseguita nelle prossime ore a stabilirlo. La Procura ha nominato i due consulenti, i medici legali Novella D’Agsotini e Tiziana Folin.
La dinamica del delitto – Stando alla prima ricostruzione, l’omicidio è avvenuto all’interno della casa di Baselicaduce la mattina del 14 maggio. I due hanno iniziato l’ennesima lite, lui l’ha colpita facendola cadere a terra. Lei a questo punto lo avrebbe “sfidato” a proseguire e lui, accecato dall’ira, le ha stretto intorno al collo un foulard con il quale l’ha strozzata. In quel momento i due erano da soli in casa perché il loro bambino era all’asilo. Il marito a questo punto – stando sempre alla sua confessione – l’avrebbe avvolta in un lenzuolo e caricata nel portabagagli della sua Ford Focus per poi scaricarla nel Po. Forse dalle parti di Caorso. «Lui non l’ha gettata nel Po per sbarazzarsene propriamente – sottolinea l’avvocato Pontini – ma le ha dato una sepoltura secondo l’usanza indiana, avvolgendola in un lenzuolo e adagiandola sulla riva del fiume, come fanno in India».Poche ore dopo i parenti della ragazza, allarmati per non aver più avuto sue notizie (proprio quel pomeriggio aveva appuntamento dal ginecologo per verificare la gravidanza) hanno avvertito i carabinieri e sono iniziate le ricerche che però, dopo tre giorni di sforzi da parte dei volontari, non hanno dato esito.
Il ritrovamento e la svolta nelle indagini – Il ritrovamento del cadavere, nel pomeriggio del 29 maggio, ha poi segnato la svolta, con gli uomini del Nucleo investigativo, che già da qualche giorno avevano preso in mano le indagini coordinati dal sostituto procuratore Antonio Colonna, che hanno subito intuito che quella donna non era morta annegata. E’ così che hanno subito messo sotto interrogatorio per ore il marito, fin quando all’alba non è crollato iniziando a confessare i primi particolari del delitto.
L’autopsia – L’esame dei medici legali sarà determinante per confermare la dinamica dei fatti. Innanzitutto per stabilire se la morte sia compatibile con la dinamica raccontata dal reo confesso. E poi per accertare l’eventuale gravidanza, nel qual caso l’uomo si troverebbe a dover rispondere anche del reato di procurato aborto.
Il complice – Al momento gli inquirenti non escludono che posano esserci dei complici nel delitto. Qualcuno che magari lo ha aiutato in un secondo tempo, oppure che sapeva qualcosa e ha taciuto con i carabinieri. Ma queste sono valutazioni che emergeranno in un secondo momento.
Il bambino – Il figlio della coppia, bimbo di 5 anni, al momento è stato affidato alla nonna paterna. A breve comunque il suo caso verrà sicuramente seguito e preso in carico dai servizi sociali.
Il legale del marito: “Tutta colpa dei matrimoni combinati” (Piacenza24 – 30 maggio 2012)
“Non c’entra nulla l’occidentalizzazione, il vero problema sono i matrimoni combinati”ha dichiarato l’avvocato Mauro Pontini, difensore di Kulbir Singh che nelle scorse ore durante l’interrogatorio ha confessato di aver ucciso la moglie Kaur Balwinde, confermando l’intera dinamica dell’omicidio, avvenuto durante un litigio. “Il mio assistito, che si dichiara pentito, aveva chiesto il divorzio a settembre – ha spiegato Pontini – ma se non c’è accordo tra le famiglie degli sposi, questi sono condannati a vivere insieme. La famiglia della vittima si era opposta e quindi la moglie non sarebbe potuta essere ri accolta in casa”.
Il ritrovamento della salma nelle acque del Po, viene ricondotto ad una pratica funebre indiana “L’uomo dopo aver ucciso la donna, dice di averla avvolta in un sudario e adagiata nel fiume, come prevede il rito funerario in India”, spiega ancora l’avvocato “Per quanto riguarda lo stato interessante in cui si trovava Kaur, il marito ne era a conoscenza e proprio il giorno dell’omicidio le aveva prenotato una visita ecografica. Non era la gravidanza il vero problema della coppia, il matrimonio era già finito a settembre”.
“Ho trovato una famiglia logorata dal dolore” è quanto dichiara l’avvocato Gianmarco Lupi, legale della famiglia di Kaur Balwinde. Proprio i genitori, la sorella e il fratello della vittima, residenti a Firenze, ne avevano denunciato la scomparsa e oggi straziati dal dolore chiedono di avere giustizia. “Il loro principale pensiero – prosegue Lupi – è ora rivolto al figlio di Kaur, attualmente affidato alle cure dei nonni paterni. La battaglia della famiglia Balwinde è di riuscire ad ottenerne l’affidamento”.
E intanto il mondo della politica interviene sull’omicidio di Kaur Balwinder. Indipendentemente dalle posizioni politiche che nello specifico assumono contorni differenti, in generale ciò che si percepisce è la difficoltà che questo percorso di integrazione incontra nel creare armonia tra le diverse comunità. Si parla di un maggior sostegno alle famiglie e alle donne e di isolamento delle sacche di fanatismo religioso. Secondo l’assessore regionale Sabrina Freda dell’Idv è necessario istituire uno sportello unico nazionale “Amico delle donne” che operi su più livelli per garantire la corretta integrazione e il dovuto sostegno alle donne di queste comunità straniere.
