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Emanuele Casula, 18 anni, meccanico. Getta l’amica in un dirupo, la massacra di botte e colpi di pietra in testa, poi riduce un testimone allo stato vegetativo. Ritenuto socialmente pericoloso, viene condannato a 20 anni con rito abbreviato. In carcere diviene saldatore e tiene corsi per gli altri detenuti. Considerato un detenuto modello, forse potrà uscire grazie a permessi premio una volta scontata metà della pena (nel 2024)

Grosotto (Sondrio), 23 Agosto 2014

 


Titoli & Articoli

VERONICA BALSAMO, NON ERA SOLA CON IL FIDANZATO QUANDO È MORTA (Vivicool – settembre 2014)
Non ricordo, non ricordo, ma non sono stato io”. Non dice molto altro Emanuele Casula, il meccanico diciottenne di Grosotto sospettato di essere il responsabile di due strani furti (un auto e dei medicinali) e, soprattutto, di sapere qualcosa di più sulla morte dell’amica Veronica Balsamo, cameriera di 23 anni, avvenuta in circostanze ancora misteriose la sera del 30 agosto scorso, a pochi chilometri da casa nei pressi del santuario di Roncale a Grosotto in provincia di Sondrio. Quella sera, dopo aver lasciato il luògo dove si era appartato con la ragazza e nel quale la poveretta è morta cadendo in un dirupo, il giovane aveva subito un incidente mentre era alla guida del suv che la mamma di Veronica aveva prestato alla figlia. Nonostante l’accaduto il ragazzo non ha lanciato l’allarme né per se stesso né per la ragazza. Dopo essere stato soccorso da alcuni amici ed essere stato portato in ospedale, a Sondalo, in provincia di Sondrio, in stato di shock, Emanuele non si è più ripreso. Ai carabinieri ha continuato a ripetere di non ricordare nulla e di rammentare, solo vagamente, che era stato con Veronica ma di non sapere perché lei non fosse più con lui. Di certo il mattino dopo, quando ormai si cercava la ragazza ovunque, anche lui ha appreso “con dolore” (a quanto dice chi gli è vicino) della notizia del ritrovamento del cadavere di Veronica: la ragazza aveva fatto un volo di 4 metri proprio a pochi passi dal luogo dove la sera prima si trovavano insieme.
EMANUELE CONTINUA A NON RICORDARE NULLA Emanuele Casula è uscito dall’ospedale dopo quasi una settimana ma, purtroppo, le cose non sono cambiate e il ragazzo continua a non ricordare nulla di quanto accaduto quella sera. Rimane indagato ma in libertà (la Procura ha richiesto gli arresti domiciliari) per l’omicidio della ragazza e per i due furti. I carabinieri e la Procura di Sondrio credono che, quella sera, Emanuele possa non essere stato lì da solo e che qualcosa di più grande dei due ragazzi li abbia travolti. Ne è convinto anche il professor Claudio Marcas- soli, psichiatra forense, che ha preso in cura Emanuele Casula come consulente della famiglia. In attesa del risultato degli esami tossicologici sia sul suo corpo, sia sul cadavere di Veronica, ora all’Istituto di medicina legale di Milano, è la mente del ragazzo a interessare gli inquirenti. Sembrerebbe certo che Emanuele facesse uso di droghe, tipo cannabis, e che probabilmente si fosse appartato in quel luogo con Veronica per consumarle con lei. Le domande però che si pongono in tutto il paese e che probabilmente tormentrano anche la famiglia di Veronica, papà Giancarlo e mamma Sonia, chiusa nell’immenso dolore della perdita e in attesa di poter celebrare il funerale della figlia, sono le stesse: «Perché sono andati in quel posto? Erano da soli oppure c’era qualcun altro con loro? Com’è possibile che Emanuele non ricordi davvero nulla di quella sera?». Secondo il professor Claudio Marcassoli che ha incontrato Emanuele già tre volte, il ragazzo è ancora molto chiuso e molto scosso: «E possibile che sia vittima di una patologia chiamata amnesia psicogena dissociativa, che si verifica nel caso di un forte trauma e che può durare anche alcuni mesi. Emanuele ha bisogno di riconquistare la fiducia di qualcuno ed è su questo che stiamo lavorando. Il ragazzo ha paura, ha tanta paura». Emanuele e Veronica si conoscevano e uscivano daqualche mese, lei era appena uscita dal trauma e dal dolore provocato dalla perdita, lo scorso anno, del suo fidanzato Alex, vittima di un incidente stradale in Svizzera, ed Emanuele aveva intenzione di approfondire la conoscenza con lei, ma la sera del 30 agosto non erano ancora una coppia consolidata. Cosa può essere accaduto? Ci viene in aiuto una giovane amica di Veronica che a Giallo racconta: «Quel sabato Emanuele ha combinato un po’ di guai: ha rubato la Panda del ferramenta e poi le medicine e con queste ha fatto un cocktail…».
ERANO SOLI 0 CON LORO C’ERA QUALCUNO? Sarà vero? Al Bar Bric dove si ritrovano tutti i ragazzi del paese, Emanuele è conosciuto come un ragazzo tranquillo, che non beve e che il sabato, come si usa dire tra giovani, “si sballa” un po’. L’unica cosa certa è che quella sera, dopo l’incidente, il ragazzo è stato portato a casa dagli amici e solo il giorno dopo quando si è presentato in ospedale ha saputo cos’era successo a Veronica. Continua il professor Claudio Marcassoli: «Tutto questo è possibile. Sulla base del sopralluogo che ho fatto a Grosotto sul luogo della tragedia, posso affermare che oltre a Emanuele e a Veronica, quella sera, potesse esserci qualcun altro. È come se sentissi che sotto ci sia qualcosa di più rispetto a quanto emerso finora». Una speranza per capire qualcosa di più, oltre che dagli esami scientifici e dalle testimonianze che comunque sembrano non aver portato a molto, può arrivare da Gianmario Lucchini, il chierichetto di 36 anni, ora in coma farmacologico, ferito al cranio con un cacciavite proprio quella sera e proprio in una baita a pochi passi dal luogo dove è stato rinvenuto il corpo senza vita di Veronica. Un fatto molto strano perché nella baita non c’era nulla di valore da rubare e che, come rivelato in esclusiva da Giallo, la settimana scorsa, può essere collegato ai riti satanici che si svolgerebbero nei boschi attorno al paese e che potrebbero aver coinvolto non solo i due ragazzi ma anche lo stesso Gianmario Lucchini, che forse ha visto o sentito qualcosa che non doveva e per questo motivo è stato aggredito con un cacciavite con l’intenzione di farlo tacere per sempre.

