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Daniela Zinnanti, 50 anni, caregiver, mamma e quasi nonna. Uccisa con 30 coltellate dall’ex compagno, pregiudicato per tentato femminicidio della ex e già denunciato anche da lei per lesioni e maltrattamenti

Messina, 9 Marzo 2026


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Femminicidio a Messina, donna uccisa con decine di coltellate. Fermato l’ex compagno: era ai domiciliari ma il braccialetto elettronico era indisponibile (Corriere della Sera – 11 marzo 2026)
La vittima è Daniela Zinnanti, 50 anni. In carcere Santino Bonfiglio, 67 anni, già denunciato per lesioni e maltrattamenti
Daniela Zinnanti, 50 anni, martedì sera a Messina è stata trovata morta nella sua abitazione colpita con decine di coltellate. La polizia ha fermato Santino Bonfiglio, 67 anni, ex compagno della vittima, che ha confessato ed è stato portato in carcere. L’uomo ha raccontato agli inquirenti di avere litigato con la donna e che, al culmine della discussione, l’avrebbe accoltellata. Bonfiglio era ai domiciliari ma senza braccialetto elettronico perché indisponibile.
Bonfiglio sarebbe andato a trovare la ex per «chiarirsi sulla seconda denuncia presentata dalla donna, per cui lui era indagato per lesioni personali e maltrattamenti in famiglia», ha riferito l’avvocato dell’indagato. Bonfiglio al culmine della lite avrebbe preso un coltello colpendo la donna decine di volte. Il suo legale non chiederà, al momento, la perizia psichiatrica. A scoprire l’omicidio è stata la figlia della vittima, che alla vista del cadavere della madre in una pozza di sangue, ha avuto un malore. È stata portata in ospedale per controlli perché è incinta di sette mesi.
«Quello di mia sorella è un femminicidio annunciato», ha detto Roberto Zinnanti, fratello della vittima. «Io e i miei fratelli dicevamo da tempo a Daniela di lasciare quell’uomo. È un violento. Dopo l’ennesima denuncia finalmente aveva deciso di chiudere. Ma lui non si dava per vinto. E ora l’ha uccisa. “Mi vuole bene”, ci diceva sempre, ma noi l’avevamo pregata di lasciarlo e si era decisa a farlo dopo l’ultimo pestaggio durante il quale le aveva rotto sette costole ed era finita in ospedale. Voleva chiudere finalmente, ma lui non voleva darsi per vinto. Credo che ci sarebbe stato il processo a breve per questa brutale violenza e forse lui voleva convincerla a perdonarlo ancora, a ritirare la denuncia, a riprovare a continuare. Ora è accaduto questo. Servono più tutele in situazioni come queste. Mia sorella però è stata uccisa e non c’è più».
L’avvocato di Bonfiglio ha riferito di averlo trovato «annichilito, scosso nei suoi pensieri». Secondo le prime sommarie analisi della polizia scientifica Daniela Zinnanti potrebbe anche essere stata uccisa molte ore prima, o addirittura il giorno prima del ritrovamento. La vittima non lavorava e badava alla madre anziana, aveva due figli, un maschio e una femmina, avuti da una precedente relazione. Bonfiglio era in pensione, in precedenza svolgeva lavori saltuari guidando un mezzo pesante.

