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Emanuele Impellizzeri, 38 anni, carrozziere, padre. Pregiudicato, mentre è ai domiciliari aggredisce la vicina di casa e la uccide facendole ingurgitare uno sgorgante caustico. In carcere, si impicca prima dell’udienza

Calmasino di Bardolino (Verona), 5 Settembre 2021


Titoli & Articoli

Le rapine e gli omaggi al Duce: chi è Emanuele Impellizzeri, accusato dell’omicidio di Chiara Ugolini (Open – 7 settembre 2021)
Riferimenti al Duce su Facebook, fisico palestrato e una foto della Yamaha R6 bianca con la quale ha tentato la fuga dopo che Chiara Ugolini è stata uccisa. Sono alcuni dei particolari che balzano all’occhio guardando il profilo social di Emanuele Impellizzeri. L’uomo, 38 anni, è stato fermato la notte scorsa lungo l’autostrada del Sole verso Firenze Impruneta con l’accusa di aver ucciso la sua vicina di casa. I vicini di Calmasino parlano di lui come di un gran lavoratore, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. Originario di Catania, vive da molti anni nel Veronese. Nell’ultimo periodo era in semi libertà dopo due rapine a Mantova e Montichiari cui aveva fatto seguito una condanna a 3 anni e 8 mesi, scontata in parte in carcere. Tre mesi fa, poi, gli era stata imposta la residenza obbligatoria notturna nel comune di Bardolino.
I problemi coniugali. Sposato con Carla, 40enne originaria di Lisbona, Impellizzeri viveva con lei da oltre sette anni a Calmasino. Insieme ai due, la figlia di sette anni. La famiglia ha casa nella stessa palazzina dove è morta Chiara. Con la moglie il rapporto non andava più da tempo, particolare che la stessa Carla aveva confidato a qualche abitante del paese, raccontando come ormai vivessero da «separati in casa» per il bene della figlia.
Il datore di lavoro: «Questo è un incubo».
Cinque anni fa Impellizzeri aveva iniziato a lavorare presso la Carrozzeria Veronello di Residori e Sabaini, a Calmasino. Il titolare, Simone Sabaini, racconta: «Della sua vita privata non so nulla – dice – ma so per certo che era un gran lavoratore. Questa storia è un incubo. Siamo stati noi a farlo uscire con l’avvocato dai domiciliari per la rapina che aveva commesso. Abbiamo chiesto di farlo uscire perché avevamo bisogno della sua manodopera. Lui è sempre stato tranquillo con tutti».

Verona, femminicidio di Chiara Ugolini: l’assassino si è impiccato in carcere (il Resto del Carlino – 27 settembre 2021)
Il corpo senza vita di Emanuele Impellizzeri, 38 anni, è stato trovato questa mattina nella sua cella nella casa circondariale di Montorio. Oggi era previsto il suo interrogatorio
Si è impiccato in carcere a Verona, nelle prime ore di oggi,Emanuele Impellizzeri, 38 anni, arrestato con l’accusa di avere ucciso il 5 settembre scorso Chiara Ugolini, 27 anni, nell’appartamento che la ragazza condivideva con il compagno a Calmasino di Bardolino (Verona). Lo riferisce il segretario nazionale della Uilpa Polizia Penitenziaria, Gennarino De Fazio. La scoperta del suicidio risale alle ore 5.30. Proprio oggi Impellizzeri avrebbe dovuto essere sottoposto a interrogatorio. La notizia del suicidio di Impellizzeri è stata poi confermata dall’avvocato d’ufficio dell’uomo, Mattia Guidato.  Impellizzeri, di origini catanesi e vicino di casa di Chiara Ugolini, era stato arrestato il 6 settembre lungo l’autostrada del Sole nei pressi di Firenze, dopo essere fuggito da Calmasino in sella alla propria motocicletta. Davanti ai magistrati si era sempre avvalso della facoltà di non rispondere. Negli ultimi giorni era stato trasferito dal carcere fiorentino di Sollicciano a quello veronese di Montorio, dove stamani è stato trovato impiccato in cella.
Il racconto del “raptus” poi il silenzio. L’uomo aveva raccontato “di aver avuto un raptus” quando, dopo essersi arrampicato da una finestra sul terrazzino di Chiara, aveva visto la giovane che si stava cambiando i vestiti, e di averle dato “solo una spinta” dopo che lei, vedendoselo d’improvviso davanti, aveva reagito. In realtà era poi stato appurato che Chiara aveva poche ecchimosi e che ad incidere sulla sua morte era stato uno straccio imbevuto di candeggina che le era stato messo in gola. Questo aveva spinto gli inquirenti a pensare ad un’aggressione premeditata.
La ragazza comunque si era difesa: sul volto e sul collo dell’indagato c’erano i suoi graffi.  L’uomo, dopo le prime parziali ammissioni, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Accusato di omicidio aggravato, secondo la procura di Verona, aveva agito per “motivi abietti” e con ”crudeltà”. Impellizzeri al momento del femminicidio era agli arresti domiciliari, per un episodio legato a una rissa.


