Sonia Balconi, 42 anni, impiegata, mamma. Uccisa con quattro colpi di pistola da uno stalker che aveva denunciato, e che prima di lei aveva già ucciso una ex
Rivolta d’Adda (Cremona), 30 Giugno 2010
Titoli & Articoli
Due donne sono morte (La Stampa – 2 luglio 2010)
Il marito della vittima: «Sonia poteva salvarsi la vita, ci hanno abbandonati»
La privacy è salva. Sonia Balconi è morta. C’è qualcosa che non funziona dietro ai due omicidi nati dalla ossessione di Gaetano De Carlo, il carrozziere di Vailate troppe volte innamorato, troppo armato, alle spalle una denuncia per stalking che non gli ha purtroppo impedito di ammazzare due volte prima di uccidere sé stesso.
Guido Olivari, il marito di Sonia Balconi, l’ultima vittima uccisa per strada a Rivolta d’Adda, si sente due volte vittima anche lui: «Avevo sentito al telegiornale la notizia dell’omicidio di quella donna in Piemonte. Il nome dell’assassino che stavano cercando però non lo hanno detto. Se avessi saputo che si trattava di lui forse non sarebbe arrivato a Sonia. Forse Sonia sarebbe ancora viva qui con me…».
Dove è morta Sonia Balconi, 42 anni, una bambina di 5, impiegata e vita mica troppo tranquilla per colpa di Gaetano il carrozziere che non lasciava in pace da anni, ci sono due ortensie, un mazzo di rose, fiori di campo e i vetri del finestrino della sua Twingo grigia frantumati a colpi di calibro 7 e 65.
«Alle sei ero a casa ad aspettarla. In questi giorni non lavoro. Mi sono rotto un braccio in bicicletta. Quando non l’ho vista arrivare l’ho cercata sul cellulare. Poi mi sono messo per strada. Quando ho visto la sua auto ho pensato a un incidente. Poi mi hanno detto che era stato il carrozziere. Quando mi hanno detto che era stato anche lui in Piemonte ho capito tutto. Se lo avessi saputo prima forse Sonia non sarebbe morta…», non si da pace Guido Olivari, il braccio al collo e il tormento che morde dentro. «Gaetano De Carlo era l’ossessione di Sonia. Era il nostro incubo giorno e notte». Era uno stalker seriale perfetto, il carrozziere di Vailate. Non era bello ma ci teneva ad andare in palestra a pompare i muscoli. E poi in piscina dove qualche anno fa aveva incontrato Sonia Balconi, mille richieste d’amore, cento preghiere per una relazione impossibile e alla fine quattro colpi di pistola, la miseria in cui spesso finiscono le ossessioni del cervello più che del cuore.
«Ci tormentava da anni. Sonia non ce la faceva più. Telefonate di giorno e di notte. Bigliettini. Appostamenti. La macchina rigata. A febbraio l’episodio più grave. Sonia se lo era trovato in giardino. Aveva in braccio la nostra figlia piccola. Lui ha cominciato a picchiarla…», ricorda il marito di questa storia che sembra una fotocopia di altre mille, tutte disperatamente uguali, uguali fino all’epilogo.
Lui che dice di amare. Lei che non vuole. Lui che sogna un improbabile futuro con Maria Montanaro che scappa fino a Riva di Chieri dove lui la raggiunge armato di una pistola presa chissà dove. Lui che implora un’altra vita con un’altra donna. Sonia Balconi che lo respinge: una vita vera ce l’ha già. Ha un marito con cui divide un villino a due piani più che dignitoso e una bambina di cinque anni che ancora sa niente. Lui insiste. Farnetica che la bambina potrebbe essere sua. Lei va dai carabinieri e poi dal magistrato. La denuncia in carta da bollo è del 23 febbraio 2009. «Sono sei o sette episodi. Appostamenti. Minacce telefoniche e scritte. La macchina rigata e lo specchietto rotto arrivano dopo. Forse è stato il carrozziere. La mia cliente presenta un supplemento di querela», ricorda l’avvocato Guido Corsini. Dalla querela nasce un processo che si sarebbe dovuto tenere il prossimo novembre. A Gaetano De Carlo tolgono solo il porto d’armi. Rimane libero.
