Loading

Marika Sjakste, 28 anni, stilista. Uccisa con un colpo alla tempia dall’amante

Milano, 10 Giugno 2012


Titoli & Articoli

Marika, i sogni distrutti da un colpo di pistola (Tgcom24 – 13 giugno 2012)
Alta, bionda, la tipica bellezza dell’Est. Dalla Lettonia Marika Sjakste era arrivata in Italia per inseguire il suo sogno, entrare nel mondo del fashion. Aveva frequentato un corso di moda a Milano e ha conosciuto l’uomo che forse l’aveva fatta innamorare. Nata il 26 giugno del 1983, tra pochi giorni avrebbe compiuto 29 anni. Qualcuno la ricorda con i suoi pantaloncini che correva a Parco Sempione, da circa un anno viveva nell’appartamento in piazza Lega Lombarda 1, il rifugio donatole dal suo compagno, il notaio Vincenzo Ialenti di 46 anni. Erano riservati, cenavano sempre nei locali vicino casa e poi tornavano nel bilocale. E lì si è spenta la sua vita, proprio per mano di chi credeva l’avrebbe protetta.

 

 

«Marika voleva fuggire dalla casa di quel notaio Non era innamorata» (il Giornale – 13 giugno 2012)
«Era da più di un mese che tra loro non c’era più alcuna passione, praticamente più nulla. Quell’uomo aveva un forte esaurimento nervoso, aveva problemi con la sua vita. E negli ultimi tempi minacciava continuamente di togliersi la vita davanti a Marika, anche se non le aveva mai detto che anche lei era compresa nel suo piano folle…Mi creda: io ero la sua migliore, la sua unica amica. E quell’uomo non mi ha mai convinta. L’ultima volta l’ho sentita proprio sabato, quando la moglie di lui è andata a fare una scenata nell’appartamento di piazza Lega Lombarda, dicendo al marito di non tornare più a casa.
Marika mi ha mandato un sms. “C’è la moglie che suona al campanello e grida, non so cosa fare“ mi ha scritto. È stato allora che abbiamo acceso la webcam e le ho proposto di andarsene da quella casa. Lei era d’accordo. “Sentiamo se i nostri amici, su Facebook, riescono a darti una mano a trovare un monolocale“ le ho detto. “Ci penso“ mi ha risposto lei. È stata l’ultima volta che ho l’ho vista viva…».
Piange disperata Vanja, ma non riesce a nascondere la sua rabbia per la terribile fine dell’amica Marika Sjakste, 28 anni, uccisa domenica sera con un colpo di pistola alla tempia dall’amante Vincenzo Ialenti, un notaio 46enne che si è tolto la vita allo stesso modo poco dopo.
Vanja è moscovita, ha 33 anni, fa la truccatrice professionista freelance, vive a Milano da qualche anno e qui si è diplomata in trucco artistico. Ci tiene a raccontarci chi era veramente la sua amica Marika.
«Voglio subito precisare una cosa: quell’uomo non la manteneva, le aveva solo dato l’appartamento. Forse l’aiutava qualche volta e le avrà fatto qualche regalo. Ma Marika lavorava come stylist freelance e si manteneva da sola. Era una persona dolcissima, timida e molto riservata. Scordatevi la mangiatrice di uomini che qualcuno ha cercato di dipingere: non potreste farne un ritratto più fuorviante! Vestiva solo da Zara. Era bella, sì. Ma aveva anche molte altre qualità».
Le due amiche si conobbero per ragioni professionali e di studio e Vanja ricorda quando Marika frequentava l’istituto di moda Marangoni dove si era diplomata l’anno scorso in fashion stylist. «Abbiamo fatto qualche lavoro insieme ed è nata subito una grande amicizia- dice- Qualche volta uscivamo insieme con altre ragazze del Marangoni: Arianna, Marina e Diana. Ma le vere amiche eravamo noi due. Marika non voleva fare la modella, no: ha lavorato solo dietro la macchina fotografica. Sognava di aprire una sua agenzia da stylist, volevamo lavorare insieme. Era così timida che in classe, mi raccontavano le altre, le prime volte arrossiva. Una persona pulita come ne ho incontrate poche».
L’incontro tra Marika e il notaio Ialenti è avvenuto a una cena, tra settembre e ottobre. Tra loro era nato qualcosa, ma non si è mai trattato di un grande amore, per entrambi «Lui le disse che aveva una casa sfitta- ricorda Vanja- e che, se lei voleva andarci ad abitare, per lui non era un problema. A gennaio di quest’anno si era trasferita» Un rapporto strano. Comunque non destinato a durare molto…«Lui non mi ha mai copnvinta, si vedeva che aveva dei problemi suoi personali e che a Marika era legato sì, ma fino a un certo punto. L’unico vero amore di Marika, come potranno confermarle altre nostre amiche, è il ragazzo per cui si è trasferita in Italia appena ventenne, un milanese di un paio d’anni più grande di lei. (di Paola Fucilieri)

La sorella della lettone uccisa «Riporto a casa la mia Marika» (il Giornale – 15 giugno 2012)
Alla squadra mobile non avevano voluto diffondere il suo nome prima che la famiglia d’origine non fosse stata avvertita ufficialmente: la lettone Marika Sjakste è stata uccisa in un Paese, l’Italia, che non è il suo. E i genitori, i parenti, sono i primi a doverlo sapere. Hanno la precedenza su tutti Silvia, 22 anni – l’unica sorella della 28enne uccisa domenica sera nell’appartamento di piazza Lega Lombarda 1 con un colpo di pistola alla tempia dal notaio Vincenzo Ialenti, che si è tolto la vita allo stesso modo poco dopo – ha saputo invece dell’omicidio di Marika dalla mail di un’amica milanese prima che le autorità italiane le potessero spiegare quel che era accaduto.
Bionda, viso dolce, cerchietto in testa, in preda alla disperazione Silvia ha preso il primo aereo da Londra, dove vive, e si è precipitata a Milano. Stamattina alle 8, dopo il riconoscimento del cadavere della sorella che verrà sottoposto all’autopsia all’istituto di medicina legale di piazzale Gorini, cercherà di far rimpatriare al più presto la salma nella cittadina lettone di Rezekne, a circa 250 chilometri dalla capitale Riga, dove abitano i genitori. E dove la ragazza verrà sepolta.
«Silvia è una ragazza molto delicata e perbene – spiega l’avvocato Beatrice Saldarini, a cui la sorella di Marika si è affidata -. E in questi momento è completamente stordita dal dolore e non riesce a farsi una ragione di quel che è successo alla sorella. Ora sta solo cercando di poter recuperare qualche effetto personale di Marika per avere almeno dei ricordi da custodire. Anche lei, come qualsiasi persona con un cuore e un po’ di cervello, si chiede che senso abbia privare della vita una ragazza così giovane. Che non frequentava un balordo, un malvivente, ma un notaio, una persona rispettabile. Mi creda: in vent’anni che faccio questo lavoro non mi sono mai imbattuta in una storia tanto assurda e terribile».


Link