Chiara Ugolini, l’ultima verità dell’assassino suicida: «Non ho tentato di stuprare Chiara» (Corriere Veneto – 29 settembre 2021)
Impellizzeri negò il movente sessuale e la lite condominiale. Il femminicidio verrà archiviato
«Non ho cercato di violentare la mia vicina di casa, non ho mai neppure pensato di stuprare Chiara Ugolini»
. Così Emanuele Impellizzeri, l’assassino reo confesso della 27enne di Calmasino, «voleva smentire con fermezza l’ipotizzato movente sessuale del femminicidio» di cui si è macchiato domenica 5 settembre.
Era questo uno dei punti-chiave delle dichiarazioni che il 38enne «aveva deciso di rilasciare ai magistrati di Verona». Parole che avrebbe dovuto pronunciare davanti al pm e affiancato dal suo legale nel corso dell’interrogatorio programmato per l’altroieri, lunedì mattina alle 11.30. Parole che invece il carrozziere non dirà mai, perché alle 5.30 di lunedì, quando mancavano solo 6 ore a quel colloquio che lui stesso da giorni «auspicava si svolgesse al più presto», Impellizzeri si è tolto la vita in cella.
La sua verità. Portando con sé quella verità che nessuno potrà mai conoscere. Eppure, riguardo ai temi da affrontare durante la prevista confessione che avrebbe dovuto rendere lunedì in carcere a Montorio, aveva già espresso alcune anticipazioni: il 38enne «ci teneva particolarmente a sottolineare che non mai ideato né cercato di abusare della vittima», un messaggio che per lui «era importante far arrivare non solo agli inquirenti ma soprattutto alla famiglia di Chiara e anche ai propri familiari». Inoltre nel corso dell’interrogatorio con il pm «aveva preannunciato di voler negare un altro dei moventi ventilati dopo il delitto, quello di una possibile lite condominiale». Avrebbe negato «anche questa circostanza».
Perché, allora, ha infierito tanto crudelmente su Chiara? Che cosa, quale «impeto» l’ha trasformato in un assassino capace di colpirla, farla cadere, sedercisi sopra e farle ingoiare un flacone di sgorgante caustico tappandole infine la bocca con uno straccio? Domande che rimarranno insolute, visto che l’annunciata «confessione piena e completa agli inquirenti di Verona» non avrà mai luogo.
Nulla però «avrebbe fatto presagire un epilogo simile»: anche l’avvocato Mattia Guidato, l’ultima persona ad aver avuto con lui un lungo colloquio, almeno un paio d’ore, è «rimasto spiazzato, sgomento» dal suicidio del suo cliente. Proprio al suo difensore, lo scorso sabato mattina, il carrozziere catanese aveva confermato «voler fare chiarezza» sull’atroce delitto da lui commesso quel pomeriggio, di «voler rispondere alle domande che mi farà il magistrato». Invece 48 ore dopo l’incontro con l’avvocato e 6 ore prima dell’arrivo del pm per interrogarlo, ha deciso di farla finita portando con sé e lasciando senza risposta i tanti, troppi dubbi che dall’inizio aleggiano sull’agghiacciante assassinio della giovane pallavolista trovata esanime sul pavimento del loro appartamento dal fidanzato Daniel Bongiovanni. Un crimine efferato, una dinamica raccapricciante: «Non sopporto il peso del rimorso per il grave fatto che ho commesso, chiedo scusa ai familiari di Chiara» ha lasciato scritto il 38enne in un foglietto prima di usare il lenzuolo del letto per uccidersi.

 

 


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