La legge sullo stalking che prevede l’arresto è di fine febbraio, pochi giorni dopo. Nel rinvio a giudizio si parla di stalking, violazione di domicilio, ingiuria, lesioni. Finisce tutto nel fascicolo processuale. Ci vorrebbe un data base delle forze dell’ordine ma quello non lo hanno ancora inventato. Quando Gaetano De Carlo uccide in Piemonte la sua ex che fa in tempo a fare il suo nome prima di morire, i carabinieri diramano segnalazioni ovunque. Due donne vengono forse salvate. Sonia Balconi vive solo in un polveroso fascicolo giudiziario ma ancora non lo sa. «A noi non hanno detto niente prima. Che sia stato lui lo abbiamo saputo dopo», ammette il procuratore capo di Crema Daniela Borgonuovo. Il caso è bello che chiuso. E’ morto lo stalker. E’ morta la vittima. Non ci sarà il processo.
La giustizia cieca annota gli ultimi sviluppi procedurali. Il carrozziere aveva offerto meno di 5mila euro alla sua vittima perchè ritirasse la denuncia per le molestie andate avanti per anni. Sonia Balconi non ha fatto nemmeno in tempo a fargli sapere attraverso il suo avvocato che voleva solo essere lasciata in pace, che non sarebbero stati 5mila euro a fermarla. Per quello ci sono voluti quattro colpi di pistola.
Sonia, una vittima annunciata «Perche’ nessuno l’ha difesa?» (WinEuropa – 2 luglio 2010)
Dopo il primo delitto protette solo l’ex moglie e un’altra donna
Sonia Balconi vittima annunciata? E davvero si sarebbe potuto fare qualcosa per salvare la seconda vittima di un’assurda giornata di sangue? «Perché – si chiede, affranto, il marito della donna assassinata a Rivolta d’Adda – nessuno ci ha avvertito della presenza di De Carlo e di quello che aveva fato a Torino?». Nessuno ha pensato che dopo Maria Montanaro, l’ex fidanzata uccisa a Riva di Chieri, nel Torinese, la furia omicida di De Carlo si sarebbe potuta abbattere sulla donna di Rivolta d’Adda? Una donna di 42 anni che De Carlo aveva sottoposto a uno stalking prolungato, sfociato anche nella violenza fisica. La donna che aveva denunciato quello che sarebbe divenuto il suo assassino, lo avrebbe portato in un’aula di tribunale. Sono state invece protette altre due donne che avevano avuto la loro vita intrecciata con quella di De Carlo.
Il 23 febbraio di un anno fa, De Carlo è appostato nei pressi della villetta di Sonia Balconi. La vede uscire con la piccola in braccio. Una vicina lo ha scorto arrivare in moto, togliersi il casco. Poi sente Sonia gridare «Va’ via, i carabinieri sono già informati. Sanno che sei stato tu a buttarmi giù il cancello». Salta la recinzione, affronta Sonia. La minaccia. La colpisce. Perché? Viene negato che fra i due, dopo la conoscenza avvenuta nel 2004 in piscina, ci fosse stata una relazione che Sonia aveva deciso di troncare un mese prima di quell’aggressione.
Era il solo De Carlo a essere entrato nella spirale di una ossessione amorosa che lo spingeva a essere convinto di essere il padre della bambina di Sonia. «Mia moglie – dice Guido Olivari, il marito – andava in piscina. Penso che lui si fosse invaghito. Lei aveva troncato con la piscina e non gli aveva fatto sapere dove abitava. Poi sono cominciati i tormenti: biglietti, macchina danneggiata, vetri rotti. Abbiamo fatto denuncia su denuncia fino al fatto più grave. Eravamo una famiglia splendida, avevo una moglie splendida in tutti i sensi».
Qualche giorno dopo Sonia Balconi presenta una querela contro De Carlo. Il 15 maggio il suo legale Guido Corsini, ne presenta un’altra, che integra la precedente, per lesioni, minacce, molestie, violazione di domicilio. Vengono esposti alcuni episodi che hanno preceduto l’irruzione in giardino. Biglietti di minaccia nella cassetta della posta. Minacce sul retro di una cartolina con una immagine di rododendri. La vettura ripetutamente danneggiata. Due passaggi provocatori dell’uomo, in auto, davanti all’abitazione in via Alfieri 27. Dopo la prima querela a Gaetano De Carlo viene ritirato il porto d’armi per uso sportivo e sono sequestrate una pistola e un’altra arma. Ma riesce a procurarsi una 7.65. Il 30 aprile l’avviso di chiusura indagini. La procura di Crema chiede il rinvio a giudizio. In novembre ci sarebbe stata l’udienza preliminare. Il legale di De Gaetano propone un risarcimento, meno di 5mila euro, che Sonia rifiuta. Dopo la querela del maggio 2009 De Carlo sembra essere sparito. Solo un episodio, qualche giorno fa: l’auto di De Carlo ha affiancato la sua e il guidatore ha guardato verso di lei. Mercoledì mattina. De Carlo è stato subito scoperto come l’assassino di Maria Montanaro.
