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Alessandra Galvagno, 11 anni. Uccisa a coltellate da un parente che la rapisce mentre va a scuola e tenta di violentarla

Randazzo (Catania), 1 Marzo 1988


Titoli & Articoli

Alessandra, 11 anni, resiste alla violenza. Lo zio furioso l’uccide (la Repubblica – 3 marzo 1988)
A darle una prima, pietosa sepoltura è stata la neve, caduta nella notte. Così, quando all’ alba sono arrivati i carabinieri, il corpicino di Alessandra , undici anni, la bambina massacrata da un bruto al quale aveva tentato di resistere, era sotto una coltre bianca. Ma la neve non aveva potuto nascondere le tracce della morte violenta: il sangue, lo squarcio nella gola, le altre ferite inferte in una furia dissennata. A guidare i militari sul luogo del delitto, una distesa di lava pietrificata pochi chilometri fuori Randazzo, grosso centro nel versante nord dell’ Etna, è stato lo stesso assassino, Alfio Franco, 29 anni, muratore, lontano parente della madre della bimba. Proprio approfittando di questo rapporto di parentela, Alfio Franco ha indotto la ragazzina ad accettare un passaggio sino a scuola. Una storia perfettamente ricostruita dai carabinieri che erano riusciti quasi subito a mettere le mani sul bruto che ha confessato tutto. Una confessione ribadita anche al sostituto procuratore della Repubblica di Catania, Amedeo Bertone, il quale, dopo l’ interrogatorio, ha spiccato l’ ordine di cattura nei confronti di Alfio Franco. La drammatica vicenda ha avuto inizio poco dopo le otto di martedì mattina. Come ogni giorno, Alessandra è uscita da casa, in via Berlinguer, un agglomerato di case periferiche, per andare a scuola, nella media Edmondo De Amicis dove frequentava la prima classe. Un percorso di poche centinaia di metri lungo il quale la aspettava Alfio Franco che abita anche lui in via Berlinguer. E’ impossibile sapere cosa abbia fatto scattare la brutalità nel muratore. Alessandra, una ragazzina minuta, che dimostrava anche meno dei sui undici anni, molto timida, indossava un giaccone rosso, un maglione ed una minigonna di jeans. Cedendo a un impulso improvviso, almeno così ha detto nella sua confessione, Alfio Franco ha fatto salire la ragazzina sulla sua 127 bianca. Anziché dirigersi verso la scuola è uscito dal paese e si è fermato in contrada Campo Re, nei pressi di una casa colonica ormai abbandonata che una volta ospitava il macello comunale. Alfio Franco ha fatto scendere Alessandra dalla macchina e l’ ha aggredita. La ragazzina, però, ha resistito, si è messa a urlare e a piangere, ha minacciato di raccontare tutto ai genitori. Deve essere stata questa minaccia a far perdere definitivamente la testa al muratore: con un coltello a serramanico ha sgozzato la ragazzina, poi ha infierito ancora sul cadavere e infine ne ha abbandonato il corpicino straziato sulla lava pietrificata. Alessandra aveva ancora accanto a sé i libri di scuola. L’ allarme per la scomparsa della ragazzina è scattato poco dopo le quattordici di martedì quando il padre, Vincenzo, 56 anni, bracciante, è tornato a casa e non ha trovato Alessandra, terza di quattro figli. La madre, Anna Franco, lontana cugina dell’ assassino, era convinta che la figlia fosse a scuola. I professori e i compagni, invece, pensavano che Alessandra fosse rimasta a casa. Sono scattate subito le ricerche, che hanno impegnato non solo i carabinieri ma anche molti volontari. La prima pista seguìta è stata quella di un rapimento Poi, poco a poco, si è fatto strada l’ agghiacciante sospetto che Alessandra fosse rimasta vittima di un maniaco. A mettere i carabinieri sulla pista giusta sono stati alcuni testimoni che avevano visto Alessandra salire sulla macchina di Alfio Franco. All’ una del mattino di mercoledì, il muratore è stato condotto in caserma. Intanto, nel corso di una perquisizione all’ interno dell’ autovettura del sospettato, gli inquirenti hanno trovato una penna rosa profumata, una ciocca di capelli neri e, sotto un tappetino, un coltello insanguinato. Il sospetto è divenuto certezza: Alfio Franco che ha, tra l’ altro, a suo carico precedenti penali proprio per violenza carnale e atti di libidine violenta alle quattro del mattino ha ceduto: Sì ha detto ai carabinieri l’ ho uccisa io. Voleva denunciarmi, ho perso la testa e l’ ho colpita. Poi, mentre sul paese imperversava una violenta bufera di neve, ha accettato di accompagnare gli investigatori sul posto del delitto. In uno spiazzo, vicino al rudere del vecchio macello, l’ agghiacciante scoperta. Nella zona, battuta dal vento e dalla neve, era ancora buio e i primi adempimenti legali sono stati effettuati alla luce delle torce elettriche. La notizia ha fatto subito il giro del paese. Nei bar, in piazza, capannelli di persone a commentare l’ accaduto. La famiglia di Alessandra, chiusa nel suo dolore, non ha voluto vedere nessuno. Il triste compito del riconoscimento del cadavere è toccato al padre che, subito dopo, si è sentito male. Orrore, sgomento e pietà anche nella scuola media frequentata dalla piccola vittima. Sul suo banco, ieri mattina, c’ era un mazzo di fiori di campo gialli: Erano quelli che le piacevano di più, ripeteva singhiozzando la sua più cara amichetta. Sgomenta anche l’ insegnante di lettere: Alessandra era una bambina intelligente, ma timida. Dava poca confidenza, sorrideva raramente. Come può esserle accaduto questo? (di Guglielmo Troina)

