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Eleonora Perraro, 43 anni. Torturata a morsi, picchiata e strangolata dal marito

Nago-Torbole (Trento), 5 Settembre 2019


Titoli & Articoli

Uccisa a calci e pugni in giardino, fermato il marito Marco Manfrini: «Ricordo il sorriso di Eleonora, poi il buio» (Corriere della Sera – 7 settembre 2019)
Nago-Torbole, le parole dell’uomo in carcere. L’avvocato: «È sotto choc». L’autopsia conferma: «La donna morta per le botte». Si erano sposati un anno fa
«Il sorriso di mia moglie è l’ultima immagine impressa nella mia mente
. Lei serena, sorridente, nel giardino all’esterno del bar, poi c’ è solo il buio». Marco Manfrini lo ripete più volte, quasi come un disco rotto. «Io l’amavo, non ricordo cosa sia successo», spiega al suo avvocato Elena Cainelli nel carcere di Spini di Gardolo dove è stato accompagnato giovedì sera dai carabinieri della compagnia di Riva del Garda. L’aveva detto anche a loro: «Non ricordo nulla, c’ è solo il buio».
Era stato proprio lui al suo risveglio, a chiamare il 112 alle 7.30 del mattino. Il giardino all’esterno del bar «Sesto grado», i puff, le amache e gli alberi alle spalle, una cornice di serenità che accompagna tante serate in allegria a Nago Torbole.
Ma giovedì mattina sull’erba c’era il corpo senza vita di Eleonora Perraro, 43 anni, e il marito, Marco Manfrini,50 anni, aveva i pantaloni sporchi di sangue. Le tracce ematiche impresse sulla corteccia di un albero poco distante raccontano qualcosa di quella maledetta notte. Ma lui non ricorda. È rimasto accanto a Eleonora fino al mattino, si è addormentato vicino al corpo esanime di quella che aveva scelto come compagna di vita lo scorso dicembre. Quella donna che diceva di amare, che abbracciava sempre nelle foto, immagini di felicità, apparente, di una vita insieme, con tante ombre però. Perché a luglio Marco aveva già alzato le mani su Eleonora. La rabbia, forse lei voleva lasciarlo, poi l’alcol.
È accaduto così anche la notte nel giardino del «Sesto grado» di Nago? È una delle tante domande che tormentano tutti in queste ore. Ma questa volta Marco non si è fermato. Non ha dominato la sua rabbia.
I primissimi risultati dell’autopsia eseguita dal dottor Dario Raniero dell’università confermano infatti che Eleonora è morta a causa delle botte. In un primissimo momento erano state fatte tante ipotesi, ma le numerose ecchimosi sul corpo, il volto tumefatto, i graffi raccontavano un’altra verità. Quella verità che gli investigatori dell’Arma stanno cercando, scavando nel passato della coppia, in quella relazione difficile, nella fragilità di una donna che aveva cercato una nuova vita, lontano dal dolore di una passata relazione violenta, nell’amore di Marco. Era il suo sogno al quale si teneva aggrappata. Ci voleva credere con tutte le sue forze. L’incontro di due anime fragili. Lui era stato violento, ma lei voleva dimenticare.
«Gli voglio bene, è stato un attimo, non voglio denunciarlo», aveva detto alla polizia quando era stato aperto il procedimento che aveva portato alla misura dell’ammonimento. Dopo quella violenta lite a luglio avevano ricominciato la loro vita, cercando forse di dimenticare. Nonostante i dubbi e la paura.
L’anatomopatologo ha effettuato anche una serie di accertamenti tossicologici sul corpo della donna e sta svolgendo ulteriori approfondimenti, ma per avere i risultati definitivi dell’esame autoptico bisognerà attendere. I carabinieri di Riva del Garda e i colleghi del nucleo investigativo di Trento sono al lavoro per tracciare i contorni della vita della coppia e del loro legame distorto. Il pm Fabrizio De Angelis nell’interrogatorio davanti al gip, che si terrà probabilmente lunedì, chiederà la convalida del fermo di pg. Ma Manfrini potrebbe decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere. Sarà il suo avvocato, Elena Cainelli, a decidere quale strategia difensiva adottare. «È sconvolto, sotto choc — spiega — e continua a ripetere di non ricordare nulla». Nell’ incontro di ieri in carcere l’uomo ha raccontato all’avvocato l’amore per Eleonora e quella sera che era trascorsa in allegria. «Una bella serata, Eleonora era serena, sorrideva. È l’unica cosa che ricordo», ha spiegato. Difficile capire. Forse l’ eccesso di alcol in corpo — sul tavolo del giardino sono state trovate diverse bottiglie di superalcolici vuote — e lo choc hanno cancellato le ore di follia nella memoria di Marco Manfrini. Ipotesi.
Al momento non c’ è alcuna certezza e gli inquirenti cercano di capire, ricostruire, scavano nel passato di Marco. Aveva lavorato per anni come idraulico, poi aveva avuto un incidente che l’aveva segnato profondamente. Da allora era tutto cambiato, viveva con una pensione di invalidità, poi, dicono alcuni conoscenti, c’era l’alcol. E infine era arrivata Eleonora. La sua stella, diceva lui. Ma persone vicine alla famiglia di Marco raccontano che la relazione con la quarantatreenne di Nago non era facile, perché lei era possessiva e «l’aveva cambiato». Tante ombre e un unico terribile destino per Eleonora.

