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Elisa Ciotti, 35 anni, commerciante, mamma. Uccisa a martellate dal marito davanti alla figlia di 10 anni

Cisterna (Latina), 10 Giugno 2019


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Cisterna di latina: Elisa, uccisa perché voleva tenere la figlia con sé (Corriere della Sera – 10 giugno 2019)
La coppia si stava separando. «L’ho fatto perché voleva tenersi la bimba», ha detto il camionista ai carabinieri. La piccola ha scoperto il corpo della madre sul letto: «Mamma non sta bene, non si muove», ha detto al telefono a uno zio
«Abbiamo litigato perché lei mi ha detto che dopo la separazione nostra figlia sarebbe rimasta con lei». Solo quando ha realizzato cosa aveva fatto, Fabio Trabacchin ha improvvisamente ricordato tutto dell’ultima notte passata a casa con la moglie, Elisa Ciotti. E ha anche rivelato l’assurdo movente di un delitto orribile. Ha perfino descritto nei particolari il momento in cui le ha sferrato la martellata alla testa che l’ha uccisa all’istante.
«La nostra bambina non c’era in quel momento», ha poi affermato davanti ai carabinieri che lo stavano interrogando. Salvo correggersi immediatamente dopo: «Ma non ne sono tanto sicuro». Ecco perché gli investigatori dell’Arma non escludono che nella notte di domenica nella villetta della coppia in via Palmarola, quartiere San Valentino, alla periferia di Cisterna di Latina, la piccola, di 10 anni, possa aver davvero assistito all’omicidio. È stata proprio lei infatti a dare l’allarme, alle 8 di mattina. Se ha visto il padre uccidere la madre è difficile pensare che poi si sia rimessa a dormire. È poco probabile anche che alle 4 non abbia sentito le urla dei genitori provenire dalla camera in cui dormiva la donna.
Lei, 35 anni, di Anzio, era ai piedi del letto, in pigiama, quando ha ribadito al marito non solo che voleva separarsi al più presto, ma che —secondo la versione di Trabacchin, suo coetaneo, autotrasportatore per una ditta di Pomezia — avrebbe chiesto l’affidamento della figlia. Sarebbe questo, ma le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Latina e della compagnia di Aprilia sono ancora in corso, il movente dell’ennesimo femminicidio, il terzo in pochi anni a Cisterna dove è ancora fresco il ricordo della tragedia di Martina e Alessia, uccise nel febbraio 2018 dal padre carabiniere Luigi Capasso, suicida dopo aver ferito a colpi di pistola la moglie Antonietta Gargiulo. Il quartiere era lo stesso.
La comunità si interroga su quello che sta accadendo nella cittadina pontina: il sindaco Mauro Carturan ha riunito il consiglio comunale, anche alla luce del fatto che sempre a Cisterna viveva Desirée Mariottini, la sedicenne morta nel 2018 in un covo di pusher a San Lorenzo, a Roma, dopo essere stata drogata e violentata, e che nel 2014 un agente della Penitenziaria sparò alla moglie e la uccise togliendosi la vita subito dopo.
La bambina, sotto choc, è stata affidata ai parenti della madre. Dalla casa ha telefonato a uno zio: «Mamma sta male, non si muove dal letto», gli ha detto. Al medico dell’ambulanza è apparso subito chiaro che Elisa era stata uccisa. Il marito, uscito di casa un’ora prima (lo confermano le immagini di alcune telecamere), si è presentato alle 9.45, mentre i carabinieri erano già nella villetta: aveva vagato per ore nelle campagne che costeggiano via Appia, fra Velletri e Cisterna, al volante della sua Bmw nera station wagon, che è stata sequestrata. Quando gli investigatori gli hanno comunicato che la moglie era morta e che era stata assassinata, lui è sembrato assente. «Non ricordo nulla di quello che è successo la scorsa notte», ha ripetuto più volte, prima di essere condotto in caserma. Lì, sollecitato dai carabinieri, ha confessato quasi subito quello che aveva fatto. Il martello non è stato ancora ritrovato. «L’ho gettato via, non so dove», ha spiegato Trabacchin, che in serata è stato accompagnato nel carcere di Latina. È accusato di omicidio volontario.
A confermare la lite di domenica notte sono stati anche i vicini di casa. «Gridavano tutti e due, non era una novità negli ultimi tempi», hanno detto. «Da qualche mese dormivano separati, in camere diverse — hanno confermato i parenti della 35enne —, lui non era mai stato violento, era stata lei a decidere di porre fine al matrimonio. Dovevano ancora risolvere il problema di dove sarebbero andati a vivere dopo. Stavano cercando altre due case». (di Rinaldo Frignani)

Omicidio a Cisterna di Latina, funerali di Elisa Ciotti: palloncini bianchi e striscioni (Fan Page – 13 giugno 2019)
I funerali di Elisa Ciotti sono stati celebrati oggi a Cisterna di Latina. Amici e parenti si sono stretti intorno alla bara della donna, che è entrata nella chiesa di San Francesco d’Assisi per la Messa. Ad aspettarla, fuori, palloncini rosa e bianchi e uno striscione: “A mano a mano ti accorgi che il vento ti soffia sul viso”.
Una folla di persone si è riunita in Piazza Caduti in Guerra, a Cisterna di Latina, per dare l’ultimo saluto a Elisa Ciotti, la 35enne uccisa dal marito Fabio Trabacchin la mattina presto di lunedì 10 giugno scorso. Le esequie sono state celebrate nella chiesa di San Francesco d’Assisi, dove alle 15.30 è arrivata la bara, ricoperta di margherite. Fuori, palloncini bianchi e rosa e uno striscione. Lettere lilla che si uniscono e formano una frase: “A mano a mano ti accorgi che il vento ti soffia sul viso” tratta dalla canzone di Rino Gaetano. A sostenere lo striscione, lunghissimo, una carena umana. Dietro, un manifesto con la foto della 35enne con la sua maglietta coloratissima e i suoi occhiali grandi. Accanto alla sua immagine, la scritta: “Giustizia per Elisa”. All’uscita le note “Di cielo e d’azzurro” di Giorgia. Presente ai funerali anche la mamma di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina, drogata, stuprata e abbandonata senza vita in uno stabile in via dei Lucani nel quartiere San Lorenzo a Roma. La città è sconvolta dall’ennesima tragedia che la colpisce. A febbraio del 2018 Luigi Capasso ferì la moglie e uccise le sue due figlie, Martina e Alessia, di 8 e 14 anni, a colpi di pistola, per poi togliersi la vita.
I drammatici fatti risalgono alla mattina presto di lunedì 10 giugno, quando Fabio Trabacchin, autotrasportatore 35enne ha colpito con un colpo di martello alla base della testa la moglie, uccidendola. Il violento gesto al culmine di una lite, nata perché la coppia si stava separando ed entrambi stavano discutendo sull’affido della bambina. L’uomo, dopo averle sferrato il colpo mortale, l’ha lasciata in casa insieme alla figlia piccola ed è uscito di casa alle 7, orario nel quale di solito va al lavoro. Ma invece di recarsi presso la ditta dove prestava servizio, ha vagato per ore per la campagna, liberandosi dell’arma del delitto, poi poi tornare a casa, intorno alle 10 dove lo aspettavano i carabinieri.

 


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