Letizia, 19 anni. Uccisa a colpi di pistola dal padre (strage di Sannicandro)
Sannicandro di Bari (Bari), 6 Maggio 2013

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Una città sconvolta e incredula “Non ci crediamo, non è da lui” (La Repubblica – 5 maggio 2025)
Michele Piccolo era molto conosciuto a Sannicandro ma anche nei centri limitrofi. Il racconto di chi lo ha frequentato
Una famiglia tranquilla, unita, benvoluta da tutti. La gente di Sannicandro non riesce a capire. “Non posso credere che Michele abbia fatto questo, uccidere la sua famiglia, quella bambina che teneva come una rosa”. Francesco Perniola è l’ultimo ad aver visto vivo Michele Piccolo, il farmacista di Sannicandro di Bari morto, probabilmente suicida, in una strage familiare in cui sono stati uccisi anche sua moglie Maria Chimienti, vicesindaco della cittadina e i figli Letizia e Claudio. “Lo vedevo tutti i giorni – dice – prendevamo il caffè insieme e non ci credo, non ci credo, non è da lui”.
Continuano a radunarsi a gruppetti amici, parenti e conoscenti intorno alla loro lussuosa villa alla periferia di Sannicandro. Quella stessa villa dove la famiglia Piccolo avrebbe dovuto festeggiare il compleanno della figlia Letizia, che domani avrebbe compiuto 20 anni.
“Non gli mancava niente, bravissima gente” è la voce comune di Sannicandro. Il sindaco, Vito Novielli, collega farmacista dei coniugi Piccolo e loro amico dai tempi dell’università si dice “esterrefatto”. “Visti da fuori erano una famiglia normale, tranquilla, benestante. Faccio fatica a crederci, aspetto che gli investigatori capiscano cosa è successo”. Novielli, che ha dichiarato il lutto cittadino per oggi e per il giorno dei funerali, racconta anche dell’esperienza insieme alla guida dell’amministrazione comunale. “Abbiamo cominciato circa un anno fa questo percorso entusiasmante”. “Purtroppo – conclude Novielli – tutto si spezza in una maniera davvero dolorosa che ha dell’incredibile. Io ancora faccio fatica a ricomporre con razionalità tutto quello che e successo”.
Giovanni Cianciotta, lontano parente della famiglia Piccolo, ricorda i caffè quotidiani di Michele insieme con alcuni amici, in un bar nel centro di Sannicandro. Quello stesso bar dove proprio ieri mattina il solito amico Francesco Perniola lo aveva incontrato “sereno e tranquillo come sempre”.
Eppure in città c’è chi aveva notato qualcosa di strano in Michele negli ultimi tempi. “Quando abbiamo preso il caffè insieme Michele mi è sembrato un poco silenzioso, ho notato che non andava qualcosa e gli ho chiesto se ci fossero problemi, ma lui non ha risposto, abbiamo preso il caffè e abbiamo parlato di altro“. Così Pinuccio Loiacono, che era vicesindaco a Sannicandro nella precedente giunta, quando Piccolo era assessore, descrive l’ultimo incontro che avuto con il farmacista.”E’ una tragedia immane – prosegue – evidentemente aveva dentro una sofferenza che non avevamo percepito pienamente”.
“Una famiglia molto religiosa che frequentava la parrocchia e tra qualche giorno avrebbe festeggiato i 25 anni di matrimonio”. Così il parroco della chiesa di Santa Maria Assunta, don Nicola Rotundo, ha commentato con i giornalisti la strage. La funzione è stata officiata su iniziativa del sindaco, Vito Novielli, e della comunità parrocchiale. “Questa vicenda – ha aggiunto il sacerdote – ha suscitato uno sconcerto grande, un forte turbamento nella comunità. Non ci aspettavamo che una cosa del genere accadesse proprio in quella famiglia”. “Oggi – ha concluso don Nicola – preghiamo per i defunti ma anche per le loro famiglie che stanno vivendo un grande dramma per questa perdita, una grande sofferenza”.
La strage di una famiglia normale, erano stati da un neurochirurgo (la Repubblica, 5 maggio 2013)
Gli investigatori sono al lavoro a Sannicandro, una città sotto choc, per l’omicidio-suicidio: alcune circostanze e il movente non s’incastrano perfettamente. E potrebbero anche cambiare gli orari
Saranno eseguite martedì le autopsie sui corpi di Michele Piccolo, 55 anni, sua moglie Maria Chimienti, anche lei 55 anni, e i loro figli Letizia, 19 anni e Claudio 24, l’intera famiglia coinvolta nella strage di Sannicandro di Bari in quello che per gli investigatori è un omicidio-suicidio. La Procura di Bari ha affidato gli incarichi per gli accertamenti autoptici, nell’ambito dell’indagine per omicidio plurimo a carico di ignoti, ai medici legali Vito Romano e Giancarlo Divella. L’autopsia sul corpo del figlio Claudio sarà eseguita in mattinata nell’istituto di medicina legale del Policlinico di Bari, dopo che il ragazzo è stato dichiarato formalmente morto alle 20 di sabato scorso, a 24 ore dalla strage. Sui corpi degli altri tre, invece, morti tra il primo pomeriggio di venerdì (le due donne) e le 22 (Michele Piccolo) le autopsie saranno eseguite a partire dal pomeriggio di martedì prossimo nell’ospedale di Acquaviva delle Fonti. In quella sede saranno anche seguiti gli esami tossicologici sul padre. All’uomo è stato anche fatto l’esame dello stub per rilevare eventuali tracce di polvere da sparo che confermerebbero l’ipotesi che sia stato lui a sparare prima di suicidarsi.