 

 

Eleonora Perraro, lo sfogo della madre: “Non ho una tomba su cui piangerla” (il Giornale – 17 dicembre 2019)
Il corpo della 43enne si trova ancora presso l’obitorio di Trento, la madre: “Attendiamo l’esito delle perizie da mesi, datemi una tomba su cui piangerla”
La madre di Eleonora Perraro, la 43enne uccisa a Nago Torbole (Trento) lo scorso 6 settembre, ha raccontato a Giallo il dramma che sta vivendo in questi mesi: “Mia figlia Eleonora è stata uccisa con una violenza ingiustificabile: è stata presa a morsi in faccia, sul seno e sulle game. Chiedo soltanto di poterle regalare una degna sepoltura. Non ho ancora un posto in cui piangerla, in cui portarle dei fiori, perché da più di tre mesi è rinchiusa in un frigorifero”. La donna, disperata, è consapevole che nessuno potrà restituirle viva la sua Eleonora, ma ha dichiarato che almeno per Natale vorrebbe “poterla sapere in pace”.
Un caso di femminicidioquello di Eleonora Perraro, che al momento vede come unico indagato il marito Marco Manfrini. Il 50enne continua a ribadire di non ricordare nulla riguardo il delitto.
Omicidio Eleonora Perraro, lo sfogo della madre: “Perizie ferme da mesi”. La madre di Eleonora Perraro, che chiede di mantenere l’anonimato per motivi di riservatezza, ha continuato: “Il 27 dicembre mia figlia avrebbe compiuto 44 anni. Aveva ancora tutta la vita davanti. E invece è stata uccisa senza pietà”. La donna ha spiegato che non le è stato neanche permesso di vedere il corpo martoriato della figlia. Eleonora Perraro è stata uccisa a morsi, proprio come se il suo assassino volesse lacerarla per mangiarla. La madre della donna è arrabbiata per la lunga attesa da parte della giustizia. La stessa ha dichiarato di sentirsi in una sorta di limbo, in attesa di conoscere il risultato degli accertamenti da parte del Ris.
La mamma di Eleonora ha spiegato come l’unico a poter dare il via libera alla tumulazione del corpo della figlia è proprio il marito Marco, attualmente in carcere. L’uomo è indagato per omicidio volontario. Manfrini avrebbe rifiutato finora di concedere la sepoltura della moglie in quanto, secondo il suo pensiero, ulteriori analisi sul corpo della moglie potrebbero svelare una nuova versione dei fatti. La mamma di Eleonora ha precisato che lei e la sua famiglia sono credenti e, di conseguenza, un ultimo saluto alla figlia sarebbe fondamentale per saperla in pace.
Marco Manfrini è per ora l’unico sospettato per l’omicidio della moglie Eleonora Perraro. Finora, l’uomo si è sempre dichiarato innocente, nonostante diverse prove lo inchiodino. È da precisare come lo scorso mese di agosto Eleonora fosse finita in pronto soccorso per una lesione allo sterno. Al suo tempo si era sospettato che il responsabile fosse stato proprio Manfrini. Non a caso, la donna aveva esposto denuncia nei suoi confronti per una violenza domestica. Nonostante tutto, Eleonora aveva deciso di continuare a stare assieme al suo presunto aguzzino.

 

La Procura della Repubblica ha concesso alla famiglia di Eleonora Perraro di procedere alla sua sepoltura. Una richiesta che i genitori si vedono finalmente esaudita, anche se l’accusa di omicidio nei confronti del marito Marco Manfrini, detenuto in carcere in attesa di giudizio, deve essere confermata. L’inchiesta è ancora in corso, dunque anche se la volontà è quella di procedere alla cremazione del corpo di Eleonora per ora la salma è stata messa nella tomba di famiglia al cimitero del Grez, a Riva del Garda. Alla cerimonia hanno partecipato i due sindaci di Arco e Riva, Betta e Mosaner, la presidente del civico consesso rivano Franca Bazzanella e il consigliere arcense Tommaso Ulivieri. Dunque, per la cremazione di Eleonora si dovrà attendere la fine del lungo iter giudiziario che vede il marito Marco Manfrini proclamarsi innocente (come si ricorderà Eleonora venne trovata morta accanto al marito dallo stesso, che al risveglio dopo aver passato la notte nel giardino del bar “Sesto Grado” di Nago avvisò i Carabinieri dicendo di averla trovata morta e non ricordarsi nulla di cosa fosse eventualmente accaduto tra i due) di quell’accusa di omicidio che, invece, si sta cercando di provare. Una morte violenta, botte, percosse, morsi addirittura sul suo povero corpo che la Procura deve ovviamente dimostrare siano avvenuti per mano del marito. La sepoltura al cimitero rende un po’ più di “libertà” ad Eleonora ed ai familiari un luogo dove piangere la loro cara.