Omicidio Kaur, dopo l’interrogatorio la “verità” del marito (Piacenza Sera – 30 maggio 2012)
Ha ripercorso gli ultimi mesi di matrimonio con la moglie, un legame sempre più deteriorato, fino alla mattina del 14 maggio quando le ha tolto la vita.
E’ quanto è emerso nel corso del nuovo interrogatorio a Kulbir Singh, il 36enne indiano che ha confessato di aver ucciso la moglie Kaur Balwinder, il cui corpo senza vita è stato recuperato domenica pomeriggio sul fiume Po, nei pressi dello sbarramento di Isola Serafini. Kulbir è stato sentito per oltre tre ore dal pubblico ministero Antonio Colonna, di fronte al quale avebbe ammesso di aver agito in preda ad un raptus al culmine dell’ennesima lite. L’uomo ha nuovamente raccontato quanto successo quella tragica mattina, della discussione scattata quando l’uomo è rientrato nell’abitazione di Baselicaduce, dopo aver accompagnato il figlio all’asilo, sfociata nell’omicidio.
Avrebbe spiegato di aver agito in preda ad un raptus, dopo essere stato inizialmente aggredito dalla moglie, e di averla strangolata con il foulard che la donna portava al collo. Durante quei terribili secondi Kaur non avrebbe reagito, tenendo le braccia stese sul letto dove Kulbir l’aveva gettata, come a voler accettare la morte.
Si è quindi liberato del corpo gettandolo in Po. Un gesto motivato inizialmente con la volontà di celebrare una sorta di rito funebre; intenzione che lui stesso stamattina avrebbe smentito ammettendo invece la volontà di disfarsi del cadavere della donna.
“Il mio assistito ha sostanzialmente riaffermato la versione già fornita nelle ultime ore – ha spiegato il legale difensore di Kulbir Mauro Pontini – ripercorrendo oltre alle fasi dell’omicidio anche gli ultimi mesi di matrimonio, una convivenza che fra i due era diventata sempre più difficile”. “Kulbir voleva divorziare – ha ribadito Pontini, sottolineando come l’uomo si trovi al momento in uno stato di forte stress psicologico – ma in questo ha trovato profonde resistenze da parte della famiglia di Kaur. Una situazione molto complessa, nella quale si era inserita anche la figura di un intermediario: è proprio lui, da New York, ad avvisare Kulbir il 10 maggio, quattro giorni prima del delitto, del rientro nel piacentino della moglie dalla Toscana”.
Il 36enne è accusato di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. Imputazioni alle quali potrebbe aggiungersi quella di interruzione volontaria della gravidanza se l’esame autoptico, previsto per domani, sul corpo di Kaur proverà l’effettivo stato di gravidanza come lei stessa sosteneva. Proprio la mattina dell’omicidio Kulbir avrebbe prenotato una prima visita ginecologica per la moglie. Nelle prossime ore è attesa la convalida del fermo da parte del gip. Nel frattempo i familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Gianmarco Lupi, hanno manifestato la volontà di cosituirsi parte civile e di chiedere l’affidamento del figlio di cinque anni della coppia.
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In memoria di
Omicidio Balwinder, il marito condannato a 20 anni (Libertà – 25 ottobre 2013)
Kulbir Singh è stato condannato a 20 anni di reclusione, grazie allo sconto di un terzo della pena rispetto ai 30 iniziali perchè aveva scelto il rito abbreviato, per aver ucciso la moglie Balwinder Kaur al culmine di una lite e di aver poi gettato il cadavere nel fiume Po. La sentenza è stata pronunciata poco prima delle 15 dal giudice Giandrea Bussi, che ha anche disposto per l’indiano due anni di libertà vigilata una volta scontata la pena. Il risarcimento sia per il figlio sia per la famiglia della vittima, che si erano costituiti separatamente parti civili, sarà stabilito in sede civile.
I legali dell’uomo, gli avvocati piacentini Mauro Pontini e Wally Salvagnini, hanno preannunciato appello, anche in forza del fatto che all’imputato è stata tolta un’aggravante e sono state riconosciute le attenuanti generiche, ma non è arrivata alcuna riduzione di pena. All’avvocato del figlio Gianmarco Lupi, invece, è giunta la telefonata della parlamentare del Pdl Daniela Santanchè, che ha voluto esprimere solidarietà al piccolo e a tutta famiglia, che a sua volta era assistita dal legale Antonella Fiorani.
OMICIDIO BALWINDER, ATTESA PER LA SENTENZA – Attesa in tribunale a Piacenza dove si dovrebbe concludere oggi il processo a Kulbir Singh, il 36enne indiano accusato di aver ucciso la moglie Balwinder Kaur, la donna di 27 anni che il 14 maggio 2012 sarebbe stata strangolata nel suo appartamento di Baselica Duce di Fiorenzuola e poi gettata nel fiume Po.
In aula, oltre all’imputato che attualmente si trova rinchiuso alle Novate, anche i parenti della vittima: madre, padre, sorella e fratello stanno assistendo all’udienza, mentre al nonno, arrivato dalla provincia di Firenze dove lavora, non è stato concesso di entrare.
In attesa anche Maria Gruppi, in rappresentanza della azienda agricola di Baselica Duce per cui Kulbir Singh lavorava come mungitore e che ospitava anche Balwinder. Tra l’altro l’appartamento in cui si sarebbe consumato l’omicidio è ancora sotto sequestro, dal giorno dell’arresto dell’uomo nessuno ci è più entrato. Proprio oggi è stato concesso il nulla osta per i funerali della donna: è probabile che si terranno in Italia, magari al Mugello dove vivono e lavorano i suoi familiari.