Emanuele quella sera aveva bevuto e fumato (Valtellina News – 23 settembre 2014)
A dirlo gli esami tossicologici consegnati effettuati sul ragazzo, unico indagato in stato di libertà per la morte della giovane Veronica Balsamo. Richiesti ulteriori accertamenti
Emanuele Casula fece uso di alcol e droghe la sera che Veronica perse la vita. Il 18enne, al momento unico indagato in stato di libertà per omicidio (in un ventaglio di ipotesi, dal colposo al volontario) della fidanzata 23enne Veronica Balsamo, la notte della morte della ragazza fece uso di alcol, seppure i livelli nel sangue non indichino quantitativi significativi, ma consumò pure cannabinoidi. Lo hanno stabilito gli esami tossicologici consegnati nella giornata di lunedì 22 settembre 2014 dai periti alla Procura di Sondrio, ma siccome il rapporto non indica altre sostanze, i magistrati hanno chiesto agli esperti di approfondire gli accertamenti, in modo più mirato e specifico.
«Si è deciso di approfondire gli esami – ha spiegato il procuratore di Sondrio, Fabio Napoleone, in uno degli ultimi incontri con i cronisti prima dell’insediamento al Csm dopo le elezioni dello scorso luglio – per l’eventuale individuazione di altre sostanze non comuni, ossia a quelle che non vengono rilevate nei normali accertamenti di questo tipo. Solo al termine di questi ulteriori approfondimenti, a cura degli esperti di Milano, avremo un quadro più completo».
Intanto in Procura è attesa, per i prossimi giorni, la consegna anche degli esiti dei prelievi effettuati sul cadavere di Veronica, trovata senza vita ai piedi di un dirupo in località Roncale, non lontano dalla chiesa di Santa Croce, nel territorio di Grosotto, la mattina del 23 agosto.