 

 

La madre di Eleonora: “Aspetto umano cancellato” (Corriere del Trentino – 6 agosto 2020)

Omicidio di Eleonora Perraro, la Cassazione conferma la sentenza di ergastolo per Marco Manfrini (il T quotidiano – 21 aprile 2023)
La mamma della donna uccisa, Mariangela Boscaini: «Aspettavo questo momento da tre anni e mezzo. Giustizia è fatta. Spero ci sia più attenzione ai codici rossi»
Omicidio di Eleonora Perraro. Anche in terzo grado è stata confermata la condanna all’ergastolo per l’artigiano roveretano Marco Manfrini, riconosciuto quindi colpevole di aver brutalmente ucciso la moglie di 43 anni la notte tra il 4 e il 5 settembre del 2019. Torturata a morsi e strangolata nel giardino di un bar a Nago Torbole. La Corte di Cassazione ieri pomeriggio si è infatti pronunciata rigettando i ricorsi (oltre dieci i motivi esposti) presentati dalla difesa dell’imputato (avvocati Elena Cainelli e Luigi Campone) e ha confermato la sentenza della corte d’Assise d’Appello emessa quasi un anno fa, il 16 maggio 2022, che a sua volta aveva ricalcato la condanna di primo grado per omicidio volontario pluriaggravato.
Condanna, al massimo della pena, che ora diventa così definitiva per il 52enne Manfrini che da luglio 2021 si trova in carcere a Spini di Gardolo e che ha sempre respinto la pesante accusa. Quella, cioè, di aver ucciso la moglie dopo averla fatta ubriacare, tanto da renderla inoffensiva, prendendola poi a morsi, picchiandola e infine strangolandola. I legali del roveretano avevano avanzato una serie di contestazioni e sulla base di una tra queste anche l’istanza, già respinta in appello, sulla convocazione del collegio giudicante dell’Assise, considerata irregolare. Di qui la richiesta di annullare i verdetti precedenti e di rifare il processo. Richiesta motivata anche con il fatto che, a dire della difesa – che non aveva mai nominato un proprio consulente per l’autopsia -, le cause del decesso non erano mai state del tutto chiarite. Ma questi non erano gli unici motivi di ricorso presentati all’attenzione degli ermellini.
Ricostruzione confermata. Già nei precedenti processi Procura e legali delle parti civili (avvocati Alessandro Meregalli, Luca Pontalti e Andrea Tomasi) avevano rivendicato la fondatezza degli indizi e delle prove raccolte che convergevano su un’unica ricostruzione e su un unico autore del delitto: fede e dentiera, ma anche dna e sangue di Manfrini sono stati rinvenuti sul corpo della povera 43enne, che si presentava martoriato, con lesioni e morsi e con evidenti segni della violenta lite. L’autopsia ha rivelato che la donna è morta per «asfissia meccanica violenta», ossia il decesso era dovuto «a causa di una compressione a livello del collo». Non c’è stato quindi alcun terzo uomo sulla scena del crimine e tanto meno alcuna responsabilità del cane della coppia che, per i legali di Manfrini, poteva aver aggredito e morso Eleonora. E, anche nel terzo grado di giudizio, le argomentazioni portate dai legali dai familiari della Perraro (che si erano costituiti parte civile e a cui sono stati confermati i risarcimenti) sono state condivise dai giudici.
«Giustizia è fatta» «Siamo contenti che sia stata restituita dignità alla memoria di Eleonora che era stata calpestata, che sia stata posta fine a questa straziante vicenda processuale – il commento dell’avvocato Alessandro Meregalli che assiste la mamma della vittima, Mariangela Boscaini – Rivendichiamo la correttezza delle argomentazioni tecnico giuridiche che avevamo sottoposto per contrastare i ricorsi della difesa di Manfrini: anche la Corte di Cassazione ha confermato che Eleonora Perraro è stata brutalmente uccisa dall’ex marito. Una ricostruzione, questa, che ha tenuto al vaglio di tutti i gradi di giudizio».
Mamma Mariangela Boscaini, che era presente in aula a Roma assieme alla figlia Erika, era seduta quando ha saputo della pronuncia degli ermellini. Al telefono parla di uno «stato d’animo indescrivibile» e commenta: «Giustizia è fatta. Questa storia è un esempio di femminicidio classico». La stessa ammette poi: «Erano tre anni e mezzo che aspettavo questo momento» le parole della donna in riferimento alla sentenza di terzo grado che chiude il procedimento penale a carico di Manfrini. La stessa mamma, che ringrazia i legali che hanno assistito lei e suoi familiari, continua: «Spero che questa sentenza possa aiutare maggiormente nei casi di codice rosso, perché sono stati fatti passi avanti ma c’è ancora molto da fare». Una sentenza che anche per la figlia Erika «ha un significato importantissimo nel contrasto alla violenza contro le donne».

 

 


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