Francesca Alleruzzo, 44 anni, mamma di 4 figlie, maestra. Uccisa a fucilate dall’ex che ha ucciso anche il nuovo compagno di lei, Vito Macadino, e si è poi recato in casa dove ha ucciso una delle figlie, Chiara, 19 anni e il suo ragazzo Domenico Tortorici

Brescia, 4 marzo 2012
Sono circa le 3 di notte. Francesca e Vito, il suo nuovo compagno, arrivano in macchina sotto casa. Non sanno che ad attenderli c’è lui, Mario, l’ex marito della donna e padre di tre delle sue bambine. Li stava aspettando, alle 3 di notte sotto casa, drogato e armato: non c’è dubbio si tratta di un raptus improvviso di gelosia per quella che non era più la sua donna da circa due anni. Uccide lei e lui. Poi sale nell’appartamento e spara anche a Chiara, la figlia che Francesca aveva avuto da una precedente relazione, e al suo fidanzatino. Mentre, nella stanza accanto, dormono le sue tre figlie.

 

Mario Albanese, 34 anni, camionista. Solo qualche piccolo precedente per reati contro il patrimonio, forse una truffa, ma niente di più. E soprattutto nessun precedente di stalking, perché la moglie non lo aveva mai denunciato. Se la pistola non si fosse inceppata e un carabiniere svegliatosi nel cuore della notte non glielo avesse impedito, si sarebbe anche suicidato.

 

 

Titoli & Articoli

 

Il Giorno
Sono sicura, Mario mi ammazzerà” E Francesca si assicurò sulla vita – Uccisa dall’ex marito la 45enne di San Polo avrebbe rinunciato all’assegno di mantenimento che l’ex coniuge le corrispondeva saltuariamente
La denuncia per stalking non l’aveva mai presentata contro il marito. Ma una precauzione l’aveva comunque presa, Francesca Alleruzzo, prima di venire uccisa. Aveva stipulato un’assicurazione sulla vita. Anche per le piccole. E pur di stare tranquilla avrebbe rinunciato all’assegno di mantenimento di 900 euro che il coniuge le corrispondeva saltuariamente, dopo la separazione consensuale …
Mario Albanese aveva il vizio del bere. Tornava a casa ubriaco, alzava la voce, minacciava Francesca, se la prendeva con le bambine strattonandole, trattandole male. E ripeteva: «Tanto io non ho paura di finire in galera, mi darebbero vitto e alloggio» … tutti sembravano sapere. I vicini, i parenti delle vittime, gli amici. Persino la colf … Una premeditazione «aggravata da una forma di gelosia non scevra da lati maniacali» … il killer si dice disperato per le sue tre bimbe …
di Beatrice Raspa

 

Tgcom
Follia omicida a Brescia , quattro morti – Un 34enne uccide la ex moglie e tre persone
Raptus di un camionista
che ha sparato alla sua ex moglie e ad un amico della donna uccidendoli. Poi è andato in casa della figlia della donna, uccidendo la 19enne e il suo fidanzato …
Secondo i primi accertamenti il movente che ha fatto scattare la follia omicida è la gelosia. Alcuni testimoni hanno tra l’altro riferito che subito dopo la strage Mario Albanese si è puntato la pistola alla testa per togliersi la vita.  L’arma si sarebbe inceppata ed è stato a quel punto che un carabiniere, che abita a poca distanza dalla strage, corso in strada dopo aver sentito gli spari, si è avventato contro l’uomo riuscendo a disarmarlo dopo una colluttazione.
… Da indiscrezioni in ambienti sanitari si è appreso che i primi riscontri su una eventuale assunzione di sostanze psicotrope sarebbe positiva …

 