 

GIALLO DI GROSOTTO: CASULA ARRESTATO, E’ ACCUSATO DI OMICIDIO (Intorno Tirano – 3 ottobre 2014)
Emanuele Casula, l’ultimo ad aver visto viva la 23enne Veronica Balsamo la sera della sua morte è stato sottoposto a fermo su disposizione del PM perché gravemente indiziato del suo omicidio. Non solo, il 18enne di Grosotto è indiziato anche per il tentato omicidio del 33enne Gianmario Lucchini, il sacrestano 34enne aggredito quella stessa notte e trovato in fin di vita nella frazione di San Martino, sempre a Grosotto. A incastrare Casula, che sempre nella stessa giornata aveva rubato un’auto e alcuni medicinali da una farmacia, le analisi genetiche a cui è stata sottoposta Veronica, grazie alle quali si è stabilito che la ragazza sarebbe stata uccisa in seguito ad un colpo inferto con un masso. In questo momento il 18enne, accusato da Procura e Carabinieri e che ancora dice di non ricordare quanto accaduto quella tragica sera del 23 agosto agosto, si trova presso il carcere di Sondrio a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Emanuele Casula ha confessato: «Ho ucciso la mia Veronica» (Corriere della Sera – 17 febbraio 2015)
Il delitto lo scorso agosto in Valtellina. La Procura: «Il ragazzo ha agito con consapevolezza»
Emanuele Casula, il diciottenne arrestato dai carabinieri all’inizio dello scorso ottobre con l’accusa di aver ucciso nell’agosto scorso in Valtellina la sua fidanzata, Veronica Balsamo, 23 anni, ha confessato il delitto. Il giovane ha anche ammesso di aver aggredito, sempre quella sera del 23 agosto, vicino a Grosotto, Gianmario Lucchini, 35 anni, che si trovava nella sua casa a poche centinaia di metri dal dirupo in cui la ragazza fu gettata. Lucchini, che ha avuto la testa trapassata da un cacciavite, è ancora in ospedale in coma vegetativo.
L’udienza. Davanti al gup Carlo Camnasio il perito incaricato dal tribunale, Giuseppe Giunta, ha presentato le sue conclusioni. Al termine della discussione, che ha visto un acceso confronto tra accusa e difesa, Giunta ha detto che Casula, che quando uccise Veronica era capace di intendere e di volere, può seguire il processo ed è socialmente pericoloso. La sera del delitto, però, la cannabis fumata aveva accentuato i disturbi di personalità di cui soffre e, pertanto, questa circostanza fa propendere per una seminfermità mentale al momento della duplice aggressione che potrebbe essere considerata come attenuante durante il processo. Secondo l’avvocato Antonio Sala Della Cuna , che difende la famiglia di Lucchini, «Casula ha ucciso e tentato di uccidere lucidamente tentando poi di nascondere le prove. Ci opporremo in ogni modo, dopo il male che ha fatto, alla concessione della seminfermità mentale, che determinerà uno sconto della pena. Se a Casula in ospedale avessero riscontrato veri problemi psichiatrici – sostiene il legale – probabilmente gli avrebbero prescritto dei farmaci, cosa che non risulta».
Il processo. La Procura è invece soddisfatta per l’esito dell’udienza: «Si va a processo – dice il pm Elvira Antonelli – e non chiederemo ulteriori accertamenti psichiatrici perché quanto emerso ci basta per avvalorare il quadro accusatorio e dimostrare che Casula ha agito con consapevolezza». Claudio Marcassoli, psichiatra consulente della difesa di Casula, ha voluto precisare che la perizia del tribunale conclude per «seminfermità di mente, cioè capacità di intendere e di volere grandemente scemata al momento dei fatti, seppur non esclusa, per l’esistenza di un disturbo psicotico conseguente all’uso di cannabis». Secondo Marcassoli la pericolosità sociale è soltanto «futura», mentre ora il ragazzo, risolto il disturbo psicotico, può partecipare coscientemente al processo. (di Chiara Tornadù)