“Bonfiglio le aveva già spaccato 7 costole”. Il fratello di Daniela si dispera: femminicidio annunciato (Quotidiano Nazionale – 11 marzo 2026)
L’uomo era ai domiciliari per minacce e violente. Roberto Zinnanti: “All’inizio mia sorella era convinta di poterlo cambiare ma poi ha chiuso. L’ultima volta lo aveva denunciato”. La 50enne di Messina uccisa con 10 coltellate
Un “femminicidio annunciato”. Roberto Zinnanti non si dà pace per la morte della sorella Daniela, massacrata a coltellate dell’ex compagno ieri sera nella sua casa di Messina. Che l’incolumità della 50enne fosse a rischio, in famiglia lo avevano capito tutti. Non era la prima volta che Santino Bonfiglio, 67 anni, le metteva le mani addosso. Un mese fa lei era finita in ospedale con 7 costole rotte e si era decisa a denunciarlo. “Ma il sistema non funziona, non è servito a nulla”. “All’inizio era convinta di poterlo cambiare. Poi si è decisa a denunciare”
“Siamo disperati – si sfoga Roberto  – . Più volte io e i miei altri cinque fratelli avevamo detto a Daniela di lasciare quell’uomo violento e di non avere più rapporti con lui”. All’inizio Daniela era convinta di poterlo cambiare, spiega il fratello. “‘Santino mi vuole bene’ diceva. E una prima volta dopo averlo denunciato per maltrattamenti ha anche cancellato la denuncia”. Ma con il secondo episodio si era decisa ad andare fino in fondo e aveva chiuso definitivamente. Lui, però non si dava per vinto. “Credo che ci sarebbe stato il processo a breve per questa brutale violenza e forse lui voleva convincerla a perdonarlo ancora, a ritirare la denuncia, a riprovare a continuare… Ora è accaduto questo. Servono più tutele in situazioni come queste. Mia sorella però è stata uccisa e non c’è più…”.
La situazione era evidentemente nota a forze dell’ordine e autorità. Bonfiglio era sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari (senza il braccialetto elettronico disposto dal gip perché “non disponibile”) per violenze e minacce e per andare a casa di Daniela ha violato le restrizioni. Un tentativo di riagganciarla che però lei ha respinto. Al “no”, l’ex compagno ha reagito impugnando il coltello e colpendola per almeno 10 volte.
“Convivevano poi lei lo ha mandato via…” “Daniela era donna stupenda che voleva bene a tutti noi fratelli – racconta straziato Roberto – a sua figlia e anche a mia madre e faceva quanto poteva per stare più tempo con lei. Purtroppo ha conosciuto questo uomo violento”. “Aveva anche convissuto con lui – conclude – poi non andavano d’accordo e lo aveva mandato via. Sia io che mia madre le ripetevamo spesso di lasciarlo perdere, e finalmente l’ultima volta ha seguito i nostri consigli, ma l’uomo colto dalla disperazione ieri l’ha brutalmente uccisa”. Bonfiglio è stato fermato nella notte: dopo un lungo interrogatorio ha confessato.

Femminicidio Messina, l’autopsia: “Daniela tramortita e poi accoltellata 30 volte” (TgCom 24 – 14 marzo 2026)
Bonfiglio era stato già arrestato dalla polizia a Spadafora con l’accusa di tentato omicidio nei confronti della sua convivente di allora
Daniela Zinnanti, la donna uccisa dall’ex compagno Santino Bonfiglio lunedì scorso a Messina, avrebbe provato a difendersi prima di morire. È uno dei riscontri che emergono dopo l’autopsia. L’esame è stato condotto dal medico legale Alessio Asmundo che ha ricevuto l’incarico dalla Procura. All’obitorio dell’ospedale Papardo anche i consulenti nominati dalla difesa di Bonfiglio e dalla famiglia Zinnanti: i professori Daniela Sapienza e Antonino Bondì.
Sembrerebbe che Bonfiglio abbia usato un tondino in ferroper forzare la finestra ed entrare nella stanza da letto e poi per tramortire la donna colpendola alla nuca. In seguito avrebbe usato un coltello con il quale l’avrebbe colpita più volte. La donna presentava ferite alle mani, segno che in un primo momento ha provato a proteggersi dalle coltellate. Bonfiglio si sarebbe accanito colpendo l’ex compagna al torace e al collo almeno con trenta coltellate. Secondo l’autopsia la Zinnanti sarebbe morta subito dopo. Il corpo è stato trovato il giorno successivo dalla figlia che, allarmata dalle mancate risposte della madre, ha raggiunto l’abitazione.
È emerso inoltre dalle indagini un precedente di Bonfiglio del 2008. L’uomo era stato già arrestato dalla polizia a Spadafora con l’accusa di tentato omicidio nei confronti della sua convivente di allora. Fermato in quel caso in un primo momento da un vigile vicino di casa, era fuggito cercando di evitare l’arresto della polizia, nel frattempo intervenuta su segnalazione della stessa vittima, refertata con 30 giorni di prognosi. In primo grado la condanna fu di dieci anni di reclusione. Ma in appello i giudici cambiarono la qualificazione giuridica dei fatti in lesioni personali riducendo la pena a tre anni. 


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