Il Manifesto
Un altro femmicidio, tutto italiano, con un ex marito che uccide la ex moglie,
da cui si era separato due anni prima, su cui i giornali titolano, ancora una volta: “delitto passionale” e “raptus di gelosia”, indicando la gelosia come un movente sostanziale per un delitto, che questa volta è strage, per quello che in realtà è l’atto supremo di violenza, controllo e possesso dell’uomo nei confronti della donna che non risponde più alle sue aspettative …
… la donna “lo tradiva”, pur essendosi separato da lei da due anni, e tanto è bastato per far ricadere il movente sulla gelosia che, pur essendo sicuramente un fattore importante nella ricostruzione della storia, appare come elemento riduttivo per quanto riguarda un femmicidio che ha alla base ben altri moventi e che questa volta ha avuto come esito una vera e propria strage degli innocenti …
 Come viene citato nel “Rapporto Ombra” elaborato dalla piattaforma italiana “Lavori in Corsa: 30 anni CEDAW”, e presentato a luglio alle Nazioni Unite, il termine Femmicidio(femicide), facendo riferimento alla categoria di analisi proposta da Diana Russell nel 1992 nel libro Femicide: The Politics of woman killing, “nomina” la causa principale degli omicidi nei confronti delle donne: come “una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna in quanto donna“. Un assunto chiaro in quanto “Il concetto di femmicidio si estende aldilà della definizione giuridica di assassinio ed include quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l’esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine”. Nel rapporto si indica anche che “in Italia a partire dall’inizio degli anni ’90 il numero di omicidi è fortemente diminuito, si sono ridotti a un terzo, ma il numero di omicidi in famiglia è raddoppiato. Il che vuol dire che sono diminuiti gli omicidi degli uomini sugli uomini e aumentati quelli degli uomini sulle donne”, un fenomeno che ci sembra testimoniato dall’aumento delle vittime che dalle 127 donne uccise nel 2010 sono passate alle 139 uccise nel 2011, mentre per il 2012 siamo già su una cattivissima strada. A questo poi si aggiunga l’inesistenza di dati esatti in quanto, all’aumento dei femmicidi, non è seguito, come in Francia e in Spagna, l’allestimento di un osservatorio istituzionale, quindi del ministero degli Interni, che prendesse in considerazione gli omicidi di genere dividendo gli omicidi diciamo “normali” da quelli che coinvolgevano “donne uccise in quanto donne”. Per tutte queste ragioni, ma anche per altre, il femmicidio, che è una conseguenza estrema della violenza di genere in quanto totale controllo sulla donna, non può essere trattato dai media come se fosse un momento di pazzia isolata di un uomo che si sente tradito o abbandonato, perché è scorretto, superficiale e anche pericoloso.
Citando ancora il Rapporto ombra: “I media spesso presentano gli autori di femmicidio come vittime di raptus e follia omicida, ingenerando nell’opinione pubblica la falsa idea che i femmicidi vengano perlopiù commessi da persone portatrici di disagi psicologici o preda di attacchi di aggressività improvvisa. Al contrario, negli ultimi 5 anni meno del 10% di femminicidi è stato commesso a causa di patologie psichiatriche o altre forme di malattie e meno del 10% dei femmicidi è stato commesso per liti legate a problemi economici o lavorativi”.
Stando ai dati che vengono riferiti, il più delle volte pare che alla base della violenza in un contesto familiare, e l’omicido è un crimine che riguarda la violenza, ci siano sì un sentimento di “orgoglio ferito, di gelosia, di rabbia, di volontà di vendetta e punizione nei confronti della donna” ma è sempre riferito al fatto che la donna ha “trasgredito” il modello comportamentale che la “controparte” si aspettava da lei, un concetto che coinvolge modelli culturali altamente stereotipati legati a una cultura patriarcale e misogina. A che serve aver ratificato la “Convenzione internazionale per l’eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne” se non abbiamo ancora chiaro i fondamenti di questa discriminazione?
di Luisa Betti


Repubblica
Pazzo di gelosia e drogato, fa una strage – “Lei mi tradiva”.
Quattro vittime  … Era folle di gelosia e aveva assunto droga  – Una notte di follia
…  
i due ex continuavano ad avere una relazione altalenante. E l’arrivo di un nuovo amico avrebbe scatenato la furia omicida del camionista …
Era diventato una belva”. Albanese era un uomo dalla vita solitaria che è arrivato a “trasformarsi in una belva”, … L’uomo, invischiato in passato in reati legati al contrabbando, da tempo filava dritto. In questura, a suo carico, risulta solo qualche piccolo precedente per reati contro il patrimonio, forse una truffa, ma niente di più. E nessun precedente di stalking, almeno dai primi accertamenti, con la sua ex. Usciva alla mattina, tornava alla sera e quando aveva un po’ di tempo libero lo passava con la sua famiglia abitava da solo, non lo vedevano quasi mai. Capivano che era in casa quando, alla sera, vedevano la sua auto parcheggiata. “Non si vedeva quasi mai e le poche volte che lo incontravamo era sempre solo – dicono i suoi vicini – La sua vita, di certo, non era qui”.
Quel rapporto mai chiuso. Invece a Brescia, in via Raffaello, dove l’ex moglie viveva e lavorava, lo vedevano spesso. … Una storia altalenante, la loro, sulla quale però forse stava per essere davvero scritta la parola fine. E di fronte a un altro uomo Albanese ha perso la testa, folle di gelosia. Si è procurato un’arma, ha preso della droga, e poi in pochi minuti ha distrutto la sua vita e quella di altre quattro persone.

La 27ma ora – Blog del Corriere della Sera
Uomini troppo fragili. Questa è una tragedia che li riguarda tutti”
… La gelosia sarebbe alla base del folle gesto … E’ un fatto privato di “quella” famiglia, di “quella” coppia. E poi solo un folle può compiere un gesto così, quattro persone uccise per un’ossessione, un’idea malata di dominio e di possesso. Chissà che patologia ha: avrebbero dovuto fermarlo prima, avrebbero dovuto curarlo prima. Eppure c’è qualcosa che non torna in un ragionamento come questo. I primi a mettere in guardia sono i numeri: le violenze degli uomini sulle donne sono un fenomeno esteso, quasi quotidiano. Diventa difficile credere che siano tutte e solo relazioni sbagliate, rapporti sfortunati, situazioni al di fuori della “normalità”.
Lea Melandri (… ) dà un’altra lettura della tragedia di Brescia. Macché fatto privato, macché patologia: il vero nocciolo sta in una questione infinitamente più complessa e che riguarda la nostra cultura dei rapporti fra uomini e donne.
«Il fatto di considerare la violenza domestica come un fatto privato ostacola quell’assunzione di responsabilità da parte degli uomini, a livello culturale e politico, che sola potrebbe farci fare uno scatto avanti, spingendoci fuori dall’emergenza» … «Intanto serve una forte e convinta campagna di informazione contro la violenze. Serve lavorare nelle scuole, introducendo un’educazione al rapporto fra i sessi e ai sentimenti che possa gettare basi nuove in questo Paese. Penso ad alcune esperienze positive realizzate all’estero di programmi specifici antiviolenza svolti nelle carceri. Dobbiamo trovare la forza di essere più combattive su questi argomenti. Ci sarebbe tanto da fare invece di fingere di meravigliarsi, ogni volta, quando una donna viene uccisa da chi diceva d’amarla».

 

 

Link

Giornale di Brescia
I cuori di Francesca

 

 

 

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