Eleonora Guidi, 34 anni, impiegata, mamma. Uccisa con 24 coltellate dal compagno davanti al figlio di un anno e mezzo
Rufina (Firenze), 8 Febbraio 2025
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Femminicidio di Eleonora Guidi, lo strazio della famiglia e l’incredulità del paese: «Mai una lite, li vedevamo sempre sereni» (Corriere della Sera – 9 febbraio 2025)
La donna, 34 anni, uccisa a coltellate dal compagno Lorenzo Innocenti, 37, a Rufina (Firenze). Una vicina: «Giovedì li ho visti fuori col bambino, erano mano nella mano. Cosa avrà portato lui a fare una cosa così mostruosa?»
Giovani, con un bel bambino, apparentemente sereni. Così a Rufina, paese della Valdisieve a una ventina di chilometri da Firenze, tutti raccontano l’immagine pubblica di Lorenzo e Eleonora. Nessuno aveva colto un accenno di disagio o un segno premonitore in quel giovane architetto che sabato mattina ha accoltellato a morte la propria compagna.
Trentasette anni, un carattere calmo e riservato, Lorenzo Innocenti, figlio di un ex impiegato dell’Inps, è un architetto diventato da qualche anno punto di riferimento della piccola comunità, chiamato da i compaesani a occuparsi della ristrutturazione di una casa o del rinnovamento di un negozio. Lavora da casa, nello studio allestito nella palazzina di proprietà, dove vive dirimpetto ai propri genitori, e da cui gestisce anche le proprietà immobiliari di famiglia.
«Gente benestante, ma che non mette in mostra i soldi, che non ostenta», spiega il sindaco Daniele Venturi. Avrebbero potuto vivere in una villa, confermano in paese, ma si accontentavano di stare in quell’appartamento nella periferia industriale di Rufina, a poca distanza dal grande mobilificio dei parenti della mamma, notissimo ben oltre la Valdisieve.
Lei, Eleonora Guidi, aveva 35 anni. «Bella, buona, estroversa», dice chi la conosceva. Ex pallavolista dilettante nella polisportiva di Rufina, era cresciuta nel paesino al di là del fiume Sieve, Montebonello, poi si era diplomata in ragioneria. E dopo aver dato alla luce il figlio un anno e mezzo fa, da qualche mese aveva ripreso a lavorare come impiegata in un’azienda di energie rinnovabili della vicina Pontassieve. Ogni mattina si recava a Montebonello dalla mamma, una barista andata in pensione anche per occuparsi del marito malato, le lasciava il figlioletto e poi tornava a riprenderlo nel pomeriggio. «Era una giovane tutta lavoro e bambino — racconta un vicino di casa —. E mai che li abbia sentiti litigare, a differenza di certi vicini che invece strillano di continuo».
Mai un atteggiamento scomposto, mai uno scontro, «mai neppure una risposta sgarbata come invece succede in tutte le coppie», racconta una donna che li conosceva bene. Anche negli ultimi giorni i due erano stati visti assieme, in apparenza felici e sereni. «Giovedì li ho visti fuori col bambino, erano mano nella mano. Cos’avrà portato lui a fare una cosa così mostruosa?», racconta una vicina in lacrime.
Così una ex compagna di banco di Eleonora si sfoga: «Ditemi che lui è impazzito, che è malato, perché altrimenti non mi darò mai pace». Neppure la gelosia, secondo molti, può spiegare il femminicidio: «Sì, Eleonora era bellissima, ma anche lui era bello», è il refrain in un paese distrutto non solo dalla morte della giovane ma anche dal fatto di non avere una spiegazione facile, a portata di mano. In tanti, poi, si preoccupano del bambino, «chissà chi lo crescerà, speriamo almeno che non ricordi quello che ha dovuto vedere».
A prendersene cura è stata la nonna materna, chel’ha portato via dall’appartamento della tragedia avvolto in una coperta e lo ha accompagnato a casa dell’altra figlia, la sorella di Eleonora. «Mai ci saremmo potuti immaginare… Siamo una famiglia distrutta», dice invece un parente di Lorenzo. Mentre il sindaco Venturi racconta lo sgomento di una comunità che continua a interrogarsi su quanto successo ieri mattina: «Di solito si pensa che un femminicidio nasca in situazioni di disagio. Fa ancora più male scoprire che può essere fatto anche da chi non avresti mai potuto immaginare».
