Adriano Maero, 48 anni, commerciante ambulante, padre. Uccide il figlio a martellate per vendetta sulla moglie e si suicida
Giaveno (Torino), 27 Febbraio 2012
Titoli & Articoli
La moglie lo lascia, lui uccide il figlio poi si toglie la vita (La Stampa – 28 febbraio 2012)
Giovedì sarebbero iniziatele pratiche di separazioneHa colpito il 17ennecon un martello e si è accoltellato
La tv accesa con il volume al minimo. Il telecomando sul tavolino. Due libri di scuola abbandonati sul pavimento. Sangue ovunque.
William Gabriele, 17 anni, è morto nel suo letto, nella stanza della mansarda, colpito alla testa con un martello da carpentiere. Ucciso dal padre, Adriano Maero, commerciante ambulante di 48 anni. Dopo averlo sorpreso nel sonno, ieri mattina all’alba, l’uomo è sceso in cucina e si è abbandonato su una poltrona di pelle. Si è sfilato la canottiera imbrattata di sangue, si è stordito con una boccetta di etere e poi si è tolto la vita con nove coltellate allo stomaco.
Omicidio e suicidio. E’ accaduto in una villetta bifamiliare sulle colline di Giaveno, in provincia di Torino. A trovare i cadaveri è stata la moglie, Maria Teresa Chiotti, 47 anni. La donna, uscita di casa alle 6, è tornata verso le 8. «Vado da mia madre, poi torno a fare colazione con Willy, così la smettiamo di discutere», ha detto al marito. Adriano e Maria Teresa stavano attraversando un periodo di crisi. Una coppia avvelenata da rancori coniugali. Parole, ripicche. Il loro matrimonio era al tramonto, per via della presenza di un altro uomo. Un rivale. Un tradimento che Adriano aveva scoperto pochi mesi fa, iniziando a soffrire. E soprattutto ad accusare. Willy sapeva, lo aveva raccontato a qualche amico. Giovedì prossimo la coppia avrebbe incontrato un avvocato per avviare le pratiche di separazione. «Ti lascio la casa, in questo modo resti qui a vivere con Willy, io me ne vado via». Una scelta studiata per il bene del figlio. Adorato da tutt’e due.
Ma ieri la sofferenza si è tramutata in odio, avvelenando la mente di uomo tradito. Il delirio ha preso il sopravvento. Adriano, l’uomo per bene, il papà amorevole che accompagnava sempre Willy e i suoi amici in discoteca e al bowling, e che condivideva col figlio la passione della moto, ha scelto di ferire la moglie. Le ha consegnato il dolore in eredità. Il sangue come ricordo, per punirla di un matrimonio naufragato. Sposati da vent’anni, un solo figlio.
Maria Teresa, entrando in cucina, ha trovato il marito di spalle, seduto in poltrona. Era già morto. Trafitto con un coltello da cucina. È corsa in mansarda, urlando il nome di Willy. Lui non ha risposto. Piombando nella sua stanza, ha visto il corpo riverso sul letto, le mani infilate sotto il cuscino, massacrato dalle martellate. Colpito in testa, più volte. Il martello gettato sulla soglia della porta. In lacrime, è uscita in giardino. «Mi ha ucciso il figlio» ha urlato, attirando l’attenzione dei vicini di casa. Poco dopo sono arrivati i carabinieri e le ambulanze. Una storia senza indagini. L’assassino si è ucciso, sopraffatto dal rimorso. Adesso la donna è ricoverata in ospedale, a Rivoli, sotto osservazione psichiatrica.
Una fine forse annunciata e magari sottovalutata. «Sto vivendo un momento difficile aveva detto Adriano a un amica commerciante -. Se faccio qualcosa di estremo, spiegherò tutto per iscritto sulla mia e-mail». La donna non aveva dato retta alle sue parole farneticanti. Lo conosceva da anni. Adriano, buono come il pane, che cosa mai avrebbe potuto fare di tanto brutto. Esagerazioni, solo parole. Ieri, quando ha saputo della tragedia, ha contattato i familiari dell’uomo. I carabinieri della compagnia di Rivoli, coordinati dal pm Marina Nuccio, hanno sequestrato il computer. L’email non è accessibile. La moglie, sotto choc, non è stata in grado di fornire la password della casella di posta elettronica del marito. Nella email, forse, la spiegazione di una follia che nessuno, qui, riesce a perdonare.