Ciò che è emerso nelle ultime ore è che i coniugi Piccolo la scorsa settimana erano stati insieme a Bari per una visita specialistica da un noto neurochirurgo barese. La circostanza, riferita dal medico ai carabinieri che indagano sulla strage di Sannicandro, sarebbe confermata da un testimone che dice di avere visto la coppia, Michele Piccolo e Maria Chimienti verso le 17,30 mentre in automobile rientrava a Sannicandro. Se questi orari dovessero essere confermati dalle indagini, si dovrebbe posticipare il primo atto della strage, quello in cui Piccolo ha ucciso la moglie e la figlia Letizia mentre erano nelle loro rispettive camere da letto. Sarebbe avvenuto non nel primo pomeriggio (come un primo esame medico legale aveva ipotizzato) ma qualche ora più tardi, visto che alle 17.30 Maria Chimienti era ancora in vita insieme con il marito.
Eppure ciò che angoscia è che questa è la storia di una famiglia normale. O almeno così si ostinano a descriverla. E stentano, parenti, amici e semplici compaesani, a credere in quella che col passare delle ore sembra una strada forzata: «No, Michele non può aver ucciso la sua famiglia». Si affannano così a trovare una risposta unica per le molteplici incongruenze di una strage premeditata. Movente, circostanze, un puzzle che non si incastra.
Le tessere, le ultime 12 ore di vita della famiglia Piccolo, ricostruite da chi li ha visti, da chi ci ha parlato e spera oggi di trovare un indizio, sia pure impercettibile, della follia che si sarebbe consumata lucidamente. Venerdì mattina il vicesindaco di Sannicandro, Maria Chimienti, celebra un matrimonio in Comune, poi va a pranzo da sua madre, con suo marito, farmacista ad Acquaviva. Letizia è in farmacia con suo cugino, Claudio al centro estetico “Global Beauty Chimienti”, pochi metri più in là.
Maria e Michele Piccolo pranzano in fretta, poi corrono a Bari perché lui, il capo famiglia deve sottoporsi ad una infiltrazione per un problemino alla spalla che lo tormentava da un paio di mesi. Dopo tornano a Sannicandro per recuperare l’auto della donna e Letizia, che nel frattempo ha mangiato dalla nonna. I tre rientrano a casa, in via San Giovanni, ultimi passi di un percorso apparentemente normale. Maria cerca riposo e si infila a letto, Letizia nella sua stanza chatta su facebook.
La casa, una villa su un unico piano in fondo alla stradina e confinante con la campagna, è silenziosa. È a quel punto che si celebra il primo atto della tragedia (ma gli orari, appunto, potrebbero cambiare). Le donne vengono uccise, un colpo ciascuna e per entrambe alla testa. A sparare una calibro 38, lo stesso di una pistola regolarmente detenuta dal farmacista e che, alcune ore dopo, farà impazzire gli inquirenti nel tentativo di ritrovarla. Il pomeriggio scorre nell’incoscienza di chi ignora quel che è avvenuto nella villa di via San Giovanni. Un buco nero che difficilmente qualcuno riuscirà a colmare.
Sono circa le 20 quando Claudio, studente di farmacia e titolare del beauty center rientra a casa per cambiarsi, prima di uscire con la fidanzata Daniela e gli amici: apre il cancello elettrico con il telecomando e parcheggia all’interno. Ha con sé, forse nel borsone o nel portafogli, circa mille euro, l’incasso della farmacia. Di lui da quel momento in poi non si sa più nulla. Nessuno risponde più al telefono della villa, nelle ore successive.
Verso le 22 Michele incontra un amico a Sannicandro, gli porta delle medicine e poi sparisce ancora. Sono le 23 quando Daniela, ormai preoccupata, e il cugino di Claudio vanno in via San Giovanni per avere una risposta: la luce è staccata, villa e piscina sono buie, nessuno risponde. Qualcuno scavalca il muro di cinta e scopre i corpi. L’allarme, i vigili del fuoco per entrare a casa, i carabinieri, i fari alogeni e i curiosi. I morti in casa, Claudio portato via in ambulanza nel disperato tentativo di salvargli la vita. Suo padre è riverso col capo nella piscina, sua madre e sua sorella nei loro letti. I parenti che piangono e cercano una spiegazione razionale.
La notte scorre fra dolore e speranza, sempre più flebile, per Claudio che avrebbe compiuto 24 anni tra una settimana e che nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari viene dichiarato in coma irreversibile. È l’alba di una giornata di “come” e “perché”, un sabato da mare che la famiglia Piccolo avrebbe dovuto trascorrere organizzando la festa di Letizia, 20 anni di sorrisi e palloncini. Gli zii e i cugini si dividono fra Sannicandro e Bari, tra una villa piena di morte ed estranei, ed un corridoio asettico. Gli amici, la fidanzata Daniela sono fuori, sotto un albero che fronteggia il reparto nel quale Claudio di fatto non c’è già più. Alla ricerca di un filo che cancelli le incongruenze e l’inconcepibile spiegazione di una strage premeditata.