Omicidio di Grosotto: ecco le motivazioni della sentenza (il Giorno – 19 aprile 2016)
Secondo il giudice, il delitto di Veronica e l’aggressione al chierichetto, sarebbero due fatti scollegati. E forse Casula sarebbe approdato nella casa di Roncvale per chiedere aiuto
Depositate le motivazioni della sentenza che hanno portato, il 28 gennaio scorso, alla condanna a 20 anni di reclusione di Emanuele Casula per l’omicidio di Veronica Balsamo e per il tentato omicidio di Gianmario Lucchini (attualmente ricoverato in uno stato semivegetativo presso la casa di riposo di Grosotto). I due fatti, secondo quanto stabilito dal giudice Fabio Giorgi, non sarebbero collegati. L’aggressione al chierichetto sarebbe infatti scaturita da altre ragioni e non per eliminare uno «scomodo testimone».
Per l’operaio 19enne di Grosotto la condanna, complessivamente, sarebbe stata di 44 anni, poi più che dimezzata per limiti di pena e sconto di un terzo per il ricorso al rito abbreviato. Sessanta le pagine redatte e depositate in cancelleria dal giudice del tribunale di Sondrio, Fabio Giorgi, che ripercorrono in maniera precisa e meticolosa tutti i passaggi della drammatica vicenda che ha portato alla morte della 23enne di Grosotto nella notte fra il 23 e il 24 agosto 2014.
Casula, arrestato il 2 ottobre, inizialmente aveva negato ogni addebito per poi cedere, una ventina di giorni dopo, dal carcere di Monza, confessando davanti all’allora procuratore capo Elvira Antonelli e al sostituto procuratore Giacomo Puricelli. Nelle motivazioni, il delitto di Veronica Balsamo è stato ricostruito quale drammatico epilogo di un litigio scaturito fra i due giovani nel corso del quale Casula avrebbe colpito ripetutamente al volto la ragazza all’interno dell’auto per poi finirla, a colpi di pietra, ai piedi di un dirupo.  Più complessi i momenti successivi alla morte di Veronica. Casula sarebbe infatti approdato nella casa di Roncale accidentalmente, forse per chiedere aiuto. In quel frangente, forse di fronte a una reazione di rifiuto o rimprovero, il giovane avrebbe colpito Lucchini al volto con un cacciavite. Nelle pagine redatte dal magistrato, il 19enne viene descritto come un «disadattato sociale» con seri problemi caratteriali e di rapporto con i coetanei, il quale avrebbe compiuto le sue azioni in maniera scollegata e del tutto incontrollata. Il giudice ha inoltre considerato equivalenti le attenuanti e le aggravanti: il fatto che il giovane fosse incensurato e avesse confessato, oltre al suo disturbo paranoide giudicato un’attenuante, sono state equiparate alla gravità dei delitti commessi da Casula.