UCCIDE IL FIGLIO A MARTELLATE PER VENDETTA SULLA MOGLIE (ZeroViolenzaDonne da Il Manifesto – 29 febbraio 2012)
Come poteva essere un “uomo mite”, uno “buono come il pane”, un padre “amorevole”, come lo hanno descritto la maggior parte dei giornali ostentando profili psicologici di un uomo “distrutto dal dolore” per la separazione dalla moglie, quello che ieri ha fracassato il cranio del figlio di 17 anni che dormiva nel letto di casa sua per vendicarsi bestialmente della moglie che lo aveva messo di fronte all’inevitabilità della separazione dopo l’ennesima lite? Come poteva essere un uomo “pacifico”, uno che decide scientemente di uccidere l’unico figlio che ha, prima di togliersi lui stesso la vita lasciando così alla moglie, che si era assentata dopo l’ennesima litigata, la scoperta dell’orrendo delitto consumato in casa sua? Quale pace mai potrà ritrovare questa madre, rosa dal rimorso di aver lasciato il figlio in mano al suo aguzzino travestito da padre amoroso?
Ieri mattina in una villetta bifamiliare sulle colline di Giaveno, a Torino, Maria Teresa Chiotti, 47 anni, era uscita di casa alle 6: “Vado da mia madre, poi torno a fare colazione con Willy, così la smettiamo di discutere”, aveva detto al marito. Ma quando è tornata, verso le 8, trovando l’uomo morto in cucina, la donna era corsa in mansarda urlando il nome di Willy che giaceva a letto, massacrato a martellate sulla testa. La donna, uscita in stato confusionale giardino, aveva iniziato a gridare: “Mi ha ucciso il figlio!” attirando l’attenzione dei vicini di casa, e poi si era accasciata a terra. Poche ore prima William Gabriele, 17 anni, aveva finito di vivere, colpito alla testa con un martello da carpentiere per mano del padre, Adriano Maero, commerciante ambulante di 48 anni, che dopo l’atto si era stordito con una boccetta di etere per poi uccidersi con un coltello da cucina. Una storia agghiacciante, che ricorda la vicenda del piccolo Claudio, il bimbo di 18 mesi, buttato nel Tevere in una fredda mattinata e in una Roma coperta di neve, ucciso dal padre che si voleva vendicare della donna che lo aveva lasciato, anche lei, dopo l’ennesima litigata.
Violenza in famiglia, violenza domestica, direi una volta per tutte uomini violenti, aggiungendo soltanto che un uomo, per essere violento, non per forza deve essere un delinquente, un tossico, insomma la feccia, perché chi si occupa di violenza domestica e di violenza assistita sa bene che dietro la faccia ben rasata di affermati professionisti, apparenti padri modello, uomini impeccabili e gentili, si può nascondere un uomo violento, che non è un folle ma solo uno che è stato culturalmente educato così. (di Luisa Betti)
Omicidio-suicidio a Giaveno, parla la moglie: «Eravamo già d’accordo per la separazione» (Torino Cronaca – 2 marzo 2012)
Ieri avrebbero dovuto sedersi davanti all’avvocato per formalizzare la separazione che avevano deciso di comune accordo. Ma così non è stato perché Adriano Maero, 48 anni, si è accoltellato al torace lunedì mattina seduto su una poltrona del suo salotto, dopo aver massacrato a martellate il figlio William, di 17 anni, che dormiva nella sua stanza.
Per la prima volta Maria Teresa Chiotti, 46 anni, parla, interrogata dai carabinieri, e racconta di quell’ultimo litigio, proprio lunedi’ mattina.
Dopo aver trovato i cadaveri del figlio e del marito era stata ricoverata sotto shock all’ospedale di Rivoli e per giorni non era stata in grado di raccontare le ultime fasi di una relazione che si era fatta sempre più difficile: litigi e urla erano all’ordine del giorno, lei era stufa di quella vita fatta di lavoro al mercato e discussioni infinite. « Avevo già deciso di andarmene, ero anche disposta a lasciargli la casa se me lo avesse chiesto», ha spiegato la donna.