VERSO le 7.30 una guardia giurata, suo vicino di casa a Vailate, ha notato il garage aperto e lo ha avvertito con un sms. «Chiudilo», è stato quello di risposta. Non solo. Un’infermiera, Anna G., ha assistito all’omicidio di Sonia Balconi e ha tentato di soccorrerla.
Fra le 9 e le 9.30 i carabinieri sono alla carrozzeria di Arzago d’Adda dova lavora De Carlo e negli uffici comunali di Vailate, il paese in cui risiede. Chiedono di Olga Racheleanu, una badante romena di 45 anni che ha convissuto con De Gaetano per un paio d’anni. La donna oggi abita a Caravaggio, dove ha affittato un appartamento per ospitare il figlio ventunenne. E Sonia Balconi? Perché non si pensa a lei? «Dopo la querela di maggio di un anno fa – dice un investigatore – De Gaetano non si era più fatto vivo con lei, niente faceva pensare che ci fosse un motivo per cercarlo. Dopo il secondo omicidio abbiamo protetto la donna romena e la ex moglie di De Carlo come possibili obiettivi». In più dopo l’uccisione della Montanaro si pensa che l’omicida possa essere riparato in Francia. «Abbiamo lavorato – dice il maggiore Domenico Mascoli, comandante del nucleo investigativo di Torino – in sinergia con i colleghi degli altri comandi». Ma resta anche da capire perché militari del capoluogo piemontese non fossero informati delle denunce presentate dalla seconda vittima contro il suo assassino. (dall’inviato Gabriele Moroni, notizia tratta da La Nazione)
Sabato a Rivolta i funerali di Sonia «Il Csm apra un’indagine sui pm» (L’Eco di Bergamo – 2 luglio 2010)
Saranno celebrati sabato mattina, 3 luglio, a Rivolta d’Adda i funerali di Sonia Balconi, la donna uccisa mercoledì da Gaetano De Carlo. La magistratura non ha disposto l’autopsia, sia in considerazione del fatto che non ci sono dubbi sulla causa della morte, sia probabilmente per evitare ulteriori dolori alla famiglia della vittima.
La salma è stata riconsegnata al marito e la camera ardente è stata allestita nell’abitazione di via Donizetti 27 a Rivolta d’Adda. Da qui partirà il corteo per la chiesa parrocchiale del paese. Oltre al marito, Guido Olivari, Sonia lascia nel dolore la sua bambina, che compirà fra poco 5 anni. Intanto sulla vicenda è arrivata una richiesta di indagini al Csm. «Il Consiglio superiore della Magistratura apra un’indagine sui pubblici ministeri che si sono occupati del duplice omicidio di Maria Montanaro e Sonia Balconi». La richiesta è arrivata dal consigliere togato di Palazzo dei Marescialli, Fabio Roia, che ha sollecitato al comitato di presidenza l’apertura di una pratica sul caso, dopo il polverone suscitato dal caso di Gaetano De Carlo
Roia – riferendosi anche a quanto pubblicato dalla stampa – ha fatto notare che l’uomo era stato «denunciato 7 volte per condotte persecutorie nei confronti delle vittime».. Per questo, sostiene, bisogna «valutare se il caso fosse stato adeguatamente trattato e valutato da parte della magistratura», cioè della Procura di Crema, competente per territorio.
«È compito della magistratura, in presenza di un quadro probatorio consistente e all’esito di un giudizio di pericolosità sociale pregnante dell’agente violento – rileva il consigliere di Unicost – intervenire con gli strumenti cautelari già esistenti nel sistema processuale penale e che la nuova legge sullo stalking ha ulteriormente rafforzato».
In particolare – visto che c’erano altre due donne sotto protezione dei carabinieri nelle ore tra l’omicidio di Maria Montanaro, a Chieri in Piemonte, e quello di Sonia Balconi, a Rivolta d’Adda – l’obiettivo sembrerebbe quello di accertare il perché non si sia intervenuti con una protezione anche per la seconda vittina del carrozziere, che dopo il secondo delitto si è suicidato.
«Il Csm – commenta il procuratore di Crema, Daniele Borgonovo – fa il suo dovere e fa bene a farlo. Io risponderò a tutte le domande che mi saranno eventualmente poste». De Carlo, l’omicida, era imputato a Crema per stalking a causa di un’aggressione ai danni proprio di Sonia Balconi: era già stata fissata l’udienza preliminare per novembre. All’uomo, in seguito alla denuncia di Sonia Balconi, era stato revocato il porto d’armi e gli era stata anche sequestrata una pistola. Quella con cui ha compiuto il duplice delitto per poi togliersi la vita è di provenienza illecita.