Uccisa a Rufina, così Eleonora ha tentato la fuga: colpita a collo e schiena. Caccia alle ricerche web (La Nazione – 11 febbraio 2025)
Gli inquirenti stanno analizzando i tabulati dei telefoni e le pagine Google. Dall’autopsia emerge che la 34enne è stata pugnalata anche al petto
L’ha colpita in cucina. A sorpresa. Mentre stava preparando il caffè per tutti e due. Eleonora Guidi ha tentato di scappare. Ma non ci è riuscita. Perché il compagno, Lorenzo Innocenti, ha continuato a pugnalarla anche in salotto. Ventiquattro colpi in totale. Gli ultimi inflitti davanti al figlio di un anno e mezzo. Seduto sul divano, a due metri di distanza dal punto dove poi è stato ritrovato il cadavere della mamma. Il piccolo piangeva. Ha assistito a tutta la scena. Quando sono arrivati i carabinieri, su mobili e pavimento il sangue era già marrone. Una scena, spiegano gli inquirenti, che difficilmente si può dimenticare.
Come difficile è da spiegare cosa sia successo veramente tra le mura del condominio di via Pavese, a Rufina. Perché Lorenzo (37 anni) ed Eleonora (34 anni) sembravano follemente innamorati. Lo hanno ripetuto i parenti e chi li conosceva alla pm titolare delle indagini, Ornella Galeotti. Tutto sembrava andare per il verso giusto. Il lavoro, la famiglia, gli amici e le passioni. Dietro quella vita da cartolina, però, nel tempo è cresciuto un male invisibile. Taciuto a tutti. Senza forma o avvisaglie.
Un male che sabato ha preso in ostaggio la mente di Innocenti. Secondo quanto emerge, infatti, l’uomo avrebbe agito in una manciata di minuti. Una furia cieca che non ha lasciato tempo a Eleonora neanche di urlare. L’ha uccisa pugnalandola sette volte alla schiena, una volta al costato sinistro e più volte su collo e petto. Per un totale di 24 fendenti. A rivelarlo sono i primi risultati dell’autopsia eseguita dalla medico legale Susanna Gamba. Eleonora è morta rapidamente, sotto gli occhi del figlio piccolo, che poco prima guardava i cartoni animati alla tv.
Innocenti ha poi aperto al padre, che sentiti rumori sospetti, ha bussato alla porta dell’appartamento del figlio. Sul pianerottolo, completamente fuori di sé, si è puntato il coltello da cucina alla gola. Il primo tentativo di uccidersi, però, è stato interrotto dall’intervento del genitore, che lo ha disarmato. Poi l’architetto 37enne è sceso per le scale, si è seduto sulla poltroncina nell’androne, per poi alzarsi e ripercorrere nuovamente la rampa. I piedi insanguinati hanno lasciato il segno della confusa corsa. Giunto alla terrazza del secondo piano si è lanciato nel vuoto.
Innocenti, spiega il suo avvocato, Patrizio Fioravanti, è in condizioni stazionarie ma gravi. È ricoverato in coma farmacologico al policlinico di Careggi. In ospedale è stato sottoposto al test tossicologico, anche se risulta che non abbia mai assunto sostanze stupefacenti. “I medici non si sbilanciano ma oggi sembrano più ottimisti”, dice il legale.
Alcuni familiari hanno detto agli inquirenti di aver notato in Lorenzo comportamenti strani nell’ultimo periodo. Era particolarmente confuso, faceva domande senza senso, ignorando le richieste del padre. Entrambi avevano perso molto peso: stavano seguendo la dieta consigliatagli da una nutrizionista. Nell’abitazione non sono stati trovati farmaci che possano far pensare a uno stato depressivo o di forte stress dell’uomo. Al vaglio dei carabinieri i telefoni di entrambi, quello di lei rinvenuto sul comodino della camera da letto, quello di lui sulla scrivania. Massima attenzione sarà dedicata al contenuto dei cellulari, alla ricerca di eventuali messaggi che possano svelare il movente. Ma anche sulle ultime pagine web visualizzate su google. Ieri gli avvocati della famiglia Guidi, accompagnati dai carabinieri, sono tornati in quella casa per prendere vestiti e giocattoli. Il bambino è stato affidato alla sorella della vittima. La salma di Eleonora è stata restituita alla famiglia per il funerale.