«Un disadattato: non lo hanno educato» (la Provincia Unica – 20 aprile 2016)
Un disadattato a cui non è stata impartita un’educazione adeguata. Un violento incapace di tenere a freno i propri istinti e di relazionarsi con gli altri. È il ritratto di Emanuele Casula fatto dal giudice Fabio Giorgi nelle motivazioni della sentenza costata al giovane di Grosotto la condanna a vent’anni di reclusione per l’omicidio di Veronica Balsamo e il gravissimo ferimento di Gianmario Lucchini.
La tesi rafforza, una volta di più, l’opinione sostenuta da subito dagli inquirenti: al ragazzo non serviva un motivo particolarmente grave per diventare pericoloso e fare del male. Dopo aver pronunciato la sentenza di condanna lo scorso 28 gennaio al termine del processo celebrato con rito abbreviato, il giudice aveva tre mesi per depositare le proprie motivazioni in cancelleria e metterle a disposizione degli avvocati. Lo ha fatto nei giorni scorsi. Nelle sessanta pagine scritte a corredo del dispositivo di condanna, vengono analizzati meticolosamente non soltanto la personalità dell’imputato, ma anche i fatti accaduti a Grosotto quella sera del 23 agosto 2014.
Secondo il magistrato, il ragazzo, che all’epoca aveva 20 anni, quattro meno di Veronica, non sarebbe entrato nella casa dell’aiuto sagrestano Gianmario Lucchini con l’intento di eliminare un testimone che poteva averlo visto con la ragazza, come invece si era ipotizzato in fase di indagine. In realtà, secondo il giudice, Emanuele era arrivato alla casa dell’uomo, che all’epoca aveva 33 anni, forse spinto soltanto da un confuso bisogno di aiuto dopo essersi ribaltato con l’auto della mamma della giovane di 24 anni a cui aveva appena tolto la vita. Cosa poi sia successo e abbia scatenato ancora la furia del giovane non si sa. Forse un rifiuto o forse un atteggiamento non accondiscendente da parte di Gianmario potrebbero aver innescato la scintilla. Sta di fatto che Emanuele, in preda a un altro corto circuito mentale, ha afferrato un cacciavite e ha colpito alla testa l’uomo, riducendolo nelle gravissime condizioni nelle quali si trova tuttora. Il delitto di Grosotto: Nelle motivazioni della sentenza del giudice Giorgi il ritratto psicologico di Casula. Dopo aver ucciso Veronica ha aggredito con un cacciavite Gianmario senza neanche un vero e proprio perché.

La Procura torna all’attacco «Pena dell’ergastolo per Casula» (la Provincia Unica – 4 giugno 2016)
Depositato il ricorso alla Cassazione per il delitto di Grosotto.
Lo aveva annunciato subito ed è stata di parola: la Procura ha depositato il ricorso in Cassazione sulla sentenza di primo grado in base alla quale Emanuele Casula è stato condannato a 20 anni di reclusione per l’omicidio di Veronica Balsamo e per il grave ferimento di Gianmario Lucchini. Una pena troppo leggera per l’accusa che alla suprema corte chiede l’ergastolo.
La sentenza di primo grado, emessa con rito abbreviato dal giudice Fabio Giorgi, è del 28 gennaio. Nelle sessanta pagine scritte a corredo del dispositivo di condanna, vengono analizzati meticolosamente non soltanto la personalità dell’imputato, ma anche i fatti accaduti a Grosotto quella sera del 23 agosto 2014. Secondo il magistrato, il ragazzo, che all’epoca aveva 20 anni, quattro meno di Veronica, non sarebbe entrato nella casa dell’aiuto sagrestano Gianmario Lucchini con l’intento di eliminare un testimone che poteva averlo visto con la ragazza, come invece si era ipotizzato in fase di indagine. In realtà, secondo il giudice, Emanuele era arrivato alla casa dell’uomo, che aveva 33 anni, forse spinto soltanto da un confuso bisogno di aiuto. Cosa poi sia successo e abbia scatenato ancora la furia del giovane non sarebbe molto chiaro. Le motivazioni non convincono i sostituti procuratori Elvira Antonelli e Giacomo Puricelli, che contestano anche il fatto che all’imputato sia stato riconosciuto un atteggiamento di collaborazione con gli inquirenti.