Rivolta: dolore, tensione e rabbia ai funerali della donna uccisa (L’Eco di Bergamo – 3 luglio 2010)
Dolore, tensione e tanto rancore, a Rivolta d’Adda, ai funerali di Sonia Balconi, la donna di 42 anni, sposata e mamma di una bambina di 4 anni, uccisa da Gaetano De Carlo, l’uomo che la perseguitava e che si è suicidato dopo il duplice omicidio di mercoledì 30 giugno. Dolore e rancore perché tutti hanno sottolineato ancora una volta come sia stata una morte che si poteva evitare, come sia inammissibile che l’omicida, dopo aver ucciso alle 7,30 del mattino Maria Montanaro nel Torinese, sia potuto arrivare a Rivolta d’Adda per freddare Sonia Balconi, che pure l’aveva già denunciato più volte.
Diverse colleghe di lavoro di Sonia hanno raccontato che erano a conoscenza della sua condizione di donna perseguitata e che era diventata quasi una consuetudine per loro – ma non è stato così il giorno dell’omicidio – seguirla in macchina al rientro dal lavoro per assicurarsi che non venisse molestata.
Il marito Guido Olivari, che ha tenuto sempre con sé stretto al petto un quadretto con la foto di Sonia, è scoppiato a piangere dicendo: «Ora cosa farò?». I volontari della Croce Bianca sono dovuti intervenire all’uscita della chiesa, dopo i funerali, per soccorrere la mamma di Sonia, che ha avuto un momento di crisi, e durante la tumulazione al cimitero quando non si è sentita bene la sorella che ha urlato «Non doveva finire così» insultando l’assassino.
Alla parrocchiale di Rivolta, così come al cimitero, c’erano moltissime persone che hanno voluto far sentire la loro vicinanza alla famiglia della vittima. La bambina di Sonia non c’era, si è preferito evitarle un dolore ulteriore. Il parroco, don Alberto Pianezza, ha ricordato che «questo è il momento del silenzio e della preghiera. È sempre difficile trovare le parole giuste in un frangente come questo – ha commentato rivolto ai familiari – ma, se può esservi di conforto, preghiamo Dio perché vi possa essere vicino, così come vicina, nella condivisione del vostro immenso dolore, c’è un’intera comunità».
Link
In memoria di
Un anno fa fu uccisa Sonia Balconi. La colpa? Anche di un blackout (L’Eco di Bergamo – 30 giugno 2011)
Sonia Balconi, la donna di Rivolta d’Adda uccisa esattamente un anno fa da Gaetano De Carlo, carrozziere di Vailate che parecchi anni prima si era invaghito di lei vedendola in piscina, non è stata protetta anche a causa di un blackout elettrico.
Sonia Balconi, la donna di Rivolta d’Adda uccisa esattamente un anno fa da Gaetano De Carlo, carrozziere di Vailate che parecchi anni prima si era invaghito di lei vedendola in piscina, non è stata protetta anche a causa di un blackout elettrico.
Un macigno che sa di beffa e va ad aggiungersi al dolore di una famiglia sospesa tra gli interrogativi e il dovere di dare un futuro alla bambina di Sonia, rimasta senza mamma. Se la quarantaduenne, più volte minacciata e pedinata da De Carlo, l’aveva denunciato per molestie. Se De Carlo il 30 giugno scorso, alle 7,45 nel Torinese aveva ucciso l’ex fidanzata, facendo poi perdere le tracce, perché nessuno ha incrociato questi due dati e ha avvisato Sonia del potenziale pericolo che stava per correre?
Oggi che è un anno senza Sonia, a ricordarla è il fratello Marco. Che a questi interrogativi ha una risposta «crudele e assurda». Fratello e angelo custode, colui che negli ultimi sette anni accompagnava, seguiva, scortava Sonia dal lavoro a casa, cercando di intercettare l’uomo che più volte l’aveva minacciata e, anche, picchiata, spiega: «Dagli atti che si sono stati consegnati dalla procura di Torino è emerso che quel 30 giugno, dopo il primo omicidio non hanno avvisato Sonia per un errore “tecnico”. Perché, cioè, la denuncia che Sonia aveva presentato nei confronti del suo assassino, quando lui nel febbraio del 2009 la aggredì, nel giardino di casa e con la bambina in braccio, non era stata inserita a computer». Guasto elettrico, si legge negli incartamenti.