L’addio a Eleonora Guidi,i genitori del compagno ai funerali (Ansa – 12 febbraio 2025)
Padre della vittima ha malore,accompagnato fuori. Chiesa piena
Un migliaio di persone, tra cui moltissimi giovani oltre agli amici e ai colleghi di lavoro, per l’ultimo addio a Eleonora Guidi, la 34enne uccisa con 24 coltellate lo scorso 8 febbraio dal compagno e padre del loro bimbo di un anno e mezzo. Nell’oratorio di Rufina, il paese alle porte di Firenze nella valle del fiume Sieve dove la coppia viveva, sono arrivati anche dai paesi vicini per assistere ai funerali e stare vicini a Cristina, Giovanni ed Elisabetta, i genitori e la sorella di Eleonora. Accanto a loro, piegati dalla tragedia e incapaci di trattenere le lacrime, anche i genitori di Lorenzo Innocenti, il compagno che si è trasformato in assassino.
La cerimonia religiosa è stata composta pur dominata dal dolore. Giovanni Guidi, il padre di Eleonora, non ce l’ha fatta a seguire la cerimonia. Ha accusato un lieve malore. Parenti lo hanno sorretto e accompagnato fuori dall’oratorio, e non ha assistito alla funzione. Nell’omelia il parroco don Luca Meacci ha ammonito i presenti a non farsi piegare dalla rabbia. “Quanto accaduto deve infondere in noi la consapevolezza di educare ed educarci al bello. Dobbiamo liberarci da tutto ciò che è violenza. Dobbiamo rifiutarla – ha detto don Luca – Percepisco la vostra rabbia, lo sconcerto, ma vorrei dirvi che non venga turbato il vostro cuore”. “Non dovete farvi vincere dalla disperazione e dalla rabbia – ha esortato il sacerdote – Fatevi aiutare, fate in modo che la morte di Eleonora non sia stata vana”.
Dopo la messa, il parroco ha lasciato la parola ad alcuni pensieri personali. Tra questi, quello della migliore amica di Eleonora Guidi. “Perché non ho percepito nulla? – ha detto la giovane – Non mi hai mai detto nulla o come me non lo avevi capito? Parlerò di te a Dante e a mia figlia. Parlerò di amicizia, quella vera. Ci eravamo scelte come sorelle, ci amavamo. Parlerò di te, amica mia, come ho sempre fatto, ora più che mai. Ho un vuoto nel cuore. Hai avuto solo una colpa, quella di aver amato troppo. Sempre per sempre, dalla stessa parte ci troverai”.
“Non doveva andare così e adesso siamo tutti un po’ più soli”, è stato il pensiero di una collega. Il sindaco di Rufina, Daniele Venturi, non ce l’ha fatta ed è scoppiato in lacrime. “È un grande dolore. Ora è il momento del cordoglio, dobbiamo continuare a pensare ad Eleonora e occuparci tutti di Dante – ha detto il sindaco con la voce rotta dall’emozione e dal peso del ruolo – Dobbiamo essere una comunità educante e non giudicante. Eleonora dovrà essere la luce che ci guida in questo percorso”. La bara bianca è stata portata via davanti a centinaia e centinaia di sguardi attoniti per una morte violenta di cui nel posto non c’è ricordo simile.
Vicino alla casa della coppia qualcuno ha messo uno striscione con la scritta ‘Stop alla violenza sulle donne’. Vengono lasciati fiori sul selciato. In tutta Rufina e nel vicino comune di Pontassieve è stato osservato un minuto di silenzio, nei negozi, nelle aziende e negli uffici, in concomitanza con le esequie.