Omicidio Grosotto. La Cassazione conferma i 20 anni (La Provincia di Lecco – 10 giugno 2017)
Diventa definitiva la condanna per Casula. Roma rigetta il ricorso della Procura di Sondrio ma chiede di riconsiderare la misura a fine pena
Uno schiaffo per i familiari delle vittime che già all’udienza di primo grado avevano gridato allo scandalo: 20 anni per aver ucciso una giovane donna e aver ridotto a vegetale un uomo, sono davvero troppo pochi. Uno smacco per la Procura di Sondrio il cui ricorso è stato “bollato” come inammissibile proprio da chi aveva il compito di sostenerlo in aula. Una vittoria su tutta la linea per la strategia della difesa che con il rito abbreviato ha eliminato la possibilità di un appello, riducendo al lumicino le possibilità di perdere in Cassazione. E così è stato. Vent’anni, era la sentenza pronunciata in primo grado per l’omicidio di Veronica Balsamo e il tentato omicidio di Gianmario Lucchini e vent’anni saranno per Emanuele Casula, 23 anni tra pochi giorni. La Corte di Cassazione a Roma ha infatti ritenuto ben motivata la decisione presa a suo tempo dal gup Fabio Giorgi. Unica concessione alla pubblica accusa sondriese, la riforma della sentenza in ordine alla misura di sicurezza. Cosa vuol dire? Che il caso tornerà ancora a Sondrio, ma solo per decidere a quale misura il condannato dovrà essere sottoposto quando avrà finito di espiare la pena. Misura che – in ogni caso – gli verrà applicata solo se sarà ritenuto ancora socialmente pericoloso.
Tutto qui. Ben poca cosa rispetto all’ergastolo che la Procura puntava ad ottenere. Casula, grazie al rito abbreviato (che comporta di per sè lo sconto di un terzo della pena) e grazie al “peso” che hanno avuto le aggravanti a lui contestate, è riuscito ad evitare il carcere a vita, nonostante la gravità delle accuse. Una sfilza: l’omicidio di Veronica Balsamo (23 anni) e il tentato omicidio di Gianmario Lucchini(36 anni), l’occultamento del cadavere della giovane donna a cui si era legato, oltre ad una serie di furti (di farmaci all’ingresso della farmacia, di un’auto in sosta davanti al ferramenta, di una bicicletta al bar) messi a segno quel maledetto 23 agosto di tre anni fa, quando il giovane – all’epoca operaio ha avuto una sorta di corto circuito, intuito subito da Veronica che quella sera lo aveva cercato proprio per capire cosa non andasse in lui. Per la Procura sondriese, la sentenza di primo grado non ha messo in relazione – sbagliando – i due gravi fatti di sangue, ma ha valutato in modo disgiunto l’omicidio di Veronica (gettata oltre il ciglio della stradina di montagna che i due quella sera avevano imboccato in auto per appartarsi e poi finita con un colpo di pietra alla testa) con quello che per l’accusa fu un tentativo di eliminare “i testimoni” scomodi che quella sera lo avrebbero visto in auto con Veronica: l’aiuto sacrestano Lucchini, colpito con un cacciavite alla testa e da allora piombato in uno stato vegetativo, dell’altro si possono solo fare ipotesi. Probabilmente si tratta del ragazzo di Grosotto a casa del quale, la sera dell’omicidio, Emanuele si presentò con le mani ancora insanguinate, per poi scappare subito dopo aver capito che il giovane non era rincasato.
Due episodi che il giudice avrebbe dovuto valutare – secondo i Pm Elvira Antonellie Giacomo Puricelli – l’uno la continuazione dell’altro e invece sono apparsi all’occhio del giudicante come due momenti disgiunti: l’omicidio prima e poi l’aggressione del Lucchini a casa del quale non si sarebbe presentato per ucciderlo, ma forse solo per chiedere aiuto.
Del resto la tesi che Emanuele quella sera avrebbe tentato di uccide chiunque l’avesse visto su quella strada di montagna con Veronica non poteva reggere, perchè subito dopo l’omicidio Emanuele si è gettato in auto lungo la discesa sterrata ed era finito fuori strada, richiamando l’attenzione di alcuni villeggianti che si erano prodigati a prestargli soccorso, prima di vederlo scappare nei boschi (di li a poco si sarebbe imbattuto in Lucchini), dopo aver abbandonato l’auto.
Ma al di là delle due tesi contrapposte – di accusa e difesa – resta il fatto che in Cassazione non si sarebbe dovuti entrare nel merito del processo, ma concentrarsi piuttosto sui meccanismi che lo hanno regolato per evidenziarne eventuali “vizi”. Per la Cassazione nulla da eccepire. E così i vent’anni sono stati confermati, come l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, e il risarcimento dei familiari delle vittime: un milione ai parenti di Veronica Balsamo, e mezzo milione di euro a Gianmario Lucchini, da allora in coma vigile in una struttura protetta.