 


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In memoria di

 

Una Luce nel Buio: Ricordando Alessandra a 37 Anni dalla Sua Scomparsa (la Sicilia – 3 marzo 2025)
In un giorno toccato dal freddo abbraccio dell’inverno, il 3 marzo 2025, Randazzo si è stretta in un caldo abbraccio comunitario per un evento che ha toccato profondamente il cuore di quanti vi hanno preso parte. Alle 11:00, nell’intimo Slargo Alessandra Galvagno, battezzato in memoria di un’innocenza rubata troppo presto (fu il prof. Salvatore Malfitana, dirigente dell’Istituto Comprensivo Edmondo De Amicis, il 25 novembre di tre anni fa a proporre all’amministrazione comunale di intitolare uno spazio pubblico alla memoria di Alessandra e subito abbracciata con fervore dall’allora Sindaco Francesco Sgroi), si è tenuta la presentazione della manifestazione del progetto Legalità 2024/25. Una celebrazione di speranza e ricordo, orchestrata sotto la guida attenta degli insegnanti tutti.
Alessandra Galvagno, una vita spezzata all’età di 11 anni per mano di un destino crudele, è stata al centro di questo omaggio. Quel giorno del 29 febbraio 1988 resterà per sempre inciso nella memoria cittadina, quando il suo sorriso fu spento in maniera tragica. Affrontata da un terribile destino sul cammino per la scuola, Alessandra non fece mai ritorno a casa. Il suo assassino, un cugino ventinovenne mosso da intenti nefasti, confessò il suo orrendo crimine dopo ore di interrogatorio, guidando alla triste scoperta del corpicino innocente di Alessandra, tragicamente occultato sotto una coltre di neve invernale.
L’eco di quella perdita riecheggia nel cuore di Randazzo, dando vita a una giornata di profondo ricordo. Un corteo simbolico di speranza, formato dagli studenti delle terze elementari, ha percorso le vie città con passo risoluto verso lo Slargo Alessandra Galvagno. La coreografia, impreziosita da striscioni che recitano “RICORDANDO ALESSANDRA”, ha trasformato lo spazio in un palcoscenico di lucenti memorie. La partecipazione commossa dei genitori, cittadini e in modo particolare di Domenica (Mimma) Galvagno, sorella di Alessandra e testimone silenziosa di quell’affetto fraterno mai dimenticato, ha reso il momento indimenticabile.
La Professoressa Bonfiglio, insegnante di religione, ha introdotto la cerimonia, mentre giovani voci hanno animato l’aria di ricordi e speranze. Le parole di Barbagallo Stella terza A, Bertone Morena terza B, e l’intera classe della terza C, sino alla poesia di Scrivano Chloe terza A Crocitta e alla lettera di Scalisi Maria Carla terza Plesso Centrale, hanno dipinto un affresco di memoria collettiva e futuro condiviso. A suggellare questo momento intimo e potente, il ritmato flash-mob sulla canzone di Edoardo Bennato “Le ragazze fanno grandi sogni,” perché Alessandra, con il suo ricordo, continua a sognare attraverso di noi.
Questo giorno, eterno nella memoria di Randazzo, non solo ha celebrato ciò che fu di Alessandra Galvagno ma ha anche rinnovato un impegno collettivo verso la lotta alla violenza, ribadendo che la luce può, e deve, emergere anche dalle ombre più oscure. La commozione di questa giornata ricordativa avvolge Randazzo in un abbraccio di memoria e speranza, facendo di Alessandra non solo un simbolo della lotta contro la violenza, ma anche una luce guida che illumina il cammino verso un futuro di maggiore consapevolezza e legalità. Alessandra, la tua memoria vive, tua luce brilla: oggi e sempre. (di Alfio Sciacca)