Veronica Balsamo, il perito: “L’assassino potrebbe uccidere ancora” (Leggo – 1 marzo 2018)
L’allarme del perito. «L’assassino di Veronica Balsamo potrebbe uccidere di nuovo e con analoghe modalità». Questa, in sintesi, la conclusione a cui è giunto il perito Giuseppe Giunta, direttore del Centro psicosociale di Bellano (Lecco), incaricato dal Tribunale di Sondrio di svolgere la perizia su Emanuele Casula. Il giovane di Grosotto (Sondrio), che oggi ha 22 anni, è in carcere a Monza dopo la condanna a 20 anni per l’omicidio della fidanzata Veronica Balsamo di Grosio, avvenuto il 23 agosto 2014 in un bosco della Valtellina, al culmine di un litigio per gelosia. La ragazza venne spinta in un dirupo e presa ripetutamente a calci e pugni, colpita poi alla testa con una pietra. L’assassino, arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Sondrio, fu condannato anche per il tentato omicidio di un chierichetto del paese, testimone scomodo dell’atroce delitto, Gianmario Lucchini, 37 anni, ora ridotto allo stato vegetativo. Casula, che evitò l’ergastolo per la scelta del rito abbreviato del suo avvocato Francesco Romualdi, è stato sottoposto a perizia perché la Procura chiese e ottenne dalla Cassazione l’applicazione della misura di sicurezza. «Casula è affetto da disturbo di personalità paranoide e antisociale», scrive il perito. Non è neanche in grado «di relazionarsi con reciprocità e non mostra interesse per l’interlocutore». Non solo: «È ancora socialmente pericoloso e potrebbe reiterare reati analoghi con modalità simili». La dettagliata relazione dello psichiatra Giunta verrà illustrata in aula il prossimo 12 aprile per stabilire la misura di sicurezza da applicare a Casula, condannato in via definitiva nelle scorse settimane.

Omicidio di Grosotto: “Casula è pericoloso” (il Giorno – 13 aprile 2018)
Il perito Giunta: il giovane potrebbe ancora colpire
«Emanuele Casula è ancora socialmente pericoloso e potrebbe reiterare reati analoghi con modalità simili (un omicidio e un tentato omicidio sono quelli che ha commesso)». È quanto riferito dal perito Giuseppe Giunta, attraverso la sua relazione relativa allo stato di salute di Casula richiesta dal tribunale e presentata ieri in aula alla presenza dei magistrati e anche del giovane di Grosotto che ha voluto essere presente (come è sempre accaduto nel corso delle udienze a suo carico). Casula, ora 22enne, è stato condannato in rito abbreviato per l’omicidio dell’amica Veronica Balsamo (colpita con calci, pugni e una pietra alla testa), l’occultamento del suo cadavere, alcuni furti e per il tentato omicidio di Gianmario Lucchini, reso un vegetale a causa dei fendenti inflittigli al capo con un cacciavite, a Roncale frazione di Grosotto. Lo scopo delle udienze e della perizia era stabilire se Casula, una volta esaurita la condanna a 20 anni (che sta scontando nel carcere di Bollate), dovrà vedersi applicare una misura di sicurezza.
Secondo lo psichiatra Giunta, Emanuele Casula sarebbe «affetto da disturbo di personalità paranoide a antisociale. E non riuscirebbe a relazionarsi con reciprocità. Non mostra interesse per l’interlocutore». «La pericolosità sociale del soggetto – scrive Giunta – oltre a motivazioni psicopatologiche derivanti dal disturbo di personalità, è anche dovuta all’assenza di consapevolezza di malattia, alla scarsa accettazione delle terapie prescritte, alla presenza di segni di disorganizzazione cognitiva e di impoverimento ideoaffettivo, alle difficoltà di reinserimento lavorativo, allo scarso grado di accettazione del rientro nell’ambiente in cui viveva prima di commettere i reati, alla problematica alternativa all’attuale sistemazione logistica». La parola, a questo punto, passerà al giudice Barbara Licitra, incaricato di decidere della sorte di Emanuele Casula, che è difeso dall’avvocato Francesco Romualdi. Il quale, ieri, in aula, ha domandato allo psichiatra «come fosse stata effettuata la perizia». A suo parere, infatti, l’incontro con lo specialista era avvenuto in un momento di particolare confusione del ragazzo, cioè quando Casula era appena stato trasferito al carcere di Bollate inaspettatamente. Il verdetto è atteso per il 19 luglio.  (di Laura Taddei)

Emanuele Casula poteva essere fermato? L’amara riflessione di Valentino, fratello di Gianmario Lucchini ferito barbaramente dal 19enne che dice: società disattenta

Casula e la vita a Bollate (La Provincia di Sondrio – 6 luglio 2021)
«È saldatore, tiene corsi per gli altri detenuti»
La tragica storia di Veronica Balsamo Il suo assassino fra tre anni potrebbe avere dei permessi
Forse è la somiglianza con Chiara Gualzetti a far venire in mente, dopo il suo assurdo omicidio, il delitto di Veronica Balsamo, 22enne di Grosotto che ha perso la vita nell’agosto del 2014. Due ragazze così giovani (ancor più Chiara, che era appena un’adolescente), uccise senza un vero perché da un amico, una persona di cui si fidavano e che ne ha causato una morte prematura e inspiegabile.
Profonda ferita
E dopo il delitto avvenuto pochi giorni fa in provincia di Bologna, anche in Valtellina si riapre una ferita mai sanata. Chiara è andata incontro al suo assassino e lo ha abbracciato. Era contenta di vederlo, era il ragazzo che le piaceva. Era andata un attimo in casa, il tempo di dire alla mamma: “Torno tra dieci minuti”. Invece non è tornata più. Le telecamere li immortalano così, Chiara e il sedicenne ora in carcere dopo avere confessato di averla uccisa. Una storia che sembra già vista, perché Veronica Balsamo quel maledetto 24 agosto seguì il suo carnefice. «Non era il fidanzato di mia figlia, ma un amico come tanti», ha sempre puntualizzato in passato mamma Sonia. Poi, senza che ci sia ancora un vero perché, senza una spiegazione, lui, in preda agli effetti della droga, l’ha spinta in un dirupo e l’ha uccisa; poi ha pugnalato con un cacciavite il testimone scomodo, un chierichetto che lo aveva visto passare con Veronica.
La chiave di lettura delle due vicende, però, sembra essere profondamente diversa. Come detto, Emanuele Casula, l’assassino reo confesso di Veronica Balsamo, era sotto gli effetti di sostanze stupefacenti. Su questo ha fatto leva il suo difensore, l’avvocato Francesco Romualdi. Quella sera il giovane apprendista saldatore, che all’epoca aveva 18 anni, è stato ritenuto non pienamente capace di intendere e di volere poiché affetto da un disturbo psicotico riconducibile al consumo di cannabis.
Storia diversa nel Bolognese. Il 16enne fermato per la morte di Chiara l’avrebbe colpita ripetutamente con violenza, con coltellate al collo, al petto e alla gola e, infine, con dei calci, e meditava l’omicidio da giorni. Sarebbe stato, secondo gli inquirenti, del tutto capace di intendere e di volere.
A Bollate
E dal delitto valtellinese, di cui parlarono in tutta Italia, sono passati sette anni nei quali Casula è rimasto in carcere dopo la condanna a vent’anni di reclusione. Ora si trova rinchiuso nel carcere di Bollate, dopo un primo periodo trascorso a Monza. «Un detenuto modello – fa sapere chi lo segue nel suo percorso -. Lavora, è un saldatore esperto, e addirittura tiene corsi per gli altri detenuti». Insomma, il giovane, ora 25enne, sta scontando la sua pena, mai un problema in carcere ed è seguito passo passo dalla sua famiglia. Certo, però, non potrà mai cancellare quello che ha fatto». A metà condanna, tra circa tre anni, potrebbe già usufruire di permessi; e ben prima dei 40 anni essere un uomo libero a tutti gli effetti.

 

 


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